Nesactium - Nesazio - Vizače
Archeology



La situla dell'antenato di Epulo

Nesazio [Nesactium], l'antica capitale degli Istri, conserva gelosamente da secoli i suoi segreti nei quali la scienza archeologica ha sbirciato appena. Che questa Troia istriana sia un autentico Eldorado archeologico lo conferma anche una situla dell'età del bronzo di eccezionale valore, che raffigura - unica nel suo genere -una battaglia navale. L'archeologa polese Kristina Mihovilic, ha avuto la fortuna di rinvenire all'interno del tempio centrale di Nesazio questo raro reperto, che è stato restaurato e conservato nell'officina Romisch-Germanisches Zentralmuseum di Magonza.

Alla fine del secolo scorso, dopo lunghi studi trascorsi ad analizzare gli autori antichi e lunghe camminate lungo i resti dei vecchi castellieri, è stata definitivamente accertata l'ubicazione di Nesazio. L'impresa riuscì nel 1877 a Pietro Kandler, grazie al rinvenimento di un documento medievale in cui, con le denominazioni di Isaccio e Campi Isacci, veniva indicata un'area nei pressi di Altura. La denominazione venne toponomasticamente collegata a quella antica di Nesactium, oggi Nesazio (in croato Vizace), indicante i resti di un vasto castelliere sovrastante il canalone di Porto Badò.

Nesazio, ultima capitale degli Istri, venne sagacemente edificata nella parte più protetta e profonda dell'avvallamento di Porto Badò, al riparo degli sguardi dei vicini liburnici del Quamero, in prossimità di un entroterra di campi fertili. Quello di Badò è anche oggi un porto sicuro e recondito. Gli abitanti di Altura raccontano che un tempo il mare penetrava profondamente nella terraferma, fino alle pendici di Nesazio, dove si possono ancora ravvisare delle vecchie bitte per l'ormeggio delle navi. Non sono riuscita a scoprirle, e per arrivare al mare oggi bisogna camminare per un'abbondante mezz'ora.

I primi scavi archeologici si iniziarono nel 1900 e durano tuttora, anche se in misura più modesta. Negli ultimi tempi il lavoro è soprattutto concentrato alla manutenzione e conservazione delle costruzioni rinvenute nella prima metà del secolo. Ma nonostante tutte le difficoltà e limitazioni, l'eccezionalità di Nesazio trova conferme ad ogni nuovo scavo.

Nel 1981, dopo il sanamento e la conservazione dei resti del campidoglio romano, mi fu possibile, parte in primavera, parte in autunno, intraprendere ricerche det. tagliate negli strati interni alla base del tempio. Aiutata da alcuni pazienti "giovanotti", i pensionati Rico, Bepi, Ive e Blaz, con un po' di buon vino, chiacchierando e commemorando, scoprimmo con sorpresa, sotto due metri di detriti che intasavano la parte mediana delle fondamenta del Tempio centrale, una tomba dell'età del ferro incredibilmente ricca. In effetti il ritrovamento si presentava solo come un mucchio amorfo di cocci, come tante "boccalette" rotte, come dissero i "giovanotti". I recipienti di ceramica e di metallo erano stati trasformati in sfasciume, a causa della debole struttura della tomba e dell'enorme peso dell'edificio che la sovrastava. Sta di fatto comunque che gli antichi Istri usavano deporre nelle tombe, accanto alle urne e alle ceneri dei defunti, oggetti rotti apposta, gioielli di bronzo e armi di ferro.

[Vedi di sotto altre note in inglese e l'ingrandimento di un frammento della situla]

I resti dei recipienti di ceramica, di quelli schiacciati di metallo e gli altri oggetti rinvenuti incominciarono ad aumentare di importanza man mano che venivano pazientemente e scrupolosamente, puliti, lavati, incollati e, quando possibile, rimodellati nel laboratorio del Museo archeologico istriano di Pola.

I recipienti di bronzo si presentavano particolarmente danneggiati. Siccome per il loro trattamento servono precedimenti complicati, fummo costretti a chiedere aiuto, che ci venne concesso, ma solo grazie a un energico collega, il dott. Mitja Gustin di Lubiana. Portò personalmente nell'officina del Romisch-Germanisches Zentral-museum di Magonza uno dei recipienti di bronzo, proprio quello di cui è parola. Era trasformato in un grumo di latta bruciata, su cui solo certe ombre lasciavano indovinare che doveva essere stato decorato e che poteva trattarsi di una situla.

Nella terminologia archeologica la situla indica un recipiente conico che faceva parte del corredo per le bevande. Veniva fabbricata con sottile latta di bronzo, vi venivano incise delle decorazioni, poi lavorate a sbalzo, raffiguranti scene di caccia, gare, cortei di soldati e animali, scene ludiche legate a celebrazioni, sul cui significato si possono solo fare congetture. Alla stessa maniera venivano  decorati coperchi, fibbie, foderi per pugnali. Il fenomeno è noto come "arte delle situle". Esistono dettagliati studi scientifici in materia, proprio perche si tratta delle uniche rappresentazioni figurative risalenti al mondo gentili zio tribale, sviluppatosi ai margini e sotto l'influenza delle civiltà mediterranee, quella greca e quella etrusca, con cui venne in contatto. Si riteneva che le situle non potessero più offrire sorprese, invece gli esperti di Magonza, grazie al loro paziente lavoro a quella di Nesazio, hanno avuto la soddisfazione di una nuova scoperta. Per la prima volta su una situla era stata raffigurata una nave, ma non basta: anche un'intera battaglia navale.

Si tratta di rappresentazioni assai rare, spesso legate ad avvenimenti storici importanti per lo sviluppo delle civiltà mediterranee. La più antica rappresentazione di una battaglia navale è ritenuta il bassorilievo sul tempio di Medinet Habu del 1190 a.C. Vi è illustrata la drammatica lotta tra gli Egizi e il Popolo del Mare, all'epoca di Ramses III, che è anche quella del crollo delle grandi civiltà dell'età del bronzo, come quella cretese e micenea. Più tardi, sui vasi greci a decorazione geometrica dell'VIII secolo a.C., furono dipinte raffigurazioni molto semplificate di battaglie navali avvenute ai tempi della conquista delle nuove colonie. Tra il VII e il V secolo a.C. si rappresentano le battaglie per il controllo delle vie commerciali, scontri fra le navi mercantili e quelle dei pirati. E' l'epoca in cui la pirateria è una normale attività, un mestiere perfino prestigioso, più importante del semplice commercio.

La battaglia navale della nostra situla venne sbalzata verso il 500 a.C., in qualche posto lontano dall'Istria, forse addirittura sulle Alpi Retiche. Dovette venir raffigurata su richiesta di un antico antenato di Epulo, per esaltare le proprie gesta. Per gli Istri la navigazione e la pirateria erano importanti attività economiche. Gli autori antichi li menzionano, assieme ai Liburni, a partire dal IV a.C., perche mettevano in pericolo la navigazione nell'Adriatico. Gli armatori e l'aristocrazia tribale accumulavano in questo modo delle ricchezze che agli altri erano precluse. L'antico proprietario della situla di Nesazio fu uno di loro. Con la sua veloce nave da guerra e da carico poteva cogliere di sorpresa quelle mercantili, pesanti e lente, che rifornivano i grandi porti italici, greci e etruschi, sull'altra sponda e nell'Alto Adriatico.

Però potrebbe anche darsi che attraverso la situla si volesse soltanto raccontare una leggenda sulle origini mitiche del committente, della sua famiglia oppure addirittura di tutto un popolo.

Addendum:

The above is a fragment of the situla of Vizace / Nesactium, an ancient fortification (designated as a "castelliere") near Pola in Southern Istria, of which only a few archeological fragments remain.

The decorations are formed by typical elements of the Venetic culture: the customary cart and the holy horse. The Histri population left various evidences of this kind, fact that the writers [of the cited source of this text and image] state confirms that they belonged to the Venetic stock. The Histri became famous for their epic resistance against the Romans. In 178 B.C. the consul A. Manlio Vulsone marched with many legions against the Histri who opposed the strengthening of the colony of Aquileia. King Epulone, who had such been elected to his station, led his people to war, but after two years the capital Vizace was surrounded. Because he no longer could continue the siege, he decided with the other princes to throw their wives' and sons' corpses from the wall instead of surrendering, and he effected his own suicide by piercing a sword through his chest.  (Museo Archeologico dell'Istria)

Tratto da:

  • Main text - Kristina Mihovilic (testo) e Sreco Habic (fotografia), "La situla dell'antenato di Epulo" (traduzione dal croato da Elis Barbalich-Geromella), Jurina i Franina, Rivista di varia cultura istriana, n. 50 primavera 1992, Libar od Grozda (Pula),  p. 30-31.
  • Addendum - Europe Veneta - The situle and the ancient Veneti - http://www.prah.net/europaveneta/situla/pictureindex.htm

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This page compliments of Franco G. Aitala, Marisa Ciceran and Guido Villa

Created: Saturday, October 07, 2000; Last Updated: Wednesday, February 11, 2015
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