Winter
Customs and Traditions


San Nicolò come l'uomo ragno

DESIDERI E FANTASIA TRA CHI DI LUSTRI NE HA TANTI E CHI NE HA MENO DI UNO

San Nicola di Bari è il protettore dei naviganti. Una volta, quando i marinai tornavano a casa, portavano regali per tutti i membri della famiglia. E in occasione della sua festa, il 6 dicembre, era tradizione gettare corone di fiori in mare a ricordo di chi vi aveva trovato l'eterno riposo. (Cosa che succede ancor oggi, a Buccari). Ma poi, ci si recava in visita dalle vedove, con piccoli omaggi per i bambini rimasti senza papà.

Forse da qui deriva l'usanza di regalare dolci e frutta secca ai bambini, in quel giorno. Regali che naturalmente vengono portati da San Nicolò in persona di notte, "ma se ti lo vedi, nol te vegnirà mai più", veniva detto ai bambini che non volevano andare a dormire la sera precedente. Depone i regali nelle scarpe tirate a lucido, messe appositamente sul davanzale della finestra. Porta caramelle, cioccolate, fichi secchi, noci, torrone, arance e mandarini. Talvolta c'è anche un giocattolo. Ma, se una settimana prima, il bambino non gli ha mandato la letterina in cui conferma di essere stato buono, o confessa una piccola mancanza e promette di non farla più, i regalini non arriveranno mai. Essendo Fiume da sempre stata a contatto con tante culture diverse, tra le quali quella germanica, ha assimilato anche la presenza del "krampus" (diavolo), che ai bimbi cattivi porta carbone, fagioli al posto delle caramelle, e la famosa "siba", un rametto dorato decorato da un fiocco di carta crespata rossa.

Da piccoli abbiamo imparato tutti la filastrocca: "San Nicolò de Bari / la festa dei scolari / se no i ghe fa la festa / col scagno per la testa"! La tradizione è viva, tra i vecchi fiumani, ancor oggi. Abbiamo parlato con alcune persone un po' più avanti con gli anni, ma anche con i bambini degli asili, per vedere un po' come si festeggiava una volta e come si fa oggi. Sarebbe un vero peccato se, con tanti matrimoni misti che si sono celebrati negli anni, una festa dedicata ai bambini, tramandata per tante generazioni, andasse perduta.

A Fiume esistono sei asili italiani, o sezioni italiane. In una di esse, il Gardelin, in via Zvonimir 58, le insegnanti di educazione prescolare ci hanno impedito di parlare con i bambini, e ce ne dispiace. Difendere la privacy va bene, ma quando si parla di un argomento che sta a cuore ai piccini, e sul quale non si può certo speculare, non ci dovrebbero essere restrizioni di questo genere. In fin dei conti, i bambini hanno perso un'occasione di dire la loro, e di veder la propria foto sul nostro quotidiano. 

San Nicolò cambia pelle

All'asilo "Topolino", i bimbi seguiti da Tanja Vidak e Viviana Cesarec sono stati loquaci e pieni di battute spiritose, frutto della logica propria dei bambini. Così, alla domanda su chi sia San Nicolò, Marco Abramovic ci ha risposto che si tratta dell'"Uomo ragno", precisando che "deve pur entrare da qualche parte, per portare i regali in casa ai bambini"! Gli altri ci hanno semplicemente detto che si tratta di "una persona che porta i regali di notte, quando dormo" (Enea Dessardo).

Anche se gli scrivono la letterina, specificando bene i regali desiderati (i più piccini gli fanno un disegno), manca un particolare importante: nessuno promette di essere più buono, di non combinare marachelle, di ubbidire sempre agli adulti! I desideri dei bambini per quest'anno variano dall'orsacchiotto (Josipa Repanic) alla bambola (Sara Calderara), dal trenino elettrico (Ileana Merdzo) alla pistola col tappo (Enea Dessardo), dal Pinocchio parlante (Nicole Raccanè) a quello da colorare (Frederico Scher Portella Santos), per finire con una coppia di coniglietti, chiesti da Carla Cupic.

San Nicolò non entra solamente nelle loro case, ma fa dei regali anche all'asilo, quando li viene a trovare di persona. In entrambi i casi, però, non manca la "siba", piccolina o enorme, a seconda della vivacità di ognuno.

"Sibe" ramificate per punire le marachelle

Al "Beli Kamik", sezione italiana, Gianna Blidar e Daniela Zubovic hanno il loro da fare per tenere a freno l'esuberanza, tipica dell'età, dei bambini di cui si prendono amorevole cura. Ogni anno San Nicolò viene di notte anche in asilo, e lascia, nelle pantofole dei bambini, accanto al caminetto in cartapesta, i dolcetti che ha portato per loro. E i bambini, in precedenza, gli hanno fatto un regalo a loro volta: una grande lettera fatta con i disegni. "San Nicolò è uno che porta tutto - regali, caramelle e gomme da masticare" ha detto Miriam Herceg, mentre un'amichetta, Anja Opatic ha aggiunto "E ciabatte, anche cioccolato". Laura Lekovic è dell'opinione che "La mamma usa la 'siba' di San Nicolò per sculacciare chi è stato cattivo", ma è altrettanto vero che sono le mamme ad aiutare a scrivere la letterina. Mattea Linic si aspetta la Casa della Barbie, Ela Burlovic spera in un paio di scarpe favolose, Nina Rukavina desidera delle pantofole calde calde, mentre Emma Superina vorrebbe ricevere una Barbie e della cioccolata.

Stivali quanto più capienti

Alla sezione italiana dell'istituzione prescolare Mirta, con i pargoletti lavorano ogni giorno Lidia Tomisich e Morena Scotti. Anche secondo questi vispi pargoletti San Nicolò è un personaggio che porta regali e lecca lecca ai bambini buoni, ma Paola Herc ci ha precisato di aver ricevuto "anche il "krampus", oltre alla borsetta e l'ombrello di Barbie". Evidentemente la "siba" non è stata sufficiente, per farle capire che deve essere un po' più quieta, a casa. Jean Pierre Soso ci ha raccontato che l'anno scorso "mi sono seduto sulle ginocchia di San Nicolò, quando è venuto a trovarci, e gli ho chiesto un paio di stivali". Secondo Erik Cimera, il Santo arriva di notte, "quando dormiamo, e ci lascia i regali negli stivali, oppure ci depone tutto sul davanzale della finestra". Forse per confermare la sua diligenza, Patrizia Kregar ha ribadito: "Io dormo sempre quando viene".

Scambio di persona

Dei bimbi dell'asilo "Gabbiano" hanno cura Lorena Brajkovic e Fiorella Djurdjulov, e li aiutano a scrivere la letterina, composta da brevi pensierini e disegni. Il Santo, immancabilmente, ricambia omaggiandoli con doni, pure nella sede prescolare. Secondo Ivo Subat "egli porta i regali solamente ai bimbi buoni, ai cattivi non li porta" e Marko Soskic ha aggiunto: "Chi è cattivo trova la scatola piena solo di 'sibe', o vuota". Chiara Zuccolin e Nika Scherbez vorrebbero delle bamboline, mentre Vito Mazevic desidera tanto un trenino. Molti dei bimbi però, forse perché hanno genitori di nazionalità diverse, non hanno ben chiara la distinzione tra San Nicolò e Babbo Natale (alcuni asseriscono che il primo "viaggia sulla slitta, volando"), mentre altri non sanno cosa sia la "siba", cioè quale sia il suo significato, l'accettano solamente come simbolo di questa festività.

I desideri stanno nelle stelle

Alla sezione italiana dell'asilo "Zvonimir Cviic", l'insegnante Maria Grazia Frank ha aiutato i bimbi a scrivere i loro desideri su delle stelline argentate, poi le ha appese al soffitto, "così San Nicolò le può leggere più facilmente". Ma la corrispondenza con il Santo non si ferma qui: ogni bambino, a casa, gli scrive, desiderando qualcosa non solamente per sé, ma anche per i fratelli, sorelle, cuginetti e genitori. Le bambine per lo più sarebbero felici di ricevere una Barbie (Valentina Smojver, Linda Cendak, Clara Orlovic) o un orsacchiotto (Cristina Andacic, Lara Sabalic, Mia Girotto), mentre i ragazzini optano per "Action Man" (Toni Arih), i dadi componibili Lego (Angelo Girotto), un robot (Antonio Brusic) o un puzzle da fare nelle lunghe serate invernali (Auro Zidaric). I tre gemelli Seifert hanno idee del tutto indipendenti: Daniel desidera una scatola di Lego, Ivan un bell'albero da decorare a Natale, Marko una nave giocattolo.

I regali si aspettano di trovarli sul balcone o sul davanzale della finestra, nelle pantofole, calze o stivali che vengono messi appositamente. Quest'anno poi San Nicolò avrà una sorpresa piacevole: tutti i bimbi hanno deciso di lasciargli un panino o un dolcetto e una bibita, perché possa rifocillarsi dopo tanta fatica.

Salute e dialogo

Anche nell'ambito dell'asilo infantile "Opatija" opera una sezione in lingua italiana, guidata da Slavica Stulic. I bambini che la frequentano hanno la possibilità di esprimersi al meglio, quanto a creatività. Infatti, hanno già preparato alcune delle decorazioni che hanno in programma di realizzare in previsione del Natale: figurine di plastica in cima a dei bastoncini, con inserti di tulle multicolori, da abbinare con fantasia per allietare i centritavola nei giorni di festa. 

San Nicolò arriva anche da loro, ogni anno, e reca con sé dolcetti e giocattoli per tutti. Talvolta c'è anche la "siba", ma piccolina, perché i bimbi sono diligenti, operosi e creativi. Alma Bonacic, ad esempio, ne ha tenuta una a lungo sotto il cuscino, di notte, "per scacciare i sogni brutti". I desideri dei pargoli di questo asilo sono quanto mai diversi e denotano tantissima sensibilità: una bambina non desidera niente per se stessa, "solo salute per il mio papà"; anche un altro ragazzino rinuncia volentieri al regalo, "purché venga a trovarmi e si fermi a parlare con me, giocando con quello che ho già"; praticando la pallamano, Stella Zezelic desidera un paio di ginocchiere da volley, e sua sorella minore Nancy un orsacchiotto. Tamara Ilic vorrebbe baloccarsi con una cucina in miniatura, Adi Causevic si aspetta delle caramelle, mentre sua sorella Mia desidera della plastilina per realizzare un "brucolino" verde.

Jolanda Vucich nata Radig, quinta di sei fratelli, ricorda perfettamente quando scriveva le letterine al santo, e come appendeva una lunga calza col suo nome, nella segreta speranza di vedersela riempita la mattina dopo. E di solito vi trovava arance o mandarini, immancabili le noci e i fichi secchi. Con l'aggiunta della "siba", naturalmente, perché qualche marachella era, durante tutto un anno, quasi di rigore.

Dai suoi dolci ricordi che fanno parte di un passato povero di mezzi ma ricco di emozioni e sentimenti, affiora la segreta speranza di ricevere una macchina da cucire, regolarmente inevasa, nonostante risparmiasse tanto (riusciva a mettere da parte 7 o 8 lire durante l'anno!), però d'altro canto non potrà mai scordare due anni consecutivi, in cui aveva ricevuto una camera da letto e poi una cucina, in miniatura e di legno. Anni dopo è venuta a sapere che era stata sua sorella maggiore l'ispiratrice dei regali, ma non per questo ha avuto una delusione: in fin dei conti, anche se nel frattempo aveva scoperto che non era il Santo a portare i regali, il pensiero che sua sorella si fosse così prodigata per lei le aveva fatto apprezzare ancor di più il dono inatteso. E che per anni ha poi gelosamente conservato. 

Ettore Mazzieri, altro "anta", ci ha ragguagliato un po' su ciò che succedeva in città. Infatti, dove oggi sorge il grattacielo, in piazza Adria, una volta c'era "Moscovich", il negozio di giocattoli, con il pianoterra e due piani ricolmi di oggetti del desiderio dei più piccini. Al pianoterra veniva San Nicolò e mostrava i giocattoli ai bambini, e tutti in coro gridavano "Mi, mi", per fargli capire che la scelta era gradita. Naturalmente, per avere il giocattolo i genitori dovevano acquistarlo, ma sul momento per i bimbi era già una gioia vederli esposti. All'epoca, a parte le bambole con abiti favolosi e relative carrozzine per le bambine, tra i più cari erano il monopattino di legno e il pallone (pieno, di gomma) per i maschietti. I giochi però più economici erano, chissà perché, i più acquistati, e così si optava per il tamburello o il sacchetto di "spigole (vetrizze, crnizze, piombini)", ecc. Quando è stato costruito il grattacielo, San Nicolò è stato trasferito di fronte a Palazzo Modello, ma già si avvicinava la seconda guerra mondiale, con le tragedie che ha recato con sé.

Sfogliando mentalmente le pagine di tanti calendari, Mazzieri ci ha confessato una grande delusione: non ha mai ricevuto le "scarpe de fodbal" che si sognava per notti intere, per anni. Ma d'altro canto il regalo più bello è stato una "bala piena rossa", che assieme ai "fighi suti", mandarini, arance, "carobe", "pistaci" e "bomboni" ha trovato nella calza, appesa sul camino "col fogoler".

Iris Faraguna nata Tommasini ha sempre scritto la letterina, come i suoi quattro fratelli. Ma i desideri espressi nella missiva non si avveravano mai. Nonostante ciò, grandi delusioni non ci sono mai state, in quanto la mamma diceva: "quest'anno San Nicolò non poteva, questo altro anno forsi el poterà, e erimo tuti contenti de quel poco che gavemo ricevù". La sera, accanto ai piatti, lasciavano un "bicierin de rakìa", perché San Nicolò potesse riprendersi un po' dalla fatica.

Nel piatto col suo nome scopriva sempre mandarini, noci, fichi secchi. Solamente una volta, a sei anni, ha trovato qualcosa di veramente insperato: "una pupetta de caucciù, senza vestiti"! (La gioia di quel momento è stata tanto intensa che ancor oggi, quando ne parla, le si illuminano gli occhi). Naturalmente era immancabile la "siba", ma piccolina, in quanto una grande veniva divisa in cinque parti. Anche il pezzetto di carbone non mancava mai, "e el mio era sempre el più grande, perché ero la più dispetosa". Nel piattino si trovavano anche delle piccole cioccolate, quelle che avevano le figurine, e naturalmente c'era la caccia alla più rara, quella del "feroce saladino".

Purtroppo ci siamo resi conto che quel che temevamo si sta verificando: le tradizioni fiumane vanno scomparendo piano piano, nelle nuove generazioni. In teoria, non ci sarebbe nulla di male ad accettare quelle altrui, ma bisognerebbe perseverare a conservare le proprie. "Un popolo senza passato non ha futuro", è stato detto, e ci sono cose che si imparano da piccoli, che si tramandano di generazione in generazione, senza mai avere nulla di scritto. E se tra qualche decina d'anni non ci sarà più nessuno a ricordarsi com'era l'atmosfera festiva di una volta chi sarà mai a premiare i bambini buoni? Ci dovremo inventare un altro santo?

Un altro problema che balza agli occhi è la grandissima solitudine in cui vivono i nostri bambini: tanta da chiedere, a un perfetto sconosciuto, di fermarsi a parlare! E purtroppo la colpa di tale situazione è di tutti e di nessuno, in quanto, per poter sopravvivere, i genitori devono entrambi lavorare, con il risultato che i figli, spesso, stanno da soli per lunghissimi periodi, e per sentire meno il peso di questa emarginazione stanno appiccicati alla TV. Ne assimilano nozioni buone e cattive, pubblicità comprese, ma non hanno mai con chi dialogare. Forse, basterebbe parlare un po' con loro, la sera, o forse solamente starli ad ascoltare. Sinché siamo in tempo, fino a che possiamo ancora provare qualcosa quando ce li stringiamo al cuore.

Erika Blecic

Tratto da:

  • Erika Blecic, "San Nicolò come l'uomo ragno",  6 dicembre 2002, © La Voce del Popolo, EDIT (Rijeka, 2002)

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Created: Friday, December 06, 2002; Last updated, Sunday, December 06, 2015
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