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Apis melifera
Insecta
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Il sole in una goccia di miele

Nella mitologia greca ambrosia e nettare erano il cibo e la bevanda degli dei. Trasudavano dalle coma della capra Amantea e sia l'una che l'altro conservavano agli dei l'immortalità e l'etema giovinezza... I prodotti dell'alveare possono essere considerati i succedanei di ambrosia e nettare ad uso degli umani: non procurano l'immortalità, ma di certo aiutano a stare meglio.

Nei delicati equilibri messi in atto dalla Natura nei vari momenti evolutivi, ogni elemento assume una funzione importantissima, insostituibile. Nel mondo vegetale, così come avviene nel mondo animale, la plasticità della capacità adattiva è mantenuta dall'arricchimento genetico che vielie attuato attraverso l'incrocio interspecifico, mentre la selezione, soprattutto quella operata dall'uomo, equivale a un suo impoverimento. Nel mondo vegetale l'arricchimento avviene tramite la produzio. ne del frutto, di cui sono responsabili, in parte, agenti atmosfericie il vento in particolare (riproduzione anemofila) e, in massima parte, gli insetti pronubi, che favoriscono l'impollinazione. Fra questi ultimi primeggia l'ape.

Alcuni studiosi ritengono che l'ape mellifica, la cui caratteristica principale e più importante è quella di produrre eccezionali quantità di miele, si sia evoluta dalle specie presenti nell'Asia sud-orientale, vale a dire l'ape dorsata o gigante, l'ape florens o nana (specie, queste due, molto primi. tive) e l'ape ceranea (molto più evoluta delle precedenti). I più tendono comunque a collocare nel vicino Oriente il centro d'origine dell'ape mellifica. Questa di solito viene sistemata in tre grandi gruppi: razze europee, orientali e africane, fra le quali sussistono comunque varie relazioni.

Sotto il profilo produttivo le razze che interessano maggiormente, e che quindi sono le più studiate, sono quattro. C'è innanzitutto l'ape nera, diffusa in tutta l'Europa del nord, ad ovest delle Alpi, e nella Russia centrale. Lo sviluppo della moderna apicultura non è stato però favorevole a questa razza, che è stata un po' dovunque sostituita dalla razza carnica e da quella ligustica. Per le sue caratteristiche produttive quest'ultima, cioè l'ape ligustica o italiana, si sta diffondendo in tutte le aree del mondo che abbiano spiccate vocazioni apistiche. Ma anche l'ape carnica, che è originaria dell'Austria e dei Balcani, sta progressivamente aumentando la sua area di diffusione. Ad oriente i confini della sua espansione sono difficilmente individuabili in quanto si confonde gradatamente, attraverso la razza della steppa (A. Cervorum) con l'ape nera. La quarta razza è l'ape caucasica, con numerose forme di transizione ad altre razze, che è limitata al Caucaso e alle aree transcaucasiche. Nel bacino mediterraneo, soprattutto nella sua parte orientale, sono presenti diverse razze locali, come la sicula, la syriaca, la cypria e, nella Macedonia e nella Grecia settentrionale, quella macedone o cecropica. Gli effetti dell'eterosi, ossia il vigore degli ibridi, consolidata nella pratica agricola e nella produzione dei cereali, sono stati studiati e utilizzati anche nell'apicultura, ove, per quel che riguarda la deposizione delle uova e la produzione del miele, gli ibridi hanno talvolta migliorato i ceppi originali puri.

Nonostante che, in più occasioni, siano stati introdotti nel Carso triestino e in Istria, come pure nelle isole del Quarnero, ceppi puri di api ligustiche dall'ltalia (soprattutto negli anni trenta) e recentemente le carniche dalla Slovenia, vi ha costantemente prevalso un ibrido che decisamente migliora quantitivamente la produzione mellifera della carnica riducendone la tendenza alla sciamatura, mentre della ligustica aumenta la resistenza alle difficili condizioni ambientali, specie alla siccità, alla percolazione del terreno accentuata dalla frequenza di venti secchi (bora); smussandone anche l'aggressività. Peraltro la carnica è la più mite delle razze mellifere.

Nella prima metà dell'Ottocento l'apicultura subi una svolta radicale con la messa a punto in America dei talaini mobili (cioè di supporti cerei su cui le api costruiscono le ben note cellette - assurte a simbolo del risparmio e della laboriosità - entro le quali poi depositano le riserve di miele, e l'ape regina la covata). Ciò permise la razionalizzazione della produzione apistica; fino ad allora le arnie erano dei semplici cesti di paglia, i tradizionali bugni villici, che per la raccolta del miele obbligavano all'apicidio.

Come risulta anche dal riportato avviso di concordo del 1869, l'amministrazione asburgica riconosceva all'apicultura una notevole importanza, motivo per cui venivano appunto emanati provvedimenti tendenti a favorire il suo ammodernamento anche nel Litorale adriatico.

La pratica apistica è attività assai interessante, sotto il profilo economico e sociale, per l'impiego che tutti i prodotti dell'alveare possono trovare, direttamente o indirettamente, nel settore dell'alimentazione e della medicina, anche ci quella alternativa. Su un altro versante lo studio della biologia delle api e della loro vita sociale - tuttora avvolte in parte nel mistero - è affascinante. I sistemi mimici di comunicazione delle api, studiati dal Von Frich che, al riguardo, si è ben meritato il Nobel, hanno dell'incredibile, come pure i sistemi d'orientamento che fanno riferimento alla mutata posizione del sole, sia per raggiungere il pascolo sia per recuperare successivamente la via del ritorno. Il raggio d'azione delle api si spinge fino a 5 chilometri; ciononostante ognuna di esse ritrova tra le numerose arnie di un apiario quella di origine.

Altrettanto sbalorditiva è l'integrazione della comunicazione mimica con quella olfattiva ed ormonale, che regolano l'attività della famiglia all'interno della quale esiste una rigorosa suddivisione di ruoli, che le api operaie svolgono modificandoli nel corso della loro vita: ci sono le api di casa che accudiscono alla covata, le guardiane, le bottinatrici cercatrici e portatrici d'acqua. Si ha l'impressione di essere di fronte ad un'unica entità, pur essendo questa formata da oltre 50.000 individui.

Continua ad incantarci il volo nuziale, la sciamatura, che è la festa dell'alveare, attraverso la quale le api si diffondono e colonizzano il territorio. Non meno stupefacente è la pappa reale, prodotta dalle giovani api e con cui vengono alimentate le larve nei primi giorni di vita. Questa complicata e misteriosa sostanza, impiegata con risultati talvolta ottimi in medicina, ha del prodigioso. Nell'alveare viene utilizzata per tre giorni nell'alimentazione delle larve destinate a diventare operaie e soltanto qualche giorno di più per il nutrimento di quelle destinate a diventare le future regine. Si tenga presente che l'unica reale differenza fra le operaie e le regine è dunque nella diversa quantità di pappa reale a loro somministrata: è questa che ne determina le enormi differenze anatomiche e funzionali, perchè uova e larve sono identiche sotto il profilo cromosomico. L'operaia è sterile, gode di una vita media di trenta giorni, se nata nei mesi primaverili o estivi; le è invece concesso vivere sei mesi se dovrà superare l'inverno. La regina è l'unica che può produrre uova: in un solo giorno ne può produrre in una quantità equivalente al suo peso corporeo. Può svolgere la sua funzione riproduttrice (tranne che nei periodi sfavorevoli in cui blocca la produzione della uova) per oltre cinque anni.

Oltre al miele, il solo dolcificante conosciuto un tempo nel vecchio continente, alla cera, preziosa in passato per l'illuminazionele case dei nobili e delle chiese, e alla prodigiosa pappa reale, ci sono altri prodotti delle api che ultimamente destano sempre maggiore interesse: il polline e la propoli. Quest'ultima è una resina raccolta dalle piante e utilizzata per disinfettare l'arnia e per la chiusura di eventuali fessure. Dotata di potere disinfettante e antisettico, viene usata anche per imbalsamare visitatori nocivi che, una volta uccisi, non vi possono essere espulsi. Era conosciuta già dagli antichi Egizi che, date le sue proprietà, la impiegavano nella mummificazione dei cadaveri. Non presenta controindicazioni, talche oggi è sempre più utilizzata per scopi terapeutici e come disinfettante in diversi diluenti, sia per uso interno sia esterno.

Il polline raccolto nel corso della bottinatura è l'essenza maschile delle piante. Ricco d'ormoni vegetali, rappresenta la parte proteica nell'alimentazione delle api. Viene utilizzato dall'uomo a scopi terapeutici e come ricostituente.

Ma il prodotto più famoso e nobile delle api è il miele. Dagli insetti viene elaborato utilizzando il nettare dei fiori. È energia solare che si materializza e che l'ape offre all'uomo. Già usato, come si diceva, esclusivamente come dolcificante, se ne scoprono oggi molte altre virtù. Oltre al classico mille fiori, prodotto dalla raccolta su essenze diverse, ci sono i mieli selezionati attraverso la smielatura del prodotto di un pascolo monoflora: acacia, tarassaco, castagno, agrumi, lavanda, eccetera. Questa selezione ha permesso di identificare proprietà ad azione farmacologica particolare, derivanti appunto dalle virtù specifiche delle singole essenze. E qui vanno segnalati alcuni mieli tipici della nostra regione, come quello di tiglio, di timo, di salvia, che, nel quadro di un turismo intelligente, potrebbero rappresentare proprio la classica "goccia di miele", mentre un incremento della pratica apistica, attualmente piuttosto trascurata, eserciterebbe, per i motivi suaccennati, un influsso benefico su tutto il settore agricolo.

Tratto da:

  • "Il sole in una goccia di miele", Jurina i Franina, Rivista di varia cultura istriana, n. 55 / inverno 1993, p. 66-69.

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Created: Monday, October 28, 2002; Last updated: Thursday, January 24, 2013
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