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Autumn - Autunno - Jesen
Customs and Traditions
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Pittore di Berlino, particolare di un cratere; Louvre.

La tradizione del gallo, della gallina e della bambolina nel giorno di Santa Caterina

di Anselmo Calvetti

Aldo Spallicci così elenca i dolci che, secondo le tradizioni romagnole, si offrono ai bambini il 25 novembre in onore di Santa Caterina d'Alessandria.

Par Santa Catarena
e' gal ela galena,
la bela bambuzzena,
turon d'amandurla;
pianzì, burdell,
s'a vli di brazzadell.

(A. Spallicci 1922)

Per Santa Caterina
il gallo e la gallina,
la bella bambolina;
torrone di mandorle;
piangete bambini,
se volete delle ciambelline.)

Il poeta non precisa che l'offerta di biscotti, "zuccherini" e dolcetti in forma di gallo, di gallina e di bambolina è in uso solo a Ravenna, mentre l'offerta del torrone è diffusa negli altri centri della Romagna.

Fatta eccezione per l'Istria, non so se tradizioni analoghe a quelle ravennati siano o fossero operanti altrove. In Fonti vive dei Veneto-Giuliani, Milano,Trevisini pp. 59-60 (senza data ma edito negli anni '20) Francesco Babudri scrive che "a Cherso, il dì dei morti, si va per le case alla cerca dei fichi secchi (…); quel giorno si vendono ai bimbi le oblìe (da offerre, verbo latino, oblatum, offrire), consistenti in ciambelle rotonde senza buco, vale a dire senza segno di tomba, fatte di fior di farina e zucchero, e con in mezzo un rozzo galletto di pasta, che ha due grani di pepe al posto degli occhi. Il galletto è segno di vita, ed anche presso la simbolica degli antichi cristiani fu ritenuto tale. Quindi le oblìe sono offerte simboliche e magiche, indicanti l'augurio di vita."

La suddetta corrispondenza prospetta due alterne soluzioni.

Prima ipotesi: l'offerta di dolci aventi la forma del galletto, in un tempo imprecisabile ma lontano, faceva parte di tradizioni diffuse in una vasta area, comprendente sia la Romagna sia l'Istria. Questa offerta di dolci tradizionali, nei primi decenni del XX secolo, sopravviveva a Cherso e tuttora sopravvive a Ravenna.

Seconda ipotesi: l'offerta (oblìa), durante il giorno dei morti, del dolce a forma di galletto da Cherso si trasferì a Ravenna e qui fu associata alla festa novembrina di Santa Caterina, con estensione della forma del dolce anche alla gallina e alla bambolina (quest' ultima, immagine della santa). L'ipotesi del trasferimento e dell'adattamento della tradizione istriana a quella ravennate non prospetta particolari difficoltà etno-geografiche, in quanto i rapporti tra il porto di Ravenna e le terre dell'Istria risalgono all'epoca romano-bizantina e, con maggiore o minore intensità, si sono protratti fino ai nostri giorni. Nelle tradizioni transalpine Santa Caterina d'Alessandria è patrona delle ragazze di cui agevola il matrimonio. In una vasta area del nord della Francia, i raggruppamenti dei ragazzi sono sotto la protezione di San Nicola, e delle ragazze sotto quella di Santa Caterina. La vigilia della festa, il 24 novembre, il re (mare) di San Nicola, seguito dai ragazzi, offre un ramo di rosmarino alla regina (maresse) di Santa Caterina, circondata dalle ragazze (catherinettes). La regina compie la stessa cerimonia verso il re il 6 dicembre, festa di San Nicola, sostituendo al ramo di rosmarino un mazzo di fiori (A. Van Gennep, Manuel de Folklore français contemporain, Paris, Picard, 1943, tomo primo, I, pp. 207). Una gallina bianca o nera, propiziante la fecondità della coppia, è portata in testa al corteo nuziale ed è spennata viva: tradizione attestata sia nelle tradizioni romagnole (M. Placucci, Usi e pregiudizj de' contadini della Romagna, Forlì, Barbiani, 1818, tit. II, nn. 82, 83) che in quelle francesi (A. Van Gennep, Manuel cit., p. 315, Id., 1946, tomo I, II, p. 424).

Il gallo unisce al simbolo della fertilità quello solare, con riferimento all'annuncio dellaprossima comparsa dell'astro diurno: simbologia che opera nelle credenze di tutti i continenti. Quanto alla Grecia, il gallo era associato ad Apollo, al figlio Asclepio e ad Ermete. Socrate ricorda a Critone di sacrificare, dopo la sua morte, un gallo a Esculapio. Ciò attribuisce al gallo il ruolo di psicopompo, nel condurre l'anima del defunto verso una novella luce; il che equivale ad una nuova nascita (J. Chevalier e A. Gheerbrant, Dictionnaire des Symboles, Paris, Seghers e Ed. Jupiter 1973, s. v.: coq).

Segnalo infine gli aspetti stagionali che le tradizioni romagnole attribuiscono al giorno in cui si festeggia Santa Caterina.

Par Santa Catarena
o ch' e' piov o ch' e' neva o ch' e' brena
o ch' e' tira la curena
o ch' uj èla paciarena.

(A. Spallicci 1922)

Per Santa Caterina
o piove o nevica o brina
o tira il libeccio
o c'è la fanghiglia)

Da Santa Caterina inizia la stagione invernale che, secondo i contadini, declina dopo due mesi esatti, il 25 gennaio, conversione di San Paolo, detto anche San Pêval di segn per i presagi climatici che si traggono.

Un mes nenz Nadêl
un mes dop Nadêl
l'è l'inveran naturêl

(Foschi 1980).

Un mese prima di Natale
un mese dopo Natale
è inverno naturale
Par S.Pêvol
e' giaz l'è a ca de' gêvol

(M. Spallicci 1921)

Per San Paolo
l ghiaccio è a casa del diavolo

In conclusione, la gallina è auspicio di fecondità per le ragazze che andranno a nozze e la bambolina rappresenta la santa che le protegge. L'inserimento del gallo accanto alla gallina e alla bambolina, nelle tradizioni ravennati, prospetta interpretazioni più complesse.

Il gallo, che a Cherso durante il giorno dei defunti è effigiato nella ciambella, è auspicio di rinascita ultraterrena secondo la simbologia pagana, recepita anche da quella cristiana. Effigi del gallo, nunzio di luce terrena e celeste, sono collocate sui punti più elevati delle chiese. Le tradizioni romagnole fanno spesso riferimento al gallo, nei racconti come nelle immagini.

La presenza del gallo, nei dolci offerti ai bambini il 25 novem-bre, potrebbe esprimere l'auspicio del ritorno - per rinnovamento - della vita umana, animale e vegetale, al termine della stagione invernale che quel giorno ha inizio.

Post scriptum:

Per la bibliografia dei brani di A.Spallicci, M.Spallicci e U. Foschi rinvio a E. Baldini e G.Bellosi, Calendario e Folklore in Romagna. Le stagioni, i mesi e i giorni nei proverbi, nei canti e nelle tradizioni popolari, Ravenna, Edizioni il porto, 1989.

Tratto da:

  • La Ludla, 26 Febbraio http://www.racine.ra.it/argaza/bollettini/26febbraio01.pdf

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Created: Wednesday, January 12, 2005; Last updated, Sunday, February 28, 2016
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