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Winter
Customs and Traditions
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San Biagio e i mali di gola

Anche san Biagio, che viene il giorno dopo, è dello stesso parere: 

el fredo de san Biaso
el taia rece e naso.

San Biagio martire (IV sec.), che fu medico e vescovo, pur appartenendo al numero dei santi veci, fa ancora miracoli: viene, infatti, invocato specialmente contro il male gutturis, perché in vita guarì miracolosamente un fanciullo cui s'era conficcata una spina di pesce nella gola. Per questo motivo, il giorno della sua festa (3 febbraio) si usava impartire una benedizione per essere preservati da tutte le malattie della laringe. Il rito più comune consisteva nel toccare il collo dei devoti con due candele incrociate alla maniera della croce di sant'Andrea e legate con un nastrino rosso. Le candele venivano benedette con una preghiera speciale dove si diceva «che quanti si faranno toccare con buona fede il collo, per i meriti di san Biagio, siano liberati da ogni malattia di gola». La formula pronunciata era: «Per intercessione di san Biagio vescovo e martire, Iddio ti liberi dal mal di gola e da qualsiasi altro male» (Rituale romanum). In altri luoghi, e specialmente a Dignano, che venerava il Santo come suo patrono, la benedizione veniva impartita mediante unzione. Essendo giornata di mercato e di fiera, la cittadina veniva invasa da una gran folla, accorsa da tutta l'Istria meridionale, non solo per fare delle compere, ma anche per farsi ungere la gola con l'olio benedetto di san Biagio.

Veramente la «nostra» gente, intendo dire i dignanesi di... Dignano, vi si erano recati in massa, per l'unzione della gola, ancora il giorno avanti, ai primi vesperi solenni, cantati da tutti, proprio da tutti, con grande entusiasmo... Il giorno 3, invece, veniva riservato piuttosto ai forestieri, tra cui, in gran numero, facevano spicco molto bene, per i loro vistosi tradizionali costumi, i croati. Non già che i dignanesi non si recassero in quel giorno in duomo, a messa, specialmente a quella solenne, ma la nota caratteristica era data da quella folla di devoti e pii villici slavi, i quali esprimevano la loro pietà in modo del tutto singolare: cioè essi, ed essi soli... compivano, in preghiera, interminabili giri attorno all'aitar maggiore, baciandolo... e lasciando abbondanti elemosine. Né si stancavano tanto presto, anche se senza posa salivano e scendevano i cinque gradini... Perché questa singolare circumambulazione? Si tratta di un uso antico, per cui i fedeli giravano attorno alla tomba d'un Santo, quasi pellegrinando (come si fa ancor oggi a Padova attorno alla tomba di Sant'Antonio, del resto) per venerarlo e pregarlo. (Don Domenico Delton, «Voce Giuliana», 1.II.1971).

A Dignano la festa di san Biagio ha dato origine anche ad un proverbio di previsione sulla buona o cattiva riuscita dell'anno agricolo: Se san Biaso vien rabioso, el porta ano bon;ma se 'l vien col sol briloso,sarà un ano 'ssai sbuson.

Tratto da:

  • Giuseppe Radole, Folclore Istriano, MGS Press (Trieste, 1997), p. 88.

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Created: Saturday, February 01, 2003; Last updated, Sunday, December 06, 2015
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