Equus Asinus
Fauna


Le "pupe" nel paese deil balocchi

Siamo tutti pronti a intenerirci sulle sorti del panda, cucciolone optical, morbido, grassottello e un po' tardo, minacciato d' estinzione. Più che giusto; senonché, a due passi da noi, altri animali rischiano di svanire dal nostro orizzonte, e non ce ne accorgiamo o quasi. Vale per pernici, lepri, poiane, selvaggina dell'habitat istriano, ma vale anche per l'asino, umile quadrupede, un tempo corredo di ogni stalla e immancabile comprimario del nostro paesaggioagreste.

Qualche dato. Secondo una relazione statistico-economica della Provincia dell'Istria, alla fine del 1937 c'erano in tuttala penisola 13.812 asini (più un migliaio di muli), con punte massime a Dignano (1.467), Umago (1.169) e Pisino (1.089). Oggi a Dignano sono sì e no una quindicina le famiglie che tengono un asino, raramente due; nel Buiese si arriva a malapena a dieci soggetti; nel Pisinese non ve n'è alcuno.

Che cosa è successo? Detto telegraficamente, l'asino ha ormai esaurito il suo ruolo socio-economico, travolto e sconfitto dai motori e dai trattori. Parole aride per designare il declino di una realtà contadina ben piti articolata, l' estinzione -questa sì senza ritorno - di una civiltà rurale che ha marciato per secoli secondo i ritmi monotoni ma rassicuranti della natura e delle stagioni, e che ha avuto nell'asino (e nei buoi) la principale, e spesso l'unica, forza motrice: per trainare i carri, per far andare l'aratro, per trascinare some pesantifinnei posti pitiimpervi, lungo sentieri altrimenti inaccessibili, per raggiungere i campi e le stanzie piti discoste...

C'ERA UNA VOLTA

Per un lungo tratto della sua storia l'uomo non ha potuto fare a meno dell'asino, meno esigente e piti adattabile del cavallo, come mezzo di locomozione. Non serve riandare con la memoria ne in terre ne in epoche remote. "La prima volta - racconta una Dignanese naturalizzata, nata in una grande città di mare - mi sembrò di udire un vapore, la sirena di un vapore che  stesse per salpare". Era il coro degli asini, la squadra dei prescelti, che sin dal primomattino, nelle domeniche estive, venivano tolti dalle stalle per essere attaccati ai carri che avrebbero portato i Bumbari al mare, fra Valbandon e Barbariga, alle Canne, allo Scalo o a Maricio. Gli animali annusavano r aria già tremolante di calore che gli portava l'odore di qualche maschio rivale o il ricordo della marina e della lunga sgroppata che li attendèva e mcorninciavano a lanciare i loro ragli di avvertimento o di riconoscimento, dapprima in sordina, poi man mano che i polmoni si riempivano d'aria, sempre piti sonori e assordanti, e allora taceva anche il monotono ronzio delle mosche e dei tafani. Per i gitanti era l'annuncio della festa. I carri - una carovana lungaquanto un treno - venivano predisposti, sistemando le tavole m maniera strategica, per accogliere fin 13-14 persone, vettovaglie e bevande, e coperte, ombrelli, asciugamani, piatti, posate, bicchieri da parere un trasloco, e almeno una fisarmonica. Si scendeva da Dignano al mare, traballando e ballonzolandolo aggrappati ai carri, per sentieri sterrati, racchiusi da alte siepi imbiancate dalla polvere e dal sole, gli asini di buon passo e finalmente zitti, fra canti di uomini e risate di donne, i bambini rossi per l'eccitazione. I primi a buttarsi giti dai carri erano i giovani maschi, impazienti di ricevere lafrescura delle onde e gli sguardi lusmghieri delle ragazze sulla pelle nuda. Gli ammogliati organizzavano il bivacco, e le tavole, che prima erano sedili, andavano a comporre delle enormi tavolate. Le donne m gruppetti si ritiravano con piccoli richiami e risatine tra le fronde ombrose per indossare il costume, raggiungendo poi in fretta, impacciate e nervose per le occhiate di sottecchi che suscitavano, la spiaggia.

Ninno e Ninna alla spiaggia Istriana.

Ma il momento piti aggregante era quello m cui ci si riuniva attorno alla pantagruelica mensa, alle terrine di gnocchi, pastasciutta, carne, dolci, l'appetito ingargliardito dai bagni e dalla brezza marina. Si condivideva e divideva tutto. La fisarrnonica riproponeva il rituale del canto m compagnia.

Quando il sole incorninciava a pendere verso le Brioni, gli asini, ben rifocillati e ripuliti pure essi da un bagno di mare più che altro estorto, venivano riattaccati ai carri. E s'iniziava la corsa, la gara a chi sarebbe giunto per primo a Dignano. Lo spirito era goliardico e non propriamente sportivo: pur di vincere ci s'inventava anche qualche scherzo da prete, come quello di far - non solo metaforicamente - mangiar la polvere agli avversari sollevandola dalle carrarecce riarse con un frondoso ramo trainato dal carro.

I grilli già cantavano quando anche l'ultimo asino veniva ricondotto nella stalla e nell'intimità delle case si consumavano i commenti e i gesti conclusivi di quelle irripetibili giornate. Irripetibili e imprescindibili dagli asini. Tant'è vero che una volta il signor Lino Forlani andò con l'asino a "liquidar le vide" di notte. Era d'estate, era un sabato, lui era giovane e per fortuna c'era la luna. Ma se anche non ci fosse stata, probabilmente ci sarebbe andato lo stesso, perché delle due l'una: o faceva così o il giorno dopo niente gita al mare. il "patriarca" era stato categorico: il samer serviva a lui per recarsi in vigna a solforare, e la vigna era piu importante dei bagni e della compagnia...

Poi vennero le automobili. Anche oggi le spiagge elettive dei Dignanesi rimangono quelle fra Valbandon e Barbariga, mai tempi sono cambiati, con l'auto si può andare al mare ogni giorno, un tuffo e via, non serve neanche portarsi la merenda... e le compagnie, come le famiglie, non sono piu numerose come quelle di una volta. E sono venuti anche i trattori.

STORIE MINIME (DI BELLEZZA ASININA E ALTRO)

"'Co sparissi 'sti quatro veci sparissi anca i sameri", questa la lapidaria sentenza del signor Andrea Demarin di Dignano, proprietario di una bella asina e intenditore di psicologia asinina. Lui è della schiera dei pochi agricoltori che continuano a preferire il traino animale per tutti i lavori nei campi. Sarebbe fuori luogo imbastire discorsi dirazionalità, dirisparrnio di tempo: il signor Demarin prende il tempo per quello che è, qualcosa che ha una durata da usare, distribuita framattino, dopopranzo e sera, fragiorni, mesi, stagioni e anni, ma guai a volerlo imbrigliare, a farsi venire il nervoso ...I giovani invece non hanno mai tempo, suo figlio per esempio non si sognerebbe neanche di prendere l' asina per andare in campagna. I giovani non hanno pazienza. Invece lui con la sua Pupa, quando la stagione volge al bello, e l'animale esce dal letargo forzato cui lo costringe l'inverno, se ne va nelle vigne, il lavoro non manca. Col "musso se passa per tuto", aggiunge con una punta polemica all'indirizzo dei moderni mezzi meccanici, efficienti fin che si vuole, ma che non ti consentono quel lavoro di rifinitura attorno alle piante che puoi fare con l'asino. "Se dico 'sti va a destra, se dico tuora va a sinistra, quando dico oooh si ferma. La me 'scolta". E liquida con un "gente ignorante" coloro che per farsi ubbidire ricorrono alla bastonate o che ritengono che l'asino sia una bestia stupida. Sarebbe difficile non dargli ragione dopo aver visto Pupa, che nel suo genere è un'autentica bellezza: manto bruno, lucido e setoso, occhi enormi, acquosi, mobilissimi. Pupa ha un linguaggio limitato ma efficace. Alla vista del padrone dà una civettuola scrollata alla corta criniera (=benvenuto), poi batte impaziente lo zoccolo per terra (=ho fame), infine lo spintona delicamente col muso (=spicciati a darmi da mangiare!). Messaggio chiarissimo e prontamente ricevuto.

A Barbana c'è un'altra Pupa, anzi è l'unica rappresentante della sua razza rimasta in un paese dove ormai si stravede solo per i cavalli (complice la Giostra dell'Anello). Il proprietario, il signor Antonio (Toni) Mengovich tifa anche lui per gli asini, in passato ne teneva fino a quattro-cinque per volta. Non è vero che sono stupidi, è vero invece che bisogna saperli trattare, ci vuoI "un bon sentimento": un asino è come un gatto, anche portato lontano da casa saprebbe ritornarvi.

Questa Pupa barbanese è un po' "bizara", come dice la signora Mengovich, un tantino intemperante, "perche non fa niente tutto il giorno" ."L'asino perche sia calmo deve essere stato sotto carico", spiega Antonio Mengovich." Un samer può trainare un carro pesante anche 4-5 quintali". Al' asina il signor Toni non vuol rinunciare, anche se non si sente pili abbastanza in forze per condurla a lavorare nei campi; gli dà fino a 15 metri cubi di letame all'anno, un letame insostituibile per rigenerare la terra indebolita dai concimi chimici (ma deve c'entrare anche quel "bon sentimento" di cui sopra). Pupa II deve avere energie da vendere, eppure anche con gli estranei è dolcissima, un'invadente coccolona che vuol essere continuamente grattata sul muso.

Una che si chiami Pupa, sia pure un'asina, ha quel che si dice un nome da difendere. L'impegnativo appellativo, piuttosto in voga per battezzare le asine in tutta la Bassa Istria, è comunque perfettamente onorato dalle suddette rappresentanti della razza. Ma proprio qui a Barbana, raccontano i Mengovich, c'è stata anni fa una sameracosì bella, snella, i garretti affusolati quasi quanto quelli di unacavalla purosangue, e allegra, vivace, malandrina, che venne chiamata Lepa Brena, poi istrianizzata in Lipa Brena, come la cantante che, come si ricorderà, oltre alla voce, aveva tutte le cose a posto, e anche qualcosa in più, per entusiasmare gli uomini.

SALVARE L'ASINO

"Salvare l'asino, è una parola... Oggi gli son rimasti fedeli solo i contadini più vecchi, che non hanno affinità per le macchine, e neanche tutti - dice Franco Bonassin, veterinario notissimo a Dignano, una bella famiglia e una bella casa con vista spettacolare da Punta Cristo a Punta Barbariga. - I giovani non si sognano nemmeno di impiegare il somaro per i lavori nei campi. Per gli anziani invece l'asino continua a essere una forza lavoro a buon prezzo, di modeste esigenze alimentari, che s'accontenta anche del fieno piu scarto, forte e resistente. Con la sua andatura particolare, fra il passo e il trotto, è anche abbastanza veloce. E poi ha un'indole bonaria, per quanto si riveli talvolta proverbialmente testardo e un po' pigro. Gli ortolani ne apprezzano in particolare il letame, più povero di ammoniaca rispetto a quello di ovini e bovini, e adatto per accelerare la crescita degli ortaggi e per la coltivazione dei funghi. Ma tutto ciò, temo, non basterà a salvarlo dalla scomparsa. Ci vorrebbe un progetto mirato, un programma zootecnico come quello varato per il Boscarin, un appezzamento apposito per la conservazione dell'EQUUS ASINUS istriano..."

IL PAESE DEI BALOCCHI?

Nonostante il giustificato scetticismo del dott. Bonassin, quel posto, quell'appezzamento, forse esiste. La Valletta è appunto una valle incuneata fra ripide colline e isolata da un'ansa del torrente Carpano, fra il Ponte sull'Arsa e la città di Arsia, dove è sorto quasi senza che nessuno se ne accorgesse un centro di raccolta di asini. Oggi ve ne sono una ventina e li ha raccolti, uno per uno, andando a cercarli in tutta la Croazia, in Istria, ma anche a Knin, a Obrovac, in Dalmazia, sulle isole, Ivan Perko, un agronomo di Albona, una versione piucasalinga di IndianaJones, si potrebbe definire, ma con la stessa inclinazione per le imprese piu o meno disperate.

Ivan Perko tra gli asinelli del suo allevamente presso Arsia

Il signor Perko si ripropone di creare una riserva di asini autoctoni, quelli di razza dinaride, piccolini (100-110 cm di altezza), grigi o bruni, un po' pelosi, assai mansueti. E' un'impresa che si è prefisso quattro anni fa, quando si è accorto che la razza stava diventando una "specie da giardino zoologico" (in tutta l'lstria non ci sono neanche venti esemplari in età feconda), in ciò ispirato dagli analoghi centri europei, sei in tutto, che funzionano già da tempo (in ltalia per la razza pugliese, in Spagna per quella catalana, ecc.). Adesso che dispone di un branco di una certa consistenza, Ivan Perko pensa di poter restaurare le caratteristiche della razza con un'opportuna opera di selezione (ma niente sperimentazioni genetiche, assicura), stabilendo una linea femminile e una maschile per lasua propagazione, fino araggiungere almeno i 50 esemplari: appena allora - spiega - si potrà dire che la razza sia salva. E solo allora si potrà eventualmente pensare a uno sfruttamento commerciale: in senso turistico (l'asino dinaride è, ad esempio, molto piu mansueto dei pony), in campo agricolo (il letame), nell'industria salumiera (ai salumi si aggiunge di solito il 10-15 percentodi carne d'asino, che è a bassocontenu- to di colesterolo ed ha un effetto anti-ossidante sui grassi).

Per ora sta facendo tutto da solo, anche se ne ha informato il Ministero all'agricoltura e alle foreste e r omologo assessorato regionale. Che hanno dimostrato un grande interesse, perfino entusiasmo, ma piu in là non sono andati.

Nei 15 ettari della Valletta gli asini pascolano in gruppetti sparsi, secondo leggi di alleanza e di animosità a loro soltanto accessibili, scoppiano improvvise infatuazioni e altrettanto rapide e fuggevoli bellicosità, ruzzolano, scalciano, si rincorrono. Piccoli e graziosi, sembrano tutti uguali. Non a Perko, comunque, che li distingue uno per uno, ne indica i gradi di parentela e gli incroci, individua i vari capi-branco, spiega che i somari mostrano con le orecchie e con le zampe se la presenza dell'uomo li innervosisce o meno.

Qui hanno veramente tutto ciò che gli serve: acqua corrente, erbainquantità, polvere in cui rotolarsi pancia all'aria.

Sta forse per nascere un Paese dei Ballocchi a misura asinina. Non come quello di Finocchio, dove i ragazzi discoli venivano trasformati in asini, ma uno dove gli asini tali sono e tali rimangono e si moltiplicano.

Tratto da:

  • Elis Barbalich-Geromella (testo) e Enco Kosinozic (fotografie), "Le "pupe" nel paese dei balocchi", Jurina i Franina, Rivista di varia cultura istriana, N. 66, Inverno 1996, Libar od Grozdar - Pola, p. 68-71. 
  • Fotografia (Ninno e Ninna) di Mario Demetlica.

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Friday, March 23, 2001; Last updated: Wednesday, May 02, 2007
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