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Roman Period
Archeology




IL SITO ARCHEOLOGICO, DI PRIMISSIMO PIANO, È PURTROPPO SOGGETTO AI FENOMENI DELL'EROSIONE E DEL BRADISISMO E NESSUNO FA NULLA PER UN SUO RECUPERO

In balia del mare i resti dell’antichissima Sipar rischiano la scomparsa

[Tratto da La Voce del Popolo, 6 febbraio 2010]

Tra Salvore e Umago (più precisamente tra la zona di Zambrattia e la punta di Catoro), con la bassa marea emerge dal mare una piccola penisola lunga circa 200 metri e larga 50 metri. È un ammasso di pietre, ma è quanto rimane dell’antico castello di Sipar, del V secolo. E sott’acqua c’è ciò che resta dell’antichissima Siparis, autentico gioiello di un passato florido dell’Umaghese, ma spesso dimenticato e oggi trascurato. La città di Siparis esisteva infatti già all’epoca romana, il che viene confermato dai ritrovamenti delle fondamenta di ville e case, di mosaici, frammenti di marmo, cotti, urne e monete di Costante e di Valeriano. Sipar fu completamente saccheggiata e distrutta dai pirati narentani con a capo il bano Domagoi nell’anno 876. Ma anche i suoi resti, oggi, a distanza di centianaia di anni, rischiano di scomparire. Parliamo di zone archeologiche di primissimo piano, soggette all’erosione e al fenomeno del bradisismo. Ogni anno migliaia di turisti si godono il sole e il mare in questo che è uno dei siti archeologici più belli della costa istriana, spesso inconsapevoli che, sotto ai loro piedi hanno uno spaccato di storia di valore straordinario, che il mare si sta purtroppo portando via. Testimonianze storiche che, come in un fantastico parco archeologico subacqueo, si possono vedere a un metro sott’acqua, anche nuotando con sul volto una maschera, vengono erose inevitabilmente dalle correnti. A volte seminascosti appena sotto a un sottile strato di sabbia, si individuano cocci di anfore romane, resti di antichissime pipa di terracotta: tracce e testimonianze di un mondo che purtroppo, a causa delle mareggiate, del fenomeno del bradisisimo e del quasi completo disinteresse dell’uomo, si sta dileguando.

Il fatto è che salvare l’antico castello di Sipar e Siparis non sarà semplice come per Villa Tiola, che si trova a pochi metri di distanza dall’albero “Koral” di Catoro e i cui resti sono oggi recuperati. Sulla penisola di Catoro, infatti, esisteva una grande villa romana, i cui resti vennero scoperti nel 1875. Il lussuoso complesso residenziale era provvisto di terme, di una cisterna, di enormi stanze con pavimenti in mosaico e affreschi sulle pareti. Sott’acqua sono stati individuati anche i resti di un molo lungo 30 metri e largo 6 e si intravedono pure le basi di una grande costruzione che probabilmente era la piscina di questa villa romana. L’anno scorso erano stati effetuati dei lavori su una superficie di un centinaio di metri circa, proprio per consolidare la stabilità delle mura della villa romana e oggi questo sito è ben protetto e visitato sia da comitive di turisti che dalle scolaresche. A eseguire gli interventi, finanziati dal Ministero della Cultura, dal Museo civico e dalla Città di Umago, era stata la ditta di Gimino “Kapitel”.

In quell’occasione Narcisa Bolšec Ferri, sovraintendente del Dipartimento dei Beni Culturali che fa capo al Ministero, e Biljana Boijć, direttrice del Museo di Umago, avevano sottolineato che interventi del genere si dovrebbero effettuare pure a Sipar. Ma i fondi mancano, le autorità repubblicane si richiamano alla crisi e l’interesse della “Istraturist”, che in quest’area ha molti impianti alberghieri, per un intervento del genere è scarso. Di conseguenza ciò che rimane dell’antico castello di Sipar, resta purtroppo in balia del mare, che continua a distruggere il sito.

Su questo piccolo isolotto oblungo, che con la bassa marea diventa una stretta penisola, nel corso degli anni sono stati scoperti resti di tegole, cocci e mosaici, frammenti di marmo, monete di Costantino e di Valeriano, urne e murature. Ai piedi di una delle pareti del castello venne rinvenuta anche un’iscrizione di tardo periodo romano: un’altra fu trovata nelle vicinanze.

Siparis, come città, viene citata dall’Anonimo Ravennate già nel 636. “Oltre a ciò esistevano allora una serie di città e di luoghi abitati, che ora più non esistono, e di cui buon numero riposavano sopra terreni presentemente malarici” – scriveva a proposito nel 1889 il dottor Bernardo Schiavuzzi in un suo libro intitolato “La malaria in Istria”. “Cominciando dal settentrione, troviamo alla punta di Salvore collocato un luogo chiamato dall’Anonimo Ravennate ora Silbio ed ora Silbonis” – scvive Schiavuzzi. “Di questo luogo – spiega – non esiste che la tradizione, essendone completamente sparite le traccie. Quando sia avvenuta la sua distruzione non ci fu dato di rilevare. Ciò successe forse nel secolo IX, per opera dei corsari narentani. Più ad oriente, alla punta chiamata ora di Cataro, nella località detta Sipar, trovavasi un luogo abbastanza di rilievo, se si osservano le ampie rovine che coprono tutta la superficie della punta e s’estendono entro terra, nonchè nel fondo del mare. L’Anonimo Ravennate lo chiama Siparis, adombrato forse nel termine Sepomaja (Sipar-Umago) della Tavola Pentingerìana. Questo luogo conservava una certa importanza fino nell’875”.

Dalle Tavole Peutingeriane o di Teodosio, del III secolo, si sa che fra Salvore e Parenzo esistevano le isole di Sepomaia. Considerata l’ampia area su cui sorgeva la città, si può ritenere che anche nell’Alto medioevo abbiano mantenuto un’importanza notevole. Nell’immaginazione popolare si ricordava che in lontano passato le antichissime rovine della città di epoca romana, con le sue case e contrade, furono viste emergere dalle acque durante una gran secca.

Il castello conosciuto con il nome di Sipar è stato costruito certamente nell’Alto medioevo, allorché le città cominciarono a fortificarsi e a chiudersi entro le mura. Cosa che non era necessaria durante il periodo di pace romano, quando alla città di Siparis per protezione bastava una guarnigione che si trovava probabilmente a ridosso di Zambrattia, sul castelliere di Romania, dal quale si poteva tenere sotto controllo tutta la zona.

Cià che è certo del lontano ma comunque più recente passato del castello, è che esercitò per diversi secoli la sua funzione difensiva contro i pirati croati, narentani e saraceni, che cercavano di depredare i paesi rivieraschi. Ma nell’876, ricordano gli atti storici, Domagoi, bano dalmato, prese e devastò la città e distrusse il castello. Da allora Sipar scomparve dal novero dei luoghi abitati.

Del castello rimaneva, fino a pochi decenni or sono, un’ultima muraglia rivolta verso la terraferma che poi, sotto i colpi dello scirocco e delle mareggiate, crollò. Ciò che resta è l’ammasso di pietre che oggi possiamo vedere, e che soltanto con l’aiuto di una fervida immaginazione possiamo mettere in relazione con l’antico maniero. Oggi con il nome di Sipar sono indicate le vicine secche.

Purtroppo non esiste un plastico che riproduca in scala le ville romane, i castelli e le industrie che un tempo si trovavano su questo tratto dellla costa umaghese. Un modello che potrebbe farci capire meglio come viveva la gente in quell’epoca, com’erano le case in cui abitava, di che cosa si occupava, quali traffici sviluppava. Sarebbe ora di capire anche in Istria che non basta scoprire qualcosa del nostro lontano passato per poi coprire il sito di ghiaia, come già successo a Umago con i reperti archeologici del torchio e dell’antico cimitero rinvenuti in Piazza della Libertà. Quando capiremo che anche scoperte di questa portata fanno turismo e meritano di essere accessibili a tutti.

Franco Sodomaco


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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Wednesday, February 10, 2010; Last Updated: Sunday, August 18, 2013  
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