line_gbg70.gif (2214 bytes)

Churches and Cemeteries
Architecture

line_gbg70.gif (2214 bytes)


 

Le chiese romaniche a tre navate in Istria e la loro importanza nell'ambito dell'architettura sacra istriana

Damir Demonja
Institut za povijest umjetnosli (Istituto di storia dell'arte)
CDU 726.54(497.5Istria)"653" - Saggio scientifico originale
Zagabria Ottobre 1999

Summaries: Hrvatski - Slovensko

Riassunto
La comparsa del tipo di chiese basilicali a tre navate è di eccezionale importanza, in quanto rappresenta una particolare novità stilistica nell'Adriatico orientale, il che, nel secolo XI, preannuncia il passaggio dal protoromanico al romanico. Esse sono il risultato del rinnovamento delle basiliche paleocristiane dell'epoca di Costantino (vedi ad esempio la basilica di Popone ad Aquileia), che si diffondono successivamente lungo tutta la costa adriatica orientale. La presenza del nuovo stile romanico, in questo tipo di chiesa, è ravvisatole in modo più evidente in un maggior orientamento dell'attenzione verso il presbiterio, cosicché viene a formarsi un coro allungato, oppure viene effettuata una triabsidalità coerente; inoltre, in tutto l'interno predomina l'unitarietà dello spazio. Anche in Istria, a quell'epoca, compaiono costruzioni basilicali, sebbene ciò sia confermato da appena quattro esempi conservati: la chiesa di S. Martino a S. Lorenzo del Pasenatico, la chiesa di S. Sofia a Docastelli, la chiesa di S. Maria ad Orsera e la chiesa di S. Agata a Cittanova, alle quali l'autore riserva particolare attenzione in questo saggio.


Nel secolo XI le chiese a tre navate hanno un posto speciale nell'architettura della costa adriatica orientale. Si tratta di un tipo che preannuncia il passaggio dal protoromanico al romanico, la cui caratteristica principale consiste in una coerente attuazione della triabsidalità, condizionata dalle nuove necessità liturgiche. L'esistenza di tale tipo architettonico conferma l'appartenenza dell'Istria al movimento artistico generale di quell'epoca che ha coinvolto l'intera costa adriatica orientale, Oltre all'esistenza di pochi documenti riguardanti i singoli monumenti, il valore egli esempi istriani di chiese a tre navate consiste nel fatto che esse presentano in aggior misura elementi stilistici e morfologici in base ai quali possiamo datarle n sicurezza, oltre a essere d'aiuto per la datazione di numerose chiese minori.

In Istria, questo tipo di chiesa è rappresentato soltanto da quattro esempi: S. Martino a S. Lorenzo del Pasenatico, S. Sofia a Docasteili, S. Maria a Orsera e S. Agata a Cittanova. Queste chiese, aventi funzioni diverse, appartengono a varie fasi dell'epoca romanica: la parrocchiale di S. Martino è del primo romanico, la Sa di S. Sofia di Docasteili è del romanico sviluppato, la chiesa di S. Maria a Orsera che momentaneamente non è in funzione, è tardoromanica, mentre la chiesa cimiteriale di S. Agata a Cittanova viene datata in un largo arco di tempo che va dal X alla prima metà del XII secolo. Le chiese a tre navate sono importanti perché possiedono in gran misura elementi stilistici e morfologici che permettono una datazione più precisa. In questo modo esse possono facilitare la datazione di chiese minori e più modeste ad una navata, le quali spesso non possiedono elementi al riguardo. Nell'analisi degli esempi di chiese a tre navate sono state offerte solo le descrizioni degli elementi chiave dell'architettura, importanti per definirne la cronologia e lo stile.

Fig. 1. Chiesa di San Martino - S. Lorenzo del Pasenatico: facciata.

La chiesa di S. Martino di S. Lorenzo del Pasenatico

La chiesa di S. Martino sulla piazza principale di S. Lorenzo del Pasenatico, è lunga 28,50 metri e larga 12 metri, ben conservata ed in funzione. Questa chiesa è il più grande edificio romanicoin Istria e allo stesso tempo la più grande chiesa altoromanica in Croazia.

La basilica a tre navate di S. Martino possiede tre absidi sporgenti semicircolari. Le navate sono divise tra di loro da dieci paia di colonne. Sulle colonne posano le arcate costituite da pietre disposte radialmente. Le basi delle arcate meridionali sono interrate nel pavimento rialzato della chiesa, a differenza di quelle settentrionali. Vi sono tre tipi di capitelli e al primo periodo romanico risalgono quasi tutti, eccetto il primo paio sulle colonne delle arcate occidentali. La decorazione della maggior parte dei capitelli è simile, le differenze si notano solo nei dettagli: i motivi vegetali, le palmette, gli angoli dell'abaco s'incurvano trasformandosi in volute e tra le volute si trovano dei cartigli stilizzati a fonila di fiore. Caratteristica dei capitelli è la forma allungata del blocco principale e la semplicità dell'ornamento: volute semplici, le foglie appena abbozzate e cartigli schematizzati.

La parte orientale della chiesa - come detto sopra - termina a tre absidi sporgenti: quella media è più larga e più alta, quelle laterali sono più strette e più basse, e tutte e tre si aprono in tutta la loro ampiezza verso le navate. L'abside maggiore al centro è profilata dall'arco trionfale, mentre quelle laterali non presentano archi trionfali plasticamente accentuati. Nelle absidi vi sono tracce di due strati d'affresco; uno romanico, meno conservato, ed uno gotico, meglio conservato [1].

Degli affreschi del periodo romanico si sono conservati soltanto alcuni frammenti nelle absidi laterali. Nell'abside settentrionale lo strato romanico si può notare entro lo stretto fregio, sotto la calotta, ali'incirca alla stessa altezza dell'imposta. Nell'abside meridionale si sono conservati soltanto dei frammenti che presentano parecchi danneggiameli e tinte molto scolorite. Nell'abside settentrionale è rimasta la parte superiore di una scena, il capo e le spalle delle figure. Ai due Iati, lungo i margini, si trova una figura di santo, ed in mezzo, a destra della finestrella, il capo e le ali di un angelo, mentre sulla sinistra vi è forse raffigurato un baldacchino. Forse si trattava della scena dell' "Annunciazione".

Nell'abside meridionale gli affreschi sono divisi in due fasce. Nella calotta si trova la "Vergine in trono" circondata da santi, mentre nella fascia inferiore vi sono quattro figure di santi. La scala di colori di questi affreschi è molto ricca; prevalgono ilv rosso, il marrone, il giallo, il verde, il blu. Gli affreschi dello strato romanico risalgono al secolo XI.

Lo strato gotico degli affreschi si è conservato nella zona inferiore dell'abside settentrionale. Le scene sono disposte in due ampi campi ai lati e in due più stretti al centro. In ognuno dei campi più stretti è raffigurata una figura di santo, mentre in ognuno di quelli più ampi è rappresentata una scena, ben poco comprensibile Perché gli affreschi sono molto danneggiati. Le figure sono ben disegnate, con movimenti resi in modo realistico e con visi finemente modellati. I colori sono scuri e spenti, prevalgono il rosso, il marrone, il giallo, il verde. Gli affreschi di questo strato probabilmente sono stati eseguiti verso la fine del XIV secolo oppure aU'inizio del secolo XV.

L'odierna facciata della chiesa di S. Martino è stata costruita nel secolo XIX. Risalgono ad un'epoca più tarda anche i due interventi nella parete settentrionale d uno in quella meridionale, oltre alla loggia lungo la parte occidentale della parete meridionale. Il muro perimetrale meridionale è stato costruito con conci legati da calcina e disposti in fasce orizzontali di altezza disuguale. Nella zona superiore vi sono tre finestre semicircolari chiuse da transenne di pietra. Nella stessa parete sono state incorporate parecchie pietre di spoglio, la maggior parte delle quali sono ornate con motivi ad intreccio.

Fig. 2 - Chiesa di San Martino - S. Lorenzo del Pasenatico: esterno, muro settentrionale.

La parete della navata centrale soverchia l'armatura del tetto ed è affiancata da due lesene collocate tra le absidi laterali. Nella parte superiore, nel timpano del frontone, si trova un'apertura rettangolare, oggi racchiusa da pietre, mentre nell'angolo rivolto verso sud-est del frontone si trova un piccolo campanile a rocca con un'apertura. Dalla parte meridionale del campanile a rocca la lesena è stata rinforzata da una mensola che nella parte superiore è fatta a scale. L'abside della navata centrale è arricchita plasticamente da una nicchia poco profonda con doppio arco, la quale si estende lungo tutta l'altezza, e lungo il suo asse si apre una finestra arcata. Questa abside possiede inoltre due finestre situate in piccole nicchie rettangolari poco profonde. Queste finestre non sono di uguali dimensioni, sono poste in modo non simmetrico e chiuse da transenne. Le absidi laterali sono più piccole e più basse e anch' esse sono animate da nicchie semicircolari poco profonde le quali si estendono lungo tutta l'altezza. Lungo l'asse di queste nicchie sono collocate delle finestre semicircolari chiuse da transenne. Nell'angolo sud-est della chiesa vi sono tracce di muro.

Fig. 3 - Chiesa di San Martino - S. Lorenzo del Pasenatico: esterno, muro meridionale.

Sulla chiesa di S. Martino a S. Lorenzo del Pasenatico è stato scritto parecchio. L'ha studiata dettagliatamente M. Mirabella Roberti, mettendo in evidenza la peculiarità di questo edificio ed offrendo una serie di dati riguardanti la sua costruzione [2]. Grazie ai suoi studi veniamo a sapere che la facciata odierna dell'edifiicio è stata costruita appena nell'anno 1838 [3]. Mirabella Roberti, però, non ci fornisce i dati riguardanti la facciata originaria della chiesa, né riporta alcun dato in base al quale si potrebbe arguire che attraverso una finestra dal Palazzo Comunale si poteva vedere l'interno della chiesa, la cui facciata era vicinissima a quel palazzo, il che potrebbe significare che la chiesa è più antica del Palazzo Comunale e della cinta muraria romanica [4].

Oltre che dal Mirabella Roberti, la chiesa di S. Martino è stata analizzata dettagliatamente anche da A. Šonje [5], il quale offre delle descrizioni molto esaurienti della sua architettura; gli altri autori trattano principalmente la datazione della chiesa [6].

In mancanza di documenti la chiesa di S. Martino, è stata datata diversamente in base alle caratteristiche stilistiche e costruttive. T.G. Jackson la colloca in un arco di tempo compreso tra il VII e il IX secolo [7], A. Mohorovičić la colloca prima in epoca romanica [8] ed in seguito suppone che sia stata costruita già nel secolo VI, oppure al più tardi tra i secoli VII e IX [9]. Lj. Karaman l'ha caratterizzata come una costruzione tipica del periodo paleocristiano del VI secolo [10]. A. Sonje pure ritiene che la chiesa sia stata costruita nel secolo VI [11], mentre M. Mirabella Roberti la colloca a metà secolo XI [12], come anche B. Marusic [13].

Fig. 4 - Chiesa di San Martin - S. Lorenzo del Paseatico: deitaglio del retro. Fig, 5 - Chiesa di San Martino - S. Lorenzo del Pasenatico: dettaglio del retro.

B. Marušić non rinnega la tradizione paleocristiana presente nella semplicità delle superfici esterne delle pareti, accenna agli influssi ravennati riscontrabili, per esempio, nella parete della facciata posteriore della navata centrale, la quale soverchia l'armatura del tetto, concludendosi con delle lesene laterali, ma sottolinea che l'aspetto delle absidi e la plastica architettonica, specialmente i capitelli, rinviano al primo periodo romanico. II Sonje non concorda con la datazione della parte orientale della chiesa al primo periodo romanico proposta dal Marusic [14]. Dallo strato più antico di affreschi che risalgono alla metà del secolo XI [15], il Sonje desume che le absidi esistevano già a quell'epoca e che probabilmente la loro costruzione risale allo stesso periodo di quella dei muri delle navate laterali, quindi, al secolo VI [16]. Inoltre, il Sonje ritiene che le proporzioni delie absidi delle navate laterali- in quanto non rivelano un verticalismo accentuato e per il fatto che si aprono su tutta la larghezza delie navate, nonché per la loro forma, sono tipiche per il periodo paleocristiano e non per queiio romanico. Secondo l'interpretazione del Sonie [17], nel periodo romanico, a metà del secolo XI — oltre alla decorazione pittorica dell'interno, come confermano gli affreschi - alla chiesa di S. Martino è stata aggiunta una lesena ed è stato innalzato un piccolo campanile a rocca sull'angolo sud-ovest del frontone della facciata posteriore della navata centrale. Nello stesso periodo sono stati eseguiti anche gli interventi all'interno, alcuni capitelli delle colonne delle arcate della navata centrale sono stati modificati, mentre nei secolo XIII è stata aperta una porta nel muro perimetrale meridionale [18].

Per la datazione della chiesa di S. Martino, oltre agli affreschi, sono d'eccezionale importanza anche i capitelli. Essi sono contraddistinti dall'allungamento del blocco principale e dalla semplicità degli ornamenti: pudiche volute, foglie appena abbozzate e cartigli schematizzati. Possono con sicurezza essere ritenuti del primo romanico, del secolo XI. Questa affermazione viene confermata dagli esempi di capitelli simili nelle basiliche a tre navate: S. Maria a Zara e S. Pietro a Draga sull'isola di Arbe, costruite nella seconda metà del secolo XI [19], come anche nelle basiliche di S. Maria della Salute a Veglia [20] e nella cattedrale di Arbe [21]. I capitelli di queste chiese sono stati dettagliatamente analizzati da N. Jaksic, il quale ha stabilito una classificazione stilistico-cronologica dei capitelli medievali del secolo XI in Dalmazia [22]. La caratteristica principale delle chiese dalmate succitate è il blocco principale allungato e le foglie d'accanto intagliate in bassorilievo. Lo Jakšić osserva che per tale tipo di capitello è caratteristica la denominazione di acanthus spinosa [23].

Fig. 6 - Chiesa di San Martino - S. Lorenzo del Pasenatico: dettaglio del retro.

Questo tipo di capitello è stato trattato a due riprese da H.H. Buchwald [24]. Nei suoi lavori non si riscontrano gli esempi dalmati, ma vengono annoverati i capitelli della basilica di S. Martino a S. Lorenzo del Pasenatico [25]. Il Buchwald vede l'origine di questo tipo di capitello in quelli della basilica di Popone ad Aquileia, costruita nella prima metà del secolo XI, mentre inquadra quelli di S. Lorenzo del Pasenatico nel tipo di capitello corinzio a palmetta [26]. Questo tipo di capitello era altamente preferito ed era divenuto proprio di numerose chiese costruite in quel periodo nel territorio del bacino nordadriatico, tesi che it Buchwald conferma con una serte d'esempi (Venezia, Trieste, Caorle). Questo capitello giunge in Istria ed in Dalmazia nella seconda metà del secolo XI. Lo Jakšić accenna al fatto che il Buchwald include nel gruppo di capitelli corinzi a palmetta dell'area aquileiese anche quelli di S. Lorenzo del Pasenatico, benché non presentino somiglianze con quelli della basilica del patriarca Popone [27]. Concordo, invece, con la caratterizzazione del Buchwald di questo tipo di capitello quale corinzio e della sua origine nella basilica aquileiese, sottolineando che non è corretto definirli a palmetta, come propone il Buchwald, perché è evidente che l'elemento decorativo di base non è la paImetta, ma l'acanto. Infatti, sia lo Jakšić, che il Buchwald hanno ragione. Lo Jakšić a ragione ha definito di tipo corinzio ad acanto il capitello studiato (con gli esempi di Arbe, Veglia, Zara ed altri), mentre il Buchwald giustamente osserva che i capitelli di S. Lorenzo del Pasenatico sono corinzi ornati di palmetta.

Secondo la mia opinione, i capitelli nella chiesa di S. Martino a S. Lorenzo del Pasenatico sono più vicini a quelli di Caorle. Pertanto, anche se tra i tipi di capitello nominati esiste una differenza nell'ornare con foglie di acanto oppure con palmetta l'origine si trova nello stesso prototipo. Interessante l'asserzione del Buchwald secondo la quale oltre l'assunzione della disposizione della pianta e dello spazio della chiesa, vengono imitati anche gli elementi costruttivi e decorativi. Lo argomenta con il fatto che la disposizione del piano della basilica aquileiese è stata influenzata dalla basilica di S. Pietro a Roma, e proprio in essa il Buchwald riscontra l'origine del tipo di capitello corinzio quale si presenta nella basilica di Aquileia. Nel caso degli esempi dalmati, come pure nella chiesa istriana di S. Martino aS. Lorenzo del Pasenatico, viene accettato il tipo architettonico basilicale con tre absidi. Quindi, come sottolinea lo Jaksic, durante il secolo XI si ha un rinnovo del tipo architettonico sacro tardoantico, la basilica a tre navate con il presbiterio a tre absidi; il che viene confermato anche dall'uso di capitelli di tipo corinzio che vengono a trovarsi in tutti gli esempi nominati [28]. I capitelli della basilica di S. Martino a S. Lorenzo del Pasenatico sono importanti non soltanto per la cronologia della chiesa, ma anche per la sua collocazione in un ambito culturale ben preciso, nonché per la conoscenza del susseguirsi d'influssi nell'attività edilizia di quell'epoca.

In base a ciò che è stato esposto, i risultati delle ricerche di M. Mirabella Roberti e di B. Marusic possono venire accettati con sicurezza. Ambedue hanno ritenuto la chiesa di S. Martino una costruzione del primo romanico, del secolo XI, nonostante il fatto che la maggior parte degli studiosi facesse risalire la chiesa all'epoca paleocristiana. Essi non hanno trascurato gli influssi della tradizione locale paleocristiana, leggibile, per esempio, nella trattazione semplice delle superfici delle pareti esterne. Gli affreschi e, in particolare modo, i capitelli, che hanno offerto loro un saldo punto d'appoggio per la collocazione cronologica a metà secolo XI, sono elementi convincenti al punto da ritenerli indicatori sicuri per la datazione. I frammenti pittorici murali con una serie di santi nella zona centrale delle absidi settentrionale e meridionale, con delle figure nettamente caratterizzate e con tipologia bizantina, certamente risalgono al secolo XI. Il tipo di capitelli rivela contatti con aree italiane viciniori. Si tratta dei capitelli corinzi a palmetta, intagliati in bassorilievo in due zone e che trovano molte somiglianze in quelli di Caorie del secolo XI. Data l'importanza della chiesa ed una serie di question; I irrisolte, ritengo necessarie delle nuove ricerche archeoiogiche nella chiesa di s Martino, le quali sicuramente completeranno ed allargheranno la nostra conoscenza di questo edificio.

La chiesa di S. Martino della metà del secolo XI è un grande edificio a tre navate con tre absidi semicircolari sul lato orientale. Gli archi poggiano su colonne con capitelli corinzi a palmetta e robuste imposte. L'estrema semplicità delle superfici esterne delle pareti rivela una tradizione paleocristiana locale, mentre l'aspetto delle absidi e la plastica architettonica fa pensare ad un primo romanico. I frammenti delle pitture nelle absidi settentrionale e meridionale risalgono al secolo XI [29]. I capitelli, corinzi a palmetta, presentano delle somiglianze con quelli delle chiese del bacino nordadriatico del secolo XI, le quali possono essere considerate fonte di tale tipo architettonico. I frammenti degli affreschi sono! elementi sicuri per la collocazione cronologica della chiesa di S. Martino a metà del secolo XI.

La chiesa di S. Martino a S. Lorenzo del Pasenatico può venire considerata quale esempio più settentrionale di basilica del primo romanico dell'Adriatico orientale. Gli studiosi croati hanno cercato di definire l'architettura del primo romanico nel territorio succitato. M. Prelog ha inserito in questa fase artistica tutti gli edifici del secolo XI [30], V. Gvozdanović ha cercato di darne una prima definizione seria, rilevando per l'Adriatico un gruppo di una decina di chiese del secolo XI nell'Adriatico [31]. Sennonché, già Lj. Karaman, molto prima dei due studiosi nominati, aveva rilevato che le basiliche a tre navate rappresentano una novità stilistica nel secolo XI dell'Adriatico orientale [32]. I. Petricioli [33]. come pure T. Marusović [34], in alcuni saggi colloca nel preromanico, oppure romanico, oltre ad una serie di altre chiese, anche le basiliche a tre navate del secolo XI, senza fornire però una spiegazione sul perché alcune chiese dello stesso periodo vengano stilisticamente ritenute del primo romanico, ed altre preromani che.

Tav. 1 - Pianta della chiesa di S. Martino - S. Lorenzo del Pasenatico.
 

La comparsa delle basiliche a tre navate nell'Adriatico orientale è stata studiata da N. Jakšić, il quale analizzando i loro capitelli [35] e richiamandosi al Buchwald, l'ha interpretata come rinnovamento, oppure imitazione, delle basiliche paleocristiane dell'epoca di Costantino. L'idea dell'imitazione è stata realizzata il basilica del patriarca Popone ad Aquilea, diffondendosi successivamente a tutta la Dalmazia grazie all'esempio della basilica aquileiese e di altre costruzioni similari in aree circostanti [36]. L'accettazione di modelli dell'epoca di Costantino il Grande avveniva in modo cosciente, oppure, il che è più probabile, era il risultato della mediazione di costruzioni successive. L'opinione dello Jakšić è accettabile in quanto si basa sull'analisi dei capitelli del secolo XI in Dalmazia. I capitelli di acanto probabilmente derivano dalla basilica aquileiese, come una delle principali fonti d'idee e d'influssi [37]. Comunque, spesso, dai modelli succitati, oltre agli elementi decorativi, venivano ripresi anche quelli costruttivi, cioè le forme delle piante. L'accettazione del nuovo tipo architettonico è stata influenzata anche dalle costruzioni paleocristiane, ancora in funzione nel secolo XI, e non va dimenticato neppure l'influsso dei monaci, specialmente quelli benedettini, giunti nell'Adriatico. Pertanto gli impulsi per il ripetuto impiego del tipo basilicale provenivano dal bacino nordadriatico, nonché da Monte Cassino, Aquileia, Pomposa, ecc. e, quindi, l'accettazione di questo tipo architettonico nell'Adriatico orientale era il risultato di circostanze nelle quali i monaci imponevano e promuovevano queste forme. Sennonché, la basilica a tre navate non è una soluzione tipologica del secolo XI del tutto nuova. Dalle basiliche paleocristiane differisce soltanto in una più coerente realizzazione del presbiterio a tre absidi. E nemmeno la soluzione a tre absidi non è una novità del secolo XI, il che viene sottolineato anche dallo Jakšić [38], in quanto la si riscontra in Dalmazia in una serie di chiese già nel secolo IX: S. Donato a Zara, la cattedrale di Zaravecchia (Biograd na Moru), S. Maria in Crkvina a Biskupija presso Knin.

Del problema dell'architettura del primo romanico lungo la costa adriatica orientale si è occupato a fondo M. Jurković [39], provando che la ricomparsa delle basiliche a tre navate ed a tre absidi è dovuta alle trasformazioni subentrate nell'Adriatico con la chiesa riformata del secolo XI [40]. Distinguendo le basiliche preromaniche da quelle del secolo XI, l'autore rileva due differenti gruppi d'architettura del primo romanico nell'Adriatico: quella internazionale e quella regionale dalmata [41]. Per la nostra ricerca è importante proprio il primo gruppo, l'architettura internazionale del primo romanico. Essa è il risultato della chiesa riformata e jgunge all'Adriatico dalle fonti italiane come un'idea già definita; prova ne sono la morfologia, nonché le circostanze storico-ecclesiastiche. Ne sono esempio le chiese di S. Andrea ad Arbe, di S. Pietro a Supetarska Draga sull'isola omonima, di S. Maria a Zara ed altre [42].

Le caratteristiche comuni delle chiese sunnominate sono la pianta basilicale semplice, allungata, la triabsidalità, il coro profondo che rientra nella navata centrale e prevale nelle chiese benedettine, nonché i capitelli la cui caratteristica principale è la decoratività del blocco lavorato. Esempio espressivo del gruppo architettonico internazionale del primo romanico è la chiesa di S. Martino a S. Lorenzo del Pasenatico.

L'importanza della chiesa di S. Martino a S. Lorenzo del Pasenatico nell'ambito del patrimonio istriano medievale è grande e si ravvisa nel tipo architettonico, basilicale a tre navate con tre absidi sporgenti semicircolari (rappresentata nell'architettura istriana romanica con appena quattro esempi), nelle grandi dimensioni, per le quali può venire annoverata tra le maggiori chiese dell'lstria e della Croazia e, specialmente, nei capitelli in base ai quali può con sicurezza essere datata al primo romanico, a metà del secolo XI e può entrare a far parte di queir architettura che riceveva impulsi dal bacino nordadriatico italiano. La chiesa di S. Martino è importante anche per il fatto di essere nel secolo XI l'unico esempio di tipo basilicale del primo romanico nella parte settentrionale della costa adriatica orientale, offrendo, pure, elementi che sono d'aiuto nella datazione di altre chiese. Rilevo l'accentuazione specifica, a scalini dell'arco trionfale dell'abside principale; ho riscontrato esempi simili nelle soluzioni degli archi trionfali nelle chiese di S. Elia e della Natività a Valle, le quali pure vengono datate al secolo XI [43].

Fig. 7 - Chiesa di S. Sofia - Docastelli: muro che divide la navata principale da quella laterale meridionale.

La chiesa di S. Sofia a Docastelli

La chiesa di S. Sofia a Docastelli si trova su un'altura della Draga di Canfanaro a nord-est della strada che da questa località porta a Morgani. Su questo colle, che come quello prospicente era sede di un castelliere in età preistorica, si sviluppò nel medioevo ed in epoca veneta un fiorente centro urbano. Docastelli, abbandonato nel secolo XVII. Nel complesso di rovine, circondate da muri di difesa con torri, si sono conservati molti manufatti, è tra essi anche la chiesa di S. Sofia.

La chiesa di S. Sofia è una basilica a tre navate con tre absidi inscritte. Le dimensioni dello spazio l'annoverano tra le chiese più rappresentative del periodo romanico in Istria. La sua monumentalità è oggi testimoniata soltanto da resti. Si sono conservati il muro perimetrale settentrionale fino all'armatura del tetto, la parte occidentale della navata laterale settentrionale con le arcate, una parte della facciata con il portico d'ingresso, alcune parti del muro perimetrale meridionale ed i muri delle absidi. La chiesa di S. Sofia è murata con conci disposti in fasce di altezza diversa. La facciata anteriore e il retro erano scanditi da dodici lesene. Della facciata si è conservato il portico d'ingresso ad arco a ferro di cavallo, costituito da conci disposti radialmente. Ne troviamo uno identico nel muro perimetrale settentrionale. L'interno era suddiviso con arcate (murate con conci, disposti in fasce di altezza diversa) in tre navate: quella centrale, più larga, quelle laterali, più strette, le quali terminavano rispettivamente con un'abside semicircolare, proporzionale alle dimensioni della navata. Nella parte orientale del muro perimetrale settentrionale si sono conservate tracce della copertura, le quali stanno a confermare che l'abside laterale settentrionale era coperta da una volta a botte.

Per la complessità della chiesa di S. Sofia è importante scomporre le sue fasi eruttive. La chiesa è stata oggetto di ricerca per numerosi studiosi stranieri e nnali- II primo a descriverla fu il vescovo di Cittanova, G.F. Tommasini [44].L'aveva trovata in buone condizioni, anche se il castello era stato distrutto ed hbandonato. In base alla pianta, si arguisce che l'edificio era a tre navate ed era a corato con pitture aventi per soggetto temi del Vecchio Testamento. I singoli dati :suardanti la chiesa, come, per esempio, l'iscrizione del fonte battesimale, vengono riportati da F. M. Polesini [45] e M. Tamaro [46]. W. Gerber ha ricostruito e pubblicato la pianta della chiesa di S. Sofia, ipotizzando due fasi costruttive [47]. Quella più antica è rappresentata da un edificio rettangolare a tre navate con pilastri e con la facciata posteriore piana, mentre in una seconda fase sono state annesse due absidi semicircolari sul lato orientale, come conclusione delle rispettive navate. Il Gerber ha accennato al fatto della differenza di larghezza delle navate laterali, il che lo ha portato a supporre che erano coperte da una volta a botte. Inoltre, ha ravvisato dei materiali di spoglio i quali gli sono serviti da prova per la datazione della fase più antica al primo medioevo. A. Gnirs ha ricostruito la pianta di Docastelli [48], rimarcando che la chiesa si trovava sopra un edificio paleocristiano e che da sempre era atre navate; ha ipotizzato, inoltre, tre fasi costruttive, l'ultima delle quali risalirebbe al periodo gotico. Riteneva, inoltre, che le ricerche archeologiche avrebbero scoperto l'esistenza di una cripta. B. Schiavuzzi ha raccolto e pubblicato i dati storiografici riguardanti Docastelli [49].

Anche gli studiosi croati hanno analizzato la chiesa di S. Sofia [50]; recentemente, B. Marusic le ha rivolto maggior attenzione, svolgendo una ricerca archeologica dettagliata e pubblicando una monografia sulla stessa [51]. I risultati della ricerca sulla chiesa di S. Sofia hanno portato il Marusic a supporre che la chiesa fosse stata costruita in più fasi [52]. Secondo la sua opinione, la fase più antica è quella paleocristiana, per la quale propone una chiesa ad un navata di uguali dimensioni della successiva Hallenkirche. Il Marušić è giunto a questa conclusione scoprendo che la larghezza della chiesa paleocristiana non era maggiore della larghezza della chiesa più tarda, la Hallenkirche e che l'antica chiesa non si estendeva ad est di più della facciata posteriore della Hallenkirche. La facciata posteriore si concludeva con un'abside inscritta, la quale chiudeva due spazi: a sud il diaconico, a nord la protesi. Il Marušić colloca la fase paleocristiana nella seconda metà del V secolo. Eppure, osservando più attentamente la pianta nelle fasi costruttive della chiesa di S. Sofia, proposte dal Marusic [54], vediamo che quella parte di muro che sarebbe appartenuta all'edificio paleocristiano e che viene a trovarsi nella parte meridionale dello spazio absidale esistente, non costituisce, secondo la mia opinione, una prova convincente per poter parlare con certezza dell'esistenza di una chiesa paleocristiana. Nonostante il fatto che il Marušić abbia svolto una ricerca archeologica della chiesa di S. Sofia molto dettagliata ed a più riprese, descrivendo ed argomentando ognuna delle rispettive fasi, sembra che proprio la fase costruttiva più antica della chiesa risulti scarsamente analizzata e argomentata. Pertanto, anche questa ipotesi forse dovrebbe essere presa in considerazione, certamente con riserva, e fino a nuove ricerche di verifica.

Fig. 8 - Chiesa di S. Sofia - Docastelli: parte absidale.
Fig. 9 - Chiesa di S. Sofia - Docastelli: dettaglio della facciata.

La chiesa paleocristiana di S. Sofia viene definita dal Marušić quale Hallenkirche con tre absidi semicircolari inscritte. La differenza tra la chiesa di questa fase e la presunta fase paleocristiana, secondo il Marušić, consiste nell'aspetto e nel numero delle absidi. Anche il presbiterio preromanico terminava in tre parti, ma al posto dell'abside e dei vani laterali, in questa fase, compaiono tre absidi quasi identiche con delle volte a semicupola. Il Marušić colloca questa fase alla fine del secolo VIII [55].

Infine, la fase costruttiva romanica della chiesa di S. Sofia viene rappresentata da un edificio monumentale a tre navate, dalla pianta rettangolare e dalla facciata posteriore piana, della quale è entrato a far parte il muro della facciata posteriore della chiesa precedente. Le absidi sono semicircolari; quella centrale è maggiore e Più alta, quella meridionale appartiene al battistero più antico (anche esso, però, avrebbe probabilmente subito delle trasformazioni nella sua altezza), mentre nell'abside settentrionale la volta a botte, lievemente acuta, venne trasformata in conca absidale, i muri sono costruiti con conci disposti in fasce irregolari. I muri perimetrali longitudinali non presentavano aperture per finestre; la luce entrava attraverso tre finestre circolari e quattro (due delle quali si sono conservate) arcate nella facciata, nonché attraverso dodici finestre alte ed arcate nei muri della navata centrale. Le due facciate sono scandite da nicchie poco profonde, alte e arcate Questa fase viene datata dal Marušić a metà del secolo XIII [56].

Infine, accenno al discorso del Marusic riguardante io sviluppo della forma della pianta della chiesa di S. Sofia e della sua datazione. L'autore ritiene la chiesa paleocristiana di S. Sofia come prima fase costruttiva, una chiesa "di tipo aquileie-se" con un'abside a se stante. Ritiene, inoltre, che questa forma di pianta spiccatamente tradizionale trovi continuità dall'antichità fino al romanico, ricevendo impulsi dal Medio Oriente [57]. Difficilmente possiamo approvare queste ipotesi. Infatti il tipo di chiesa a tre absidi inscritte è proprio solo dell'architettura carolingia; pertanto, l'origine della pianta della chiesa di S. Sofia, andrebbe ricercata forse proprio negli esempi di questa architettura [58]. Inoltre, non posso accettare l'asserzione del Marusic secondo cui Io sviluppo della chiesa di S. Sofia rivelerebbe delle trasformazioni liturgiche, specialmente per quanto riguarda la forma ed il numero delle absidi [59]. Egli ha dimostrato che la pianta della chiesa romanica di S. Sofia è identica a quella dell'edificio preromanico, differenziandosi nei dettagli. La pianta identica delle due fasi costruttive dell'edificio, dalla stessa forma e con lo stesso numero d'absidi, dimostra che non potevano esserci delle trasformazioni liturgiche.

Gli studiosi hanno datato diversamente la chiesa di S. Sofia entro l'epoca romanica. Lj. Karaman la fa risalire all'epoca del primo medioevo [60]. Mentre il Sonje, in base al ritrovamento di alcune sculture, prevalentemente arredo in pietra, ornato da bassorilievi stilizzati (oggi presso il Museo archeologico dell'Istoria a Poia), la ritiene esempio eccezionale dell'architettura del primo romanico, faccen-dola risalire al secolo XII [61]; d'altra parte, B. Marušič la colloca a metà del secolo XIII, confermando questa ipotesi con i portici incorniciati da archi a ferro di cavallo, con le finestre circolari con la struttura muraria di conci [62].

Tav. 2 - Pianta della chiesa di S. Sofia - Docastelli
 

I numerosi materiali scultorei ritrovati nella chiesa di S. Sofia sicurament potrebbero confermare tale datazione, ma essa, tuttora, non trova riscontri be definiti né per quanto concerne la sua cronologia, né per il suo stile. Ritengo che la fase romanica della chiesa di S. Sofia probabilmente risalga alla fine del secolo XII. Gli indizi per una tale collocazione cronologica vengono offerti dal modo di costruzione con conci, dagli archi del portale a ferro di cavallo, caratteristici del romanico sviluppato, e dalle cornici scolpite delle finestre circolari. Siccome le questioni riguardanti le fasi di costruzione della chiesa di S. Sofia rimangono irrisolte, ritengo siano necessarie delle nuove ricerche archeologiche della stessa Ma anche facendone a meno, la chiesa presenta degli elementi morfologici i quali possono essere d'aiuto per una collocazione cronologica più precisa delle chiese minori ad una navata nel territorio istriano. Sottolineo il ruolo degli archi del portale a ferro di cavallo che ho notato, per esempio nella chiesa di S. Croce a Buttoniga ed in quella di S. Sebastiano a Scarconi, nonché le finestre con le cornici di pietra da taglio, quali si riscontrano, per esempio, nella chiesa di S. Giovanni Battista a Valmazzinghi, oppure in quella di S. Vicenzo a Sanvicenti.

Secondo i dati disponibili, si possono, quindi, distinguere con sicurezza due fasi di costruzione della chiesa di S. Sofia: quella preromanica e quella romanica. La fase preromanica era rappresentata da una chiesa minore ad una navata, con tre absidi semicircolari inscritte. La chiesa romanica, invece, è un edificio rettangolare diviso in tre navate da colonne massicce. Le navate si concludono con tre absidi semicircolari inscritte. Della chiesa più antica, quella romanica ha utilizzato l'intero muro orientale, mentre l'abside principale è stata costruita sui resti delle tre absidi dell'edificio preromanico. L'abside settentrionale, nel muro perimetrale settentrionale, conserva i resti della volta a botte, il che fa pensare che avesse una copertura. La chiesa di S. Sofia è una chiesa del romanico sviluppato costruita probabilmente nel secolo XII e lo provano i numerosi elementi che si sono conservati.

L'importanza della chiesa di S. Sofia a Duecastelli si rivela nella continuità delle sue fasi costruttive, le quali ripetono l'identica forma della pianta rettangolare con tre absidi semicircolari inscritte. Data la frequenza di chiese con absidi inscritte nel periodo romanico in territorio istriano, la chiesa di S. Sofia è importante in quanto rappresenta l'unico monumento di questo tipo nel quale è possibile seguire la linea e gli indirizzi di sviluppo durante il periodo preromanico e romanico.

La chiesa di S. Maria di Orsera

La chiesa di S. Maria si trova a nord-ovest di Orsera, sulla costa adriatica. Si tratta di una basilica piuttosto grande (24,50m x 12,50m), a tre absidi e correttamente orientata. Il tetto è integro, ma la chiesa momentaneamente non è in funzione. L'esterno non presenta decorazioni plastiche. All'esterno ed all'interno prevalgono forme semplici, basse e massicce. Tutte e tre le navate si concludono con delle absidi inscritte nel muro della facciata posteriore; l'abside centrale è pronunciata, penetra profondamente nello spazio, creando un coro profondo.

Nella facciata occidentale, lungo l'asse della navata centrale, troviamo il portale d'ingresso, il quale presenta un'incorniciatura di pietra di semplice profilatura. La facciata è intonacata, ma l'intonaco si è perlopiù staccato, lasciando cosi intravedere la struttura muraria: dei rettangoli di pietra piuttosto piccoli disposti in fasce d'altezza diversa e legati con calcina. Nell'angolo nord-ovest si è conservata una lesena che arriva fino ai due terzi dell'altezza della navata laterale.

Fig. 10 - Chiesa di S. Maria - Orsera: facciata. Fig. 11 - Chiesa di S. Maria - Orsera: dettaglio della facciata.

La parete settentrionale consiste in una superficie intonacata semplice e lisciale tre finestre centinate rappresentano le uniche aperture nella zona superiore della navata centrale. Nell'angolo occidentale si è conservata una lesena alta 30 centimetri circa. La parete meridionale si apre al centro della navata laterale con una porta rettangolare dalla semplice incorniciatura di pietra, alla quale si accede con uno scalino. Nella navata laterale si aprono su questo Iato tre finestre rettangolari disposte assimmetricamente: quella occidentale è maggiore, mentre quelle orientali sono minori ed uguali tra loro. La navata centrale si apre dal lato meridionale con una finestra centinaia situata nella parete orientale della chiesa. La parete meridionale manca d'intonaco e, quindi, lascia intravedere la sua struttura: dei blocchi di pietra piuttosto grandi legati da malta, disposti in fasce d'altezza differente.

Nella facciata posteriore, orientale, si aprono tre finestre, tutte lungo l'asse centrale dell'abside. La finestra dell'abside centrale è maggiore ed è centinaia; l'abside della navata settentrionale presenta una finestra centinata di dimensioni minori, mentre l'abside della navata meridionale presenta una finestra rettangolare. Accanto all'angolo sud-ovest della facciata orientale si è conservato un frammento di muro.

L'interno è suddiviso con delle arcate poggianti su quattro paia di colonne con dei capitelli massicci in tre navate di proporzioni standardizzate. i capitelli s'incurvano nella parte inferiore, mentre in quella superiore si trasformano in cubo. L'interno della chiesa è intonacato.

Un gran numero di studiosi ha mostrato interesse per la chiesa di S. Maria [63]. A. Šonje si è occupato di essa in modo particolare, svolgendo una ricerca dettagliata, anche se parziale, e pubblicando una monografia [64].

In base alle sue ricerche, il Sonje è giunto alla conclusione che la chiesa di S. Maria è stata costruita in tre fasi [65]. Egli ha stabilito che la forma rettangolare della pianta della chiesa è originaria e deriva dalla costruzione primitiva, che colloca prima del secolo IX, continuando fino al secolo XI, al quale, secondo la sua opinione, risale la chiesa recente [66]. À. Sonje [67] ha cercato di dimostrare che la differente struttura muraria della chiesa sta a testimoniare che era in cattivo stato specialmente nel momento nel quale è stata effettuata una delle ricostruzioni dell'edificio originario l'odierna basilica di S. Maria conserva le proporzioni della pianta; in una fase ricostruttiva essa riceve tre absidi.

Fig. 12 - Chiesa di S. Maria - Orsera: dettaglio del muro meridionale.

Studi recenti hanno dimostrato potersi distinguere tre fasi di costruzione della chiesa di S. Maria [68]. La prima fase viene collocata prima del secolo IX; le appartengono anche il muro perimetrale settentrionale che si può vedere anche oggi e, ad esso collegata, una parte di facciata. In quest' angolo si sono conservate delle lesene, le quali rappresentano l'unico elemento di datazione. La parete settentrionale è stata nuovamente intonacata, ma nella parte della facciata appartenente a questa fase, s'intravvede la struttura di conci, disposti in file. Anche lo spessore di questa parte della facciata differisce (è più sottile) da quella meridionale della facciata. La parete settentrionale della chiesa è di poco più grossa di quella meridionale, più recente. Stando alle previe ricerche archeologiche, anche in altri angoli dell'edificio vi erano delle lesene, oggi non visibili, oltre a quelle che s'innalzavano sulla facciata occupando la larghezza della navata principale. Possiamo, dunque, supporre che la chiesa più tarda di S. Maria abbia usato tutti i muri perimetrali della chiesa primitiva eccetto quello orientale, e questo ci permette di definire le dimensioni dell'edificio originario. Non possiamo sostenere niente di concreto riguardo la parte orientale dell'edificio. Le ricerche archeologiche di A. Šonje hanno riportato dei dati riguardanti anche questa parte dell'edificio originario, ma la documentazione è incompleta e la ricostruzione è poco convincente [69]. Prendendo in considerazione le ricerche precedenti, la chiesa originaria avrebbe avuto solo un'abside centrale. L'ultima fase costruttiva della basilica di S. Maria va riferita, in base alla disposizione della pianta ed alla morfologia, alla chiesa del tardo romanico nell'aspetto odierno, e può essere datata alla fine del secolo XIII secolo oppure all'inizio del secolo XIV.

Fig. 13 - Chiesa di S. Maria - Orsera: interno. Fig. 14 - Chiesa di S. Maria - Orsera: interno.

Possiamo supporre che tra la prima e l'ultima fase di costruzione della chiesa fosse esistita ancora una fase. Per averne una conferma sono necessarie nuove ricerche e per ora possiamo constatare solo quanto segue. L'abside centrale non è costruttivamente legata al muro della facciata posteriore, il che dimostra che l'abside centrale esisteva nella forma odierna prima che fosse stata costruita l'odierna abside settentrionale. Quindi, possiamo supporre che la costruzione dell'abside principale appartenga ad una fase costruttiva differente, che avrebbe avuto luogo tra la prima e l'ultima fase romanica. Comunque, non sono ancora state analizzate tutte Se connessioni tra la parete del retro e l'abside settentrionale e la parete settentrionale della chiesa, e da questo dipende anche la collocazione cronologica dell'abside principale della chiesa. Infatti, grazie a delle ricerche archeologiche recenti, svoltesi sotto l'abside settentrionale, all'esterno del suo perimetro, è stata scoperta la base di un'abside semicircolare più antica, la quale non è legata costruttivamente all'abside principale della chiesa [70]. Quindi, per ora possiamo soltanto constatare i fatti e non possiamo stabilire con certezza gli interventi tra la prima e l'ultima fase costruttiva. Per questa ragione sono necessarie nuove ricerche archeologiche del manto murario, dell'intero perimetro della chiesa, nonché della parte absidale esterna ed interna.

Fig. 15 - Chiesa di S. Maria - Orsera: interno.
Fig. 16 - Chiesa di S. Maria - Orsera: interno, abside.

Pochi studiosi accennano ai capitelli, i quali costituiscono esempi specifici e poco numerosi di capitelli tardo romanici in Istria [71]. Si tratta dei cosiddetti capitelli a cubo (capitelli semplici, massicci, i quali nella parte inferiore presentano una sezione circolare ed in quella superiore una sezione quadrata). Non presentano decorazioni; soltanto negli angoli vi sono delle foglie stilizzate, semplici e piatte. E sono proprio questi capitelli a costituire uno degli elementi per una collocazione cronologica più precisa della basilica di S. Maria.

La chiesa di S. Maria manifesta la sua importanza rispetto alle altre costruzioni sacre per la continuità di costruzione che si rivela tra la chiesa odierna e gli strati più antichi e per le caratteristiche costruttive, in particolar modo per il tipo di costruzione degli archi a ferro di cavallo. Le arcate, sia quella a destra che quella a sinistra, sono sostenute da pilastri e per questa ragione è stato rafforzato anche il muro della facciata.

Tav. 3 - Pianta della chiesa di S. Maria - Orsera.
 

Il Šonje ha proposto di datare lo strato medievale della basilica di S. Maria al secolo XII [72]. Eppure delle ricerche più approfondite hanno indirizzato la collocazione cronologica verso la fine del secolo XIII o possibilmente agli inizi del secolo XIV [73] il che è provato dagli elementi stilistici, dalle caratteristiche del tardo romanico, come le forme delle finestre centinate nella parete settentrionale ed in parte anche in quella meridionale della navata centrale e delle absidi. Le arcate, murate con malta, tecnica che contraddistingue la parete meridionale, e specialmente i capitelli cubici con semplice stilizzazione di foglie negli angoli ed i profili dell'imposta confermano le opinioni esposte. Ciò malgrado, il coro profondo, la semplicità, la chiarezza e la severità dell'architettura, oltre alle forme dei capitelli, rivelano Taccettazione di una concezione dello spazio ormai gotica. Pertanto, quando si tratta di definire cronologicamente le ultime, oggi visibili, fasi della chiesa di S. Maria nel porto di Orsera, possiamo concludere che per quanto riguarda il suo tardo sviluppo stilistico, stando alla sua morfologia (la presenza dell'arco a ferro di cavallo, ad esempio), essa segue gli elementi offerti dall'edificio precedente (il perimetro, la disposizione della pianta), ma che con alcuni elementi (quali l'organizzazione spaziale, i capitelli, ed altro) preannuncia una nuova epoca, quella gotica.

Infatti, cronologicamente e morfologicamente la chiesa più vicina a quella di S. Maria ad Orsera è la collegiale di S. Maria a Pago Antica [74], una basilica a tre navate con cinque paia di pilastri murati. Essi presentano delle basi alte non profilate e sopra di essi sono poste delle imposte robuste e piatte dalle quali si distendono gli archi. Nella parte orientale la navata centrale si conclude con una grande abside semicircolare sporgente, mentre le due laterali sono ugualmente semicircolari, iscritte nel muro della facciata posteriore. Tutto l'edificio è stato costruito con pietre da taglio lavorate sommariamente. La chiesa è romanica per gli archi e per lo spazio absidale e la sua forma geometrica ed il suo volume seguono ormai i principi del gotico. Possiamo datarla alla fine del secolo XIII oppure all'inizio del secolo XIV [75].

Fig. 17 - Chiesa di S. Agata nel cimitero di Cittanova: facciata.

S. Agata di Cittanova

Correttamente orientata (10,50 metri lunga e 9,50 metri larga), la chiesa di S. Agata si trova a sud della strada che porta al centro di Cittanova nel cimitero circondato da alte mura. Per anni abbandonata e fuori funzione, dopo una rilevante opera di restauro oggi serve nuovamente al culto religioso.

La chiesa di S. Agata è piuttosto grande, di proporzioni irregolari, con pianta a forma di rombo. È costruita con conci legati da una quantità abbastanza grande di malta e disposti in file d'altezza disuguale. L'esterno, come si presenta oggi, non è intonacato, ma prima sicuramente lo era.

Sull'asse della facciata troviamo il portale, incorniciato da grandi blocchi di pietra. Un arco scaricante alquanto stretto e basso costituito da pietre radialmente disposte sovrasta l'architrave del portale. Sopra il portale, lungo l'asse centrale, si trova una finestrella circolare dalla cornice di pietra, mentre il frontone si conclude con un campanile a rocca.

La parete settentrionale longitudinale si apre verso Ovest con una grande porta rettangolare e con una stretta finestra rettangolare collocata nel terzo superiore dell'altezza. Ambedue le aperture non presentano cornici, eccetto per gli architravi, per i quali sono state usate delle travi di pietra. Nella parte centrale del muro, lungo quasi tutta l'altezza, si estende una grande apertura rettangolare dalla cornice di pietra. Verso oriente si apre con una piccola finestra, identica per collocazione, dimensioni e costruzione a quella nella metà occidentale di questa parete. Anche questa parete fa da sostegno ad alcune lapidi sepolcrali.

Fig. 18 - Chiesa di S. Agata nel cimitero di Cittanova: abside della navata principale. Fig. 21 - Chiesa di S. Agata nel cimitero di Cittanova: intemo.

La parete meridionale longitudinale ripete in parte la disposizione delle aperture del muro settentrionale. Nella parte centrale del muro, lungo quasi tutta l'altezza, si estende una grande apertura rettangolare dalla cornice di pietra, per collocazione, dimensioni, costruzione e forma identica a quella della parete settentrionale. Ad oriente della stessa troviamo una finestra più piccola, quadrata, incorniciata da quattro travi di pietra.

II presbiterio, d'altezza uguale alla navata, termina nella parte posteriore della chiesa con un'abside semicircolare alquanto stretta e bassa, aprendosi nell'asse centrale con una finestra semicircolare. Nella zona inferiore delle absidi con il suo orlo tocca il basso muro di cinta. Le navate laterali terminano rispettivamente con absidi sporgenti più piccole, più basse e presentano una finestra semicircolare. Le mezze calotte di tutte e tre le absidi sono ricoperte con delle lastre di pietra.

Fig. 19 - Chiesa di S. Agata nei cimitero di Cittanova: abside della navata meridionale.
Fig. 20 - Chiesa di S. Agata nel cimitero di Cittanova: interno.

L'interno presenta tre navate terminanti in tre absidi. Si entra scendendo per due scalini di pietra. Due paia di pilastri murati, con i rispettivi piloni sul muro delle facciate anteriore e posteriore, dividono l'interno in tre navate. I pilastri murati si dilatano nelle terminazioni superiori e su di essi poggiano le arcate massicce. La navata centrale termina con il presbiterio in un'abside sporgente semicircolare profonda.

Di particolare interesse è la terminazione a tre absidi, la quale rappresenta una soluzione specifica nel tipo di chiese a tre navate ed a tre absidi sporgenti semicircolari. L'abside centrale dedicata a Sant'Agata non continua nella parte orientale della navata centrale, bensì termina con il presbiterio, il quale fuoriesce dal piano del retro della chiesa. Tale soluzione della terminazione dell'abside centrale colloca la chiesa di S. Agata nel novero delle basiliche, conventi e cattedrali protoroma-niche e romaniche a ire absidi, nelle quali l'abside centrale penetra nella zona dietro il presbiterio formando un coro [76]. Tale soluzione dell'abside centrale in un sistema di basiliche a tre absidi è funzionale in quanto compare per la necessità di riunire i monaci in preghiera nel coro. Quindi, va ipotizzato che la soluzione della parte orientale della chiesa di S. Àgata abbia avuto origine per ragioni pratiche e sotto l'influsso delle chiese medievali dell'Occidente.

Tav. 4 - Pianta della chiesa di S. Agata - Nel cimitero di Cittanova.
 

Della chiesa di S. Agata ha scritto L. Parentin, il quale riporta dei dati molto scarsi riguardanti la sua architettura [77]. A. Šonje ha trattato questo tema più a fondo in seguito a ricerche archeologiche parziali [78]. Egli giustamente sottolinea la peculiarità della chiesa di S. Agata nell'ambito del gruppo di costruzioni aventi tre navate e tre absidi sporgenti semicircolari. Tale peculiarità in primo luogo consiste nella triabsidalità, cioè nella soluzione dell'abside centrale, principale, la quale non si ricollega alla navata centrale della chiesa, ma al presbiterio sporgente dal piano della facciata posteriore della chiesa [79]. Il Sonje propone la datazione della chiesa al secolo X oppure al più tardi alla prima metà del secolo XI [80] in base alla tecnica muraria con conci irregolari e con abbondante uso di malta, alle irregolarità nella costruzione dei muri e nella formazione dello spazio - il che è solito nell'edilizia dell'epoca — nonché alla costruzione del tetto a due spioventi sovrastante lo spazio a tre navate. Nell'introduzione di una serie di nuovi elementi nell'architettura sacra, egli rileva influssi dell'architettura benedettina, all'epoca particolarmente propulsiva. Le ultime ricerche archeologiche molto dettagliate sulla chiesa di S. Agata hanno confermato le ipotesi riguardanti l'estensione delle ricostruzioni successive [81].I risultati di queste ricerche hanno confermato che i muri perimetrali meridionale e settentrionale della chiesa sono di diversa data e che nel tempo vi sono stati degli interventi anche nelle arcate, come giustamente nota il Sonje [82]. Lo possiamo concludere dalle portate minori degli archi della prima arcata, dal sistema costruttivo dell'arco dell'arcata settentrionale e dal materiale di costruzione dell'arcata meridionale; si tratta di ricostruzioni che non sono facilmente definibili.

Data la disposizione della pianta, ritengo che l'origine della chiesa di S. Agata andrebbe ricercata nell'architettura carolingia. La parte absidale della chiesa ha tali radici e non rivela una morfologia pronunciata dello stile romanico sviluppato. Contrariamente, la struttura dei muri perimetrali e la forma delle aperture, presentano elementi più chiari di questo periodo. Le recenti ricerche archeologiche non hanno dato dei risultati che rafforzino gli elementi di datazione della chiesa di S. Agata sia all'epoca preromanica, che a quella romanica. Pertanto, per ora la datazione della chiesa di S. Agata a Cittanova va lasciata aperta, ipotizzando una sua appartenenza ad un primo romanico in base ad un esame del monumento e dell'opera degli studiosi precedenti.

***

La caratteristica principale delle opere trattate è che sono a tre navate, mentre le loro differenze reciproche si rivelano nelle soluzioni della parte orientale. La scarsità delle chiese a tre navate nel territorio istriano in età romanica viene confermata da soli quattro esempi appartenenti a diverse fasi cronoiogiche roma-niche. Scarsa è la documentazione scritta riguardante queste chiese, mentre in maggior misura esse presentano elementi stilistici e morfologici che consentono una datazione sicura, che permette di datare anche le numerose chiese minori. In questo modo, per esempio, le varie soluzioni costruttive degli archi trionfali delle absidi, le aperture delle finestre e dei portici, nonché la plastica architettonica di questi edifici monumentali, sono elementi sicuri per la datazione di quelle chiese ad una navata, che ripetono, in forme più discrete, i dettagli architettonici nominati. La basilica più significativa del primo romanico in Istria è la chiesa di S. Martino a S. Lorenzo del Pasenatico, con pianta semplice, allungata, con tre absidi. Essa viene ritenuta quale esempio d'architettura internazionale del primo romanico. Questo tipo di chiesa trae origine da esempi simili dei centri del bacino nordadriatico italiano. Questa affermazione viene comprovata dai capitelli, come pure dalla triabsidalità coerentemente effettuata. Sono proprio i capitelli, come anche i frammenti d'affreschi dello strato più antico, a datare con sicurezza la chiesa di S. Martino alla prima metà del secolo XI. La chiesa di S. Martino a S. Lorenzo del Pasenatico non è soltanto la più grande e la più importante costruzione del primo romanico istriano, bensì un esempio rilevante anche nell'ambito dell'Adriatico orientale.

La chiesa di S. Sofia a Docastelli è una basilica a tre navate e tre absidi semicircolari inscritte. Ritengo che l'origine del tipo di pianta di questa chiesa vada ricercato nell'ambito dell'architettura carolingia. La chiesa di S. Sofia viene, secondo il Marušić, datata al secolo XIII, e tale datazione viene argomentata con il modo di costruire gli archi a ferro di cavallo con conci e le finestre con cornici di pietra da taglio. Ritengo che proprio gli elementi succitati offrano la possibilità di collocare questa chiesa nel romanico sviluppato, probabilmente nel secolo XII.

La chiesa di S. Maria ad Orsera è una basilica a tre navate e tre absidi con un'accentuata abside centrale, che penetra nello spazio ecclesiastico creando un coro profondo. Esempi simili, di questo tipo, con un accentuato coro profondo, vanno ricercati nell'architettura europea protoromanica [83]. Gli elementi stilistici e morfologici, come per esempio la forma semicircolare delle finestre, le arcate murate con malta, la tecnica muraria, i capitelli cubici, i profili delle imposte, il coro profondo ed altri particolari ancora, indirizzano la datazione della chiesa di S. Maria verso la fine del secolo XIII oppure verso l'inizio del secolo XIV.

Infine, la chiesa di S. Agata a Cittanova è cimiteriale. Presenta una pianta quadrangolare con tre absidi semicircolari sporgenti ed un'abside particolarmente accentuata, con la quale si conclude il presbiterio, come nella basilica di S.Maria ad Orsera. L'origine di questo tipo architettonico, secondo mia opinione, va ricercata nei l'architettura carolingia. Per la chiesa di S. Agata gli studiosi propongono una datazione che va dal X secolo alla prima metà del secolo XI. Per ora, fino a delle nuove ricerche, preferisco l'origine romanica della chiesa di S. Agata, non essendo in grado, tuttavia, di datarla più precisamente, in mancanza di elementi abbastanza convincenti.

Gli esempi trattati hanno dimostrato, come ho già sottolineato, l'esistenza di diverse soluzioni del sistema triabsidale. La chiesa di S. Martino a S. Lorenzo del Pasenatico presenta tre absidi semicircolari sporgenti, delle quali quella centrale è maggiore, mentre quelle laterali sono minori. Anche la parte orientale della chiesa di S. Sofia a Docastelli presenta tre absidi semicircolari inscritte, delle quali quella centrale è maggiore, mentre quelle laterali sono più piccole. Nel caso della chiesa di S. Maria ad Orsera le due absidi laterali si presentano come due nicchie cieche semicircolari nella parete, mentre la centrale, quella principale, molto profonda, si trova in una sporgenza a se stante quadrangolare. La chiesa di S. Agata a Cittanova, invece, presenta una terminazione triabsidale completamente diversa, nella quale l'abside maggiore, semicircolare, si trova nella parte posteriore del presbiterio, il quale sporge fuori dalla facciata posteriore nella zona di terminazione della navata centrale, mentre le absidi laterali, minori, semicircolari, si ricollegano direttamente alfe navate laterali.

La forma della pianta della parte orientale della chiesa di S. Maria ad Orsera potrebbe forse servire per la datazione della chiesa di S. Pelagio a Cittanova [84] Questa chiesa va rilevata entro il gruppo dei monumenti nominati per la cripta datata per ora all'epoca romanica [85], della quale si saprà di più dalle ricerche che sono in corso. L'abside della chiesa di S. Pelagio presenta una soluzione uguale a quella dell'abside centrale della basilica di Orsera, quindi, all'esterno è quadrangolare, ed all'interno semicircolare. Poiché non è stata stabilita una precisa datazione della chiesa di S. Pelagio e si suppone sia esistita nel secolo IX, forse anche la sua abside risale al primo medioevo, sempre supponendo l'esistenza di una chiesa monumentale in quell'epoca. Comunque, questa è soltanto un'ipotesi, la quale richiede ricerche approfondite, che forniranno dei nuovi contributi per la soluzione delle fasi costruttive, ed in particolare modo, per una datazione più precisa della cripta, la quale viene cronologicamente collocata in un ampio arco di tempo dell'epoca medievale.

Il tipo di chiesa a tre navate, basilicale, è di eccezionale importanza, in quanto rappresenta una spiccata novità stilistica nell'Adriatico orientale nel secolo XI e segna il passaggio dal preromanico al romanico. La comparsa delle basiliche a tre navate lungo le sponde dell'Adriatico orientale è il risultato di un rinnovo delle basiliche paleocristiane dell'epoca di Cosentino, testimoniato tra l'altro molto bene dalla basilica di Popone ad Aquileia e che coinvolse anche la costa adriatica

orientale. Il nuovo stile romanico in questo tipo di chiese si fa notare, oltretutto, in n rnaggi°r orientamento dell'attenzione verso il presbiterio, sicché, per esempio, viene a formarsi un coro profondo, oppure viene effettuata la triabsidalità, ed in tutto l'interno domina l'uniformità dello spazio. A quell'epoca in Istria compaiono anche degli edifici basilicali, e lo confermano gli esempi innanzi trattati.

Nonostante in Istria in epoca romanica non vi sia esistito un gran numero d'esempi di questo tipo architettonico, alcuni di essi, conosciuti e qui trattati, ne rivelano l'importanza. Innanzitutto la chiesa di S. Martino a S. Lorenzo del pasenatico, la cui importanza va ben al di là dell'ambito regionale, quale esempio più settentrionale d'architettura internazionale del primo romanico lungo la costa adriatica orientale. Possiamo supporre con certezza che essa sia il risultato "d'imitazione" di simili esempi dei centri vicini del bacino nordadriatico italiano. Lo dimostra una coerente triabsidalità, ed in particolar modo, i capitelli, corinzi a palmetta, simili a quelli di Caorle, i quali rendono possibile, assieme agli affreschi dello strato più antico, una datazione sicura della chiesa di S. Martino al secolo XI. Questa chiesa può, pertanto, venire considerata, alla stregua di quella di S. Michele a S. Michele di Leme, quale prima portatrice di caratteristiche stilistiche romaniche e messaggera di una nuova epoca. L'origine della pianta rettangolare con tre absidi inscritte della chiesa di S. SofiaaDocastelli, in rovina, va probabilmente ricercata in simili esempi carolingi dell' Europa occidentale, ma già elaborati in Istria (ne è un esempio la fase preromanica della stessa chiesa). Il modo di costruire gli archi dei portali con conci e le finestre circolari lavorate in pietra da taglio, rappresentano degli elementi del romanico sviluppato che rendono possibile la datazione della chiesa di S. Sofia alla fine del secolo XII. L'importanza di questa chiesa è pertanto maggiore, in quanto la forma della sua pianta, con tre absidi semicircolari inscritte, si può seguire sin dall'epoca preromanica. Essendo il tipo di costruzione con absidi iscritte molto diffuso in Istria nel romanico, la chiesa di S. Sofia permette di seguire molto bene Io sviluppo e la continuità di questo tipo di edificio sacro.

La chiesa di S. Maria ad Orsera presenta un coro profondo, pronunciato, al quale si ricollega un'abside semicircolare sporgente. La sua origine va ricercata nell'architettura preromanica europea. Comunque, siccome in Istria non vi sono esempi simili, sembra che giunga in Istria quale prodotto finale, forse attraverso i monaci che la servivano. Il valore della chiesa di S. Maria ad Orsera consiste nel fatto che stilisticamente e morfologicamente dimostra caratteristiche tardoromaniche. Lo indica la forma semicircolare delle finestre, gli archi delle arcate a ferro di cavallo murati con malta, i capitelli massicci dalle foglie intagliate e la tecnica muraria. Il coro profondo, la semplicità, la purezza e la severità dell'architettura svelano l'accettazione di una concezione gotica dello spazio. Pertanto, la datazione della chiesa di S. Maria alla fine del secolo XIII, oppure all'inizio del secolo XIV, confermata anche dalle ultime ricerche archeologiche, è giustificata ed accettabile. La chiesa cimiteriale di S. Agata a Cittanova è interessante per quanto riguarda la soluzione della sua parte orientale con tre absidi sporgenti semicircolari. La sua abside centrale si ricollega al presbiterio molto allungato, e fuori esce dal perimetro della facciata posteriore della chiesa, mentre le absidi laterali si ricollegano direttamente alle navate. I modelli per la pianta della chiesa di S. Agata vanno ricercati nell'architettura carolingia, la conclusione triabsidale potrebbe risalire all'epoca preromanica, mentre la struttura del muro meridionale, come anche le aperture che presenta, parlano a favore del romanico sviluppato. Queste circostan-ze rendono piu difficile una datazione piu precisa della chiesa, ma date le caratteristiche citate, puo essere considerata con certezza una costruzione romanica Comunque, nonostante si siano formate parecchie ipotesi riguardanti F origine delia chiesa di S. Agata a Cittanova e vi siano delle discordanze riguardo la sua datazione, essa rientra nelFambito delle chiese trattate, mettendo a nudo le difficoltà che si riscontrano nell'analisi del patrimonio architettonico sacro romanico dell'Istria.

II romanico in territorio istriano e un lungo processo che perdura durante i secoli XI e XII. La maggior parte delle chiese di questo periodo, in genere viene definita in base alla struttura del manto murale, alla forma degli archi, alle aperture (porte e finestre), ai capitelli, e ad altri elementi. Tra le chiese che presentano caratteristiche stilistiche del primo romanico, va annoverata innanzitutto la chiesa di S. Martino a S. Lorenzo del Pasenatico, L'esempio piu settentrionale di basilica del primo romanico neH'Adriatico orientale. I capitelli, corinzi a palmetta, sono simili a quelli delle chiese del bacino nordadriatico del secolo XI, pertanto, insieme ai frammenti d'affreschi, essi rendono possibile la datazione di questa chiesa ai primo romanico, verso la meta del secolo XI. Altri elementi, quali per esempio le finestre spalancate nel testudo, che hanno origine nell'architettura paleocristiana, le lesene, "le ali di Ravenna" e gli archi pendenti, che traggono spunto da modelli che si possono trovare nel primo romanico [86], dimostrano che l'origine della chiesa di S. Martino e del primo romanico. Pure la chiesa a tre navate di S. Agata nel cimitero di Cittanova, andrebbe ritenuta del primo romanico. Data la disposizione della pianta, la sua origine va ricercata nell'ambito delFarchitettura carolingia; le absidi non rivelano una pronunciata morfologia del romanico sviluppato. Contrariamente, proprio la struttura dei muri perimetrali, nonche le forme delle aperture, sono chiari elementi del romanico sviluppato. Neppure le ultime ricerche hanno dato alcun risultato che proverebbe la datazione di questa chiesa all'epoca preromanica oppure a quella romanica. Vorigine tardoromanica della chiesa di S. Sofia a Docastelli viene confermata dai portici, sovrastati da archi a ferro di cavallo, dalle finestre circolari con cornici di pietre da taglio e dalla tecnica muraria con conci.

Questi elementi rafforzano l'ipotesi secondo la quale la fase romanica della chiesa di S. Sofia verrebbe probabilmente datata alla fine del secolo XII. La chiesa di S. Maria ad Orsera dall'aspetto stilistico rivela caratteristiche tardoromaniche e gotiche. La forma semicircolare delle finestre, gli archi delle arcate murati con alta la tecnica muraria della parete meridionale, i capitelli massicci semplicemente stilizzati ed i profili delle imposte denotano caratteristiche tardoromaniche. Il gotico si manifesta nel coro profondo, nonchè nella semplicità e nella purezza dell'architettura della chiesa. Le ricerche recenti hanno, inoltre, orientato la datazione della chiesa di S. Maria verso la fine del XIII secolo, oppure, forse, agli inizi del secolo XIV.


Note:

  1. Per quanto riguarda gli affreschi si veda: B. Fučlć, Istarske freske / Affreschi istriani/ , Zagabria, 1963, p. 15 e "Katalog" / Catalogo /, p. 5; I. Perčić-Čalogović, "Zidno slikarstvo Istre" / La pittura parietale dell' Istria (dottorato di ricerca, manoscritto), Zagabria, 1963, p. 169-172; A. Šonje, Crkvena arhitektura zapadne Istre / L'architettura sacra dell'Istria occidentale /, Zagabria-Pisino, 1982, p. 124.
  2. M. Mirabella Roberti, "Notiziario archeologico istriano (1940-48): S. Lorenzo del Pasenatico", Atti e Memorie della Società istriana di archeologia e storia patria (=AMSI), Venezia, vol. IlI (1949), p. 241-242; Idem, "Le chiese e le mura di San Lorenzo del Pasenatico", Arte del primo Millenio, Atti del convegno di Pavia, Torino, 1950.
  3. M. Mirabella Roberti, "S. Lorenzo", cit., p. 91.
  4. Ibidem, p. 103.
  5. A. Šonje, op. cit., p. 54-57 e 124-127.
  6. Ad es.: A Mohorovičić, "Prikaz i osnovna analiza nekih istaknutih urbanističkih i arhitektonskih objekata na području sjeverozapadne Istre II" / Raffigurazione ed analisi di alcune rilevami strutture urbanistiche ed architettoniche dell'Istria nordoccidentale - II / Bulletin JAZU / Accademia jugoslava delle scienze e delle arti /, Zagabria, 1954, II, 5-6, p. 4; Idem, "Problem tipološke klasifikacije objekata srednjovjekovne arhitekture Istre i Kvarnera" / II problema della classificazione tipologica dell'architettura medievale dell'Istria e del Quamero / Ljjetopis JAZU / Annuario JAZU /, Zagabria, vol. 62 (1957), p. 490; B. Marušić, "Materijalna kultura Istre od V do IX stoljeća" / La cultura materiale dell'Istria dal V al IX secolo /, Izdanja Hrvatskog arheološkog društva / Edizioni della Società archeologica croata /, Pola, 1987, 11/1, p. 205-206.
  7. T.G. Jackson, Dalmatia the Quarnero and Istria with Cetigne, Oxford 1887, vol. III.
  8. A. Mohorovičić, "Prikaz i osnovna analiza", cit., p. 4.
  9. A. Mohorovičić, "Problem tipološke klasifikacije", cit., p. 490. Nell'opera citata, Mohorovičić non annovera la chiesa di S. Martino tra gli edifici del primo medioevo, né tra quelli romanici.
  10. Lj. Karaman, "O srednjovjekovnoj umjetnosti Istre" / Sull'arte medievale dell' Istria /, Historijski zbornik / Miscellanea storica /, Zagabria, 1949, II, 1-4, p. 117.
  11. A. Šonje, op.cit., p. 57.
  12. M. Mirabella Roberti, "La chiesa e le mura di S. Lorenzo". cit., p. 99.
  13. B. Marušić, "Materijalna kultura", cit., p. 205-106.
  14. A. Šonje, op. cit., p. 124-125. 151.
  15. Perčić-Čalogović, op. cit., p. 169-172.
  16. A. Šonje, op. cit., p. 124-125.
  17. Ibidem, p. 125-126.
  18. Ibidem, p. 127.
  19. Il convento di S. Maria a Zara è stato fondato nel 1066; la chiesa è stata consacrata nel 1091. Più dettagliatamente in: I. Petricioli, "Umjetnička baština samostana Sv. Marije" / Il patrimonio artistico del Convento di S. Maria /, Radavi Instituta JAZU u Zadru" / Lavori dell'Istituto JAZU di Zara /, Zara, n. 13-14 (1968), p. 63. Il convento di S. Pietro a Draga sull'isola di Arbe è stato fondato nel 1059. Si veda: F. Rački, p. 57.
  20. Della chiesa ha scritto particolareggiatamente I. ŽIĆ-ROKOV, 1974, p. 13. Infatti, la chiesa di S. Maria della Salute presenta oggi solo l'abside principale; allora presentava anche quelle laterali che sono andate distrutte.
  21. N. Jakšić, "Tipologija kapitela XI stoljeća u Dalmaciji" / Tipologia dei capitelli dell' XI secolo in Dalmazia", Slarohrvatska pmsvjetu / Cultura paleocroata /, Spalato, n. 13 (1983), p. 208-209.
  22. Ibidem. p. 207-210.
  23. Ibidem, p. 208.
  24. H.H. Buchwald, "Eleventh Century Corinthian-Palmette Capitals in the Region of Aquileia", The Art Bulletin, vol. XLVIII (1966), p. 147-158; Idem, "Capitelli corinzi a palmette dell'XI sec. nella zona di Aquileia". Aquileia Nostra, Aquileia, vol. XXXVIII (1967).
  25. H.H. Buchwald, "Eleventh Century Corinthian", cit., p. 147: Idem, "Capitelli corinzi", cit., p. 178.
  26. H.H. Buchwald, "Capitelli corinzi", cit., p. 182.
  27. N. Jakšić, op. cit., p. 209.
  28. Ibidem, p. 210.
  29. B. Fučić, op.cit., p. 15, "Katalog" p. 5; A. Šonje, op. cit., p. 127; I. Fisković, Romaničko slikarstvo u Hrvatskoj / La pittura romanica in Croazia /, Zagabria, 1987.
  30. M. Prelog. "Romanika" / II Romanico /, in Umjetnost na tlu Jugoslavie / L'arte sul territorio della Jugoslavia /, Zagabria-Belgrado-Mostar, 1984.
  31. V. Gvozdanović, 1978, p. 31.
  32. Lj. Karaman, Iz kolijevke hrvatske prošlosti / Agli albori del passato croato / Zagabria, 1930, p. 62
  33. Petricioli, Od Donata do Radovana / Da Donato a Radovan /, Spalato. 1990,
  34. T. Marasović 1985, p. 27-39.
  35. N. Jakšić, op. cit., p. 203-215.
  36. Ibidem, p. 210.
  37. H.H. Buchwald, "Eleventh Century Corinthian", cit., p. 147-158.
  38. N. Jakšić, op. cit., p. 210.
  39. M. Jurković, "Crkvena reforma i ranoromanička arhitektura na istočnom Jadranu" / La riforma della chiesa e l'architettura altoromanica lungo la costa adriatica orientale /, Starohrvatska prosvjeta, cit., n. 20 (1990), p. 191-213.
  40. Ibidem, p. 196.;/li>
  41. Ibidem, p. 197-203.
  42. Ibidem, p. 197-200.
  43. La chiesa di S. Elia a Valle è stata analizzata dettagliatamente da parte di: A. Mohorovičić, "Problem tipološke klasifikacije", cit., p. 513; B. Marušić. "Istarska grupa spomenika sakralne arhitekture s upisanom apsidom" / II gruppo di monumenti architettonici sacri con absidi inscritte /, Histria Archaeologica, Pola, 1974, V, 1-2, p. 13; Idem. "Monumenti istriani dell'architettura sacrale alto medievale con le absidi inscritte", Arheološki vestnik SAZU / Bollettino archeologico dell'Accademia slovena delle scienze e delle arti /, Lubiana, vol. XXIII (1972), p. 268, nota 3; A. Šonje, op. cit., p. 101. La chiesa della Natività a Valle è stata presa in esame da A. Mohorovičić, citato sopra, p. 497; B. Marušić, "Monumenti istriani", cit., p. 270, nota 6; Idem, "Tri spomenika crkvene arhitekture s upisanim apsidama u Istri", / Tre monumenti dell'architetlura sacra dell'Istria con absidi iscritte /, Histria Archaeologica, cit., 1972, III, 1, p. 78-84 e 96; Idem, "Istarska grupa", cit., p, 26 e 30; A. Šonje, Bizant i crkveno graditeljstvo u Istri / Bisanzio e l'architettura sacra in Istria /, Fiume, 1981, p. 97; Idem, Crkvena arhitektura, cit., p. 95. L'ultima ricerca della chiesa della Natività presso Valle è stata condotta da I. Matejčić, ed i risultati sono stati pubblicati nel volume: Dvije crkve / Due chiese /, Fiume-Rovigno, 1997, p. 3-11.
  44. G.F. Tommasini, De' commentari storici-geografici della Provincia dell'Istria, Trieste. 1837 (Archeografo Triestino, vol. IV), p. 432.
  45. F.M. Polesini, "Cenni storici sui conventi della città e diocesi di Parenzo", L'Istria, Trieste, 1849. n. 28-29, p. 123.
  46. M. Tamaro, Città e castelli dell'Istria. I, Parenzo, 1893, p. 505.
  47. W. Gerber, Altchristliche Kultbaueten Istriens und Dalmatiens. Dresda, 1912, p. 76, 78-79.
  48. A. Gnirs, "Die Ruinen von Due Castelli bei Canfanaro in Istrien". Miteilungen Z. K., Vienna. 1914, p. 86-89.
  49. B. Schiavuzzi, "Due Castelli (Notizie storiche)", AMSI, vol. XXXI (1919), p. 83-118.
  50. La chiesa di S. Sofia è stata analizzata da parecchi studiosi. Vanno rilevati i seguenti: A. Šonje, Crkvena arhitektura, cit., p. 143; A. Mohorovičić, "Problem tipološke klasifikacije", cit., p. 511; B. Marušić, 'Istarska grupa", cit., p. 23, 37-38; Idem, "Kompleks bazilike Sv. Sofije u Dvigradu", Histria Archaeologica, cit., 1971, II, 2, p. 1-55; Idem, "Djelatnost srednjovjekovnog odjela Arheološkog muzeja Istre u Puli 1947-1955.", Starohrvatska prosvjeta, cit., n. 6 (1958.), p. 221; Idem, "Tri spomenika crkvene arhitekture", cit., p. 270, nota 11; Lj. Karaman, "O srednjovjekovnoj umjetnosti Istre", cit.. p. 116-117; V. Ekl, "Jesen oko mrtvog grada (Dvigrad)" / L'autunno di una città morta (Docastelli) /, Bulletin JAZU, cit.. 1958, VI, 2, p. 102-105.
  51. B. Marušić, "Kompleks bazilike Sv. Sofije", cit., p. 1-55; Idem, "Istarska grupa", cit., p. 23, 37-38.
  52. Ibidem.
  53. B. Marušić "Kompleks bazilike Sv. Sofije", cit, p. 40.
  54. Ibidem, tavola XLVIII.
  55. Ibidem, p. 44-45.

  56. Ibidem, p. 45-47.
  57. Ibidem, p. 45.
  58. Riguardo l'architettura carolingia si vedano le rassegne: H. Kubach - H. Elbern, Karolinška i otonska umjetnost I L'arte carolingia e degli Ottoni /, Novi Sad, 1973, p. 5-106; K. J. Conant, Carolingian and Romanesque Architecture 800-1200, Harmondsworth, 1978, p. 11-30; etc.
  59. B. Marušić, "Kompleks bazilike Sv. Sofije", cit., p. 45.
  60. Lj. Karaman, "O srednjovjekovnoj umjetnosti Istre", cit., p. 116.
  61. A. Šonje, Crkvena arhitektura, cit, 143.
  62. B. Marušić, "Kompleks bazilike Sv. Sofije", cit,, p. 47.
  63. A. Šonje, Crkvena arhitektura, cit., p. 79-80,142; Idem, Bizant, cit., p. 86-87.112, 130; Idem. "Slavenska cesta u Poreštini (Istra) u svjetlu arheoloških nalaza i drugih podataka" / La strada slava del Parentino alla luce dei ritrovamenti archeologici e di altri dati /. Rad JAZU / Lavoro JAZU /, Zagabria, vol. 360 (1971), p. 51; Idem, "Romanička bazilika Sv. Marije u vrsarskoj luci" / La basilica romanica di S. Maria nel porto di Orsera /, Zbornik Poreštine / Miscellanea del Parentino/, Parenzo, vol. 1 (1971), p. 373-400; A. Mohorovičić, "Problem tipološke klasifikacije", cit., p. 510; Lj. Karaman, "O srednjovjekovnoj umjetnosti Istre", cit., p. 118; B. Marušić, "Tri spomenika", cit., p. 270, nota 11.
  64. A. Šonje, Crkvena arhitektura, cit., p. 79. A. Šonje si è dedicato con grande attenzione allo studio della basilica di S.Maria ed ha pubblicato i rispettivi risultati nello studio monografico sulla stessa. Si veda: A. Šonje, "Romanička bazilika", cit., p. 373-400.
  65. A. Šonje, "Romanička bazilika", cit.
  66. A. Šonje, Crkvena arhitektura, cit., p. 79-80.
  67. Ibidem, p. 142; Idem, "Romanička bazilika", cit., p. 373-400.
  68. La ricerca sulla chiesa di S. Maria ad Orsera è stata svolta da M. Baldini, direttore del Museo Civico di Parenzo, e successivamente da M. Jurković e da I. Tenšek.
  69. A. Šonje, "Romaničcka bazilika", cit., p. 385-390.
  70. Per informazioni più dettagliate si veda: M. Jurkovi'ć - I. Tenšek, "Crkva Sv. Marije u vrsarskoj luci " / La chiesa di S. Maria nel porto di Orsera / (elaborato), Zagabria, 1992, p. 4-5.
  71. A. Mohorovičić, "Problem tipološke klasifikacije", cit., p. 510; A. Šonje, Crkvena arhitektura, cit., p. 142.
  72. A. Šonje, Crkvena arhitektura, cit., p. 142.
  73. M. Jurković - I. Tenšek, op. cit., hanno individuato almeno due fasi di costruzione della chiesa. Recentemente è stata pure corretta la datazione della chiesa. Per delle ulteriori informazioni si veda: ibidem, p. 2-6.
  74. C. Fisković, "Bilješke o paškim spomenicima" / Note sui monumenti di Pago /, Ljetopis JAZU / Annuario Zagabria, vol. 57 (1953); I. Petricioli, "Tragom kipara 'Paulusade Sulmona"' / Sulle tracce dello scultore Paulus do Sulmona; /, in Fiškovićev zbornik / Miscellanea dedicata a C. Fisković /, vol. I, Spalato, 1980 (Prilozi povijesti umjetnosti u Dalmaciji / Contributi alla storia dell'arte in Dalmazia /, n. 21), p. 252-266; Idem, "Craditelj i kipar Paulus de Sulmona'" / L'architetto e lo scultore Paulus de Sulmona / in Tragom srednjovjekovnih umjetnika / 'Sulle tracce degli artisti medievali /. Zagabria, 1983, p. 118-134; M. Suić, Pag / Pago /, Zara, 1953; R. Ivančević, "Reinterpretacija Zborne crkve u Pagu" / Nuova interpretazione della chiesa collegiata di Pago /, Peristil, Zagabria. n.25 (1982), p. 53-80; M. Jurković. "Kolegijalna crkva Marijinog Uznešenja u Starom Pagu" / Chiesa collegiata Assunzione di Maria a Pago vecchia /, Prilozi povijesti umjetnosti u Dalmaciji / Contributi di storia dell'arte ln Dalmazia /. Spalato, 1991, p. 61-75.
  75. Un'analisi esauriente della chiesa di S. Maria a Pago è stata offerta da I. Fišković.
  76. A. Šonje, "Romanička bazilika", cit., p. 392; Idem, "Crkva Sv. Agate u Novigradu" / La chiesa di S. Agata a Cittanova /, Jadranski zbornik /Miscellanea adriatica /. Fiume-Pola. vol. II (1979-1981), p. 206.
  77. L. Parentin, Cittanova d'Istria, Trieste, 1974, p. 277-280.
  78. A. Šonje, 1979-1981, p. 197-215; Idem, "La chiesa di S. Agata di Cittanova", Atti del Centro di ricerche storiche di Rovigno, Trieste-Rovigno, vol. XIX (1988-1989), p. 43-45.
  79. A. Šonje, 1979-1981, p. 207.
  80. Ibidem, p. 207-208.
  81. I recenti lavori di conservazione e di restauro sono stati eseguiti dall'equipe della Sovrintendenza Statale per la tutela dei beni culturali e naturali di Fiume, guidata dal direttore I. Matejčić. Ringrazio Marijan Bradanović, membro del gruppo di ricerca, per le informazioni fornitemi.
  82. A. Šonje, ibidem, p. 200.
  83. Va rilevata, ad esempio, la chiesa abbaziale a Hersfeld el 1037, la cattedrale a Speyer dei secoli Xl-XIl, ecc, Per ulteriori informazioni si veda: K. J. Conant, op. cit., p. 74-77.
  84. L. Parentin, op. cit., p. 197-215; Idem, "Cenni sulla chiesa e la diocesi di Cittanova d'Istria". Archeografo Triestino. Trieste, vol. LII (1992), p. 321-343; B. Marušić, "II castello Neapolis - Novas alla luce delle fonti archeologiche". Atti del Centro di ricerche storiche di Rovigno, Trieste-Rovigno, vol. XIX (1988-1989), p. 12-16.
  85. Dato il fatto che la cripta della chiesa cittanovese di S. Pelagio è una delle rare conservate nell'ambito dell'architettura medievale croata (accanto a quella della cattedrale di Arbe e a quella zaratina) mi sembra necessario dare una sua breve descrizione. La cripta di S. Pelagio è situata sotto lo spazio presbiteriale odierno della chiesa. Ai Iati della sua entrata si trova una finestra quadrangolare, posta orizzontalmente e chiusa da una graticola di pietra. L'interno consiste in uno spazio basso di forma quadrangolare con una terminazione semicircolare in cui le quattro colonne con basi in pietra e capitelli prismatici, insieme a dieci semicolonne affiancate al muro, sostengono la volta a crociera. L'intonacatura recente lascia intravedere in alcuni punti la struttura della costruzione della cripta: la cripta è murata con blocchi di pietra regolari disposti in fasce di uguale altezza. Nella parete orientale si aprono due strette aperture quadrangolari che portano ai due piccoli vani, con volta, di pianta irregolare, posti di fianco. AI centro della cripta, le quattro colonne con i capitelli cubici sostengono il sarcofago marmoreo di S. Pelagio, sul quale si trova un'iscrizione. La datazione ipotizzata della cripta è il medioevo: una datazione più precisa, verrà, invece, fornita dai risultali delle ricerche successive. Le ricerche eseguite nella chiesa di S. Pelagio e nella sua cripta sono state eseguite dalla Sovrintendenza Statale per la tutela dei beni culturali e naturali, sotto la guida del direttore I. Matejčić. Le ricerche future faranno, certamente, luce sulla datazione più precisa di questa chiesa medievale
  86. Più dettaglatamente suIla comparsa degli archi pendenti nelle chiese minori del primo medioevo in Istria si veda in: I. Fišković, "Rovinjske crkvice iz osvita romanike" / Chiesette rovignesi degli albori del romanico /. citato, cit., n. 21 (1991), Spalato, 1995 (1996). p. 123-144.

Sažetak
"Trobrodne romaničke crkve u Istri i njihova važnost u korpusu istarske sakralne arhitekture" - Trobrodne crkve imaju posebno mjesto u arhitekturi istočne obale Jadrana u 11. stoljeću. Riječ je o tipu koji navješćuje prijelaz od predromanike u romaniku, a glavno mu je obilježje dosljedno provođenje troapsidalnosti uvjetovano novim liturgijskim potrebama. Postojanje tog arhitektonskog tipa u Istri potvrđuje njezinu pripadnost općem razvojnom tijeku umjetnosti koji je u to doba obuhvatio cijelu istočnojadransku obalu. O ovim crkvama postoji, u manjoj mjeri, sačuvana pisana dokumentacija, dok u većoj mjeri sadrže elemente stila i morfologije, te se tako pouzdano mogu datirati dajući smjerokaz u traženju datacija mnogobrojnijih manjih crkava.

Na samom početku nalazi se crkva Sv. Martina u Svetom Lovreču koja izlazi iz regionalnih okvira kao najsjeverniji primjer internacionalne ranoroma ničke arhitekture na istočnoj jadranskoj obali. Pouzdano se može pretpostaviti da je ona rezultat "imitacije" sličnih uzora iz susjednih centara gornjojadranskog bazena Italije. To potvrđuje dosljedno proveden troapsidalitet, i posebice, kapiteli, korintski s palmetnim ukrasom, slični onima iz Caorlea koji omogućavaju, uz freske starijeg sloja, sigurnu dataciju Sv. Martina u prvu polovicu 11. stoljeća. Ova se crkva tako može smatrati, uz Sv. Mihovila u Kloštru, prvom nositeljicom romaničkih stilskih obilježja i vjesnikom novog razdoblja. Crkva Sv. Sofije u Dvigradu, ruševna, podrijetlo tlocrtnog oblika, pravokutnika s tri upisane polukružne apside, vjerojatno ima u sličnim karolinškim primjerima zapadnoeuropskog prostora, ali već razrađenim u Istri (npr. predromanička faza iste crkve). Način zidanja priklesanim kamenjem, srpasti lukovi portala, te klesarski oblikovani okrugli prozori zreloromanički su elementi koji Sv. Sofiju mogu datirati na kraj 12. stoljeća. Značaj ove crkve utoliko je veći što njen tlocrtni oblik s tri upisane polukružne apside kontinuira 12 predromanike, a kako je tip crkava s upisanim apsidama omiljen u romanici na istarskom prostoru, Sv. Sofija je spomenik na kojem se može pratiti razvoj i kontinuitet ovog tipa crkava.

Crkva Sv. Marije u Vrsaru ima naglašen duboki kor na koji se nastavlja istaknuta polukružna apsida. Njeno podrijetlo treba tražiti u europskoj predromaničkoj arhitekturi. No čini se da, s obzirom da u Istri nema sličnih primjera, dolazi kao gotov proizvod, možda od strane redovnika koji je opslužuju. Vrijednost crkve Sv. Marije u Vrsaru je u tome što ona u stilskom pogledu i prema morfološkim elementima pokazuje karakteristike kasne romanike. Na to upućuju oblici prozora polukružnih otvora, u žbuci oblikovani srpasti lukovi arkatura, masivni kapiteli rezanih listova, tehnika zidanja. Duboki kor, jednostavnost, čistoća i strogoća arhitekture govore o prihvaćanju gotičke ideje prostora. Stoga je datacija Sv. Marije na kraj 13. ili u rano 14. stoljeće, potvrđena i posljednjim arheološkim istraživanjima, opravdana i prihvatljiva.

Grobljanska crkva Sv. Agate u Novigradu zanimljiva je glede rješenja istočnog dijela s tri istaknute polukružne apside. Njena srednja apsida se nastavlja na svetište znatno izduženo izvan začelja crkvenog prostora, dok se bočne apside direktno nastavljaju na brodove. Uzore tlocrtnog oblika Sv. Agate treba također tražiti u karolinškoj arhitekturi, troapsidalni zaključak bi mogao biti iz predromaničkog doba. Ove okolnosti otežavaju preciznu dataciju crkve; no zbog navedenih karakteristika sigurno se može smatrati romaničkom građevinom. Dakle, premda za crkvu Sv. Agate u Novigradu, postoje brojne pretpostavke o njenu podrijetlu i nesuglasja o dataciji, ona svakako ulazi u krug proučavanih crkava predstavljajući primjer koji pokazuje poteškoće s kojima se susreće u analiziranju romaničke sakralne arhitektonske baštine Istre.

Povzetek
Romanske cerkve s tremi ladjami v Istri in njihov pomen v sklopu sakralne istrske arhitekture" - Cerkve s tremi ladjami zavzemajo posebno mesto v arhitekturi XI. stoletja vzdolž vzhodne jadranske obale. Gre za vrsto, ki najavlja prehod od predromanskega k romanskemu obdobju, glavna znacilnost te je dosledna izvedba troapsidalnosti, ki jo pogojujejo nove liturgične potrebe. Prisotnost tega arhitektonskega tipa v Istri potrjuje pripadnost le te spločnemu toku razvoja umetnosti, ki je takrat zajel celo vzhodno jadransko obalo. Obstaja pisana dokumentacija, ki zadeva te cerkve, ohranjena v manjši meri. Medtem ko pa predstavljajo te v večji meri stilistične in morfološke elemente, na osnovi katerih jih lahko datiramo z gotovostjo, na tak način lahko pripomorejo pri datiranju večjega števila manjših cerkva.

Predvsem je treba zvedeti za cerkev sv. Martina v Svetom Lovreču, ki izstopa iz deželnega okvira, ker predstavlja primer najsevernejše mednarodne arhitekture prvega romanskega obdobja na vzhodni jadranski obali. Z gotovostjo lahko trdimo, da je rezultat "posnemanja" podobnih modelov, ki obstajajo v bližnjih centrih italijanske severnojadranske obale. To potrjuje dosledna izvedba troapsidalnosti in še posebno korintski kapiteli s palmetami, ki so podobni tištim iz Caorla, ki omogočajo gotovo datiranje cerkve sv. Martina v prvo polovico XI. stoletja. Zato se to cerkev, poleg tiste sv. Mihaela iz Lima, lahko smatra za prvo nositeljico stilističnih znakov in tuđi za poslanko novega obdobja.

Cerkev sv. Sofije v Dvigradu predstavlja pravokotni tloris s tremi polkrožnimi vrisanimi apsidami; verjetno izhaja iz podobnih karolinških primerov zahođne Evrope, ki so bili v Istri že obdelani (primer je predromanska faza iste cerkve). Način okrašenega zidanja, oboki arkad v obliki konjske podkvc in tuđi vklesana okrogla okna so elementi, ki pripadajo zreli fazi romanskega sloga; na osnovi ten lahko datiramo cerkev sv. Sofije proti koncu XII. stoletja. Pomen te cerkve je večji v kolikor se oblika njenega tlorisa s tremi vrisanimi nolkrožnimi apsidami nadaljuje od predromanske dobe. Ker pa se model cerkve z vrisanimi apsidami ponavlja v romanskega obdobju v istrskem teritorju, je cerkev sv. Sofije spomenik, ki omogoča, da se sledi razvoju, in tudi kontinuiteta te vrste cerkva.

Cerkev sv. Marije iz Vrsarja predstavlja globok poudarjen kor, na katerega se veže izbočena polkrožna apsida. Njen izvor gre iskati v predromanski evropski arhitekturi. Vrednost cerkve sv. Marije v Vrsarju je v tem, da s stilistične plati in z morfološkimi elementi dokazuje značilnost poznoromanskega obdobja. Na to kažejo polkrožna oblika okenskih odprtin, nezidani oboki svoda v obliki konjske podkvc, masivni kapiteli z rezanimi listi, tehnika zidavc. Globok kor, preprostost, čistost in strogost arhitekture izdajajo sprejetje gotskoga koncepta prostora. Zato je datiranje cerkve sv. Marije na konce XII. stoletja oziroma na začetek XIV. stoletja opravičeno in sprejemljivo, in ga potrjujejo tuđi nedavne raziskave.

Pokopališčna cerkev sv. Agate v Novigradu je zanimiva zaradi rešitve vzhodne strani s tremi polkrožnimi štrlečimi apsidami. Njena centralna apsida se povezuje na prezbiterij, ki je vidno podaljšan, izbočen s ploskove gornjega pročelja cerkve, medtem ko pa se stranske apside vežejo direktno na ladje. Modele za tloris gre iskati v karolinški arhitekturi. Troapsidalen zaključek bi lahko segal v preromansko obdobje, medtem ko predpostavljajo zgradba južnega zida kot tuđi odprtine, ki se odprejo v njem, da gre za zrelo fazo romanskega obdobja. Take okoliščine otežkocajo točneje datiraje cerkve. Toda, zaradi omenjenih značilnosti, se gotovo lahko smatra za romansko zgradbo. Torej, čeprav za cerkev sv. Agate iz Novigrada obstajajo številne predpostavke, ki zadevajo njen izvor, kot tuđi nesporazumi glede datiranja, a gotovo spada v krog obravnavanih cerkva, ker predstavlja primer, ki ustvarja zmedenost pri analizi sakralnih romanskih arhitektonskih dobrin Istre.

Tratto da:

  • Damir Demonja, "Le chiese romaniche a tre navate in Istria e la loro importanza nell'ambito dell'architettura sacra istriana". Atti, vol. XXIX, Centro di ricerche storiche di Rovigno (Trieste-Rovigno, 1999),  p. 151-197.  ©  All rights reserved.

Main Menu


Created: Thursday, August 03, 2006; Updated Thursday, November 16, 2017
Copyright © 1998 IstriaNet.org, USA