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Il boscarin "Stì Boscarin, za'Nea, stì Caparì..." erano gli una volta frequentti incitamenti che il contadino istriano lanciava ai suoi bovini. Incitamenti, non comandi, e profferiti in una maniero tutta particolare, cantilenante, in armonia con il maestoso incedere degli animali e la loro mansueta naturo e accompagnati da un dolce rotear di scuria (non frusta) che si appoggiava al collo dell'animale come una carezza, un moto d'intesa. Un tempo una "cubia de manzi" era un capitale non indifferente perchè voleva dire parecchia terra da lavorare (altrimenti bastava il mulo)... Il bue, il Boscarin aggiogata "in cubia", aveva trasportato i massi per la costruzione dell'Arena e dissodato il tenace terreno istriano. Boscarin è il nome con cui oggi si designa il bue istriano di razza podolica, ormai ridotto a una reliquia genetica; sul territorio istriano saranno presenti alcune decine di capi, che a un censimento piu accurato potranno forse risultare qualcuna di più. Il che non muta sostanzialmente i termini del problema, ossia il pericolo d'estinzione per questo gigante dei campi. In passato i vari Gaiaro, Caparin, Napoli, Viola, che erano i nomi più frequentemente usati per chiamare i bovini di casa, raggiungevano le 60 mila unità. In base ai risultati delle più recenti ricerche (geologiche, storiche, genetiche...), le odierne razze bovine discenderebbero dal BOS PLANIFRANS (Miocene) dal quale successivamente (Pleistocene) sarebbero derivati il BOS PRIMIGENIUS o URO EUROPEO e il BOS NAMADICUS o URO AFRO-ASIATICO. Dal primo sarebbero discese nel Neolitico le razze a corna brevi (tutte quelle del Nord Europa, Val Padana compresa), dal secondo le razze a corna lunghe e di grossa mole, tra cui il BOS TAUROS MACROCEROS dell'Europa meridionale ed orientale e dell'Asia e l'odierna razza della steppa o podolica, nonché alcune razze iberiche. Il Boscarin è giunto dunque alle rive dell'Adriatico, come molte altre cose, dall'Est, dalla Podolia, dalle terre alte a base granitica dell'Ucraina orientale; e dall'Adriatico si è diffuso alle zone litoranee della penisola appenninica, dove, a causa del successivo isolamento geografico, ne sono derivate famiglie e sottofamiglie, alcune delle quali hanno mantenuto o assunto - per l'influenza di caratteristiche ambientali somiglianti alle regioni d'insediamento primevo - aspetti morfologici identici o molto simili fra di loro. Tra queste sottofamiglie vanno citate quella istriana, la marchigiana, la pugliese e la calabra e, per certi aspetti, anche la maremanna. Inoltre, adattandosi al terreno calcareo, quella pugliese e quella istriana hanno assunto caratteristiche morfologiche pressoché identiche. In più, tra le due guerre mondiali, si attuarono dei travasi genetici tra la pugliese e l'istriana. Ne sono testimonianza anche alcuni dei nomi imposti ai figli dei tori pugliesi nati in Istria: Napoli è uno di questi. In Istria si solevano chiamare Napoli o Napoletani tutti coloro che provenivano dalle vecchie province. Dopo aver offerto per secoli la sua triplice attività-utilità (lavoro, carne, latte) all'uomo, all'inizio degli anni trenta il bue istriano ha dovuto fronteggiare il suo primo, mortale nemico: il mezzo meccanico, il trattore, il quale ha pian piano soppiantato nei campi il solenne ruminante che nelle giornate novembrine preparava la terra con il suo passo cadenzato e sembrava quasi insuffiare vita con l'umido alito alle profumate zolle fresche, pronte ad accogliere il seme. Un secondo nemico, più subdolo ancora, è stata ed è la specializzazione zootecnica produttiva, e precisamente quella del latte e della carne. La frenesia del profitto immediato, il volere tutto e subito, che sembrano prerogative dei giovani ma che sono l'imperativo cui si ispira la società consumistica, privilegiano in fatti le razze bovine altamente selezionate e produttivamente specializzate. Per quel che riguarda il latte una razza che è oggi predominante su tutto il pianeta è la pezzata nera di origine olandese, anch'essa proveniente dall'Est. Le altre razze meno produttive sono state eliminate o sono in via di eliminazione. Ed all'interno della "regina lattifera" sono stati scelti i capi a loro volta piu produttivi e le loro discendenze si sono diffuse ovunque, inizialmente con la sola fecondazione artificiale, in seguito anche con l'embriotransfert, sicché ora predominano: una unica linea di sangue ha soppiantato le concorrenti. E' quella della "Carnation" americana, capace di dare oltre 100 quintali di latte in 300 giorni; i semi dei tori miglioratori, che hanno esaurito la loro carriera già da decine di anni, sono ancora quotati in borsa. Ma a quale prezzo! Le razze autoctone costituiscono infatti con il loro microambiente un ecosistema in equilibrio dinamico rispetto al quale si mantengono perfettamente adattate esprimendovi al meglio la loro potenzialità. Quelle altamente selezionate invece, pur capaci di produzioni record, necessitano costantemente di supporti tecnologici di difesa nei confronti di malattie, sterilità o ipofertilità, di malattie neonatali, ecc., ecc., che limitano anche le caratteristiche organolettiche dei loro prodotti destinati all'alimentazione umana e spesso ne compromettono la salubrità, per non parlare delle loro esigenze alimentari che, essendo superiori alle capacità digestive del loro rumine, richiedono quote alimentari concentrate e spesso medicate. D'altro canto le razze da carne, precocemente produttive, danno tuttavia delle produzioni scadenti sotto il profilo organolettico, salubre e nutritivo. Per quanto riguarda il sapore poi non ci sono paragoni tra le carni di un bue allevato tradizionalmente e quelle ricavate da un vitellone sottoposto a finissaggio, alimentato oon insila to di miel-mais e integratori, allevato in batteria. Le quote di medicamenti sono in costante aumento e non certamente per il benessere dell'animale e il miglioramento del suo stato di salute, ma unicamente per favorirne il costantee rapido incremento ponderale. Con situazioni che hanno dell'assurdo. Cosi ad es. in alcune razze frutto di selezione artificiale, come la cuneese o "fassona" o della coscia o la bianca e blu belga, i volumi della coscia dei redi - che è il maggior pregio della razza - sono maggiori del canale del parto della madre, onde per cui la maggioranzadei parti può avvenire solamente con taglio cesareo. Cinque-sei gravidanza per vacca, alrettanti tagli cesarei. Oggi finalmente negli ambienti scientifici più responsabili ci si rende conto che l'attuale tendenza sta dilapidando un patrimonio genetico che la natura ci ha donato attraverso un lavoro selettivo di millenni e si stanno lanciando segnali di allarme. Ma soprattutto si tenta di correre ai ripari. Così l'Organizzazione mondiale per l'agricoltura, la FAO e istituti di ricerca di singoli paesi, tra cui il CNR (Consiglio nazionale per le ricerche) in Italia, hanno messo in atto programmi per il recupero di alcune reliquie genetiche e per riportarle allo stato di popolazioni attive. Anche per il Boscarin esistono i presupposti tecnici per un suo recupero e successivo rilancio, ma la necessità prioritaria è una presa di coscienza del problema negli ambienti competenti. Nel corso della mia attività professionale, diretta al recupero delle terre marginali attraverso l'utilizzo di strumenti zootecnici autoctoni, ho avuto la soddisfazione di collaborare con il CNR nel ripristinare in popolazione attiva una razza di pecore che era ridotta a meno di una reliquia genetica. Si tratta della pecora varesina, una delle sottorazze di una razza ad orecchie pendule di origine sudanica. La pecora varesina è perfettamente inserita nell'ambiente prealpino varesino, tanto da non esigere più la tradizionale transumanza, essendo diventata stanziale. Le tecnologie per il recupero di razze animali da reddito in via di estinzione sono ormai ampiamente sperimentate e si basano essenzialmente sull'identificazione, mediante esami sierologici, dei soggetti appartenenti allo standard di razza e, per diffonderne il corredo genetico, sulla pratica della fecondazione artificiale e dell'embrio-transfert su femmine portatrici. Ovuli di femmine rientranti negli standard di razza, che vengono precedentemente fecondati con seme di tori altrettanto puri, vengono fatti gestire da femmine di qualsivoglia razza (magari lattifere a fine carriera) che, a gravidanza ultimata, mettono al mondo vitelli depositari del corredo genetico desiderato. Al fine di non eccedere poi nella consanguineità, data la scarsità di materiale disponibile, è possibile - per quel che riguarda il Boscarin - giovarci di soggetti di origine podolica ma con grandi affinità al ceppo istriano (come quelli pugliesi o calabri) e con identiche caratteristiche morfologiche, anche se con marcatori sierologici non perfettamente sovrapponibili. I vantaggi derivanti da queste operazioni non sono naturalmente quelli di consolare le nostalgie di qualche vecchio sognatore o di soddisfare interessi limitati di singoli, bensì innanzitutto la conservazione di preziose risorse genetiche, che ci sono state affidate dalla natura e che abbiamo il dovere di tramandare ai posteri. E sono preziose perché perfettamente adattate alloro ambiente, motivo per cui possono fornirci prodotti di alta qualità e di ineccepibile salubrità, ma possono anche essere utilizzate per incroci di prima generazione nel miglioramento, là dove ciò si rendesse necessario, di produzioni. Tratto da:
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This page compliments of Marisa Ciceran Created: Monday,
March 26, 2001;
Last updated: Tuesday, September 04, 2007
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