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Amphorae
Archeology



 

I ricercatori del MAI continuano a scavare nel "villaggio sotteraneo"
Nel panorama archeologico anfore incastonate nella terra

9 settembre 2005

Archeologia in atto. Né sole bruciante né pioggia dell’estate capricciosa hanno impedito la continuazione della ricerca nel “villaggio sotterraneo” scoperto dai ricercatori del Museo di Pola l’altra primavera, al momento dell’inaugurazione dei primi lavori per dar spazio alla costruzione di un autosilo, da parte della ditta zagabrese “Ulaganja”. Decidere di ergere una casa per automobili, con stabile imprenditoriale in abbinamento, sapendo che il terreno di via Kandler, all’incrocio con le San Giovanni e Carrara, avrebbe fatto rispuntare mura romane alte in certi punti fino a 3 metri, sarebbe stata assoluta mancanza di pallino per gli affari da parte dell’investitore, che (scommettiamo…) in questo preciso momento si sta pentendo amaramente di aver importato nella stramillenaria Pola la sua moderna meccanizzazione edile. Ma, nemmeno gli esperti del MAI, Museo archeologico istriano di Pola, avrebbero mai detto che ci sarebbe stato tanto materiale da riempirci gli ultimi spazi vuoti nello scantinato dell’istituzione. Niente statua d’oro dell’Augusto imperatore, però, in compenso un panorama archeologico senza precedenti esteso su di una superficie di duemila metri quadri che in questi giorni, in certi punti, sta rivelando immagini spettacolari: centinaia e centinaia di anfore in ottimo stato di conservazione, praticamente intere, una vicino all’altra, strettamente incastonate nella terra scura. Se il Museo archeologico è sempre stato generoso nel fornire informazioni su qualsivoglia andamento di ricerche, questa volta va cauto fino all’estremo.

La responsabile del dipartimento di storia antica, Alka Starac, non si pronuncia bensì ripromette di riservare a impresa finita, le interpretazioni ed i dettagli dell’indagine. Drastico ma probabilmente giustificato per ragioni di sicurezza anche il divieto di fotografare l’inconsueto panorama delle anfore conficcate nelle viscere della terra. A dir poco, sono i secoli antichi che riaffiorano alla luce a ogni spalata, sotto gli occhi di numerosissimi passanti e turisti che escono da via Kandler e che a dire il vero non la smettono di invadere il cantiere archeologico. Curiosità macabra che caratterizza queste giornate di ricerca? Il rinvenimento di diversi scheletri nella parte che si sta scoperchiando a fianco della Biblioteca cittadina e sempre più in prossimità della strada. Necropoli, fosse comuni, vittime dei secoli della peste? L’unica laconica informazione strappata da chi di scienza è che si tratta sicuramente di scheletri di più “nuova” data, ovvero né romani né medioevali, ma risalenti a secoli successivi al XV.

Si ricorderà, come, ad ogni modo rivelato in precedenza, che questo ancora misterioso “villaggio archeologico”, presenta strutture architettoniche prevalentemente romane con vani ben conservati, pavimentazioni in mosaico bicromo, soglie, nicchie murarie, intonaci ed anche parti integre di affreschi ora in restauro al museo. Non solo. Perlustrando il terreno tra più strati cronologici, affiorano in superficie le strutture architettoniche che furono del Convento di Santo Teodoro. A meno che strada …scavando, non abbiano trovato anche i resti della chiesa. Forse gli archeologi, tirchi di spiegazioni, serbano pure questo per un sunto finale. Dopo che dagli ultimi metri cubi di terra sarà ripescato quello che appartiene alla storia.

Arletta Fonio Grubiša

Source:

  • © La Voce del Popolo - http://www.edit.hr/lavoce/050908/cpolese.htm


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Created: Monday, March 12, 2007; Last updated, Wednesday, February 11, 2015
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