Nesactium - Nesazio - Vizače
Archeology


Sugli aborigeni dell'Istria.
Gl'Istri ed i loro vicini

di Emilio Frauer

Sui monti e colli d'Istria trovansi de'  vestigi di dimore umane della- prima età del ferro, detti castellieri. A quale schiatta appartenevano i loro abitatori? La grande simiglianza degli avanzi ivi trovati con quelli provenienti dagli scavi presso Este, uno de1 centri di coltura degli Euganei, ce ne addita il popolo. Dalla corrispondenza degli antichissimi nomi di luoghi, fiumi e monti dell'Istria con gli antichi italici si può trarre altresì la deduzione essere stati questi aborigeni un popolo antico italico. Anzitutto è da notare il nome di Ocra (1) (più tardi forse Ocras, affine alla voce greca (Greek text) quale denominazione del Carso, usato di frequente nell'antica Umbria. Gli antichissimi nomi di fiumi: Formio (oggidì Risano) ed Arsia, ci ricordano simili nomi in Italia ; cosi pure i nomi di città: Mutila, (2) Faveria, (3) Capris. (4) Le tribù: Alutae, Varvari, Flamonenses nell'antichissima [210] Venezia ci rammentano gli Alutae, Varvarini e Flanates (5) sul Quarnero. L'isola di Veglia dev'essere stata pure originariamente abitata da una popolazione antica italica, sendochè i Curicti e i Fertinates di colà hanno riscontro a' Curisci e Fertinireti nel-l'antichissima Venezia. Per la simiglianza de" castellierì colle preistoriche rovine circolari dell'Irlanda e della Granbretagna fu ammessa da parecchi l'origine celtica degli aborigeni istriani : a torto, a mio avviso, inquantochè i popoli i più diversi usano nel loro stato primitivo di coltura costruzione simigliante per le loro abitazioni. Questa popolazione pacifica fu sopraffatta già in tempi mitici da un popolo straniero sopravvenuto, cioè dagl'Istrì storici.

Passando ora agl'Istri stessi, il tuorlo storico del mito degli Argonauti ce ne fa conoscere l'orìgine. Alle foci del Danubio, allora chiamato Istro, s'annidarono Colchi, d'origine semita, e probabilmente pirati. Dalla loro unione con le donne de' Traci, la figlie del paese, usci ben presto un nuovo popolo, che si chiamò Istri, vale a dire popolo del Danubio. Esso deve aver accolto i costumi e le usanze traciche, venendo gì1 Istri designati quali Traci presso molti antichi autori. La loro lingua però dovrebb'essere stata simile alla colchica, contenendo molti nomi dell1 Istria, come vedremo in appresso, d'elemento semitico. Una parte di questo popolo volle emigrare oppure dovette fuggire. Giunse questa lungo il Danubio, la Sava e la Lubiana a Nauporto (Oberlaibach), donde si diresse per Tarsatica (Tersatto, forse dalla voce semitica Tarscisc, gioia del viaggiatore), e occupata l'isola di Cherso, chiamolla Istris. Quivi, come sulla punta meridionale della penisola d'Istria, che prese' pure da loro il nome, trovavasi a quanto pare la loro forza principale. Loro capitale diventò Nesazio;(6) fu da loro costruita la città [211] d'Oricta; la città d'Astyr ricevette, secondo la testimonianza di Callimaco, il nome di Pola, in lingua colchica città degli esuli. Emonia (dalla voce semitica Aman, colonia, oggidì Citta-nuova) fu probabilmente fondata in quel tempo. Il vicino fiume Quieto non fu d'allora in poi chiamato da' naviganti col nome usitato in paese "Ningon", ma secondo il popolo dominante: "Istro", donde nacque la falsa supposizione d'una foce del Danubio air Adriatico. Sull'isola di Cherso riscontriamo la città d'Absyrtis (7) (Assirtide, chiamata più tardi Absorus, Ossero), che rammenta il nome colchico degli Absylae, come Moschenizze e Castelmuschio ricordano invece la tribù Colchica de' Moschi. Il nome di Fasana è pure degno di nota essendo affine a quello del fiume Fasi nella Colchide. È altresì da notare che Sipar, a settentrione d'Umago, ha un nome quasi identico a quello delle due città Sippara nell'antica Babilonia. Nomi pure evidentemente semitici si trovano in tutta l'estensione dell'antica Istria, tanto a settentrione, quanto a meriggio e nell'interno, p. e. Alieto, Vermo, Sarez vicino a Fisino, Rabaz, (8) Arbe.(9) Conoscendo meglio le trasformazioni fonetiche, si scoprirà per certo l'origine semitica d'altri nomi istriani.

Il "sinus Flanaticus" fu d'allora innanzi denominato Quar-nero (dal semitico garon naar, foce di fiume), nome che in principio si riferiva forse soltanto all'imboccatura dell'Arsa. Sappiamo ancora che da indi in poi si veneravano in Istria anche deità semite, essendo stata rinvenuta una iscrizione in onore del Dio Melesoco, "il re della giustizia".

[212] Il nome dell'ultimo re degli Istrì "Epulo" è anch'esso semitico avendo grande somiglianza con alcuni nomi che si riscontrano nell'antica Assiria e Babilonia. La storia cita un re Phul, detto Pul nelle iscrizioni cuneiformi, che costrìnse il re Menachem d'Israele ad un forte tributo. Un nome simigliante ha pure Evil Merodach, il figlio di Nabucodonossor.

Toccando ora i tempi storici, circa 180 anni avanti Cristo, il dominio degl'Istri s'estenderà allora da' Caldiera sino al Timavo. In questo territorio si trovano però alcune tribù celtiche, e precisamente a settentrione del Formione i Catali; (10) sul Carso a settentrione dell'odierno territorio di Trieste i Menocaleni.(11) I Fecusi (nome mantenuto, ma corrotto dagli Slavi in Fŭcki) all'orlo del Carso istriano, paiono essere stati pure soggetti agli Istri; i Subocrini (Subrkini, ora i Brkini sloveni) invece, trovandosi ad abitare il territorio ora occupato da' loro discendenti, dovrebbero essere stati associati a' Giapidi, (12) popolo misto illiro-celtico. Nella terra de' Catali e Menocaleni si trovavano le colonie Tergeste (in celtico Twr-geste, stabilimento al mare) e Segeste (in celtico luogo forte) de' Carni, altro popolo celtico.(13) I vicini [213] meridionali degl'Istri erano tribù illiriche e propriamente i Mentori su Veglia, Arbe ecc. e gl'Ismeni, probabilmente identici agli Imani (Hiniani) al di là de' Caldiera.

Negli antichi libri troviamo descritti gl 'Istri quale un popolo non insignificante, indipendente e pieno di vigore, che non s'era piegato a nessuno ne' tempi preromani. Un tal popolo pieno di vitalità conservò per certo con la sua indipendenza anche la propria nazionalità, e tanto più facilmente in quantochè i suoi vicini celti ed illirì non possedevano una coltura superiore e non potevano quindi estendere la loro nazionalità nemmeno in via pacifica. I pochi nomi di luoghi ed altro d'indubitata origine celtica neir Istria, come p. e. "la Vena" per il pendio del Carso, sono facili a spiegarsi per la presenza dei Fecussi nel paese. Il maggior numero di nomi di persone dell'Istria a noi conservati deriva da tempi romani, in cui si fecero grandi attribuzioni di terreno a soldati romani di stirpe gallica. Gli odierni dialetti, prescindendo dal loro venezianeggiare, somigliano molto agl'italiani meridionali. Nulla dunque c'induce ad ammettere una celtizzazione degli antichi Istri.

In appendice m'occuperò dell'antichissima strada, che da settentrione conduceva in Istria e de' luoghi ivi situati. A chi dalla pianura aquileiese muove verso l'Istria, non lontano dalla scaturigine del Timavo s'apre facile ed ampia via, la quale lungo il solco d'un fiume scomparso conduce al pianòro del Carso sino a Cosina, dove si biforca per mettere da un lato a Tersatto e dall'altro per Claniz nell'Istria pedemontana. Alla sua destra ha la catena de' monti che s'aprono nel passo di Sessana. Dirigendosi poscia verso Corgnale (14) li lascia a sinistra ed arriva al bivio di Cosina. In tale direzione dobbiamo cercare la via percorsa dalle milizie romane. L'odierna strada, che dal lago Timaviano (corrotto in „di Jamiano", che non sembra derivare dal semitico rjamu lago) muove sino a Claniz presso Goreansca, [214] è difatti parte dell'antica via Livia fatta dall'imperatore Vespasiano. Inoltrandosi passava vicino a Creple, dove furono scoperti del notevoli avanzi dall'ingegnere Schivitz. L'antica Avesica, dovendo esser sita al principio di questa via, sembra corrispondere all'odierna Vascizza. In quanto al luogo Àdbecissin dell'itinerario dell'Anonimo ravennate, esso potrebbe riferirsi ad un "castram avesicinum" presso Avesica, essendo verisimile che uno de' diversi castelli costruiti a sicurezza della strada abbia avuto un tal nome; altri lo ritengono identico all'odierna Diva-ăcina presso Prosecco.


Note:

  1. II nome Carusadio (Greek text) presso Tolomeo è un sinonimo, essendo composto di due parole, la prima corrispondente alla voce Ocra e la seconda alla voce (Greek text) (nel sanscrito sad) per suolo, pianura, sicché significa altipiano.
  2. Al golfo di Medolino (sinus Mutilimis).
  3. Presso Monmorano vicino al porto di Carnizza.
  4. Più tardi fu tradotto questo nome in greco e divenne Egida (da «ÎŞ capra). L'amor proprio degli abitanti si trovò però più lusingato mettendo la oro città in relazione collo scudo di Minerva (l'Egida), che fu accettato quale lstemma. Portando questo una testa o "caput" di Medusa, si spiega anche V odierno nome di "Caput Histriae", Capodistria.
  5. Gli abitanti di Albona, Farasina e Fianona, luoghi esistenti in tempi remotissimi prima della venuta degl'Istri. Osservo però ch'esiste un luogo Varvari presso Parenzo.
  6. Oggidì Visazze, detto anche Altura e nel medio evo Isacium al canale di Badò ani Quarnero. D nome somiglia a quello d'Azio, dove segui la celebre battaglia e sembrerebbe quindi essere d'orìgine illirica; rassomiglia però anche ad Isakci, città sita vicino alle foci del Danubio e proprio nel paese abitato a suo tempo dagl*latri del Danubio.
  7. Un porto dell'Abchasia, parte dell'antica Colchide chiamasi Psyrta. il qual nome evidentemente corrisponde ad Absyrtis nella nostra Istria.
  8. Che in quel sito ergevasi una città importante viene avvalorato dal fatto, che sul colle Cunzi, vicino a Rabaz, si trova il più grande de' castellieri dell'Istria.
  9. Alieto, l'antica Isola, che sorgeva sur un monte, deriva forse da Naliod, luogo superno. Una delle sette stelle dell'orsa maggiore si chiama anche Alioth.

    Verno da Beer-maim, pozzo d'acqua.
    Sarez da Sarese, radice.
    Rabaz da
    Rabád, grande luogo, metropoli.
    Arbe da Kiriat-Arban, quattro castella.

  10. La radice "cat" di questa parola si rinviene nei nomi : Cattinara, Chiadino, nel territorio di Trieste. Può darsi, che il luogo di culto (Palladium) di questa tribù sia stata al posto dell1 odierna espella di S. Giovanni di Pelagio in Guardi ella. E monte Catalan è molto lontano dalla sede de' Catali ed ha preso il nome da un castello del vallo romano presidiato da Catali (castrum catalanum), che v'era appresso. I Catali acquistarono nell'anno 213 d. Cr. assieme a' Carni, i discendenti de' fondatori di Trieste, gli stessi diritti. dei cittadini romani della colonia, onde non regge alcun dubbio sulla loro dimora nell'agro triestino.
  11. II sacrato dì questa tribù (Palladium) si trovava probabilmente a S. Polaj sul Carso. L'antico castello di Moncolano presso Contovello giaceva pnre nel loro territorio, cosi pure Pucino, dove cresceva il vino celebre, che può essere stato S. Primo presso Santa Croce, ma in nessun caso Duino che si chiamò dalla vicina città di Tuba, castrum tubinuin, donde derivò il nome tedesco medioevale di Tybein.
  12. II paese della Piuca nella Carniola si chiamò originariamente Terra japydlca e poi Pivica.
  13. Forse vicino a Sessana (Segestana?) avendo avuto i Carni interesse di fortificarne il passo e trovandosi ivi delle antichissime rovine. Plinio volle distinguere Segeste sul Carso da altre città omonime, per cui nel passo 3, 131 si dovrebbe leggere Segeste in Ocra e sarebbe quindi da porre in dubbio resistenza d'una città Ocra.
  14. Il nome dovrebbe derivare da ornelii alec, ciò che corrisponde pure allo sloveno Lokva, che significa stagno.

Tratto da:

  • Emilio Frauer. "Sugli aborigeni dell'Istria. Gl'Istri ed i loro vicini". Archeografo triestino, (Trieste, 1885), p. 209-214.

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Created: Tuesday, October 12, 2010; Last updated: Wednesday, February 11, 2015
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