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Archeology


Un patrimonio di inestimabile valore in via di salvaguardia e recupero

La poco invidiabile sorte degli antichi manieri

Qualcosa si sta muovendo anche a salvaguardia dei castelli istriani. Con uno stanziamento di 200-300.000 kune dal bilancio regionale rimpinguato da una somma pressocchè uguale erogata dal Ministero alla cultura e dai mezzi elargiti dal Comune di Canfanaro, è stato possibile ripulire l’area incolta che soffocava il vetusto sito della città morta di Duecastelli per cui si è assicurata la stabilità dei ruderi e oggi quel che resta del preistorico eremo si presenta in uno stato accettabile. Sentieri e camminamenti sono stati ripuliti, sono stati asportati migliaia di metri cubi di sassi, tutti sottoposti a esame per accertarne l’uso e la collocazione, i muri della chiesa di Santa Sofia non sono più pericolanti. Gli interventi al Castello dei Rotta a Momiano proseguono a scadenza annuale. E a un ritmo soddisfacente si dipana anche l’opera di restauro del Castello di Sanvincenti, il superbo maniero dei Morosini-Grimani (1460) mentre un programma di tutto rispetto interessa ultimamente il Castello di Chersano, una rocca del XIV secolo costruita da Enrico detto Ancimanno da Pisino. Il Comune di Chersano, un’entità municipale minore ma con un florido bilancio foraggiato com’è dalla rendita per l’ubicazione della vicina centrale termoelettrica di Fianona, ha riscattato la fortificazione dagli ultimi proprietari dando inizio ai lavori di ristrutturazione con un contributo minimo dello Stato. In questa carrellata sui generis va citato il lavoro di rappezzamento della cinta muraria di Bogliuno e delle mura della cittadella di Rozzo. In completo stato d’abbandono invece i ruderi, ormai ridotti a pochi muri pericolanti tenuti insieme da ghirlande di edera, dei castelli dell’Alta Val d’Arsa e quello di Lupogliano, un bell’esempio di architettura rinascimentale che i più non notano neppure presentandosi all’esterno come un anonimo casermone.

I progetti del presente tra musei e lapidari

La Basilica Eufrasiana di Parenzo, patrimonio dell’umanità, aperta al culto in maniera continuativa dal VI secolo ad oggi non smette di essere oggetto di ricerca storico-architettonica. Dopo il restauro della preziosa sala delle udienze del vescono nell’antico Episcopio, oggi trasformata in museo e aperta al pubblico, i lavori di recupero sono stati indirizzati alla sagrestia, alla cappella privata del vescovo e a tutta la trifora del VI secolo difficilmente accessibile. La pavimentazione in legno della sagrestia cela magnifici mosaici. Si tratta di un progetto di restauro settennale finanziato dallo Stato che presuppone anche la costruzione di una nuova sagrestia come è già avvenuto per il vescovado. Completata anche questa fase della massiccia opera di recupero del complesso chiesastico, la Basilica Eufrasiana con la cattedra del vescovo più antica d’Europa, sarà completamente a disposizione dei visitatori in tutto il suo superbo splendore autentico.

Ma Parenzo non finisce di stupire con la sua storia millenaria che viene alla luce ogni volta che un piccone penetra sotto allo strato dell’antica pavimentazione. Dei recenti scavi per la posa della nuova canalizzazione hanno fatto riemergere, all’altezza della Torre pentagonale del 1452 che a sua volta si regge su una d’epoca romana, i resti della porta romana che doveva essere monumentale, qualcosa come Porta Ercole a Pola, e il ponte d’accesso al Decumano del XVII secolo si è ampiamente trattato su queste colonne. Ci piace annotare che il ponte sarà interamente recuperato e lasciato a vista all’imbocco del celebre Decumano parentino che d’estate i turisti calcano in un’interminabile processione.

A Cittanova, completato il restauro della Cripta del Duomo, si procede alla costruzione del museo in cui verrà allestito il lapidario e dove troveranno giusta e degna collocazione le lapidi medievale di inestimabile valore ora accatastate nei corridoi di Palazzo Rigo. Dovrebbe risultare il lapidario d’epoca medievale più importante di tutta la Croazia. Tra i reperti rari gioielli d’arte sacra che il mondo c’invidia e primo tra tutti il ciborio del vescovo Maurizio del 775.

Nell’opera di valorizzazione del patrimonio storico, culturale e artistico istriano ha voce in capitolo anche la Regione Veneto che annualmente stanzia ragguardevoli finanziamenti per il restauro delle numerose opere d’arte d’epoca veneziana. Tra i progetti portati a compimento grazie a tali finanziamenti potremmo citare il recupero di molte opere lignee e pale d’altare di artisti veneziani, la ristrutturazione della chiesa di San Bartolomeo a Rozzo, i lavori in corso alla cinta muraria di Montona, il recupero del leone marciano di Portole che in origine impreziosiva la facciata del municipio, un edificio che s’ergeva di fianco alla chiesa parrocchiale di San Giorgio, entro le mura. Questo leone portolese merita qualche cenno particolare: è una scultura imponente, pesa qualcosa come una tonnellata e mezza e risale al tempo in cui era podestà di Portole Benedetto da Mosto, nel 1529. È uno dei più imponenti simboli del potere di Venezia in terra istriana, tale da essere affiancato, se financo non li supera in grandezza, ai celebri esemplari capodistriani.

Tra le ultimissime novità finalmente la conferma dell’inizio dei lavori di ristrutturazione, dopo dieci anni di laboriose trattative, di Palazzo Bettica a Dignano destinato a sede del museo etnografico. Nell’opera di conservazione dello splendido edificio verranno impiegati anche i mezzi destinati alla sfortunato Palazzo Giocondo di Gallesano il quale, in mano privata e abbandonato alla sferza del tempo, è in parte crollato l’anno scorso.

Conclusiamo questa carrellata sui generis attraverso il patrimonio paesaggistico e culturale istriano restando nel Dignanese con una chicca di quelle che mandano in visibilio gli esperti in belle arti. Dovrebbe avere inizio tra breve il restauro della chiesa di Santo Stefano a Peroj. La sua è una storia fuori dal comune: costruita nel VII secolo, è stata sconsacrata duecento anni fa e venduta ai contadini del posto che l’hanno trasformata in stalla. E stalla è rimasta per tutto il tempo fino al giorno d’oggi. Ci sono voluti diciotto anni di difficili e estenuanti negoziati perché l’ultimo dei proprietari accettasse di venderla alla Città di Dignano. Solo a questo punto è stato possibile avviare un progetto di restauro. Gli specialisti del campo della conservazione dei monumenti assicurano trattarsi di un caso eccezionale, destinato a far parlare di sé; l’edificio è conservato in maniera straordinaria, riportarlo alla funzione originaria sarà una sfida e un’opera sensazionale. Ad apside quadrangolare, lascia intravedere sulle pareti interne i resti di sublimi affreschi mentre la facciata è decorata da due pilastri incastonati terminanti in semicapitelli. È un altro splendido manufatto d’arte preromanica.

Rosi Gasparini

Tratto da:

  • © La Voce del Popolo, 9 april 2005 - http://www.edit.hr/lavoce/050429/cultura.htm

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Created: Saturday, April 9, 2005; Last Updated: Sunday, 19 July 2015
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