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Winter
Customs and Traditions
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Sant'Andrea e la pesca

La festa di sant'Andrea apostolo (30 novembre), pur cadendo nell'avvento, non presenta alcun collegamento con questo tempo liturgico. In Istria, insieme con san Nicolò (6 dicembre) era molto venerato dalla gente del mare, che, radunata in confraternite sotto la sua protezione, gli dedicò chiese, cappelle e altari. A Umago, la vigilia della festa, nel rione dei pescatori si organizzava una questua, durante la quale, visitando le case, si eseguiva una lauda di tipo narrativo, che nelle varie strofe racconta la vita del santo: la chiamata all'apostolato ed il martirio, come ci è pervenuto negli Atti apocrifi. Si invocava alla fine l'Ente divino affinche tenesse lontano dalle reti «il maligno, ossia il delfino, / perché l'è di schiatta rea». I questuanti ricevevano in dono dei pesci per la cena comune, che imbandivano la sera stessa. La questua non avveniva tutti gli anni: dipendeva dall'andamento della pesca e dalle condizioni dei pescatori. Non abbiamo notizia che l'usanza fosse praticata in altre località. Il testo della lauda, che veniva declamato da un solista, chiudeva con l' esecuzione corale del breve ritornello: Evviva l'apostolo sant'Andrea40.

In Betsaida è nato il Santo
che nel diman la Chiesa onora,
con Gesù pregar volea (o solea?)
Evviva l'apostolo sant'Andrea

L' arte oprò del pescatore
con san Pietro suo fratello, egli vide il Salvatore
giù nel mar di Galilea. Evviva...

A lor disse: -Pel mio regno
voi sarete pescatori.
Lasciar essi reti e legno,
che a seguirlo a lor premea. Evviva...

Per l'onor di nostrafede
in Patrasso de l'Acaia
ove avea comando e sede
un tiranno, un certo Egea. Evviva...

L'empio in carcere l'accoglie
poi lo fa venir dinanzi:
fin la croce minaccioglie,
ma ai suoi numi onor nonfea. Evviva...

- Non lo temo, dice il Santo,
il tormento che minacci,
il morir è un dolce vanto
come Cristo ritenea. Evviva...

Via lontano da le reti
tieni ognor; Ente divino,
il maligno ossia il delfino
perché l'è di schiatta rea. Evviva...

Splenda ognor sereno il sole
sulla casa in cui cantiamo:
oggi un anno, se Dio vuole,
di tornare abbiamo idea. Evviva...

In dicembre, quando nelle peschiere si catturavano i cefali (zievoli), prima di gettare le reti, s'invocava il santo apostolo: In nome de san Andrea, buta41. Questa giaculatoria la sentii pronunciare per la prima volta (provengo dalla terraferma) a Parenzo nel dicembre del 1943, quando la cooperativa dei pescatori stava per chiudere la peschiera dietro la basilica (un tempo proprietà della mensa vescovile) per la tratta dei zievoli. La lunga rete fissata a riva veniva sfilata con rapidità durante l'alta marea, disegnando un vasto arco di sugheri di sostegno alla trappola che imprigionava i pesci in spazi sempre più ristretti, catturandoli in grande copia per la gioia di tutta la cittadinanza. Una parte di quella grazia di Dio arrivò anche alla mensa del Seminario, per soddisfare un appetito giovanile sacrificato dalla forzata austerità della guerra.

In Istria due santi in particolare erano venerati dalla gente di mare, sant' Andrea e san Nicolò. A Umago la vigilia di sant'Andrea (30 novembre) nel rione dei pescatori si organizzava una questua durante la quale si recitava una lauda di tipo narrativo dedicata al Santo.

Più ricca ancora, così si diceva, la pesca della tratta in Val di Torre, dove nelle ore della stretta finale, si facevano sotto molti curiosi in una speranzosa attesa che qualche zievolo, spaventato dai battitori, nel tentativo di sottrarsi alla cattura schizzasse fuori per finire tra i loro piedi. E veramente qualche fortunato si portava a casa la cena. Ma certe grosse volpine avevano la forza di superare anche i salti della rete, per quanto tenuti alti fuori dell'acqua, e riguadagnare la libertà.

Di peschiere in Istria, essendo la costa ricca di insenature (per questo si sviluppò anche l'ostricoltura) ce n' erano parecchie e la loro chiusura era una festa. È al mare principalmente che l'Istria deve la sua esistenza e la sua ineguagliabile bellezza, per non dire che dal mare le sono giunte le civiltà romana e veneta, la fede cristiana ed i suoi santi.

Da sempre, la pesca per le genti delle località litoranee era stata non solo una delle primarie fonti di alimentazione per ricchi e poveri, ma anche rilevante articolo di commercio. Fonte di ricchezza, però (la notizia per Rovigno ci è fornita dal Benussi42), divenne soltanto verso la fine del Seicento, quando l'ingegno di un pescatore locale, forse scopritore di qualche esca, incrementò da non credere la pesca della sardella. Se ne prendevano tante, che per non ributtarle a mare, si incominciò a conservarle sotto sale in capaci barilotti e spedirle a Venezia e da qui in Lombardia ed oltre. In epoche a noi più vicine a Isola, Parenzo, Rovigno, Fasana e Cherso, sorsero delle fiorenti industrie per la conservazione sotto olio.

Oggi anche l'attività peschereccia è industrializzata: basti pensare a quella d'alto mare con la rete a saccaleva, che richiede grossi investimenti, proibitivi al piccolo pescatore in proprio, che per puntiglio continua nella tradizione familiare. Mestiere duro, quello del pescatore, senza orari e spesso pericoloso, al quale, per ricavare un guadagno ad un vivere modesto, sono richieste tantissime conoscenze che vanno dalle previsioni del tempo, alle condizioni variabili del mare, dalle abitudini dei pesci (i quali pesci non sono come gli uccelli che si rivelano col canto, i pesci sono muti e vanno individuati in altri modi), alle diverse tecniche per catturarli, navigando soltanto a forza di remi o con l' arte del veleggiare. Un vivere modesto, essendo scarse le possibilità di commerciare il prodotto, e poi perché nelle piccole località della costa, dove c' erano più pescatori che non compratori, il pesce costava poco, con qualche distinguo.


Note:

  1. Per il testo completo cfr. o. RADOLE, Canti popolari istriani. Seconda raccolta con bibliografia critica, Firenze 1968, 13 e 20.
  2. Testo e musica in M. FILLINI, A Cherso se cantava cussì..., Fossalta di Piave, 1982, 210-211.
  3. Per il testo completo e la melodia cfr. O. RADOLE, cit., 37 e 43.

Tratto da:

  • Giuseppe Radole, Folclore Istriano, MGS Press (Trieste, 1997), p. 60-63.
  • Images of St. Nicholas - engraved copies from etchings of the town's patron saints preserved in the 19th century volumes of Veli Losinj / Lussingrande's (Roman Catholic) parish records; courtesy of William Giacofci[ch].

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Created: Sunday, November 03, 2002; Last updated, Sunday, December 06, 2015
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