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1 settembre 2006
Conferenza stampa del sindaco,
archeologi e conservatori
Foro: conclusa la campagna
Dopo gli scavi lo studio dati.
Aspettando il domani
Chiusa ufficialmente
anche la seconda tappa degli scavi archeologici al Foro, il sindaco
Boris Miletić, la direttrice del Museo archeologico istriano, Kristina
Džin, e la responsabile dell’Ufficio polese alla conservazione dei beni
culturali, Narcisa Bolšec Ferri, hanno incontrato la stampa per rendere
conto dell’esito delle ricerche e tracciare i possibili profili di
tutela e valorizzazione del sito.
Un "gratta e scopri"
Quanto ne sappiamo del
vecchio Foro alla luce di quanto rinvenuto? Intanto, così la Džin, siamo
finalmente a conoscenza di che aspetto avesse il lastricato originale
romano risalente alla Pax Iulia (1.mo secolo d.C.), completo di rete
fognaria e canali di scolo per l’acqua piovana. Il Foro polese rientra
dunque negli schemi del classico foro romano d’epoca, con la sua triade
di templi al centro (area riservata ai ceti “alti” del clero e
dell’amministrazione) e la sua quotidianità della vita urbana che si
estrinseca nella rete circostante di botteghe, locande, uffici e banche.
Ma la storia del Foro polese si presenta ben più “stratificata” rispetto
a questo disegno di idillio civico del primo secolo dopo Cristo. Ai
piedi del Palazzo municipale le “trivelle” degli archeologi sono scese
più in basso ancora ed hanno trovato tracce (schegge più che altro) di
ceramica cronologicamente anteriore all’Ellenismo, seppellite a due
metri e mezzo di profondità rispetto al lastricato romano del 1.mo
secolo d.C. e a ben 3,4 metri di profondità rispetto al Foro attuale. I
frammenti di ceramica risalgono infatti al terzo e quarto secolo a.C. e
offrono testimonianza inoppugnabile di popolamento in zona all’epoca
leggendaria del mito degli Argonauti. Ancora, il dado e la statuetta
della donna partoriente, datata 1.mo secolo a.C., hanno aperto un varco
sul quadro del Foro in epoca cesarea, mentre ritrovamenti architettonici
cronologicamente posteriori, hanno fatto ulteriore luce sul tardo Evo
antico e le epoche di dominazione veneta, francese e austriaca. “Un
tanto a significare – così ancora Kristina Džin – che abbiamo prove a
sufficienza della ricca stratificazione storica del sito, a cominciare
dalle ceramiche pre-ellenistiche alla porcellana di Francesco Giuseppe”.
Ma non è mica finita
Con questo non significa
ancora che il lavoro degli esperti si ferma qua. Al contrario, deve
appena iniziare, e stando a Kristina Džin, “ne avremo da lavorarci sopra
per i prossimi due o tre anni, fino alla pubblicazione definitiva di uno
studio onnicomprensivo sui reperti rinvenuti, mentre uno scritto
parziale sull’evoluzione architettonica del Foro vedrà la luce nel giro
di un anno, entro la fine del 2007 ad ogni modo”.
Breve excursus di “storia
nella storia” sulle ricerche archologiche fin qui avute al Foro, con
Narcisa Bolšec Ferri a tracciarne le tappe salienti. I primi scavi
nell’area dell’odierna Piazza Foro documentati risalgono al 1902, quando
Anton Gniers diede inizio a una campagna di ricerche dietro gli uffici
degli odierni assessorati, che portò alla luce antiche latrine. Lunga
pausa fino al 1976 per arrivare alle ricerche guidate da Vesna Girardi
Jurkić dietro al palazzo municipale, quindi, nel 1984, le ispezioni del
sottosuolo all’attuale caffè bar e ristorante “Forum” e relativo
annesso. Del triennio 1986-88 è la campagna di scavi al cosiddetto
blocco 11 della villa imperiale di Agrippina (oggi banca OTP), che
regalò alla categoria infinite soddisfazioni. Poi ancora pausa fino
all’opera di rinnovo del lastricato, promossa dalla Giunta Drandić. Per
Narcisa Bolšec Ferri l’importanza del sito è straordinaria già per il
solo fatto che pochissime città con storia romana alle spalle hanno
mantenuto praticamente intatta la lastricatura originale di Roma. Sta di
fatto che Pola l’ha conservata nella misura di un ottimo quanto
incredibile 80 per cento: quando le ruspe avevano cozzato contro la
prima lastra di pietra dell’antico Foro, infatti, nessuno degli
archeologi aveva sperato di trovare quasi completamente intatta la
storica piazza. La domanda ora è questa: come conservarla?
Futuro a sorpresa
Narcisa Bolšec Ferri non
ha voluto pregiudicare la “sentenza” che il suo ufficio s’impegna a
emettere entro due o tre settimane. In sede di conferenza stampa si è
lasciata sfuggire solo un “sarete gradevolmente sorpresi” accompagnato
da inevitabile sorriso di chi preannuncia novità in vista. Per saziare
fino a un certo punto la fame di notizie dei cronisti, la responsabile
dell’ufficio alla conservazione si è limitata ad elencare alcune delle
possibilità ancora aperte, dal fantascientifico modello di copertura
della piazza a lastre di vetro iperresistente (da scartare, comunque,
per complessità e scarsa funzionalità) alla proposta più recente di
rinunciare al lastricato nuovo per lasciare completamente scoperto il
Foro autentico, più basso di un metro rispetto a quello odierno. Fermo
restando che manca ad essere riscoperto un altro tassello del mosaico
chiamato Foro romano, quello che comparirà dopo che l’appaltatore avrà
sollevato lo strato di lastricato circostante al Tempio d’Augusto.
Daria Deghenghi
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