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Carnevale - Pust - Carnival
Customs and Traditions
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Tempo di baldoria e di travestimenti
È arrivato Carnevale

A cura di Rosi Gasparini

Quest’anno il Carnevale è eccezionalmente breve per cui la parola d’ordine è divertirsi ad ogni costo. Dietro ad una maschera è più facile esprimere ciò che si vorrebbe essere, scuotersi di dosso inibizioni reali e imposte, lasciarsi alle spalle anche per una sola notte di baldoria schemi fissi e problemi quotidiani e abbandonarsi all’allegria più sfrenata. È una festa molto antica, pagana per eccellenza, che si lega alle consuetudini del solstizio d’inverno, ai Saturnali romani e ai Baccanali greci. Coprendo il volto prima con maschere di foglie e quindi di teste d’animale, il popolo della campagna intendeva cacciare gli spiriti maligni del lungo inverno osannando agli dei. Per questa ragione in quest’ambiente le maschere sono particolarmente colorate, ricche di nastri, campanelli e campanacci che, con il loro rumore e i colori, avevano il potere di tenere lontano il male.

Originariamente i Saturnali romani duravano un giorno; l’imperatore Augusto li portò a tre e Caligola a quattro giorni. Successivamente la loro durata fu estesa a una settimana. In quei giorni i romani si riversavano nelle strade cantando e lasciandosi andare alla sfrenatezza estrema. Sparivano le differenze sociali e il popolo si dava a grandi feste.

I Baccanali erano dedicati a Bacco e forse vi vennero usate le prime maschere anche se studi più recenti le fanno risalire agli Egiziani e agli Indiani. Un vestito d’occasione impediva di riconoscere il nobile dal plebeo, lo schiavo dal padrone.

Con l’avvento del Cristianesimo si cercò si eliminare gli eccessi e le trasgressioni e al posto dei Saturnali venne introdotto il Carnevale. Periodo festivo tra l’Epifania e la Quaresima, è tempo di baldoria, godimenti, spensieratezze e travestimento. Il culmine della festa è nei giorni "grassi" , dal giovedì al martedì precedenti il mercoledì delle Ceneri.

La tradizione in casa nostra

In Istria e Quarnero la tradizione del Carnevale è tramandata in famiglia da padre in figlio, è una festa particolarmente sentita. Oggi naturalmente le grandi sfilate carnascialesche per adulti e bambini e i balli mascherati hanno soppiantato gli usi praticati, oseremmo dire, nella sfera del privato con i bambini che, pavoneggiandosi nei loro fantasiosi costumi, confezionati rigorosamente in casa, facevano visita a parenti e amici che li gratificavano con dolcetti, frutta e qualche monetina.

Oggi i costumi se li acquistano, ugualmente fantasiosi, ma più sfavillanti e di serie. Anche nel mondo degli adulti il consumismo impera; alle celebri cavalchine nei teatri e casino d’una volta in cui imperava il "domino", fanno da contrappeso gli allegri veglioni in maschera in alberghi e ritrovi. Feste alla moda con scatenati orchestrali e più sfrenati ballerini.

La tradizione è stata da sempre rispettata soprattutto nell’ambito della Comunità Nazionale Italiana: pomeriggi danzanti per bambini e balli in maschera per adulti contraddistinguono il Carnevale nelle Comunità degli Italiani, in scuole e asili. Se la creazione delle maschere o la scelta del costume è stato un processo lungo e laborioso, ora che il travestimento è pronto non resta che l’imbarazzo della scelta a quale festa partecipare.

«Fritole» e «crostoli» i dolci della festa

Il Carnevale è la festa delle maschere, del travestimento, dei coriandoli e delle stelle filanti ma non meno importanti sono le filastrocche e le antiche e allegre canzoncine, alcune anche sboccate, dedicate a questo che viene indicato come il periodo più pazzo dell’anno. Un’importante parentesi riguarda i dolci tipici, "fritole" e "crostoli" al primo posto.

La "fritola" è un dolce tipicamente veneto, cita il Samani nel suo "Dizionario del Dialetto Fiumano" fatto con pasta lievitata, zucchero, zibibbo, fritto a cucchiaiate nell’olio e spolverato con zucchero fine anche se i fiumani – aggiunge con una punta d’ironia - preferivano i più aristocratici "krafen" di austriaca memoria.

Ai "crostoli" ha dedicato un capitolo a parte riportando addirittura la ricetta che proponiamo così come viene descritta nel Dizionario: "Prendi farina quanta basta, late, un ovo, un bicerin de cognac, un poco de zucaro. Con questo ti fa la pasta e co un matarelo ti la tiri sotil. Prendi alora la rodela co i denti e taia la pasta in tanti nastri con i quali ti farà fiochi e quel che te capita in testa. Frisi in oio bolente. Tiradi i crostoli dal fogo butighe sopra zucaro velo."

È questo un dolce probabilmente conosciuto fin dai tempi di Roma antica se Orazio, nella sua prima satira ricorda: "ut pueris olim dant crustula blandi doctores".

Source:

  • Rosi Gasparini, "È arrivato Carnevale", La Voce del Popolo, 31 gennaio 2004 - courtesy of Furio Percovich.


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Created: Sunday, January 31, 2004; Last updated: Saturday, December 15, 2012
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