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La chiesa fu restaurata nel 1750 e nel 1979 venne,nuovamente risanata; ora si presenta in ottime condizioni di conservazione. È officiata regolarmente. |
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Il Kandler suppose, considerata la sua forma ettagonale, che la cappella fosse in realtà un battistero, la cui costruzione può essere fatta risalire al IX secolo, opinione generalmente condivisa dagli odierni studiosi, mentre il reverendo Caenazzo polemizzò con il Kandler, asserendo che, per essere un battistero, si trovava molto distante dalla Colleggiata di Santa Eufemia. La sola finestra che rimane reca, però, nell'arco a sesto un pò acuto i segni di transizione dell'epoca, XII-XIII secolo, in cui ebbe inizio l'arte gotica. E pertanto a quest'epoca che si può far risalire la sua fabbricazione. Il Cristo che è rappresentato su questa finestra in pietratraforata, con un angelo che apre le ali su di Lui, è circondato da Maria, san Pietro e altri due apostoli. Il Cristo è ignudo, confitto sulla croce con tre chiodi invece di quattro, rivelando quel pentimento umano dell'arte che appena nel XI secolo consentì di raffigurare il supplizio del Golgota nella sua straziante realtà. Oggi si trova in ottimo stato di conservazione. |
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L'impianto architettonico, la cupola ed i campanili sono di sapore mediterraneo, mentre diversi elementi decorativi rimandano al gusto viennese di inizio secolo. Con pianta a croce e una grande cupola, ha un altare con un dipinto della Madonna "Stella maris" e un organo non funzionante. La facciata, con un grande rosone e terminazione triangolare, è fiancheggiata da due campanili gemelli, alti 20 m. Entrambi hanno il corpo scompartito da lesene, un grande orologio, la cella campanaria con bifore chiuse da "persiane" e una cornice decorata con archetti pensili. Sulla cima grandi piramidi a base quadrata.
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Dell'antico complesso benedettino e in seguito francescano che vi aveva sede non rimangono che la cupola della chiesa primitiva e alcuni resti del convento con gran parte del chiostro. Il campanile ha ampie monofore nella cella e un basso tamburo che sorregge la piramide. |
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Soppravvive invece il campanile che ha gli spigoli bordati in calcare al pari delle lunghe finestrelle, delle bifore della cella campanaria e della terminazione piramidale a pianta quadrata. |
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Vedere anche: Erbario di Rovigno e amari con le erbe |
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Cappella della B.V. della Concezione Attigua alla chiesa di S. Francesco d'Assisi, alla quale si può accedere passando dietro l'altare maggiore, c'è la cappella della B. V. della Concezione il cui ingresso è sulla ex via San Pietro, un volta chiamata calle della Croce. Nella biblioteca del convento vengono custoditi libri antichi di grande valore. L'ampia navata unica è separata dal presbiterio mediante un grande arco di trionfo. Vi si conserva il corpo di S. Candida. Sui tre altari pregevoli dipinti del Cinquecento. L'organo del 1882 è stato restaurato e modificato nel 1908. Accanto alla chiesa sorgeva l'Ospizio, convertito in convento francescano nel 1746. Il campanile, che fa corpo con la chiesa, è scompartito da due comici ed ha gli spigoli in pietra bianca. Sopra la cella campanaria con monofore un basso tettuccio a quattro spioventi. |
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Alla destra della cappella della SS. Trinità si sviluppa verso est la via Benussi, ex strada della Fontana, che attraversa la circonvallazione; proseguendo a sinistra, vicino allo stadio di pallamano, si trova la chiesa di S. Giovanni Bosco. Era una casetta che fu trasformata in chiesa tra il 1913 ed il 1916; fu restaurata nel 1939 dai Salesiani e successivamente, nel 1979, con la modifica dell'interno. Attualmente è in buono stato di conservazione ed è officiata. |
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S. Nicolò di Bari / S. Nicolò in Punta Nel piazzale degli Squeri esiste ancora, in buon stato di conservazione, la chiesa di S. Nicolò di Bari protettore dei marinai. È chiamata anche S. Nicolò in Punta. Questa chiesa del 1364, come ricorda una copia della lapide posta sulla facciata più tardi rovinata, fatta erigere dal prete Marco, preposito di Rovigno, aveva un piccolo cimitero di contumacia, dove venivano sepolti coloro che morivano sui bastimenti od in contumacia; le persone che erano state in contumacia potevano seguire la messa solo in questa chiesa. Sotto il governo francese, nel 1810, fu convertita in caserma di guardia per la batteria di cannoni che difendeva il porto di S. Caterina. Partiti i Francesi la chiesa fu lasciata in abbandono e andò in rovina. Appena nel 1860 fu ricostruita nella sua forma originale ad opera ed a spesa della Confraternità dei marinai. La statua in legno dorato della Santa, salvata per cinquant'anni dalla famiglia Bori che abitava vicino, fu riportata nella chiesa dopo la sua riconsacrazione nel 1860. |
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Al termine della salita della Grisia, dove un tempo c'era l'entrata al primitivo cimitero, ora si trova la vecchia chiesa di S. Giuseppe, dietro la parrocchiale; i Rovignesi la chiamano Sant'Iseppo. Fu innalzata nel 1673 e non fu abbattuta durante la costruzione della nuova chiesa per l'intervento dei Caenazzo. È di forma rettangolare, con un campanile monoforo a vela sulla facciata. Nel 1725 circa era stata devastata e, quindi, sconsacrata. Oggi è in buono stato di conservazione ma non vi si celebrano più riti religiosi. Nel secolo XVIII, quando era chiusa, fu usata dalla Confraternità di S. Francesco, detta dei Battuti, fino al 1777; poi, ottenuta la chiesetta di S. Tommaso, questi la usarono talvolta solo per le loro adunanze. Nel 1860, dopo un accurato restauro fu restituita al culto. All'interno mostra un bell'altare in legno e fu restaurata recentemente, nel 1978. |
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La chiesa di S. Tommaso, con l'entrata rialzata a cui si accede per una scala, porta un campaniletto monoforo a vela sulla facciata. Fu costruita, piccolissima, nel 1388 dall'omonima Confraternità. Fu ricostruita ed ampliata nel 1723 con il sottoportico che esiste tuttora, sotto il quale passa la contrada. Fu, poi, restaurata nel l770 dalla Confraternità di s. Francesco, o dei Battuti che aveva abbinato a sè la vecchia Confraternità di S. Tommaso. Nella seconda metà del XVIII secolo, I'arch. rovignese Simon Battistella decorò con lavori a stucco il soffitto dell'aula. Nel 1856 la chiesa subì ancora un parziale restauro e poi nel tempo fu abbandonata semidiroccata, con il tetto, in parte crollato. Venne restaurata e ripristinata nelle sue funzioni nel 1963. È un edificio con tre absidi, poligonali esternamente e semicircolari internamente. |
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La relativamente recentemente chiesa della Madonna della Salute, copia della Pala della Salute di Venezia. Fu eretta ad opera della famiglia Biondi nel 1779 su progetto dell'arch. Battistella. Tra le tele che l'adornavano spiccava un S. Francesco di Sales. Ora si trova in ottimo stato di conservazione. |
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Presso la piccola chiesa, sulla battigia e gli scogli si apre un piccolo seno che la tradizione popolare indica come il luogo di approdo dell'arca di 8. Eufemia: è chiamato Amo di S. Eufemia. Nel 1720, in memoria di ciò, il sindaco Premarin del Comune pose una colonna sulle rocce durante una restaurazione della chiese. Sulla colonna c'è un iscrizione e l'immagine della santa. |
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La cartolina [sopra, a destra] e' emessa attorno al 1900 e dipinge una scena insolita di bambini delle strade del vicinato. In primo piano a destra si vede un edificio con balcone, del diciasettesimo secolo. [Clicca l'immagine per ingrandire.] |
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La grande strada che volge a sud, dopo la via Gortan, l'antica contrada di S. Martino, abitata dopo il 1650, si chiama ancora oggi Carrera: la strada fu ampliata nel 1700 e selciata nel 1777. È la strada provinciale che porta a Valle e poi a Pola. Lungo questa contrada si trovano alcune chiese che, al tempo della realizzazione della strada, si trovavano in aperta campagna. Lungo il primo tratto si trova, sulla sinistra, la chiesa di San Carlo la quale, quando fu costruita tra il 1650 e 1660, era circondata da sole tre case. È una costruzione semplice e contiene al suo interno due arche sepolcrali nel pavimento, realizzate dalla famiglia Piccoli nel 1697. In questa chiesa furono traslate l'altare della Madonna della Neve e la pala di S. Lorenzo, quando queste chiese crollarono. La chiesa di San Carlo è stata restaurata e riconsacrata nel 1944 ed è usata per attività complementari, non essendo officiata. Oggi tutti gli arredi si trovano nel deposito parrocchiale. |
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A sud della via de Amicis, in via Gortan, a metà della strada, con un cortiletto antistante, si trova, salendo sul lato destro, la chiesetta di San Martino che dette il nome alla contrada. Vi era annessa la Confraternità degli Zappatori. Nel 1862 fu restaurata; contiene un bell'altare in legno del 1710. Oggi si trova ben conservata. Sembra esser esistita già nel 1589. |
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Oratorio della Madonna Addolorata Prendendo a destra la contrada S.Chiurco si arriva ad un campiello, un tempo conosciuto come Piazza della Madonna, che dette il nome alla contrada, detta poi dell'Oratorio. [1524] Qui si trova la chiesetta della Madonna della Misericordia, detta anche Beata Vergine della Pietà, eretta accanto al vecchio Ospitale che, dal 1707, fu riservato alle sole donne. In origine la chiesa ebbe i nomi di Beata Vergine di Campognano o Campoagnana e di Beata Vergine dell'Ospedale. La chiesa e l'ospedale furono costruiti dalla "Confraternità della Madonna di Campagnana o Madonna del Campo", istituita nel 1323. Fu la prima Confraternità di Rovigno. Ebbe un proprio statuto datato in quell'anno. Chiamata "mariegola", la Confraternità cessò la sua attività nel 1807 .La chiesa fu costruita nel 1482 mentre l'ospedale fu eretto, nel 1477, quando era gastaldo del "patrimonio dei Poveri" di questa Confraternità Matteo Dotario, da cui l'ospedale prese il nome. La chiesetta ha un bell'altare in pietra d'Orsera, costruito da Giuseppe Mattiussi di Udine, nel 1788, con due belle colonne di marmo verde. Attaccati alla chiesa, vi erano i locali dell'ospedale, che fu ingrandito nel 1707 e poi ancora nel 1716. Sopra questo e in parte sopra la chiesa c'era l'Oratorio dedicato alla Madonna dei sette Dolori o Beata Vergine del Pianto. Anche l'oratorio sorse prima del 1600; vi si insegnava la dottrina cristiana e vi era annessa la Confraternità di S. Filippo. Fu restaurato nel 1858. Nel 1940 tutto il complesso, chiesa e oratorio, furono ristrutturati: vennero tolte l'antistante cappella e la scalinata in pietra, fu ampliata la cappella originaria del 1482 unendo gli edifici contigui. Ora la costruzione ha due entrate, in via Chiurco e nella sottostante via Svalba, l'antica contrada Dietrocastello. Le due realtà formano oggi un unico tempio con il nome di Oratorio della Madonna Addolorata e la chiesa è officiata. L'area della demolita cappella della Beata Vergine della Pietà forma il sagrato della chiesa dell'Oratorio, chiamato Piazza della Madonna. |
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B.V. del Carmelo / Madonna del Carmine Prima dell'incrocio con la strada della Concetta, a destra c'è una stradina verso levante che arriva alla chiesa della Beata Vergine del Carmelo o Madonna del Carmine che ha dato il nome alla contrada. Fu eretta nel 1877 a spese della famiglia Quarantotto, la quale ne ricavò la tomba di famiglia. È una chiesa tutta a corsi di pietre regolari, a pianta rettangolare con un occhio sopra il portale affiancato da due grandi finestre ad arco acuto; si conserva in buone condizioni. |
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Continuando lungo la strada che porta alla Concetta, si arriva al nuovo cimitero di San Gottardo o delle Laste con l'omonima chiesa. In questo luogo ce n'era una più antica esistente nel 1589, e poi riedificata completamente nel 1749 a cura del Comune. Nel terreno ad essa adiacente il Comune, nel 1857, durante un'epidemia di tifo, iniziò a seppellire i morti e in seguito, nel 1828, il campo di San Gottardo fu circondato da un muro. Nel 1931 la chiesa fu sconsacrata ed assegnata all'Istituto italo-germanico di biologia marina. Al suo posto, nel cimitero delle Laste, venne eretta e consacrata nel 1906 la Chiesetta mortuaria del Redentor. |
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Risale al 1650, e forse anche prima, la sostituzione del ponte levatoio con un ponte in pietra, ad arco, sotto il quale potevano passare piccoli battelli da Un porto all'altro. Nel 1843 la bella torre fu abbattuta. Contigua ad essa, verso la piazza della Riva, c'era una chiesetta piccola, costruita nel 1547 e dedicata a San Salvatore od alla trasfigurazione, dalla pala che vi era contenuta. Il suo ufficio cessò nel 1717 e fu demolita nel 1820. La chiesetta conteneva dal 1622 la tomba di famiglia del Capitano di terra Nicolò Calucci. Per ragioni igieniche, nel 1763, fu deciso l'abbattimento del ponte di pietra e l'interramento del canale. Si formarono così due nuove piazze sulla terraferma. |
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Vedi anche:
Bibliografia:
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This page compliments of Marisa Ciceran and Guido Villa Created: Sunday,
September 15, 2002; Last updated:
Tuesday, January 26, 2010
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