|
|
||||||
San Giovanni: fuochi, previsioni, cavalcanti e streghe
Con questa preghiera, rivolta ai Santi del 15 giugno, Vito, Modesto e Cressenzia (patroni di Grisignana e di Fiume, due località poste in prossimità di corsi d'acqua), incomincia un periodo cruciale, che si prolungherà fino a san Pietro, per tutte le ragazze desiderose di maritarsi ed ancora incerte sulla sorte che le attende. Perché non è mica cosa da poco per una fanciulla sapere se si sposerà, come si sposerà, o se resterà zitella. Ascoltate come si comportavano a Momiano. La ragaza che voi saver se la se sposare, la ciol una pana de formenton, la la sgrana e, fato un buso fra la zenere e i bronzi, la meli el formenton in mezo. Se 'ls'ciopa, alora ghe sarà presto in vista un matrimonio, se 'l se brustola senza far novize, alora la restarà zitela. Per le fanciulle di città la prova è impossibile, per la difficoltà d'avere in casa il necessario per l'operazione. C'è, però, anche per loro una ricetta, nella quale c'entra pure la luna. Sentite com'è semplice. Giova ancora a la ragaza, per saver chi la sposarà, scommziar contar, de venere, tredi-se stele per tredise sere e, l'ultima volta, prima de andar a dormir, dir con fede queste parole:
La risposta esatta, ve l'assicuro, verrà nel sogno. Ora, se a questi strighezi si ricorre durante tutto il corso dell'anno, in questo mese di giugno, attorno al solstizio d'estate, essi raggiungono il vertice dell'efficacia. E la notte ricca di influssi misteriosi e di pronostici è specialmente quella della vigilia di san Giovanni, in assoluto la più grande delle ricorrenze d'inizio stagionale,
La vigilia di san Giovanni, sul far della notte, si accendevano ai crocicchi delle strade i fuochi rituali [105] per tenere lontano le streghe, le quali notoriamente non possono tollerare il fumo originato da cose sante. San Giovani col suo fogo - dicono i dalmati - brusa le striglie e 'l moro, cioè il nemico, il diavolo. Nel vecchio Rituale Romanum si trova anche la benedizione del «rogo», che veniva impartita la vigilia di san Giovanni Battista, dove molto genericamente si prega per la santificazione «di questo nuovo fuoco». Ma non mi risulta che tale rito fosse usato in Istria. I fuochi venivano alimentati, nell'Istria meridionale, da mucchi di sangrego, detto anche mangreis (in croato smilj), una pianta aromatica a forma di cespuglietto, con piccole infiorescenze gialle, o da cataste di ginepro. Sotto, però, si collocavano fiori del Corpus Domini e si aspergeva la catasta con l'acqua santa. Sì pensava così, più che onorare il Santo, di brusar le strighe, almeno in ispirito. Quando la fiamma era ben alta, bisognava saltare oltre il fuoco per tre volte. Prima che si spegnesse, gli adulti, tenendo in braccio i bambini, facevano fare anche a loro i tre salti rituali: perché chi più dei bambini è soggetto alle strigane? Fuochi venivano accesi anche nei campi e sui monti, sempre per lo stesso fine. [106] Dei vari pronostici fatti dalle ragazze per conoscere il futuro loro sposo, abbiamo già scritto, ma qui vogliamo rivelare ancora qualcosa. Una pratica molto antica, che veniva eseguita nell'intimità della propria casa, era la seguente. Alla mezzanotte della vigilia, la ragazza col torso completamente nudo, si poneva davanti ad uno specchio, avendo di fianco un catino pieno d'acqua. Dallo specchio la ragazza doveva volgere lo sguardo all'acqua, e se in questa le sembrava di vedere la faccia dell'uomo verso il quale aveva qualche simpatia, allora l'avrebbe sposato entro l'anno. Se, invece, non l'avesse visto, niente matrimonio, almeno per quell'anno. La «ricetta» non è tanto chiara e forse manca qualche elemento magico, che non ci è stato svelato. Buona diffusione aveva il pronostico della chiave e del libro di preghiere. Fra le pagine del volumetto veniva introdotta una chiave, fermata con un elastico a forma di croce. Nell'impugnatura della chiave sporgente due ragazze introducevano il loro dito indice, tenendo sospeso il libro. Quindi, fattesi il segno della croce, evocavano una persona morta, interrogandola sull'argomento che stava loro a cuore. Lo spirito evocato rispondeva favorevolmente o no, con un numero di oscillazioni del libro, fissato dalle ragazze nell'atto di porre la domanda. Chiudiamo con un pronostico generale: proviene da Barbana. La note de la vigilia de san Giovani, se meteva per ognidun de la casa una foia de figo su la finestra. Se le foie restava tute fresche, fin la matina dopo, voleva dir che tutti de casa quel'ano i saria stadi sani. Ma se qualche foia se infiapiva, alora chi iera rapresentà de quela foia, el se saria 'malà e forsi anche pezo.
La vigilia di san Giovanni, i cavalcanti {quei che segna)
trasmettevano ai loro discepoli (anche se non erano nati con la camisa) i
misteri ed i poteri per fare le segnature contro il mal dei vermi, la risipola,
il morso della vipera, la puntura del ragno rosso, le distorsioni [107], ed in
genere contro il malocchio per arrivare persino a fermare la grandine e le
trombe marine [108]. Tuttavia il cerimoniale dell'iniziazione (invero,
sempliciotto) che qui pubblichiamo, non era necessariamente legato alla vigilia
di san Giovanni[109]. I cavalcanti, con termine croato, venivano chiamati krsniki o
kersniki; questi, però, erano nati con la camicia, con un beretìn
soto 'l scaio e con la coda. Fattisi adulti si conoscevano tra loro e
agivano alle dipendenze di un capitano. Prima di entrare in funzione, si
addormentavano e il loro spirito usciva dal corpo in forma di un moscone
(altrove, un topolino). Guai a sopprimere quel moscone, il
kersnik
[kudlak, kresnik] ne
sarebbe morto [110]. Erano particolarmente impegnati nei combattimenti con le streghe, loro grandi
nemiche, ma amiche dei diavoli, soprattutto nella notte della vigilia di san
Giovanni (oppure nella notte tra il giovedì e venerdì delle quattro tempora),
prendendo le sembianze di cani o di cavalli, ma più comunemente di giganti. Ecco
perché usavano come arma lo stollo (miedil, medil) attorno al quale si
dispone il fieno o la paglia per innalzare il pagliaio (la mieda). Se,
però, in cima dello stollo fosse rimasto qualche avanzo di fieno, l'esito della
lotta sarebbe stato assai problematico. I contadini che conoscevano questo
particolare, procuravano che il palo fosse ben ripulito. Gli scontri avvenivano nei crocicchi delle strade (crosere), durante
la notte. Per questo in alcuni luoghi, onde incuorare e sostenere i kersniki,
affinchè il potere negativo non avesse il sopravvento, si suonavano le
campane dalle 22 alle 02, ore in cui si credeva che la lotta tra il Bene ed il
Male fosse più acuta. I campanari si facevano aiutare offrendo agli occasionali
collaboratori due abbondanti merende a base di pane, formaggio pecorino e vino a
piacere, generi donati dai contadini durante una questua del mattino, nella
quale si erano sempre dimostrati generosi, convinti che dall'esito degli scontri
dipendevano l'abbondanza o la carestia delle rese agricole: guai se la
superiorità l'avessero avuta le streghe. In certi racconti si parla di viaggiatori trovatisi per caso a transitare per
questi crocicchi, proprio nel momento della battaglia tra streghe e benandanti.
Se la cavarono con grande spavento, grazie a vistosi segni di croce, avendo al
collo, per loro fortuna, una santa medaglia. In quel di Dignano si favoleggiava di sciami di streghe, provenienti
nientemeno che dalla Marca di Ancona (Monte Cònero), per unirsi alle consorelle
istriane nella celebrazione dei loro riti satanici alla crociera chiamata
Crusera fransìsa, sulla
strada verso Guran [111]. La
qualifica fransisa si fa derivare da uno scontro cruento tra soldati
francesi ed un gruppo di banditi, al tempo dell'occupazione napoleonica. Certo,
molti sorridono al sentire queste storie, però non si è trovato ancora uno, che
fosse uno, così coraggioso da recarsi di notte sulle misteriose crociere per
constatare con i propri occhi la verità di questi diabolici incontri, neanche
armato di medaglie e di croci: meglio stare alla larga. La seconda guerra ha
cancellato queste tradizioni e credenze, che affondavano le loro radici in tempi
remoti. Ma se voi sapeste, come la gente ci credeva! (ma forse ci crede ancora). |
||||||
Tra gli spiriti meno cattivi, di cui si favoleggiava tra le genti istriane, troviamo il masarìol (mamolic per i croati), un folletto piccolissimo, come uno gnomo, vestito tutto di rosso, ai piedi due speroni, come di gallo. Si divertiva a molestare le giovani donne intente ai lavori di casa, e in campagna a burlarsi dei mietitori. Abile cavalcatore, si portava via dalle stalle un cavallo, il più bello, col quale correva sino a ridurlo, prima di riportarlo, all'estremo delle forze. Ma ecco un breve racconto dei suoi dispetti, raccolto a Barbana:
|
||||||
Tratto da:
|
||||||
|
This page compliments of Marisa Ciceran Created: Sunday,
June 24, 2007; Last updated,
Tuesday, January 29, 2008
|