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Le nozze dignanese Tramandando canti e danze tradizionali, il Gruppo folcloristico dignanese riporta solitamente sulla scena le abitudini nuziali, quelle forse più lungamente sentite e conservate dalla gente di questa antica cittadina, di questo centro storico istriano un tempo pieno di vita, raccolto intorno al turrito Castello; gente operosa che sapeva esprimere i suoi sentimenti anche nelle cerimonie particolari del cielo vitale, attraverso il canto e la danza, il lavoro e la preghiera. Un passato di tradizione gentili emerge dalla vita e dalla storia di questa città e riesce a stabilire col presente un raporto di viva continuità, di testimonianze materiali autentiche, di eredità canore e musicali, grazie all'opera costante di conservazione e di recupero del patrimonio artistico popolare svolta dalla locale Comunità degli Italiani. Forse poche località in ambito regionale hanno conservato come Dignano la briosa festosità delle feste nuziali, mantenute in vita fino a pochi decenni fa, si che molti sono ancora i testimoni di cerimonie rituali quali le suggestive fiaccolate notturne ("i torsi") e gli allegri cortei nuziali vociferanti e vivaci al grido di - VEIVA I NOVISI! Le nozze dignanesi, delle quali oggi voglio parlare, hanno sempre meravigliato e sorpreso i forestieri, hanno ispirato poeti e musicisti, hanno interessato etnografi e storici: "Le nozze istriane" di Antonio Smareglia su testo di Luigi Illica e "Un paese di terra rossa" di Pompea Fabro, ne sono la testimonianza più vera. Non serve andare tanto lontano nel tempo per riportare alla vita reale del secolo scorso o alla prima metà del nostro, quelle che oggi sono scene folcloristiche: |
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| cantavano i giovani durante la fase del corteggiamento
nelle notti di maggio, in serenate eseguite con arie di villotte e di
bassi (melodia popolare, tipico discanto dignanese).
Dai primi approcci pubblici, dal "favelà" sulla porta di casa per lo scambio dei sentimenti reciproci, ai primi timidi colloqui amorosi, alIa promessa, ed alle nozze, non passava molto tempo: al massimo fino a Carnevale. Lo confermano sempre i canti popolari tradizionali:
I preparativi andavano dal fidanzamento - la prumìsa - quando avveniva la presentazione ufficiale delle famiglie con la domanda di matrimonio e impegno scritto, e il giovane donava alla fanciulla un anello e "la ruca de zanevaro fiurada cul britulein" (la rocca di ginepro ornata ad intaglio), fino al giorno delle nozze. La "carta de dota" e la cassa nuziale col corredo venivano portati nella casa dello sposo la settimana precedente, contrassegnata da un intenso lavorio. Le nozze duravano sempre più giorni: si svolgevano in casa ed erano l'occasione, oltre che per buone scorpacciate e abbondanti libagioni, anche per nuovi incontri tra giovani e rappacificazioni tra parenti. Una festa grande.
Solitamente i matrimoni si svolgevano al sabato (solo barbieri e calzolai si sposavano per tradizione il lunedì che era il loro giorno libero). Nella settimana delle nozze, giù al lunedì ultimate le pulizie generali della casa, si cominciava a fare biscotti e dolci caratte. ristici ("busoladi", amaretti, "grostoli" e ciambelle di pasta frolla), la pasta, il pane in forma di doppio cornetto, poi si provvedeva a macellare il pollame e l'immancabile vitello o la pecora, per dar modo alle cuoche di mettersi all'opera. La sera del venerdì le tavole dovevano essere apparecchiate perchè gli invitati che portavano i regali - ma anche amici e conoscenti non invitati - potessero ammirarne l'imbandimento o curiosare, sia a casa della sposa dove si faceva il pranzo, che in quella dello sposo dove si faceva la cena. Allora, i matrimoni si svolgevano tutti in chiesa alle dieci del sabato mattina, con le strade piene di gente accorsa a vedere la NOVISA, la sposa. Era caratteristico il cerimoniale di composizione del corteo nuziale: i "compari" (cioè i testimoni che erano sempre maschi) andavano a prelevare lo sposo e lo accompagnavano nella casa della sposa, poi andavano per le contrade a raccogliere gli altri invitati. Formato il corteo, scendeva la sposa che si appoggiava ai due comparì; dietro veniva lo sposo colle due amiche, quindi tutti gli altri, a coppie. Solo in tempi più recenti il padre ha incominciato ad accompagnare la sposa. La madre di solito non partecipava alIa cerimonia ma aspettava gli sposi sulla soglia per invocare la benedizione divina su loro, inneggiando con un brindisi di "vein de rusa" (un vino vecchio, dolce e secco che i dignanesi fanno con uva moscata passita).
Prima del pranzo era d'obbligo un giro per Dignano con sosta in piazza. Alla fine del pranzo che durava molte ore, la sposa usciva a passeggio con le ragazze per sfoggiare i bei costumi e gli ornamenti.
Allora la sposa ringraziava e salutava i genitori: era giunto il momento di lasciare la propria casa per seguire lo sposo. Si formava il corteo al grido "la piura!" (ella piange!) e si muoveva davanti agli sposi grande bagliore tutto un canto accompagnava gli sposi alla casa maritale, attesi sulla porta dai suoceri che regalavano alla giovane nuora un anello d'oro. Intanto le torce venivano incrociate a terra davanti alia porta d'ingresso e la sposa doveva saltare oltre il fuoco per entrare nella nuova dimora. Qui si ricominciava a mangiare, e la cena durava tutta la notte. Poche ore di sonno, poi tutti si ritrovavano per la messa delle undici. Ancora una sosta in piazza dopo la cerimonia religiosa, quindi il pranzo in casa dello sposo, in buona allegria fino all'imbrunire, quando gli invitati ormai stanchi ed arrochiti si congedavano. Al lunedì si invitavano gli amici a mangiare ciò che era rimasto delle nozze, e non era poco, mentre omaggi di dolci venivano portati a conoscenti e vicini di casa. Le nozze dignanesi erano sempre qualcosa di grande con numerosi invitati: una festa di schietta allegria ed abbondanza. La gente era felice di andare a nozze anche per soddisfarsi di mangiare i cibi delle grandi occasioni che venivano serviti senza parsimonia. Se ne parlava poi a lungo, tornando al solito piatto quotidiano di minestra. Curiosando nella cucina tradizionale dignanese, vogliamo anche elencare i piatti tipici delle feste di nozze, preparati da abili cuoche con prodotti domestici genuini: |
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Il pranzo:
Cena:
Pranzo:
Sulla tavola sempre ottima malvasia e terrano. Cosa rimane oggi delle nozze di un tempo? Qualche volta il raduno degli invitati, il corteo nuziale, i dolci caratteristici, il "vein de rusa". E tutta la scena, dal corteggiamento alla fiaccolata, riproposti negli spettacoli in costume dal gruppo della Comunita degli Italiani che tramanda gli aspetti peculiari del vivere dignanese. Anita Forlani Tratto da:
Vedi anche: |
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This page compliments of Marisa Ciceran Created:
Monday, September 11, 2000. Last updated:
Tuesday February 27, 2007 |