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Autumn - Autunno - Jesen
Customs & Traditions
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2 Novembre - I morti

Il giorno dei morti si visitavano i cimiteri, rimessi in ordine e ripuliti dalle erbacce, ravvivando la fede e la speranza cristiana, simboleggiate dai lumini ad olio posti tra i crisantemi.

Chi entrava nelle chiese per i vesperi dei Santi veniva colpito dal nero catafalco a più ripiani, eretto nel centro. Finito l'ufficio dei Santi, si accendevano candele e lumini che rischiaravano l'impressionante monumento, carico di simboli mortuari, ed iniziavano i vesperi dei defunti. Alla fine si impartiva l'assoluzione al tumulo e la chiesa veniva riempita dal canto del Libera me Domine, a voce di popolo. La morte ed il giudizio che ne segue, venivano presentati come accadimenti estremamente seri, tali da incutere tremore (tremensfactus sum ego).

Subito dopo, dipendeva dalle distanze, si andava in processione ai cimiteri, dove, dopo un altro Libera me Domine, i sacerdoti benedicevano le tombe (le offerte finivano nel secchiello dell'acqua santa) recitando la seguenza Dies ira, dies illa o il salmo De profundis.

Nella intimità delle case, invece, ardevano tanti lumini quanti erano i morti recenti da ricordare. Si credeva che nella notte i trapassati, usciti dalle tombe, ritornassero a visitare le loro case, dove i secchi dell'acqua venivano lasciati scoperti, perche i defunti vi si potessero dissetare. E per non disturbarli nel loro andare, chi si trovava in istrada camminava ai lati, lasciando libero il centro. Rientravano nei sepolcri al primo canto del gallo. In qualche luogo, per tutta la notte, si suonavano le campane a morto.

La mattina dopo, Commemorazione di tutti i fedeli defunti, la chiesa era gremita di gente, in attesa di confessarsi e comunicarsi onde poter lucrare l'indulgenza per i defunti, toties quoties, assistendo alla messa. La terza messa (ogni sacerdote, dopo la prima guerra mondiale, ne può celebrare tre da applicare ai morti), preceduta dal canto dell'ufficio del giorno, veniva cantata. Impressionante il Dies irae, la sequenza di Tommaso da Celano (+ 1256), eseguita da tutti secondo l'antico modulo aquileiese.

Ai ragazzini si regalavano le fave (pasticcini e non legumi, come dev'essere stato originariamente). A Cherso veniva loro donata una ciambella, chiamata oblia, rotonda, senza buco, con in mezzo la figura di un galletto (il gallo, risvegliando la gente con il suo canto, richiama alla vita), al quale si segnavano gli occhi con due grani di pepe. All'offerta di queste oblie è stato dato un significato magico: di augurio di vita lunga per i vivi, e di vita nella pace eterna per i defunti.

Il 21 novembre, in Istria, come a Venezia e a Trieste, si venerava la Madonna della Salute, diventata, dopo la peste del 1630 (la peste manzoniana), la Madonna nazionale di tutti i possedimenti della Repubblica di san Marco. Se a Pirano intorno alla metà del Settecento innalzarono una bella chiesa in onore della Vergine, venerata sotto questo titolo, nell 'Istria meridionale godeva fama di santuario la chiesa campestre della Madonna della Salute di Cregli, in quel di Barbana, dove accorrevano devoti da tutti i dintorni, non solo per assistere alla processione con la statua della Madonna, adorna da capo ai piedi di un velo a nastri multicolori, proprio del costume locale delle spose, ma attirati anche dalla festosa sagra campestre, con forti degustazioni del vino nuovo e con abbondanti consumazioni di capuzi garbi.

Il giorno dopo, 22 novembre, tutti i musicisti, coristi e «musicanti» (strumentisti), ricordavano la loro patrona, santa Cecilia, che celebravano con lieti incontri conviviali.

Tratto da:

  • Giuseppe Radole, Folclore Istriano, MGS Press (Trieste, 1997), "I Morti", p. 156-7.

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Created: Sunday, October 27, 2002; Last updated, Monday, March 12, 2007
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