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Amphorae
Archeology
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Storia e descrizione Esempi di tipologia

Generalità

L'anfora è una forma di vaso greco, ma nel nostro caso è un contenitore biansato (i famosi manici si chiamano anse), usato nell'antichità per il trasporto marittimo di derrate alimentari.

Il suo nome, Amphiphoreus o Amphoreus, si trova scritto sulle tavolette di argilla del periodo Miceneo, 1500 a.C. I popoli Cananei, conducibili alla regione costiera compresa fra la Palestina e la Siria, furono i primi a usare frequentemente questi recipienti per il trasporto marittimo di derrate alimentari. Gli Egizi, in contatto con i vicini Cananei, apprezzarono l'utilità di questi contenitori fin dal XIV sec. a.C. e la trasmisero ai Greci, i quali fin dal VII secolo a.C. in seguito con le loro colonie, li usarono su larga scala nei commerci marittimi. Gradatamente tutti i popoli che si affacciarono sul Mediterraneo adottarono questi recipienti.

Esempio di come veniva effettuato lo stivaggio delle anfore!Fu proprio dovuto ai traffici marittimi il successo delle anfore. L'uomo infatti, ha utilizzato da sempre le vie d'acqua. Dapprima servendosi tutto ciò che poteva galleggiare, come un tronco d'albero o fasci d'erbe secche e legate, costruendo poi primordiali imbarcazioni e perfezionandole sempre di più. Fin dai tempi antichissimi, la navigazione ha raggiunto una grande importanza per l'evoluzione delle civiltà. 

Nell'area mediterranea, i Fenici, i Greci, gli Etruschi, avevano rotte commerciali. Le navi fenicie, particolarmente attrezzate, erano chiamate dai Greci "gauloi" per la rotondità della carena.. Stabili nella navigazione, avevano un rapporto lunghezza larghezza di quattro a uno e raggiungevano i trenta metri. Chi volesse vedere i resti di un'antica nave fenicio punica vada a Marsala, nella Sicilia sud-occidentale, al Bagno Anselmi; il mare antistante ne custodisce molte altre. I Greci, mi riferisco a quelli di stirpe dorica, dopo la caduta dei Regni Miceni, iniziarono a commerciare via mare, ma più che al commercio erano dediti a fondare colonie nell'Italia meridionale, in Francia e in Spagna, entrando in conflitto con le colonie puniche dell'Africa settentrionale, della Sicilia, della Sardegna e della Spagna. 

I Punici erano più abili dei Greci nella navigazione e nel commercio, almeno nel periodo orientalizzante (fine VIII - VII secolo a.C.). Sappiamo che anche gli Etruschi navigavano il Mediterraneo e si affiancavano ai commerci greci e fenici; le loro merci sono state trovate, oltre che in Italia, nel nord Africa e nella Francia meridionale, dove è degno di nota il relitto etrusco di Cap d'Antibes, databile verso la metà del VI secolo a.C.

Anfora Greco-Italica del II Sec. a.C.Nei secoli successivi, le navi romane seguirono le antiche rotte non distanti dalla costa. Il porto centrale, al quale convergono tutte le rotte del mondo allora conosciute, è Ostia (Roma), dove giungono navi che provengono dall'Oriente e che trasportano merci preziose quali stoffe dalla Fenicia, cotone dall'India, profumi dall'Arabia e perle dal Mar Rosso.

Il nutrimento del popolo romano è dato dalla "via dell'annona". Le navi che la seguono portano il grano dall'Egitto, che viene importato anche dalla Sicilia e dalla Spagna. Esisteva pure una rotta verso occidente per fare incetta dello stagno della Gran Bretagna, che giungeva attraverso la Gallia. Come abbiamo già detto, i traffici marittimi erano molto intensi fin dai tempi antichi. Le navi mercantili, spinte da modeste vele, qualche volta da remi, solcavano i mari il più possibile vicino alle coste per potersi orientare con i fari ed essere pronte a ridossarsi in caso di cattivo tempo. La navigazione comunque era poco sicura sia per la scarsa manovrabilità degli organi di governo, sia per l'inesattezza degli strumenti di bordo e sia per la precarietà degli ancoraggi. Molte navi a causa delle tempeste naufragavano, altre per salvarsi venivano alleggerite del carico che veniva gettato fuori bordo. 

Tal volta le onerarie, nonostante una navigazione tranquilla, venivano liberate dal carico, perchè deteriorato, oppure in altri circostanze un cattivo stivaggio causava la rottura di molti contenitori e anche questi finivano in mare. Anno dopo anno, secolo dopo secolo, il Mediterraneo si è così arricchito sempre più e conserva nei suoi relitti affondati, o in qualche discarica, tanti antichi reperti di ogni genere: bronzi, vasellame, marmi, pani di metallo.


Le classificazioni

La più antica e famosa classificazione di questi vasi biansati è senz'altro quella data dall'archeologo tedesco Henry Dressel, che visse molti anni a Roma e nel 1899 studiò i marchi delle anfore del Monte Testaccio

Questo monte, vicino a Porta Portese (Roma), dà un'idea del grande uso che veniva fatto di questi recipienti in epoca romana; non è altro  infatti che una discarica di cocci d'anfora alta 30 metri. 

Evoluzione della forma delle anfore!

La tabella Dressel (da Corpus Inscriptionum Latinarum) è una classificazione tipologica delle anfore romane e, nonostante l'opinione contraria di molti archeologi, è anche una tabella cronologica, seppure con molte lacune. Viene universalmente adottata, perchè è il punto di partenza delle classificazioni posteriori; si legge a righe successive: la prima si riferisce alle forme repubblicane (II e I secolo a.C.), le altre a forme imperiali (I-III secolo a.C.).

Il compianto professor Nino Lamboglia, assieme al collega francese Fernand Benoit, ha rivisto e rielaborato la primitiva tabella Dressel con una nuova tabella, riordinando le varie forme, con una maggiore attendibilità cronologica.

La più completa e documentata classificazione a cui mi riferisco riguardo alle anfore è quella pubblicata dall'archeologo francese Jean Pierre Joncheray nel 1976, con il titolo "Nouvelle classification des anphores d&egravecouvertes lors de fouilles sousmarines".

Si tratta della descrizione tipologica e cronologica delle anfore recuperate lungo i litorali francesi; l'autore è un appassionato archeologo oltre che un ottimo sommozzatore. I francesi hanno fatto maggiori progressi e sono a un livello superiore al nostro nella ricerca e nello studio dell'archeologia subacquea. 


Struttura

Come è fatta un anfora

Cerchiamo di conoscere e di apprezzare questo antico e tuttora usato "mezzo di imballaggio". Esso è semplice e funzionale, rispecchia la tradizione, l'ingegno dei vari popoli che si affacciavano sul Mediterraneo, il senso della razionalità, l'evolversi nei secoli delle culture secondo i mutamenti politici ed economici. Le forme delle anfore cambiano a seconda dei popoli di provenienza e varia è stata la loro evoluzione via via che il cammino della civiltà progrediva. Gli antichi Greci dicevano che un vaso per essere bello deve essere funzionale e che per essere funzionale deve essere bello. Le antiche anfore che si trovano nei nostri mari sono nelle loro più svariate forme, qualcosa di bello, elegante e funzionale. Sono eleganti ma adatte anche a incastrarsi le une con le altre nella stiva delle onerarie in più strati sovrapposti, rendendo il carico saldo e non lasciando sotto coperta spazi inutilizzati.

Parte 1 - OrloParte 2 - Il ColloParte 3 - Le AnseParte 3 - Le AnseParte 4 - Il Corpo o PanciaParte 5 - Il PiedeLe sei parti che compongono un'anfora sono, nel disegno quì a fianco: l'orlo (1), il collo (2), le due anse (3), il corpo (4) detto anche pancia e il piede (5) o peduncolo. Nella lettura dei reperti (disegno a destra), oltre a orlo (1), collo (2), anse (3), pancia (6) e piede (7) si usano anche i termini raccordo (4) e spalla (5) per descrivere le evoluzioni delle forme. 

I "manici", che si chiamano anse, servono per una solida presa, il piede a punta permetteva di piantarle nello strato di sabbia che copriva il fondo della stiva, o per rizzarle in file ben allineate nella sabbia o terra dei porti. Si suppone che lo scaricatore di allora afferrasse questi contenitori per le anse e per il piede e le caricasse in spalla, oppure l'anfora veniva legata a un palo e trasportata da due persone. 
Il navicularius, con la sua perizia, stivava le onorarie con grande abilità. Un'anfora vinaria di età repubblicana poteva contenere circa 20/26 litri. In questo periodo il termine anfora era usato anche come unità di misura:

un'amphora = 26 litri = 8 congii; 1 congio = litri 3,28 = 6 sextari

Lo Stato controllava e bollava alcuni di questi contenitori come oggi vengono bollati i litri o mezzi litri da mescita, garantendo così la loro capacità di misura. Questi grossi vasi erano realizzati con il tornio, strumento esistente fin dai tempi più antichi, con argilla non depurata, a volte ringubbiate nella parte esterna con un'argilla diversa. Utilizzo di un anforisco per la chiusura di un anfora!!Le anfore venivano in genere fabbricate nei luoghi di provenienza delle merci e la costruzione era, per così dire, a "produzione di massa". Venivano infatti modellate in sei parti diverse, assemblate prima della cottura; le sei parti in questione sono nell'ordine: orlo, collo, anse, corpo e piede. L'orlo è la parte terminante del collo, le anse i manici da presa; il punto in cui il collo si innesta nella pancia o corpo, che è la parte centrale del vaso, si chiama raccordo, mentre la spalla è la parte superiore della pancia, o corpo, e il piede è la punta inferiore alla pancia e affonda nella sabbia.

Per la conservazione delle derrate era importante avere una chiusura ermetica. Molte sono state le tecniche usate per raggiungere questo scopo, anche tenendo conto del tipo di merce da conservare. 

I bolli di Sestius, con vicino i simboli propiziatori!Quasi sempre venivano tappate con dischi di legno o sughero, ricoperti di pozzolana pigiata, altre volte veniva incastrata nel collo una pigna verde, che, oltre a servire da tappo, dava aroma al contenuto. Molto raramente troviamo avvitata nella parte superiore del collo un'altra piccola anfora tutta piena, modellata con la stessa argilla del contenitore: si tratta del famoso "anforisco" di cui sono stati trovati diversi esemplari in Spagna in concomitanza ad anfore betiche; qualcuno è stato ritrovato pure sui nostri litorali (per uno studio più approfondito dell'argomento vedi: "Las amforas romanas in Espana", Miguel Beltran Lloris, pag. 78-80). Le anfore portano segni diversi che indicano il contenuto o la provenienza, lo spedizioniere o il mercante e talvolta il vasaio costruttore. Diamo una distinzione di questi "segni". I Signacula sono i marchi impressi nell'argilla o nel tappo prima della cottura e indicano il nome del fabbricante, che poteva essere anche l'armatore della nave o lo sped&igravezioniere.

Graffiti, segni incisi prima della cottura, sono di pertinenza del vasaio; quelli graffiti dopo la cottura sono relativi al commercio e cioè al peso, al tipo di merce e all'ordine di stivaggio; sono segni difficili da interpretare.

Esempio di chiusura mediante tappi di pozzolana e sughero!Tituli Picti sono iscrizioni dipinte con setole di maiale o con un dito; indicano il contenuto, la provenienza, il trasportatore, il peso e il numero d'ordine nella stiva. Su ogni parte di anfora si può, al limite, trovare un 'iscrizione; in genere le parti più segnate sono il collo, le anse e la spalla. Ogni coccio rinvenuto va accuratamente esaminato, perché se ha un segno diventa ancora più interessante.

Nelle anfore venivano trasportati diversi prodotti alimentari: il vino che era posto in recipienti impermeabilizzati con resina o bitume, l'olio che ha lasciato ancora la sansa e il suo sapore nei reperti, olive, grano, semi, spezie, aceto, datteri e il garum, una specie di salsa di pesce.

In epoca repubblicana e imperiale gli ottimi vini di Cos venivano imitati in Italia, come racconta Catone nel De agricultura, con uve immerse in acqua marina; si otteneva un prodotto "made in Italy", molto simile a quello greco e i furbacchioni di allora, imitando il prodotto, ne imitavano anche il contenitore: vedi le anfore Dressel 2/4 di tradizione greca. 

Le anfore da trasporto spesso non erano utilizzate per un solo viaggio; molte volte, giunte a destinazione, venivano nuovamente riempite con altre derrate e, stivate, erano pronte per la partenza. Quando non erano riutilizzabili per il trasporto, potevano essere riciclate e usate come culle per neonati, parti di abitazioni, strutture portuali e anche come urne funerarie per i più poveri.


Esempi di tipologia

Le Cananee

Fare un quadro completo dei vari tipi di contenitore che dal secondo millennio a.C. fino alla tarda epoca bizantina sono stati adottati dai numerosi popoli mediterranei sarebbe come delineare la storia economica del mondo antico e ciò esula purtroppo da questa monografia; mi limiterò pertanto a descrivere con una certa esperienza di cultore di libri, di musei e di ricercatore subacqueo, le tipologie essenziali che peraltro daranno agli appassionati un panorama completo sull'argomento. Iniziamo dalle prime anfore da trasporto apparse nel Mediterraneo, cioè dalle cananee, fabbricate dall'omonima popolazione che risiedeva nella regione costiera fra la Palestina e la Siria, l'odierno Libano, dal XVIII all'VIII secolo a.C. La loro forma, già con le caratteristiche che saranno poi comuni a tutte le altre, era a trottola o a cono allungato, collo corto e stretto, spalle ben accentuate, anse attaccate alla spalla e alla pancia. Come già detto, i Cananei trasmisero l'uso di questi recipienti agli Egizi i quali, a loro volta, lo trasmisero ai Greci.

Anfora di argilla verdognola  (1750 - 1550 a.C.)Anfora di argilla marrone con piede conico per trasporto marittimo (1400 - 1200 a.C.)Cananea tarda (VIII Sec. a.C.)Anfora di argilla marrone con piede conico per trasporto marittimo (1400 - 1200 a.C.)

Le anfore etrusche

Le anfore etrusche apparvero nei traffici commerciali solo per duecento anni, dal VII al V secolo a.C.

Sono molto rare, hanno forme differenti con caratteristiche ben definite. Sono state recuperate in discreto numero presso le coste francesi, principalmente in un relitto di La LoyeCap d'Antibes. In Italia sono state trovate isolate davanti alle coste di Livorno, Castiglioncello, Vada, Secche della Meloria. Un piccolo giacimento, scaricato da un relitto, si trova lungo una parete digradante del mini arcipelago delle Formiche di Grosseto, a 80 metri di profondità. Fa bella mostra di se un esemplare esposto in una boutique di Porto S. Stefano circondato da vestiti alla moda; tutte le volte che vi capito, mi incanto ad ammirare le sue forme eleganti e a studiare la sua costruzione.

Le forme etrusche sono di orlo poco marcato, pancia tipicamente ovoidale che si restringe verso il basso, anse a sezione tonda e in prossimità del collo verticali, modellate con argilla chiara. La loro storia copre l'arco di duecento anni, poi sono sostituite da forme greco italiche o romane di età repubblicana. Direi che lo stile di questo recipiente testimonia la vera "matrice" etrusca più di ogni altro vaso di importazione o di imitazione greca e orientale, trovato nelle varie necropoli.

Anfore di varie forme dal VII al V Sec. a.C.

Le Fenicie e Puniche

Dopo l'VIII secolo a.C., sono comuni nel Mediterraneo le anfore di tradizione fenicio punica, che non hanno niente in comune con la tradizione greca; si ricollegano se mai alle antichissime cananee. Nei testi non esiste una distinzione fra le forme fenicie, cioè della madre patria e quelle puniche fabbricate dai coloni fenici. I Fenici erano un popolo di origine cananea che abitava le coste del Libano, confinanti con gli Ebrei. I termini Phoinikes per il popolo e Phoinike per la regione sono di origine greca e derivano dal nome phoinix (rosso porpora) che era la sostanza prodotta dal murice, una specie di mollusco, usata per tingere le stoffe, arte nella quale i Fenici erano famosi.

Anfora Fenicio-Punica (VII Sec. a.C.) Anfora Punica (II Sec. a.C.) Anfora Punica (I Sec. a.C.) Anfora Punica recente La Fenicia comprendeva diverse città stato autonome, come Tiro, Ugarit, Sidone, Biblo; gli abitanti, come già detto, erano esperti navigatori e commercianti. Punici è il termine romano che designava i Fenici delle colonie come Cartagine, Mozia, Tharros, con le quali vennero in contatto. Premesso questo, si capisce come sia difficile distinguere le anfore fenicie da quelle puniche; si può ipotizzare soltanto che le forme più antiche possono quasi sicuramente ricondursi alla madre patria, mentre quelle più tarde, ritrovate nei contesti di anfore romane, sono sicuramente puniche. Una tabella esistente di anfore fenicie è quella fatta da una commissione di studio americana dell'Università di Filadelfia, guidata da Cyntia J. Eiseman, sul relitto di Ponticello (Reggio Calabria). E' difficile incontrare relitti fenici, sia perché la loro storia è stata breve, sia per i molti recuperi "non ufficiali".Le anfore Fenicie Le anfore tipo 1-3-4 della tabella suddetta sono di altezza variabile dai 65 ai 67 centimetri, capacità di 20/21 litri, a forma di cono allungato, spalla molto marcata, anse che partono dall'orlo del collo e giungono al centro fra raccordo e spalla (VIII secolo a.C.). Altre forme del tipo 2 sembrano sigari allungati, senza orlo, di 90 centimetri di altezza, con le anse attaccate al corpo e vanno dal V al III secolo a.C. a seconda della capacità e dell'altezza. Sarebbe molto interessante fare uno studio approfondito sui vari esemplari custoditi nel Museo di Mozia, colonia punica in Sicilia, dove ho visto e fotografato, nel contesto di tante anfore fenicie e puniche, un'anfora sicuramente cananea di forma più recente (VIII secolo a.C.); forse l'unico esemplare esistente in Italia e non divulgato.

Le anfore Fenicie di Cipro Gli esemplari punici sono caratterizzati da forme cilindriche, più rotondeggianti o più affusolate, simili a un sigaro allungato, con l'orlo del collo inesistente nei tipi più arcaici (fenici?) o a ciambella e a imbuto nei tipi più tardi, con le anse a semicerchio unite alla pancia. Queste anfore puniche tornite in un solo pezzo con l'aggiunta delle anse molte volte erano impermeabilizzate con resina d'abete, spalmata all'interno. Nel tempo le forme mutarono, divenendo più lunghe, più tozze, alcune addirittura ovulari o sferiche, ma la caratteristica dell'ansa a bastoncello attaccata alla pancia e del piede tondo si è conservata fino al tardo impero romano. Concludendo sulle anfore fenicie e puniche, si nota che quelle recuperate dal relitto di Ponticello e già descritte nei tipi 134 sono di forma non tradizionali, ma stranamente simili alle greche.

Le Greche arcaiche

L'anfora greco arcaica, cosiddetta per distinguerla dai tipi più recenti, si inquadra nel VII secolo a.C., quando i Greci hanno iniziato la loro espansione. 

E' di orlo poco marcato, arrotolato a ciambella, il corpo a forma di trottola larga, con il puntale a bottone; le anse partono da sotto l'orlo del collo e, arrotondate, terminano a metà fra il raccordo e la spalla. Resti consistenti e colli di queste forme li ho visti vicino a Capo Lillibeo (Sicilia sud Occidentale - provincia di Trapani). Ricordiamo poi le anfore massaliote, fabbricate nella colonia greca di Massalia, odierna Marsiglia, fondata dai Greci della Focide; le loro caratteristiche sono così simili a quelle delle greco arcaiche da essere spesso confuse con queste. Anfora di transizione, forse di Rodi (III - II Sec. a.C.) Anfora di transizione, forse di Rodi (III - II Sec. a.C.) Anfora di Rodi (III - II Sec. a.C.) Anfora di Cos (II Sec. a.C.) Anfora di transizione di Cos (III Sec. a.C.)

Dall'anfora greco arcaica si giunge alla romana di età repubblicana, attraverso una serie di passaggi ben descritti dall'archeologo francese Jean Pierre Joncheray. L'anfora greco arcaica del VII secolo a.C. si evolve nelle sue forme nella greco recente (V -IV secolo) e poi nella greco italica (III secolo a.C.) usata in età ellenistica dai coloni greci in Italia e adottata in seguito dai Romani; mi è capitato di vedere delle greco italiche con bolli romani. Il passaggio continua con la greco italica di transizione ( II secolo a.C.) e arriva alla romana di età repubblicana 18).

Anfora greco-arcaica - circa 50 cm. (VII-VIII Sec. a.C.) Anfora Massaliota (IV - V Sec. a.C.) Anfora Massaliota recente ( V - III Sec. a.C.)

L'orlo dapprima a ciambella circolare o piatto e orizzontale della greco arcaica, si sviluppa e si inclina progressivamente nell'anfora greco italica, greco italica di transizione, fino diventare verticale nella forma romana. Il collo si allunga: dai 15 centimetri si passa ai 40 nei più recenti, le anse si allungano seguendo il collo. La pancia a forma di trottola, nei tipi più antichi, diventa un'ogiva sempre più affusolata. La lunghezza totale arriva a 120 centimetri: e' forma tipica dell'anfora romana di età repubblicana varietà Dressel lA (II Sec. a.C.), lB (I secolo a.C.) e 1C (I secolo a.C.), conosciute come anfora di Marsiglia, anfora di Albenga, anfora di Capo Mele, dal nome dei luoghi dove sono state principalmente rinvenute. Questo tipo è detta vinaria, per distinguerla da quella di forma più panciuta, chiamata olearia (Dressel 6). Comunque le anfore vinarie, come ho potuto constatare dai residui del contenuto, portavano olio e, viceversa, molte olearie contenevano vino. 

La tradizione Greca

Delle anfore di tradizione greca fanno parte quelle fabbricate un po' in tutto il Mediterraneo con i caratteri delle antiche greco orientali (IV-III secolo a.C.). Sono greche sicuramente le anfore con il sigillo di Rodi, la più grande isola delle Sporadi, che rappresenta una bella rosa stilizzata con la datazione. Hanno l'orlo a ciambella sottile, le anse diritte a sezione circolare, collo cilindrico allungato e pancia molto affusolata. Un tipo di rodia, caratteristica del I secolo a.C, possiede collo cilindrico, pancia molto affusolata senza spalla e le anse a sezione tonda si allargano verso l'alto e formano un angolo acuto con una protome all'apice. Riguardo alle anfore costruite in Italia ad ansa bifida di tradizione di Cos (Dressel II-IV), vi rimando per le notizie storiche a quanto ho scritto in precedenza sulle derrate alimentari. Questo tipo ha orlo a ciambella, collo corto, anse bifide ad angolo acuto, raccordo del collo e spalle molto marcati. Se l'impasto contiene grani di quarzo provengono da Terragona (Spagna). 

Le Imperiali

Con l'avvento dell'impero e la progressiva conquista romana, i modelli originari vengono via via diversificati. Infatti i popoli integrati dalla dominazione romana costruivano contenitori di forma differente che assomigliavano più o meno al modello originale repubblicano, ma variavano alcune caratteristiche secondo i differenti costumi. Ricordiamo, ad esempio, le anfore romane imperiali provenienti dalla Betica, regione spagnola, che contenevano vino e olio, le anfore di produzione gallica e quelle istriane.

Per quanto riguarda in particolare le anfore betiche o sferiche (dal I al III secolo d.C.), sono caratterizzate da orlo a ciambella piena, collo corto, pancia sferica e anse massicce di sezione rotonda disposte lungo il collo; potevano avere dimensioni varie. Le anfore della Letania (nord est della Spagna) hanno orlo molto verticale o svasato, pancia ovoidale, anse a nastro massicce con una scanalatura in mezzo, piede tozzo e impasto con presenze di quarzo e granulazioni nere. Quelle da salamoia (Spagna meridionale) hanno orlo piatto, pancia a pera senza spalla, collo svasato a forma di corolla e piede massiccio di dimensioni assai grandi. Trasportavano il garum... una salsa di pesce molto apprezzata dai palati romani. 

 Anfora spagnola della Letania (I - II Sec. d.C.)Anfora da salamoia (I - II Sec. d.C.)Anfora piriformi da salamoia (I - II Sec. d.C.)

Nel III secolo d.C, si trovano delle anfore a fondo piatto con orlo arrotondato, collo corto e spalle marcate: sono anfore della Gallia (Forma 47 del Pelichet). Una descrizione particolare riguarda le anfore africane che dal I secolo d.C. in poi erano fabbricate principalmente in Tunisia (Fìg. 26-C-D-E-F). Trasportavano olio e grano dall'Africa a quell'enorme ventre consumatore che era Roma. Questi contenitori sono un connubio fra la tradizione greco arcaica o greca recente, o più raramente romana, nella parte superiore, orlo, collo e anse e la tradizione punica nel corpo cilindrico. Anche questa è una testimonianza che durante una dominazione avviene un'integrazione e mescolanza di costumi diversi. Le africane si distinguono principalmente in due tipi: grandi e piccole. L'arco cronologico della loro comparsa va dal potenziamento dei traffici commerciali (III secolo a.C.), fino alla conquista araba.

Anfora africana ( III - V Sec. d.C.) Anfora di tradizione Cos nella parte superiore (III - V Sec. d.C.) Anfora della Gallia o della Spagna (III - V Sec. d.C.)

Hanno orlo di fattura molto variabile: a ciambella o svasato, collo corto, spalle poco marcate prive di spigolo, pancia a sigaro allungato, o cilindrica, più larga o più stretta, in alto o in basso. Le anse attaccate al collo sono la maggiore distinzione con le anfore puniche. Il piede è molto lungo nelle forme più strette, a bottone piccolo o appuntito nelle forme più larghe. Dopo il V secolo le anfore sono sempre più rare, comunque è possibile trovare forme bizantine o saracene molto rotondeggianti, con collo senza orlo o vagamente accennato, prive di piede, grosse anse. Molti anni or sono, trovai in una secca di fronte a Selinunte (Sicilia sud Occidentale), un collo appartenente a questa classe con le anse vuote, munite di un beccuccio per fare fuoriuscire il liquido dal contenitore.Con le anfore bizantine e saracene dopo il V secolo d.C., la storia di questi recipienti potrebbe finire. Nell'età moderna, nonostante la plastica e i container, non sono però del tutto scomparsi, anzi tuttora sono usati per il trasporto terrestre di liquidi. Ho visto nel sud Italia, in Tunisia e in Egitto carri pieni dì anfore costruite e cotte come nei tempi antichi. Ho notato da un rigattiere un'anfora modellata e usata circa cento anni fa, proveniente dalla Sardegna, di forma e caratteristiche simili a quella punica. Dobbiamo pensare che la storia si sia fermata e che certi manufatti semplici e funzionali del nostro passato siano tanto validi da essere costruiti anche ai giorni nostri. Infatti gli atti più semplici ed essenziali del genere umano non hanno storia, ma la seguono nel suo cammino per secoli, sempre tali e quali; ecco da dove nasce il bisogno di ricercare l'origine del nostro passato.

I Dolia

Anfora bizantina Anfora saracena (X Sec. d.C.) Anfora moderna Dolium (I Sec. a.C.)I dolia sono dei grossi orci privi di anse, chiusi da un coperchio di terracotta, molte volte recuperati insieme con le anfore Dressel 24 del I secolo a.C. In genere contenevano vino; l'orlo è a ciambella, attaccato al corpo di forma sferica. Li caratterizzano soprattutto le grandi dimensioni. Alcuni erano bollati e raggiungono addirittura due metri di altezza con un diametro di un metro e ottanta. Il relitto più famoso contenente questi "orcioni" è quello di Diano Marina (Imperia), dove erano disposti in due file parallele. Alcuni sono stati recuperati nel mare antistante Quercianella, Piombino, Monte Argentario, altri sono stati ritrovati a Cap d'Antibes 

Tratti da:

  • Generalità sulle anfore - http://www.romasotterranea.com/index.php?searchword=anfore&x=6&y=10&option=com_search&Itemid=5


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Created: Monday, March 12, 2007; Last updated, Wednesday, February 11, 2015
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