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Autumn - Autunno - Jesen
Customs and Traditions
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San Brunon, san Simon, santa Barbara, e i cappucci

Ad un richiamo generale che l'estate era da considerarsi finita, ci pensava san Brunone (6 ottobre): per san Brunon, per via del tempo imbroion, sera balcon, finestra e porton. Ma a togliere ogni residuo di illusione veniva san Simeone (28 ottobre): san Simon passà, l'inverno 'l xe intrà. Era, san Simeone, un santo che incuteva paura: infatti san Simon, straza le vele e rompi 'l timon. Porta maltempo in terra e in mare: perciòè difficile che un pescatore esperto prenda il largo in questo giorno. Eppure doveva essere un buon uomo, se fu ritenuto degno di accogliere tra le sue braccia il Signore Gesù, presentato al tempio.

Egli è il patrono di Zara, dove in preziosa urna d'argento si conservano le sue ossa. Era detto straza vele perché la nave che portava le sue reliquie dalla Terra Santa a Zara coprì la lunga distanza, per virtù celeste, in una sola notte. Il vento che la spingeva era tanto veemente che l'imbarcazione giunse sì presto, ma con le vele strazade e 'l timon roto.

Come è proprio di tutte le leggende, entrando in porto, le campane di tutte le chiese si misero a suonare a festa e le porte della città si spalancarono per lasciar entrare il corteo dei marinai che portavano le reliquie del Santo vecchio. L'avvenimento èpassato anche in una filastrocca comune alla Dalmazia e all'lstria:

Din, don, campanon
le campane de san Simon
le sonava tanto forte,
le butava zo le porte.

I marittimi invocano san Simeone nei pericoli e vengono puntualmente esauditi;gli agricoltori lo pregano con fede per essere preservati dalle tempeste, associandolo a santa Barbara.

Santa Barbara e san Simon,
libereme de sto ton,
libereme de sta saeta,
santa Barbara benedeta.

Questa antica giaculatoria ci insegnavano a dirla quando, d'estate, il cielo s'oscurava ed incominciava a tonisar e lampisar, segno sicuro di probabile tempesta alle porte. Le donne di casa, per placare gli elementi, si affrettavano ad accendere la cande­la della Madonna Candelora, a bruciare ramoscelli d'ulivo e fiori del Corpus Domini. In qualche luogo se butava fora de la porta de casa qualche carega co le gambe in su, e zape e badii incrosadi. Ma mi diceva un vecchio nonno:

Giova più de tuto pregar, perché mi ghe contarò una storia vera. A Savizenti (Sanvincenti), prima de la guera, soto l'Austria, co iera paroco el defunto Coronica (che Dio ghe brazi l'anima!), no ga mai tempestado, perché lu, pena che minaziava defar bruto, el se meteva a pregar de un libro antico, che 'l xe andà perso, e, co la crose, el ghe comandava ai nuvoli de star lontan, fora dei cunfini del Comun. E mai ga tempestà a Savizenti, finché 'l iera lu vivo.

Una forza potentissima (ve lo posso garantire) l'avevano anche le campane di San Nicolò di Barbana, campane che il popolo chiamava i cani de san Nicolò, e a Dignano, i cani de Biaso. E anche lì, se i sacri bronzi venivano sciolti in tempo, le vigne erano salve.

Ma ritorniamo a santa Barbara, che insieme con sant'Elia, secondo una tradizione popolare istriana, formerebbe tutta la forza di fuoco dell'esercito del Signore Iddio: il profeta Elia, perché fece scendere dal cielo il fuoco che divorò cinquanta soldati di Ohozia, re di Samaria (Ub. II dei Re, I, 12) e alla fine fu rapito in cielo sopra un carro di fuoco, tirato da cavalli di fuoco (ivi, II, 11); santa Barbara, invece, perché il suo martirio è segnato dalla scarica improvvisa di un fulmine. La tradizione la raffigura con una torre in mano, dove per alcuni anni fu rinchiusa dalla gelosa crudeltà del genitore, per mano del quale, non volendo rinunciare né alla fede cristiana né al voto verginale, venne più tardi addirittura decapitata. Santa Barbara biata, / de su' pare fu decolata. Mal gliene incolse, ché subito, lì sul posto, rimase incenerito da una saetta. Così si spiega la presenza della martire accanto ad Elia nelle infallibili e potentissime artiglierie del Signore. Più vicina, però, alla pietas cristiana la variante che dà questo padre carnefice soltanto tramortito dal fulmine, ma non tanto da non poter vedere l'anima della figlia volare al cielo e indurlo quindi alla conversione. Allora risulta più logico il senso della tradizionale giaculatoria: Santa Barbara benedeta, libereme de sta saeta.

Ma sentite questa leggenda proveniente da San Lorenzo del Pasenatico:

Una volta un re voleva rompere un contratto stipulato con il Signore.

Ma al Signor ghe ga subito risposto che, una volta fato, al cuntrato resta come che 'l xe. Al re alora, rabiado, al ga dito: - Se ga de esser cussì, faremo la guera.

- E femola, ga risposto al Signor.

Stabilido al giorno de scuminziarla, i se ga trovà sul posto che i gaveva acordà. Al re gaveva sul campo tanti saldai tuti in riga sul'«aptack» e ben armadi. Al Signor, inveze, al se ga presentà solo con due saldai, san Elia e santa Barbara. Co al re ga visto quela miseria, al se ga messo a rider: - Cossa ti vol far ti con solo due saldai contro i mii. No ocori gnanca scuminziar, date per vinto.

Ma 'l Signor ghe rispondi: - No, no, scuminzio mi -. E subito santa Barbara ga incari­gato al s'ciopo e sant'Elia ga sbarà una saeta. Ben, una gran parte dei saldai del re i iera za col cul par tera, morti. Co al re ga visto sto mazelo, piansendo al pregava: - Basta, basta! Che al cuntrato resti come che al xe, solo che no me mori altri soldai - . E cussì xe sta.

Ottobre è il mese in cui si raccolgono anche le teste dei capuzi (cappucci) e si portano a casa per metterli in garbo, come le rave: El capuzo e le verzote, va de otobre intele bote.

Ma sentite come è stato coniato quel detto filosofico, degno del libro sapienziale: «Ogni testa ha la sua opinione», oppure «tante teste e tante opinioni».

Una volta un contadino, raccolte e caricate le teste dei suoi cappucci sul carretto tirato dal suo asinello, si avviò contento verso casa, su in cima a Montona. Quand'era quasi arrivato e stava per superare la sommità della salita, per un improvviso scossone del carro saltò il portel­Ione della chiusura posteriore, su cui premeva tutto il carico. In un attimo quelle teste, come degli scolaretti al rompete le righe, incominciarono a rotolare giù per la strada, arrestandosi in ordine sparso qua e là. Quel povero contadino, invece di imprecare, a braccia conserte, si mise a guardare quel piccolo disastro capitatogli a due passi da casa, per concludere come un antico saggio:

Ogni testa ga la sua opinionI

Ma ecco la ricetta, raccolta in quel di Momiano, per meter in garbo i capuzi, presenti, in una con le rape, sulle tavole istriane durante tutto l'inverno, ma specialmente, come abbiamo visto, per il cenone del porco.

Se grata le teste dei capuzi sul gratarol e se li meti intun bari!. Ogni tanto bisogna mis­siarli, perché i se impizi presto, e butarghe sora un poco de aseio, bastanza sal e altri conzieri (semenze de fenocio, canela, pevere). Se meti de sora un covercio e de sora ancora un saco fisso, perché no svampissi, e una o do lastre de piera, perché' l peso fazi molar l' aqua, dopo qualche mese i capuzi i xe pronti per esser cusinai.

E buon appetito!


Note:

  1. G. MIGLIA, cit., 59.

Tratto da:

  • Giuseppe Radole, Folclore Istriano, MGS Press (Trieste, 1997), p. 154-156. All rights reserved.

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Monday, November 01, 2004; Last updated, Monday, March 12, 2007
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