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Winter
Customs and Traditions
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Febbraio, la bora e la Candelora

Febbraio è il peggiore mese dell'anno: Febraro, febrareto, mese curto e maledeto. Sta bene però che faccia freddo, perché un febbraio mite sarebbe di danno all'equilibrio stagionale.

Febraro caldo, primavera fredda. 
Se de febraro le mosche no dà pase, in marzo le tase.

Naturalmente viene invocata anche la pioggia, che diventa pericolosa quando sitrasforma in nebbia persistente ed uggiosa, portandosi dietro raffreddori ed influenze.Meglio dunque la bora che purifica l'aria e rende vano anche il malocchio delle streghe,le quali, con le loro operazioni diaboliche, ricorrendo a veleni e malie, congiurano persuscitare e moltiplicare malattie in quantità. Contro di loro non c'è niente di più efficace che la bora: 

Sol e bora, le strìghe va in malora.   

E non è il caso di temere che questo vento manchi all'appuntamento, essendo laluna di febbraio la più ciara de l'ano, anche perché la bora come durata non scherza.Co la bora se move, o uno, o tre, o sei, o nove. La durata di nove giorni si svolge in trefasi: 

Tre giorni la nassi, tre giorni la eressi e tre giorni la crepa. 

Un altro proverbio hafissato le località in cui avviene questa triplice epifania: A Fiume la nassi, a Segna lafiorissi, a Trieste la finissi. Attorno a questo vento tutto nostro, è fiorita anche una leggenda.  

Una volta co 'I mondo andava ancora in caroza, el diavolo girava, per far presto, cavalcando la bora. Un giorno, che 'I passava de le nostre parte, el xe capita vizin de un'ostarla, dove tanti imbriaghi i stava per sbarufarse. Presto el dismonta, el liga la bora a un morer, disendoghe: spetime, che qua xe a/ari in vista per mi. Pena entra, el diavolo, indiavola che 'l iera, el se ga messo subito a stuzigar quei barufanti. In do e do quatro i xe passai da le parole ai pugni e ai cortei. Ma, ne la gran confusion, una cortelada intela ponza la ga ciapà anca 'I diavolo, che 'I xe resta là seco. E la bora? La bora la xe ancora là, ligada al morer, che la speta che sorti 'l suo paron.  

Adesso savemo perché la bora la gavemo solo noi: ne la ga lassa el diavolo, ligandola a un morer.  

Ma sia bello o sia brutto, non è tempo di stare con le mani in mano: i lavori agricoli urgono, poiché la nuova stagione è ormai alle porte: i mandorli fioriscono, spuntano le prime viole, qua e là verdeggia l'erba novella, nascono gli agnelli (saranno buoni per la prossima Pasqua) e con loro vengono anche i primi formaggi pecorini. Anche il vigneto richiede cure adeguate: zappare a fondo le viti e potare i rami secchi e lunghi (bruscar le vide), naturalmente in fase di luna calante, per non avere più foglie che uva.  

E veniamo al 2 febbraio, festa della Purificazione di Maria, che chiude il ciclo natalizio, aprendo quello pasquale. A livello popolare passavano in secondo piano sia la presentazione di Gesù al tempio tra le braccia del vecchio sacerdote Simeone, sia la purificazione della Vergine madre, per riversare tutta l'attenzione sulla benedizione delle candele (simbolo, peraltro, di Cristo, luce delle genti). Queste candele, i fedeli, presenti in gran numero (almeno uno per famiglia), se le tenevano accese in mano, portandosele poi a casa. Venivano conservate con cura, appese sopra la lettiera, per essere accese durante i temporali, nei momenti di pericolo, durante la comunione dei malati e specialmente nel momento del trapasso. Venivano, infatti, benedette a beneficio degli uomini, pericolanti in terra ed in mare, e per la sanità dei corpi e delle anime.  

Alla Madonna candelora si ispirava uno dei più conosciuti proverbi del mese, con tante versioni, che alla fine non si capisce se dell'inverno semo drento o semo fora: una forma burlesca e soave come una ninnananna, per farci capire, ridendo, che non è possibile pronosticare, con quei mezzi, l'andamento stagionale del tempo. Così la sicurezza della versione: 

La Madona Candelora
se la vien con sol e bora
de l'inverno semo fora;
se la vien con piova e vento,
de l'inverno semo drento, 
(Verse alternative:

La Madona Candelora
se la ven co' piova e bora
de l'inverno semo fora;
se la ven con piova e vento
de l'inverno semo drento;
se la ven co' 'l serenà
l'inverno xe passà.

Cortesia di Ondina Lusa)

viene subito mandata a gambe all'aria dalla conclusione: ma con nuvolo o con seren, ancora un mese ghe ne vien, di freddo, s'intende. Del resto, si sa che: 

Chi canta gloria per la Candeloralo
canta sempre assai bonora.

Altri santi di febbraio

Molto venerata da parte delle giovani donne era sant'Agata (5 febbraio), la martire catanese del III sec., che, per aver subito nel suo martirio l'amputazione delle mammelle, miracolosamente risanate dall'apparizione dell'Apostolo san Pietro, era invocata dalle donne, che numerose assistevano alla messa per ottenere la sanità dei loro petti ed in particolare dai mortali tumori ai seni.

Il 7 febbraio veniva ricordato san Romualdo, fondatore del ramo benedettino dei camaldolesi, il quale menò vita eremitica in una grotta sulla costiera del Canale di Leme, fondando, in posizione soleggiata, attorno all'anno Mille, il monastero e la chiesa di San Michele, di cui esistono ancora le rovine. In onore del Santo anacoreta, che diede preclari esempi di austerità, alla maniera dei monaci dei deserti d'Oriente, vivendo nelle più aspre rinunce e penitenze per il regno dei cieli, si svolgevano solenni processioni di popolo, che, durante le rogazioni, entravano fin dentro la caverna santificata dalla sua presenza, portando croci e torce. Il monastero fu abbandonato in seguito alla bolla di papa Innocenze X (1652), che soppresse quei conventi dove, per lo scarso numero dei religiosi, non si poteva condurre una vera vita di comunità.  

Il 9 febbraio, festa di santa Apollonia (sec. III), vergine e martire, madona dei denti, perché nel martirio le fu brutalmente strappata la dentatura, era invocata per ottenere la liberazione dal doloroso mal di denti. Il guaritore di questo male era un individuo che la mattina del Corpus Domini, «el ga striga el police e l'indice de la sua man destra», schizzando i vermetti che si formano nel frutto del cocomero asinino, dicendo: «Santa Polonia, deliberè». Da qui gli veniva la forza per guarire, «tocando coi dei strìgadi el dente mala e disendo: Santa Polonia, deliberè»62.

Santa Fosca (13 febbraio), cui nell'agro di Dignano fu dedicata una basilica pre-romanica a tre navate e nella quale esistono tuttora frammenti di affreschi del sec. XII, era invocata per ottenere la liberazione dai dolori lombari. Ma intanto l'inverno, innalzandosi il sole ed allungandosi le giornate, non fa più paura: santa Fosca se giasso la trova, col fuso la lo scova, pur essendo valido anche il contrario: santa Fosca se giasso no la à catà, giasso la fa. Il 14 febbraio, festa di san Valentino, che in Istria non era venerato per essere il protettore degli innamorati, ma perché veniva invocato contro il male dell'epilessia, volgarmente chiamata mal de san Valentin. Molta gente quel giorno a messa. Alcuni proverbi, legati a questo Santo, assicurano che la primavera è alle porte:  

Per san Valentin,l'aria de primavera xe vizin. 
Per san Valentin, el jazo tien su un gardelin
(tanto è leggero e sottile). 
Per san Valentin,governa l'ortisin.
 
Per san Valentin,l'anera va drio 'I mazorin.
E così l'amore salta fuori, con l'anitra che insegue il suo maschio (el mazorin).

Anche dai tanti santi venerati ed invocati come guaritori di svariate malattie si evince che febbraio, pur nella sua brevità, era un mese maledetto, peggiore del turco. Ma nonostante tutto, in questo mese, da sempre, ha imperversato il carnevale, con il massimo dei suoi divertimenti, il ballo, cui non si rinunciava mai, anche se si dovevano sacrificare i piaceri di una buona tavola: Polenta, ma baiar.


Note:
  1. Abbiamo trovato i due testi nel volumetto In himnis et cantici. Antologia di laudi sacre in uso nella Parrocchia di s. Giorgio M. in Pirano, Parenzo 1937, 76-79.
  2. D. RISMONDO, cit., 248

Tratto da:

  • Giuseppe Radole, Folclore Istriano, MGS Press (Trieste, 1997), p. 83-90.
  • Verse alternative (La Madona Candelora) - Ondina Lusa

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Created: Saturday, February 01, 2003; Last updated, Sunday, December 06, 2015
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