Winter
Customs and Traditions

LA BEFANA, FRA TRADIZIONI AGRARIE PAGANE E I MODERNI MESSAGGI SMS
La festa di chi è sopravvissuto alle «sofferenze» delle festività

Non fosse per altro basterebbe l'adagio “L'Epifania tutte le feste porta via” per fare della Befana l'eroina per eccellenza di tutti coloro che sono sopravvissuti alle sofferenze delle festività. Allo stress da Natale si è aggiunto anche quello del Capodanno, con torme di disperati che sfuggivano all'angoscia del "bisogna divertirsi a tutti i costi" facendo scoppiare pericolosi ordigni o provocando incidenti stradali, spesso mortali, dovuti ai fumi degli alcolici. L'immagine della vecchietta eccentrica che premia o punisce con regali o con cenere e carbone, ridà un po' di tranquillità e serenità, riportandoci indietro al tempo delle favole popolari non manipolate dall'industria dolciaria o cinematografica.

La festa della Befana deriverebbe da antichi elementi folclorici pre-cristiani, recepiti ed adattati dalla tradizione cristiana. L'origine di questa figura è probabilmente da connettere a tradizioni agrarie pagane relative all'inizio dell'anno. In tal senso l'aspetto da vecchia sarebbe da mettere in relazione con l'anno trascorso, ormai pronto per essere bruciato per "rinascere" come anno nuovo. In molti paesi europei infatti esisteva la tradizione di bruciare fantocci, con indosso abiti logori, all'inizio dell'anno. In quest'ottica l'uso dei doni assumerebbe un valore propiziatorio per l'anno nuovo.

Un'ipotesi suggestiva è quella che collega la Befana con una festa romana, che si svolgeva all'inizio dell'anno in onore di Giano e di Strenia (da cui deriva il termine "strenna") e durante la quale si scambiavano regali.

Nella più pura tradizione popolare la Befana, scende nelle case attraverso le cappe dei camini, che simbolicamente raffigurano un punto di comunicazione tra la terra e il cielo e distribuisce due tipi di doni: quelli buoni che sono il presagio di buone novità della stagione che verrà e il carbone, che, invece, è il residuo del passato.

Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l'anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova.

Prima di morire però, la vecchina passava a distribuire doni e dolci a tutti, in modo da piantare i semi che sarebbero nati durante l'anno successivo. In molti paesi infatti, in questo periodo, si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso o si accendono imponenti fuochi, o addirittura in alcune regioni si costruiscono dei fantocci di paglia a forma di vecchia, che vengono bruciati durante la notte tra il 5 ed il 6 gennaio.

Con la tradizione cristiana la Befana non c'entra proprio niente, ma nella tradizione popolare c'è una leggenda che in qualche modo la inserisce come protagonista di questa festa religiosa. Il termine "Epifania", di origine greca, che significa "manifestazione" e sottintende la divinità, è stato utilizzato dalla tradizione cristiana per designare la prima manifestazione della divinità di Gesù Cristo, avvenuta in presenza dei re Magi. Con la fine dell'anno solare, il ciclo dei festeggiamenti non si conclude fino al 6 gennaio, il giorno dell'Epifania, che nella saggezza popolare "tutte le feste porta via".

Tre re (i Re Magi), Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, partirono da paesi diversi, forse la Nubia, la Godolia e Tharsis, per portare doni a Gesù: oro, incenso e mirra. Attraversarono molti paesi seguendo una stella, e in ogni luogo in cui passavano, gli abitanti accorrevano per conoscerli e unirsi a loro. Ci fu solamente una vecchietta che in un primo tempo voleva andare, ma all’ultimo minuto cambiò idea, rifiutandosi di seguirli. Il giorno dopo, pentita, cercò di raggiungere i Re Magi, che però erano già troppo lontani. Per questo motivo la vecchina non vide Gesù Bambino. Da allora, nella notte fra il cinque e il sei gennaio, volando su una scopa con un sacco sulle spalle, passa per le case a portare ai bambini buoni i doni che non ha dato a Gesù.

Oltre che nelle nostre regioni troviamo il culto della Befana in varie parti del mondo: dalla Persia alla Normandia, dalla Russia all’Africa del Nord. In tale culto, molti, rintracciano il mito della Dea genitrice primordiale, signora della vita e della morte, della rigenerazione della Natura. Per altri, nella sua figura, la Befana riassume l’immagine della Dea antenata custode del focolare, luogo sacro della casa. E non è un caso se si serve, proprio dei camini, per introdurre l’allegria nelle case, svolazzando con la sua fantastica scopa. Il Francia nel giorno dell'Epifania si usa fare un dolce speciale, all'interno del quale si nasconde una fava. Chi la trova diventa per quel giorno il re o la regina della festa.

Il 6 gennaio, in Islanda viene chiamato il tredicesimo, perché da Natale fino a questa data trascorrono 13 giorni. Questo è l'ultimo giorno del periodo festivo nel quale si dice addio al Natale. Si inizia con una fiaccolata, alla quale partecipano anche il re e la regina degli elfi. A metà strada arriva anche l'ultimo dei Babbo Natale, il tredicesimo (il primo Babbo Natale arriva l'11 dicembre e poi ne arriva uno ogni giorno fino a Natale, poi dal 25 dicembre in poi ne va via uno al giorno). La fiaccolata finisce con un falò e con dei fuochi d' artificio. In Germania, questo è il giorno della venuta dei Re Magi. Spesso i preti e i chirichetti vanno nelle case per chiedere delle donazioni e recitano solitamente anche qualche Verso o intonano una canzone sacra. Le persone di religione cattolica si recano in chiesa, a messa, ma in Germania il 6 gennaio non è un giorno festivo, si lavora come solito e i bambini vanno a scuola.

Anche i bambini spagnoli si svegliano presto e corrono a vedere i regali che i Re Magi hanno lasciato. Il giorno precedente mettono davanti alla porta un bicchiere d' acqua per i cammelli assetati e anche qualcosa da mangiare e una scarpa. In molte città si tiene il corteo dei Re Magi, in cui i Re sfilano per le vie cittadine su dei carri riccamente decorati.

La festa dell'Epifania in Romania rappresenta la venuta dei Re Magi ed è un giorno festivo. Ancora oggi in alcuni paesi i bambini vanno lungo le strade e bussano alle porte per chiedere se possono entrare per raccontare delle storie. Di solito come compenso ricevono qualche spicciolo. Anche i preti vanno di casa in casa per benedire le case. Anche i bambini ungheresi, in questo particolare giorno, si vestono da Re Magi e poi vanno di casa in casa portandosi dietro un presepe e in cambio ricevono qualche soldo.

La chiesa ortodossa in Russia celebra il Natale il 6 gennaio. Secondo le antiche leggende russe i regali vengono portati nel giorno dell'Epifania da Padre Gelo accompagnato da Babuschka, una simpatica vecchietta.

Il termine Epifania, storpiato in Befana, ha assunto un significato diverso, andando a designare la figura di una donna particolare, simpatica, solare e ben vista, portatrice di doni. Perciò a tutte le signore e signorine che si sentono un po' “befane” un augurio, per telefono, cartolina o SMS, sarò sicuramente gradito.  per finire, ecco dei suggerimenti simpatici: Un' improvvisa ondata di gelo sta uccidendo generazioni di befane... copriti bene e non farmi stare in pensiero!, "Ieri notte il cielo era stupendo e pieno di stelle... Poi guardando meglio ho visto anche te!!!", "Ma, mi spieghi dove andavi su quella scopa?", "Ho chiesto a Dio l'acqua e mi ha dato il mare, gli ho chiesto la luce e mi ha dato il sole, gli ho chiesto di conoscere la Befana e mi ha dato il tuo nome...", "Attenzione! Avviso urgente per tutte le Befane! Verificare di essere pronte per la partenza: scopa revisionata, sciallino sulle spalle, sacco ben riempito: 1, 2, 3 pronte partenza... via! Auguri collega!".

A cura di Viviana Car

L'Epifania tute le feste la scova via
Ma quel mato de Carneval, tute indrio le fa tornar

La tradizione dell'Epifania o dei Tre re è molto sentita anche in Istria, come riporta Giuseppe Radole in Folclore istriano (MGS Press, Trieste 1997). Varie sono le usanze tramandate alle giovani generazioni che vengono ancora curate e fanno parte del ricco folclore istriano.

La vigilia dell'Epifania era attesa per la solenne benedizione dell'acqua in una quantità da non credere: se ne riempiva, infatti, una grossa tinozza. La mattina dell'Epifania, il capofamiglia con l'acqua benedetta aspergeva la casa, le stalle ed i campi. Il tutto doveva compiersi prima dello spuntar del sole. A Barbana il contadino si inginocchiava e recitava la seguente formula: De sta santa tera 'sai lontan/Dio tegni ogni malan: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. tracciava il segno della croce ed aspergeva. A Montona, l'acqua benedetta veniva portata nelle case più abbienti dai chierichetti che, per il servizio svolto, ricevevano una mancia.

Il cerimoniale di Cittanova era un poco diverso. Fra Natale e l'Epifania i Cantori del coro parrocchiale visitavano le case e cantavano la venuta dei Re Magi. Tutti gli abitanti scendevano nell'atrio ed ascoltavano l'annuncio. Di solito ai cantori si offriva un bicchiere di vino e la bona man. A Cherso, invece, la richiesta dei doni era dettagliata castagne e dindio rosto. Per la vigilia dell'Epifania a Barbana la padrona di casa preparava sulla tavola un paneto de pan conzà e una bucaleta de vin bianco sistemando attorno al focolare tre seggiole per i Re Magi.

Nel pomeriggio, brigate di giovani visitavano le famiglie per cantare la lauda della stella o dei Tre re. Ricevuti i doni di rito la brigata proseguiva nel suo giro, estendendolo talvolta alle campagne. Il tutto finiva in una colossale mangiata di fritaia co le luganighe.

La Befana ebbe in Istria il suo momento di popolarità quando, nell'ambito delle scuole, si trasformò in "fascista", gratificando gli alunni più bisognosi con consistenti donazioni soprattutto in vestiario. Per la gioventù, infine, la giornata tanto attesa si colorava di un carattere profano: iniziava il carnevale con tanta voglia di ballare. Il che viene confermato dall'antico proverbio L'Epifania tute le feste la scova via, ma po' vien quel mato de Carneval, che tute indrio le fa tornar.

Tratto da:

  • La Voce del Popolo - 5 gennaio 2006 - http://www.edit.hr/lavoce/060105/cultura.htm


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Created: Tuesday, December 01, 2004; Last updated: Sunday, December 06, 2015
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