line_gbg68.gif (1697 bytes)

Winter
Customs and Traditions
line_gbg68.gif (1697 bytes)

 

Le tempora invernali

La settimana dopo la terza domenica di avvento si celebravano le tempora invernali di ringraziamento per il raccolto delle olive. Le quattro tempora di tradizione antichissima (sec. V) erano non solo momenti di preghiera e di penitenza all'inizio delle stagioni, per attirare la benedizione di Dio sui frutti della terra, ma anche di invito al ringraziamento per il buon raccolto. Per questo avevano particolare rilievo quelle che venivano a cadere nell'ottava di Pentecoste (mietitura del grano), quelle dopo la festa della santa Croce del 14 settembre (vendemmie) e quelle di avvento (raccolto delle olive): i tre tipici prodotti dell'area mediterranea, elevati, tra l'altro, a materia di alcuni sacramenti. Meno importanza veniva data a quelle che venivano a cadere nella prima settimana di quaresima. Ci sembra che i sentimenti di letizia per il dono dei frutti della terra attualmente si siano travasati nella festa del ringraziamento che, unificando in un solo ricordo il primitivo significato delle tempora, i coltivatori diretti celebrano in una delle prime domeniche di novembre.

Nei tre giorni di ogni tempora (mercoledì, venerdì e sabato) si praticava, un tempo, il digiuno, che, secondo l'insegnamento di papa san Leone I, doveva richiamare i cristiani alla necessità della purificazione per cancellare con la penitenza e le elemosine i peccati contratti per la debolezza della carne e la bassa cupidigia. «Soffriamo dunque - diceva - un po' di fame, dilettissimi, e togliamo per breve tempo qualche cosa alle quotidiane necessità per soccorrere i poveri». E più avanti osservava che l'amore del prossimo è amare Dio, «cosicche nessuno può dubitare che dare ai poveri non sia come dare a Dio stesso»48.

Nella domenica dopo le tempora, in molte località dell'Istria si andava in processione nei cimiteri a pregare per i morti. Ci sembra che queste visite ai cimiteri debbano cercare la loro motivazione nella rivoluzionaria predicazione cristiana dei dogmi della risurrezione della carne e della vita futura, che ricevevano esempio ed evidenza dal declinare e dal risorgere della natura, nell'incessante alternanza delle stagioni (del resto già esaltate dal paganesimo): morte e risurrezione.

Ma nel sottofondo di queste pratiche religiose c'era anche un po' di quella misteriosa paura legata alla credenza che, nelle notti delle tempora, e specialmente tra il giovedì ed il venerdì le strighe facessero dei viaggi misteriosi, suscitando alloro passaggio tempeste e distribuendo malefici, prima di trovarsi a convegno col diavolo per vantarsi delle malefatte. A loro si opponevano i benandanti, intenti ad annullarne l'opera malvagia. Ma si credeva pure che, specialmente nelle tempora di avvento, si radunasse, come un esercito furioso, tutta quella moltitudine di morti anzitempo per violenza o per disgrazia, costretti a vagare in questo mondo senza requie, sino al giorno e l'ora in cui avrebbe dovuto aver luogo il loro trapasso naturale. Tutte queste paure erano sentite nel subcosciente della gente con molta nebulosità, ma con la certezza che qualcosa di indefinibile, nel bene e nel male, stava per influenzare l' andamento stagionale nei riguardi degli uomini e delle cose


Note:

  1. P. PARSCH. L'anno liturgico, trad. it. Opera della regalità di N:S:G:C:, Milano 1965, I vol., 95.

Tratto da:

  • Giuseppe Radole, Folclore Istriano, MGS Press (Trieste, 1997).

Main Menu


Created: Sunday, November 03, 2002; Last updated, Sunday, December 06, 2015
Copyright © 1998 IstriaNet.org, USA