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Winter
Customs and Traditions
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Altri santi di febbraio

Molto venerata da parte delle giovani donne era sant'Agata (5 febbraio), la martire catanese del III sec., che, per aver subito nel suo martirio l'amputazione delle mammelle, miracolosamente risanate dall'apparizione dell'Apostolo san Pietro, era invocata dalle donne, che numerose assistevano alla messa per ottenere la sanità dei loro petti ed in particolare dai mortali tumori ai seni.

Il 7 febbraio veniva ricordato san Romualdo, fondatore del ramo benedettino dei camaldolesi, il quale menò vita eremitica in una grotta sulla costiera del Canale di Leme, fondando, in posizione soleggiata, attorno all'anno Mille, il monastero e la chiesa di San Michele, di cui esistono ancora le rovine. In onore del Santo anacoreta, che diede preclari esempi di austerità, alla maniera dei monaci dei deserti d'Oriente, vivendo nelle più aspre rinunce e penitenze per il regno dei cieli, si svolgevano solenni processioni di popolo, che, durante le rogazioni, entravano fin dentro la caverna santificata dalla sua presenza, portando croci e torce. Il monastero fu abbandonato in seguito alla bolla di papa Innocenze X (1652), che soppresse quei conventi dove, per lo scarso numero dei religiosi, non si poteva condurre una vera vita di comunità.  

Il 9 febbraio, festa di santa Apollonia (sec. III), vergine e martire, madona dei denti, perché nel martirio le fu brutalmente strappata la dentatura, era invocata per ottenere la liberazione dal doloroso mal di denti. Il guaritore di questo male era un individuo che la mattina del Corpus Domini, «el ga striga el police e l'indice de la sua man destra», schizzando i vermetti che si formano nel frutto del cocomero asinino, dicendo: «Santa Polonia, deliberè». Da qui gli veniva la forza per guarire, «tocando coi dei strìgadi el dente mala e disendo: Santa Polonia, deliberè»62.

Santa Fosca (13 febbraio), cui nell'agro di Dignano fu dedicata una basilica pre-romanica a tre navate e nella quale esistono tuttora frammenti di affreschi del sec. XII, era invocata per ottenere la liberazione dai dolori lombari. Ma intanto l'inverno, innalzandosi il sole ed allungandosi le giornate, non fa più paura: santa Fosca se giasso la trova, col fuso la lo scova, pur essendo valido anche il contrario: santa Fosca se giasso no la à catà, giasso la fa. Il 14 febbraio, festa di san Valentino, che in Istria non era venerato per essere il protettore degli innamorati, ma perché veniva invocato contro il male dell'epilessia, volgarmente chiamata mal de san Valentin. Molta gente quel giorno a messa. Alcuni proverbi, legati a questo Santo, assicurano che la primavera è alle porte:  

Per san Valentin,l'aria de primavera xe vizin. 
Per san Valentin, el jazo tien su un gardelin
(tanto è leggero e sottile). 
Per san Valentin,governa l'ortisin.
 
Per san Valentin,l'anera va drio 'I mazorin.
E così l'amore salta fuori, con l'anitra che insegue il suo maschio (el mazorin).

Anche dai tanti santi venerati ed invocati come guaritori di svariate malattie si evince che febbraio, pur nella sua brevità, era un mese maledetto, peggiore del turco. Ma nonostante tutto, in questo mese, da sempre, ha imperversato il carnevale, con il massimo dei suoi divertimenti, il ballo, cui non si rinunciava mai, anche se si dovevano sacrificare i piaceri di una buona tavola: Polenta, ma baiar.


Note:

  1. D. RISMONDO, cit., 248

Tratto da:

  • Giuseppe Radole, Folclore Istriano, MGS Press (Trieste, 1997), p. 88-90.
  • Verse alternative (La Madona Candelora) - Ondina Lusa

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Created: Saturday, February 01, 2003; Last updated, Sunday, December 06, 2015
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