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Apis melifera
Insecta
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IN CERCA DI UNO DEI TANTI PRODOTTI CHE COME IL VINO, IL PROSCIUTTO E L'OLIO EXTRAVERGINE D'OLIVA LOCALI, MERITANO UN'ADEGUIATA VALORIZZAZIONE

Api e miele, fra le due sponde dell'Istria

Da migliaia di anni l'uomo le alleva e ne sfrutta il lavoro. Volano instancabilmente dall’alba al tramonto, vanno e vengono dagli alveari, succhiano, il profumo, il sapore, il nettare dei fiori combinano, trasformano, immagazzinano e producono. A gente profana e inesperta come noi, sembrano tutte uguali, ma chi di mestiere o per diletto fa l'apicoltore, riesce a distinguerle: operaie, nutrici, fuchi, api regine. L'abilità di chi si occupa di questo insolito lavoro, consiste nel portare le api ad accumulare più scorte di quelle che effettivamente sarebbero loro indispensabili e fornisce, in cambio, l'aiuto necessario perché possano svernare senza problemi.

Ogni miele ha una sua storia, vi diranno gli apicoltori. E così è anche in Istria. Che sia di tiglio o di tarassaco, di castagno o di acacia, ogni miele ha una storia del tutto particolare che ne determina il sapore, il profumo e la consistenza.

In Istria la stagione del miele ha inizio in questo periodo, tra aprile e maggio, quando fioriscono gran parte degli alberi da frutta e il tarassaco, erba perenne diffusa in tutti i campi della penisola, che da queste parti è detta comunemente radicchio selvatico o anche dente di leone. È quel fiore di colore giallo che ha il bocciolo dai mille petali che puntualmente, all’inizio dell’estate, si chiudono a riccio per trasformarsi nel classico soffione di cui – proprio come le api vanno in cerca del fiore in primavera – noi umani andavamo in cerca per divertirci, da bambini. Ma torniamo al miele. Fiorito il tarassaco, in maggio gli apicoltori trasferiscono gli alveari nelle vicinanze dei boschi di acacie. Oggi quest’albero è assai comune in Istria . Lo troviamo soprattutto nei pressi di Montona e Canfanaro. Durante questo periodo le api raccolgono pure il nettare di salvia, altra pianta di cui certe zone della penisola sono particolarmente ricche. Poi tra la fine di maggio e l’inizio di giugno fiorisce il castagno, ma da queste parti cresce soltanto sulle falde del Monte Maggiore e allora in quel periodo, dalle campagne di pianura, gli apicoltori trasferiscono le arnie in collina. In giugno e in luglio molti apicoltori vanno in cerca del tiglio, il cui miele, dice chi se ne intende, ha eccezionali qualità terapeutiche. Infine, intorno alla metà di settembre, ci si concentra sull’erica e su altre piante da fiore.

Poca quantità ma tanta qualità

Il miele istriano è di eccezionale qualità, ma ce n’è poco. Tanto quanta è la vegetazione. Per tale motivo, a seconda dei vari periodi della bella stagione, gli apicoltori trasferiscono le arnie da zone a zone, a volte anche in luoghi molti distanti dalle località in cui i produttori di miele – ma si fa per dire, perché in effetti a produrlo sono le laboriosissime api, mentre loro si limitano a raccoglierlo – vivono. Così è anche per Maria Banko, che interrompiamo mentre è intenta a sbrigare le impegnative operazioni di smielatura, il delicato procedimento di estrazione del miele dai favi, dall’alveare, in un campo rigoglioso e pieno di fiori, in margine alla secondaria che dalla principale Pola-Pisino, porta ad Orsera. Maria Banko è di Baderna. Ad occuparsi di quest'esigente e delicato lavoro sono lei e suo figlio. Sfruttiamo la gentilezza e la disponibilità della nostra interlocutrice e, curiosi come i bambini, le rivolgiamo una sfilza di domande.

Vanno trattate con amore e con cura

“Ma le api non la pungono?” – Chiediamo. La donna sorride. “Le api pungono soltanto per difendere se stesse e la loro famiglia. Non sono insetti aggressivi e litigiosi. Basta trattarle con amore e con cura. A capo di ogni arnia c’è l’ape regina che ha il compito di deporre le uova. Nel periodo della sciamatura, abbandona la vecchia “casa” con una parte dei suoi “sudditi” per andare a formare un nuovo “regno”, lasciando il posto ad una nuova regina”. Sì, questo lo ricordavamo perché ce lo spiegavano fin da bambini. E poi ci sono i fuchi, le operaie, le nutrici…

“Il fuco è privo di pungiglione, non produce miele, né cera, né pappa reale. Vive per accoppiarsi in volo con le nuove regine e muore subito dopo. I fuchi sono numerosi in questo periodo, nei mesi primaverili ed estivi, ma appena si avvicina l'autunno vengono scacciati dalle operaie e lasciati morire” – ci spiega Maria Banko.

“Le api operaie hanno invece diverse funzioni: le bottinatrici raccolgono il nettare e una volta nell’alveare, vuotano il contenuto della borsa melaria nella bocca delle nutrici, che depositano il nettare in una cella ed effettuano le operazioni necessarie a trasformarlo in miele. Quando il miele è pronto, la cella viene chiusa con un tappo di cera e va ad incrementare le provviste invernali. Il polline invece viene portato all'alveare sulle zampe posteriori delle bottinatrici e posto direttamente nelle celle. Le bottinatrici raccolgono anche l'acqua per portarla all'interno dell'alveare e farla evaporare, allo scopo di abbassare la temperatura interna dell’alveare. Oltre ad essere necessaria per dissetare le larve l'acqua viene impiegata dalle api anche per diluire il miele”.

È per questo, ci spiega la nostra interlocutrice, che tutt’intorno agli alveari, appese un po’ ovunque ai rami degli alberi, pendono, legate al “collo” con dei pezzi di spago, tante bottiglie di plastica piene d’acqua. Osservarle nell'abbeverata è affascinante.

La suddivisione dei ruoli

“Per loro la raccolta dell'acqua non è un lavoro facile ed è molto pericoloso” – ci spiega Maria Banko. “Spesso durante questa loro attività, periscono. Un particolare molto curioso del comportamento delle api è che una volta identificata una fonte di acqua, la visitano in modo costante. Il raggio d'azione delle api si spinge fino a cinque chilometri di distanza dal luogo in cui hanno la loro dimora; ciò nonostante ognuna di esse ritrova sempre tra le numerose arnie di un apiario quella di origine. Altrettanto sbalorditiva è la comunicazione mimica con la quale questi insetti regolano l'attività dello sciame all'interno del quale esiste una rigorosa suddivisione di ruoli, che le api operaie svolgono modificandoli nel corso della loro vita. Si ha l'impressione di essere di fronte ad un'unica entità ma ciascuna di queste comunità è formata da oltre 50.000 individui” – ci racconta la signora Banko. “Nel periodo in cui c'è abbondanza di nettare – ci spiega – le api riempiono di miele tutto lo spazio che hanno a disposizione, ed è proprio grazie a questa loro naturale caratteristica che, utilizzando arnie divise in due parti, si può ottenere il miele senza dover uccidere tutta la famiglia, come si faceva una volta”.

“E per la raccolta del miele, come si fa?” – chiediamo.

"Per passare dall'alveare al barattolo, il miele richiede pochi passaggi: l'estrazione per centrifugazione, la purificazione per filtrazione e la decantazione. Al termine di queste operazioni il miele può essere posto in vasetti. Al momento della lavorazione si presenta fluido; poi, con il, passare del tempo spesso cristallizza, per un naturale processo di aggregazione" – ci dice. “Il miele è sano. Questa è una constatazione inconfutabile. Quanto sia sano, lo stiamo ancora scoprendo. Il miele istriano, poi, è di eccezionale qualità. Il problema è che ce n’è poco. Ce n'è tanto quanta è la vegetazione. Per questo motivo per produrne di più, gli apicoltori traslocano gli alveari in altre zone, distanti a volte anche qualche centinaio di chilometri”.

Meglio tenerle amiche, non vi pare?

Intenti ad ascoltare le risposte alle nostre infinite domande sui misteri di questi laboriosi insetti e sugli altrettanto numerosi segreti del mestiere, ci accorgiamo ad un certo punto che lo sciamare, quasi impercettibile intorno a noi nel momento in cui abbiamo avvicinato la nostra interlocutrice, si è fatto pian pianino sempre più intenso. Gli sciami stanno rientrando agli alveari. Acquistiamo un barattolo di quel loro ambrato e salutare prodotto, che otteniamo a un prezzo decisamente di favore rispetto a quelli praticati dalle tante signore che gestiscono i numerosi banconi di cui pullula lo spiazzo del belvedere che si affaccia sul vicino Canal di Leme, ringraziamo e salutiamo Maria Banko e risaliamo in macchina. Chiuse le portiere, accendiamo il motore, ingraniamo la marcia ma, un attimo dopo sentiamo uno strano ronzio e spegiamo il motore. Ma il ronzio non cessa. Eh già. Non era quello del motore. Abbiamo involontariamente fatto salire a bordo della nostra auto un’ospite indesiderata. Facciamo in tempo a non farla arrabbiare. Spalanchiamo il finestrino e subito ritrova la sua strada e vola via. Meglio tenersele buone amiche le api. Non vi pare?

Tratto da:

  • La Voce del Popolo, 9 maggio2009 - http://edit.hr/lavoce/2009/090509/speciale.htm

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Created: Sunday, May10, 2009; Last updated: Sunday, May 10, 2009
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