Rijeka - Fiume
Chiese e Cimiteri

 

Il cimitero monumentale, oggi sotto la tutela ministeriale, fu inaugurato nel 1838
Cosala: La cultura della memoria, la cultura del passato

Ilaria Rocchi Rukavina

Le nazioni europee hanno avviato la costruzione dei grandi cimiteri monumentali sostanzialmente attorno alla prima metà dell'800, quando si proibì la sepoltura all'interno delle città. Fu un famoso editto napoleonico a imporre la costruzione dei cimetières fuori dai centri abitati. Oggi, l'estendersi delle città ha inglobato le tombe che una volta erano costruite fuori le mura, per cui gli spazi mortuari sono stati riassorbiti nei confini urbani ormai circondati da case e da grattacieli. Ma oltre a quelli ricordati, i cimiteri nacquero anche con altri intenti, per i quali diventarono quasi dei parchi edificati in zone verdi e collinari. Infatti, l'idea esplicita promossa nell'Ottocento era di intenderli come giardini in cui andare a passeggiare. A poco a poco, assunsero l'aspetto monumentale. Merito quest'ultimo soprattutto delle grandi famiglie borghesi, che investirono i loro averi per erigersi architetture funerarie, spesso addirittura quando erano ancora in vita (per godersi la celebrazione sociale). Il desiderio di rappresentazione della borghesia portò alla creazione di veri e propri musei e dunque alla nascita dei grandi cimiteri monumentali, che ci spiegano molto della cultura del passato.

Si colloca in questa tradizione anche il Cimitero comunale di Cosala. Il primo appezzamento di terra destinato alla costruzione del cimitero fu acquistato nel 1781. Era un orto di proprietà di Francesco Saverio Zuzulich. Già qualche anno dopo (1788) si cominciò a pensare ad un ampliamento e nel 1793 le autorità cittadine acquistarono una vigna abbandonata che apparteneva agli agosti-niani. In piano vi era la sistemazione di altri 1.200 luoghi di sepoltura e la costruzione di un ossario, di una cappella e di una camera mortuaria. Lo spazio del cimitero venne poi ampliato verso ovest, rilevando un'area (di proprietà dello Zuzulich) verso Draga San Michele e in seguito a un'epidemia di colera, nel 1836, furono acquistati altri terreni, destinati alla sepoltura delle vittime del "morbo asiatico" (un successivo ampliamento avvenne nel 1870; nel 1880 venne in parte recintato e chiuso da un muro a secco). In queste due nuove zone del cimitero sorsero numerose tombe di famiglia, mentre nella parte più grande del cimitero, riservata ai cattolici, s'iniziò la costruzione della cappella della Sacra Croce. Il cimitero venne aperto ufficialmente il l.mo dicembre del 1838. Dotato di un guardiano {custode della casa mortuaria), dal gennaio 1872, questi redigerà il Libro di registro, seguendo esattamente le indicazioni fornitegli dal medico del comune, il primario Francesco Gelcich.

Le epidemie di colera, l'aumento della popolazione nella seconda metà dell'Ottocento, e la sistemazione delle spoglie dei defunti in un campo specifico, portarono in poco tempo all'ampliamento del cimitero. Di fronte a quest'esigenza le autorità cittadine promossero la realizzazione di un progetto architettonico per una disposizione armonica dell'intera area. Nel 1858, su incarico del comune, l'ingegner Luigi Emily presentò 7 progetti per l'organizzazione sistematica dei campi (che furono portati a termine solo in parte). Ma alla fine del XIX secolo, il demanio comunale destinato alla sepoltura venne ulteriormente esteso e fu quindi necessario emanare un nuovo piano regolatore. Il progetto - o Piano di Ristrutturazione Totale del Cimitero di Fiume - venne messo a punto nel 1898 dagli ingegneri Enrico de Emili e Luigi Bescocca. Gli ingegneri avevano previsto anche un'area per la tumulazione dei defunti di altre confessioni religiose (ebrei, protestanti, ortodossi). Il cimitero acquisì la sua forma planimetrica nel 1924, mentre oggi presenta una forma "bombata" e allungata allo stesso tempo, con due sezioni praticamente ovali che si congiungono nel punto in cui vengono attraversate dal viale principale che porta all'altra estremità della valle che ospita il cimitero e sale verso le più antiche tombe di famiglia che furono innalzate negli anni Cinquanta e Sessanta del XIX secolo (Clescovich, Zambelli, Sarinich-Radicich, Blasich, Ballen, Persich...) Sulla pendice che sovrasta queste tombe, si trova il mausoleo in stile secessione dell'imprenditore inglese Robert Whitehead, proprietario della prima fabbrica siluri al mondo, quella fiumana. Il suo mausoleo, costruito nel 1900 dall'architetto triestino Giacomo Zammattio (autore del progetto del Liceo, degli edifici della via Dolac e di altri palazzi in centro città), domina tutto il cimitero. Whitehead lo scelse come sua ultima dimora ideale, anche se in realtà, questi è sepolto altrove.

A destra dell'entrata, verso oriente, troviamo la parte più antica del cimitero che è formata da tre grandi campi. Il primo ospita il Cimitero vecchio dove, nei tempi passati venivano sepolti i protestanti (ad esempio il mausoleo Smith & Meynier).

Il secondo campo comprende una serie di nicchie disposte a Ferro di cavallo e circondate dal verde. I lavori per la costruzione del Ferro di cavallo che furono guidati dal Pingegner Venceslao Celligoi, iniziarono nel 1895 evennero ultimati nel 1915. Il complesso divenne il punto di riferimento principale, anche visivo, di questa parte del cimitero. Ai bordi del Ferro di cavallo si trova il campo riservato alle nicchie in stile dorico realizzate da Ignazio Rossi. Per le nicchie fu impiegata la pietra del vicino colle di Santa Caterina, pietra carsica per le balaustre e marmo di Carrara.

Nella parte nord ai margini del Ferro di cavallo c'è anche il Campo dei Fanciulli (progetto dell'ing. Adam Olf) e vi è qui anche la zona dei mausolei (Burgstaller, Wraniczany-Dobrinovic) e delle cappelle (Gorup, Vio-Bacarcich). Lungo il Ferro di cavallo è disposta la serie dei mausolei che guardano a nord (Manasteriotti, Leard, Poglayen...), nonché l'ossario con l'Altare della Fratellanza, dove riposano i resti dei soldati italiani morti durante la I Guerra mondiale. L'ossario, realizzato in stile modernista, fu progettato dall'architetto Bruno Angheben, nel 1918. Lì vicino si trova l'ossario comune, progettato anche questo da Angheben. Segue il campo dei sarcofagi e delle tombe che risalgono al periodo dopo la I Guerra mondiale, si arriva quindi al campo delle tombe partigiane, nonché alle nicchie della parte orientale, anche queste progettate da Angheben (realizzate, fra il 1929 e il 1942).

La zona occidentale del cimitero si trova a sinistra dell'ingresso. Anche questa è suddivisa in tre sezioni. Della prima fanno parte il Campo nuovo e il circondario. L'ampiezza e la struttura di questo campo vennero definite da un piano nel 1898. All'interno di questa zona del cimitero si trovano delle tombe ornate da sculture di grandi dimensioni (Fumi, Ossoinack, Maylender, Vio...). Lungo il bordo nella parte Sud del cimitero si trovano le nicchie in stile secessione di Arturo Hering (1910-1915). Non lontano è situato il campo dove sono sepolti i soldati italiani caduti durante la I Guerra mondiale (Rotonda dei Granatieri, 1919). La seconda parte, a Occidente, è costituita da una serie di nicchie progettate da Angheben (1929), nonché il cimitero degli ebrei che occupa due campi. Nella vecchia parcella è stato trasferito l'antico cimitero ebraico che si trovava nel rione di Zagrad, mentre nella nuova parcella che nel 1993 è stata dichiarata monumento nazionale, è stata posta una lapide in ricordo delle vittime dell'olocausto. Il terzo segmento contiene invece le tombe più nuove.

Numerose sono le personalità di rilievo che hanno trovato la loro ultima dimora nel cimitero di Cosala: Andrea Lodovico de Adamich, Erazmo Barcic, Venceslao Celligoi, Giovanni de Ciotta, Josip Gorup, Antonio Grossich, Giovanni Kobler, Franjo Kresnik, Giuseppe Leard, Francesco Mattiassic, Charles Meynier, Michele Meylender, Emidio Mohorovich, Luigi Ossoinack, Carlo Pergoli, Annibale Ploech, Osvaldo Ramous, Iginio Scarpa, Romolo Venucci, Robert Whitehead e molti altri. La maggior parte di questi riposa in luoghi di sepoltura che si distinguono per le loro qualità architettoniche. Lo storicismo ha evidentemente influenzato coloro che hanno progettato i mausolei neoclassici di Rizzi, Leard, Radich, Sucich, Kobler, Poglayen, Burgstaller, Ossoinack, Gigante, Placsek ed altri. A questi vanno aggiunti i mausolei e le cappelle in stile neogotico delle famiglie Scarpa, Cretich oppure Vio-Baccarcich, oltre ai mausolei in stile neorinascimentale di Ploech, Gelletich-Bartolich-Nikolaides... L'influsso della secessione si avverte nei monumenti funebri e nei mausolei di Whitehead, Steffula, Schittar, Chiopris, Skull, Bacich ed altri. L'influenza del modernismo appare evidente nei mausolei Berti e Wotawa, e nelle tombe Mondolfo, Bacci-Rocchet-ti ed altri. L'autore più importante di questi monumenti fu l'architetto Bruno Angheben, il cui progetto principale è rappresentato dall'imponente Tempio votivo che si trova in prossimità del cimitero. Tra i monumenti di valore che si trovano nel cimitero di Cosala da ricordare ancora i lavori dello scultore croato Ivan Rendic che ha firmato i progetti dei mausolei Gorup, Ploech e Gelletich-Bartolich-Nicolaides, nonché la cripta delle famiglie Dall'Asta-Mohovich, la tomba di Antun Bakarcic e il monumento funebre che orna la tomba della famiglia Smokvina. Rendic ideò i progetti che furono in seguito realizzati dagli scalpellini locali, per i monumenti funebri delle famiglie Spilar-Ambrozic, Pilepic e Stiglich. Suoi sono anche i disegni dei mausolei Kopajtic-Battaglierini e Manasteriotti. Il suo stile è riconoscibile anche nel monumento funebre di Giovanni Fumi. Nel luglio del 2001, il Ministero della cultura della Repubblica di Croazia ha preventivamente posto sotto tutela i mausolei Manasteriotti, Gorup e Whitehead. In seguito, tenendo conto del valore architettonico dei monumenti che si trovano all'interno del camposanto, il 10 ottobre 2001, lo stesso Ministero ha emesso una delibera con la quale il cimitero di Cosala è stato dichiarato monumento nazionale.

Tratto da:

  • Dentro Fiume - http://www.rijeka.hr/Download/2006/10/27/dentro_Fiume8str.pdf

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This page compliments of Marisa Ciceran 

Created: Saturday, November 11, 2006; Last updated: Saturday, September 22, 2012
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