Lošinj (Lussino) Island
Archeology


SI INAUGURA OGGI, A PALAZZO MEDICI RICCARDI DI FIRENZE, LA MOSTRA DELLA STATUA ANTICA

L'«Atleta» di Lussino bello come i Bronzi di Riace

30 settembre 2006

FIRENZE – In Italia hanno scritto che è bello come i bronzi di Riace: stessa muscolatura in vista, glutei alti, chioma riccia ma in più labbra rosse e carnose. Stiamo parlando della statua bronzea di Lussino, un "apoxyòmenos", come è stata chiamata un po' da tutti, anche se alcuni studiosi hanno contestato tale denominazione. L'opera – probabilmente la copia romana di un originale greco del IV secolo avanti Cristo, che rappresenta un atleta che si asciuga il sudore dopo una gara – sarà presentata oggi a Firenze, a Palazzo Medici Riccardi, unica tappa italiana della mostra "Apoxyòmenos – L'atleta della Croazia" (visitabile fino al 30 gennaio 2007), di cui l'architetto croato Branko Silađin ha curato l'allestimento. Ad arricchire la mostra fiorentina sarà lo studio e la valorizzazione di altre due statue "apoxyòmenoi", copie romane in marmo di archetipi risalenti al quarto secolo a. C., provenienti dalle collezioni medicee e conservate nella galleria degli Uffizi e nella Villa di Castello.

La statua di Lussino arriva in Italia per la prima volta, subito dopo l'esposizione a Zagabria della primavera scorsa. È dunque un evento unico ed irripetibile: la grande statua bronzea di atleta è stata eccezionalmente concessa in prestito dalla Croazia a Firenze in riconoscimento del contributo offerto dall'Opificio delle Pietre Dure al suo lungo complesso restauro, condotto a Zagabria dall'Istituto Croato per il Restauro subito dopo il recupero, avvenuto nel 1999 al largo dell'isola di lussino, in Dalmazia.

È probabile, ma non certo che sia un «apoxyòmenos»

L'"Atleta della Croazia" è stato datato, in base ad alcuni elementi relativi alla tecnica di rifinitura della superficie ed all'analisi al Carbonio 14 di alcuni reperti organici rinvenuti al suo interno, al 50-40 a. C. (datazione avvenuta grazie a un nocciolo di pesca trovato in una gamba della statua, forse lasciato da un topo che vi aveva fatto la sua tana), quando a Roma Cesare era dittatore, o poco dopo: si tratta della migliore copia di età romana di un tipo statuario greco, noto da poche altre repliche. Esso raffigura un atleta nudo, forse un pugile, vincitore nelle gare "juniores" (ragazzi sino a 18 o 19 anni), o un lottatore, sui 21-22 anni (su questo i pareri degli studiosi divergono), che con la mano destra doveva impugnare uno strigile, ovvero, lo strumento in bronzo con una sorta di "lingua" concava ed arcuata usato dagli atleti per detergere l'olio di cui si cospargevano prima delle gare e il sudore (lo stigile purtroppo non c'é più, e quindi è difficile dire oggi qual è esattamente l'opera che l'atleta sta compiendo). L'ipotesi più diffusa è che si tratti della rappresentazione di un "apoxyòmenos", di un atleta, cioè, che si sta togliendo via l'olio ed il sudore dopo la gara che ha vinto, utilizzando proprio lo strigile. Il più famoso "apoxyòmenos" era opera, anch'essa in bronzo, del grande scultore greco Lisippo e fu creata attorno al 325 a.C., ma confronti di carattere stilistico conducono a datare l'originale dal quale la nostra statua è derivata agli anni attorno al 360 a.C., circa un trentennio prima del capolavoro di Lisippo. Per lo scultore, si è fatto il nome di Dedalo di Sicione e di Polideto il Giovane, ricordati entrambi dalle fonti antiche com autori di statue di "apoxyòmenoi" precedenti a Lisippo.

L'occasione della mostra fiorentina si presta ad evidenziare il rapporto storico e stilistico della statua dell'Atleta di Lussino con i due Bronzi di Riace nella storia dell'arte greca: l'originale dell'Atleta va collocato circa cento anni dopo la statua più antica (statua A) e settanta-ottanta anni dopo quella più recente (statua B). A prescindere dalle differenze oggettive tra i personaggi, il nostro Atleta mostra un modellato morbido ed evoluto e una maggiore espansione nello spazio dei movimenti. "Particolarmente interessante è in esso la presenza di un dato 'negativo', com'è la capigliatura intrisa di sudore – spiegano Cristina Acidini e Maurizio Michelucci, della Direzione scientifica della mostra a Firenze –. Esso denota il profilarsi una prima crisi dello stile classico e ed è segnale del prossimo ellenismo, incline al naturalismo e meno interessato alla perfezione".

Al ritrovamento della statua, nel mare di Lussino, nel 1999, sono seguiti complessi lavori di restauro durati quattro anni e svolti in collaborazione fra l'Istituto croato del restauro e il fiorentino Opificio delle Pietre Dure sotto la direzione di Giuliano Tordi e Antonio Serbetic. Rimasta sommersa dalla sabbia del fondale a 45 metri di profondità per circa due millenni, ad accrescere la fama della statua è stato il rinvenimento fortuito, come è avvenuto per i Bronzi di Riace nel 1972, per l'Atleta di Fano nel 1964 e per il Satiro di Mazara nel 1998.

L'opera infatti, è stata individuata da un sommozzatore belga, René Wouters, il 12 luglio 1997, durante un'immersione poco fuori il porto di Lussingrande. Nel giugno del 1999 poi, il bronzo è stato recuperato e trasportato presso il Centro sommozzatori della Polizia croata di Lussino, dove è stato immerso nella piscina delle esercitazioni. Inizia qui l'avventura del restauro di uno dei pochissimi capolavori d'arte antica restituiti dal Mediterraneo. L’opera molto probabilmente sarebbe stata venduta e trasportata dalla Grecia, verso un porto dell'alto Adriatico, da una nave che intorno alla seconda metà del II secolo d. C. naufragò davanti all'isola di Lussino.

Chiara Ricoli

Tratto da:

  • © La Voce del Popolo, 30 settembre 2006 - http://www.edit.hr/lavoce/060930/cultura.htm


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Created: Wednesday, September 30, 2006. Last updated:Wednesday February 11, 2015
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