Equus Asinus
Fauna


El mus, novello panda

La Natura ha messo in atto numerosi accorgimenti per la difesa dei piu deboli ed indifesi. I cuccioli, a qualsiasi specie appartengano, presentano diametri cefalici sproporzionati rispetto a quelli corporei, in essi ancora predominano l'enormità degli occhi e degli incisivi superiori; gli arti sono ridotti - basta pensare ai bambini piccoli - per ridurre al minimo i danni delle numerose cadute; la fronte è convessa. Sono tutte caratteristiche che istintivamente destano simpatia, tenerezza, che hanno l'effetto di disarmare negli animali (e anche nell'uomo) ogni velleità di aggressione interspecifica. C'è qualche animale in cui permangono anche nell'età adulta. L'asino è uno di questi. E tuttavia ciò non ha impedito all'uomo di sfruttare spesso disumanamente l'asino e la sua enorme resistenza agli sforzi e di eleggerlo a emblema della soma e della fatica, assegnandogli anche un nome apposito: somaro. Infatti, il rapporto peso corporeo-capacità di trasporto al basto o al traino dell'asino è di gran lunga superiore ad ogni altra specie domestica. E' l'animale che, assieme alla capra, ha accompagnato l'uomo nel suo percorso storico. Asino e capra sono stati indispensabili per la sopravvivenza umana nelle terre meno ospitali e piu povere, ed ancora oggi sono utilizzati per il recupero delle terre marginali. Frugali e, nel caso dell'asino, resistenti alla fatica, sono stati raramente oggetto di riconoscimento e di riconoscenza da parte del "Sapiens": la capra venne eletta a capro espiatorio dei peccati dell'umanità intera, l'asino dileggiato, disprezzato e preso a simbolo di stupidità,in ciò superando, e con gran margine di vantaggio, perfino il porco. L'epiteto piu frequentemente usato per denigrare il prossimo è asino. I modi di dire spregiativi si sprecano: un pezzo d'asino, lavare la testa all'asino, essere come l'asino di Buridano... Meglio andiamo con il legar l'asino dove esso vuole e quando lo si preferisce a un dottore morto...

La "facies"accattivante non ha salvato l'asino neanche da macellai e salumieri: la sua carne ha fatto parte con successo dei menu tipici di queste zone. Sono ottimi i salami e le salsicce d'asino, di squisita bontà lo stracotto. 

L'araldica è piena di simboli zoomorfi i piu strani, che vanno dallo scorpione al polipo, dall'aquila e in genere dai rapaci agli orsi, ma vi figurano anche serpenti, lumache,ecc.; mai l'asino però. E come se non bastasse, a fine carriera, la pelle dell'asino, forse perche avvezza a sopportar bastonate, viene utilizzata nella fabbricazione di tamburi, anzi per quest'impiego è particolarmente ricercata. 

Associato fin dall'antichità alla vita dell'uomo ha originato alcune forme di culto (onolatria), ma anche qui in termini negativi. Sia gli Ebrei che poi i cristiani furono accusati di adorare l'asino e numerose furono le leggende che in materia vennero imbastite dai loro nemici per denigrarli. Il povero asino è anche il soggetto negativo di un prezioso documento archeologico della calunnia in cui è rappresentato un crocifisso blasfemo, ossia un giovane che adora un crocifisso con la testa d'asino. 

Purtroppo il popolare "mus" o "samer" è, accanto al Boscarin - il manzo istriano -, un'altra vittima del progresso tecnologico al punto che rischia l'estinzione. Un tempo in Istria era onnipresente, non c'era contadino, anche il piu povero, che potesse farne a meno, sia che si trattasse di soggetti di piccola taglia, simili a quelli appartenenti alla razza sarda, o di maggior mole, accostabili a quelli di Martina Franca di Puglia, i giganti fra gli asini, sia che si trattasse di incroci con il cavallo: i muli e i bardotti. L 'introduzione di soggetti di razza Martina Franca in Istria era finalizzata in primo luogo alla produzione di muli, il cui impiego era notevole a motivo della loro rusticità e della loro potenza motoria.

Anche se forse è tardi, è ora di volere all'asino un po' di riconoscenza e di prendere qualche provvedimento per fermarne l'estinzione, di accomunarlo al panda, come simbolo della nostra improvvidenza. E di conoscerlo un po' piu da vicino, imparando a rispettarlo. La sua presunta testardaggine, ad esempio, è implicitamente un'affermazione di dignità. Ne dovrebbero sapere qualcosa i partecipanti alla corsa dei sameri che ogni anno si tiene a Dignano (ma anche in altre località istriane) per la Festa dei Bumbari. Molti asini, quando l'incitamento a correre dei loro cavalieri trascende in un'indebita pubblica scarica di legnate, s'impuntano testardamente; sicche di solito vince sempre uno di quei quadrupedi il cui cavaliere abbia capito che la corsa è appunto degli asini e non di chi li monta, e lasci quindi che l'animale corra per conto suo. 

Ma torniamo alla storia dell'asino. Sembra che la specie sia originaria dell'Africa dove venne conosciuta molto prima di quella del cavallo. L'asino addomesticato per la prima volta in Numidia, fu conosciuto in Europa molto tardi, nel neolitico.

Si differenzia dal cavallo essenzialmente per la statura, anche se alcune razze di cavalli, definite pony, non superano al garrese i 142 centinmetri, e quelli di Scozia non vanno oltre gli 80 cm, come pure gli avelignesi, mentre alcune razze di asini, come la citata Martina Franca, superano i 150-160 cm. Una caratteristica dell'asino è la pesantezza della testa in cui spiccano le grosse labbra e le lunghe orecchieò un'altra la durezza dell'unghia. La resistenza alla fatica è proporzionale all sua rusticità e frugalità e alla capacità di alimentarsi con sostanze assai grossolane. A differenza del cavallo non sopporta il freddo, il suo habitat è quindi piuttosto limitato al nord: l'asino è un animale essenzialmente dei paesi caldi o temperati.

Le razze asinine sono poco numerose e si differenziano tra i loro soprattutto per la statura che varia da un minimo di 90 cm nella razza sarda a 160 in quella di Martina Franca.

In Istria la statura degli asini variava moltissimo, così come il colore del mantello, che andava dal bigio chiaro al marrone scurissimo, a motivo delle numerose introduzioni di soggetti, fatta in tutte le epoche, dalla penisola italiana, sopratutto dalle Marche e dalle isole tirreniche. Massicce furono anche quelle effettuate dalle amministrazioni asburgiche, in quanto gli asini si acclimatavano benissimo in tutta la penisola istriana, compresa le zone della Ciceria.

Tratto da:

  • Livio Dorigo (testo), "El mus, novello panda", Jurina i Franina, Rivista di varia cultura istriana, N. 66, inverno 1996, Libar od Grozda - Pola, p. 72-73.

Fotografie da:

  • Sopra (mus at foothills of Montona) - courtesy of Mario Demetlica
  • Sotto - Eduard Strenja (modified)

Main Menu


This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Friday, March 23, 2001; Last updated: Sunday, January 13, 2013
Copyright © 1998 IstriaNet.org, USA