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Autumn - Autunno - Jesen
Customs & Traditions
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La grappa

Dopo il vino l'acquavite122, che si ricavava dalla vinaccia, per la quale si aveva la precauzione di non lasciarla esposta all'aria, ché si sarebbe inacidita. I pochi alambicchi passavano (ci riferiamo agli anni anteriori alla prima guerra mondiale) da cantina a cantina.

Sul fuoco, alimentato da fascine di rovere, la grossa caldaia della vinaccia, ben chiusa in modo da convogliare tutto il vapore nella spirale di rame, la quale, fatta passare per la condensazione attraverso un deposito di acqua, riversava la limpida e forte acquavite dapprima a 75° e poi sempre meno, in un capace recipiente di vetro. Quelli che sapevano fare, scartavano la primissima e l'ultima, a causa della loro tossicità, ed ottenevano un prodotto di alta qualità. L'acquavite (grapa, trapa, petes, rachia, sgnapa) oltre ad essere fonte di reddito, la si teneva in casa come medicinale e digestivo, specie se trattata con la ruda o con le bacche di ginepro, e la si prendeva a bicchierini: un bicerin de grapa ris' ciara la vista.

Ma non pochi incominciavano a trangugiarla di buon mattino a digiuno, conti­nuando fino a sera, con il risultato di ingrossare il numero degli alcolizzati. Veniva usata anche per i massaggi e come disinfettante.

Tra le due guerre l'amministrazione italiana ne proibì la distillazione, sequestrando un gran numero di alambicchi, ma non tutti. Ed allora si continuò clandestinamente, anche con strumenti di fortuna, passando dalle cantine ai boschi e alle caverne. Il liquore cambiò di denominazione e venne chiamato boscariza. Si offriva come cosa proibita soltanto a gente fidata, perché chi veniva scoperto pagava delle multe salate.

Dopo la seconda guerra la distillazione ritornò ad essere libera, con grande gioia del contadino non più costretto a gettare nel letamaio le preziose vinacce con tutto quello che se ne poteva ricavare.

Per finire il capitolo sul vino e derivati, abbiamo saltato alcuni argomenti, di cui il primo è la festività della Madonna del Rosario, che si celebrava la prima domenica di ottobre, con processione, in ringraziamento della protezione accordata alla Chiesa per mezzo del santo rosario, la preghiera diffusa da san Domenico, raccomandata dalla Madonna nelle sue visioni, e dai papi in molti documenti. La festività venne istituita da papa Gregorio XIII nel 1573, a ricordo della vittoria riportata dalle armi cristiane sui Turchi, nelle acque di Lepanto il 7 ottobre 1571. Si sa che a quella battaglia navale, sostenuta specialmente dalla flotta veneta, parteciparono molti marinai istriani: Pirano ne inviò trenta e Capodistria inviò addirittura una sua galera, comandata dal sopracomito Domenico del Tacco, che si impadronì di una nave turca, il cui vessillo fu offerto come ex-voto alla chiesa, non più esistente, dei Servi di Maria123.

Tanta fu l'emozione per quella vittoria, che l'Istria tutta, sentendosi liberata dalla sempre incombente minaccia turca, la volle ricordare con la processione in onore di S. Maria del Rosario e con la recita pubblica del rosario durante tutto il mese di ottobre.

Note:
  1. G. MIGLIA, cit., 59.
  2. B. ZILIOTIO, Capodistria, Trieste 1910,45-46.

Tratto da:

  • Giuseppe Radole, Folclore Istriano, MGS Press (Trieste, 1997), p. 153-154. All rights reserved.

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Created: Monday, November 01, 2004; Last updated, Saturday, September 14, 2013
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