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Insecta
Fauna
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Laemostenus (Antisphodrus) cavicola romuladi M▄LL.
(Coleoptera Carabide, Sphodrini)

L'insetto della caverna di San Romualdo

All'inizio del secolo Giuseppe MŘller stava raccogliendo dati per il catalogo "I coleotteri della Venezia Giulia", il cui primo volume sarebbe uscito nel 1926. MŘller Ŕ noto infatti per essere stato un pioniere dell'entomologia delle nostre zone, oltre che per aver a lungo ricoperto la carica di direttore del Museo civico di Storia Naturale di Trieste. Per il citato catalogo egli colm˛ le lacune esistenti nella letteratura scientifica con ricerche personali, che nel giugno del 1904 lo portarono anche in una grotta nei dintorni del Canai di Leme.

In questa cavitÓ, denominata "caverna di San Romualdo" (ex n░ 494 V.G., da non confondersi con l'omonima grotta ex n░ 728 V.G.), egli trov˛ tra l'altro alcuni esemplari di un interessante insetto. MŘller, profondo conoscitore della fauna cavernicola, lo riconobbe subito, in quanto piuttosto comune nelle grotte del Carso. L'animaletto, descritto da Schaum nel 1860 con il nome Laemostenus cavicola, Ŕ un coleottero di circa 15 mm (varia da 12 a 22 mm), che si incontra di solito in grotte con banchi di argilla, nei pressi di depositi di guano di pipistrello o di colombo. ╚ un predatore, come la maggior parte dei rappresentanti della famiglia cui [74] appartiene (Carabidi), e caccia muovendosi agilmente sulle zampe lunghe, ma robuste. Ha corpo lucido, con capo e protorace slanciati ed elitre ovali striate. ╚ inoltre privo di ali membranose sotto le elitre e quindi incapace di volare. Pur potendo vivere anche in grotte pi¨ fredde, in genere frequenta cavitÓ con temperature comprese tra 19 ed i 15░ C. Un tempo Laemostenus cavicola veniva considerato troglobio (animale esclusivamente cavernicolo), ma il suo ritrovamento in fessure superficiali della roccia calcarea come nei "campi solcati" del Carso e persino all'esterno in alcune montagne dinariche, ha dimostrato trattarsi piuttosto dý un eutroglofilo (animale prevalentemente cavernicolo, che per˛ pu˛ ancora uscire in siti che presentano condizioni microclimatiche simili a quelle delle grotte).

Di solito gli eutroglofili presentano alcuni adattamenti morfologici alla vita ipogea (sotterranea), sebbene non cosý spinti come quelli dei troglobi, in genere totalmente cicchi e depigmentati. In Laemostenus. cavicola ad esempio, gli occhi appaiono leggermente ridotti e meno sporgenti rispetto a quanto si osserva nei suoi parenti epigei (di superfýcie). Questi ultimi presentano inoltre corpo intensamente pigmentato, in genere nero (es.: Sphodrus) o di un bel blu-viola (es.: Laemostenus. janthýnus), mentre il colore di L. cavicola varia dal bruno-piceo degli esemplari viventi in condizioni di penembra al bruno-rossiccio dý quelli pi¨ depigmentati viventi nell'oscuritÓ totale.

Per distinguere le specie con tali adattamenti dagli altri Laemostenus, Ŕ stato istituito un sottogenere denominato Antisphodrus. Esso comprende dunque il nostro Laemostenus (Antisphodrus) cavicola, che d'ora in poi chiameremo semplicemente Antisphodrus cavicola, ma anche specie simili aventi analoghe abitudini.

Antisphodrus cavicola Ŕ presente in tutto il Carso adriatico dal fiume Isonzo ai confini con l'Albania. Il suo arcale di distribuzione geografica si sovrappone dunque a quello di numerosi animali cavernicoli specializzati ed endemici di tale regione (es. proteo), che ospita forse la pi¨ straordinaria tra le faune sotterranee conosciute.

In questo ampio areale le popolazioni di A. cavicola si sono talvolta differenziate tra loro, dando origine a diverse sottospecie locali. La cosa non deve stupire se si pensa all'isolamento delle stesse, trattandosi di un animale incapace di percorrere grandi distanze. Infatti, le giÓ limitatissi-me possibilitÓ di spostamento in superficie di un insetto non volatore e con esigenze cosi particolari (umiditÓ elevata, temperatura relativamente stabile, oscuritÓ, ecc.) divengono praticamente mille nelle localitÓ pi¨ [75] secche, dove le condizioni microclimatiche di cui necessita sono presenti solo in profonditÓ e dove quindi si comporta da troglobio. A questa situazione, frequente alle quote pi¨ basse delle regioni carsiche che si affacciano sull'Adriatico, vanno spesso sommati altri fattori, quali ad esempio le ampie variazioni di livello del mare verificatesi nel corso del Quaternario. Queste hanno a pi¨ riprese modificato i contorni di ╠sole e coste, mantenendo separate certe popolazioni animali per tempi sufficientemente lunghi perchÚ si differenziassero tra loro. L'Istria Ŕ stata largamente interessata da questi fenomeni e per quanto attualmente non sembrino esserci pi¨ impedimenti alla circolazione della fauna, il clima locale relativamente secco, assieme alla presenza di barriere gcologiche quali zone non carsiche (colline arenacee), possono aver continuato a rappresentare un ostacolo per animali come A. cavicola.

MŘller conosceva questa variabilitÓ di A. cavicola e sapeva anche che nessun esemplare della caverna di San Romualdo era ancora stato studiato. In quel giugno del 1904 decise pertanto di prelevarne alcuni per confrontarli con quelli delle localitÓ giÓ note e cosý facendo scoprý che per una serie di caratteri (statura minore, di 13 - 14 mm, colore rosso-bruno pi¨ chiaro, forma del pronoto e delle elitre, ecc.) gli esemplari della grotta in questione erano diversi da tutti gli altri. Si trattava insomma di una nuova sottospecie, esclusiva (endemica) del-l'Istria sud-occidentale e forse addirittura della sola grotta in questione. Infatti solo nella foiba di S. Lucia (ex n░ 281 V.G.) presso Dignano (Vodnjan), una ventina di km a Sud, erano stati raccolti esemplari che si avvicinavano a questi, per˛ giÓ distinguibili. Sicuramente diversi invece gli esemplari delle grotte dell'Istria settentrionale montana, uguali a quelli del Carso triestino e corrispondenti alla forma tipica descritta nel 1860 {A. cavicola cavicola), mentre nell'Istria nord-occidentale si troverebbe secondo MŘller una "razza del Carso di Salvore e Buje", cui non viene dato un vero nome.

Cosý, quando nel 1905 MŘller descrisse la nuova sottospecie della caverna di San Romualdo, decise di battezzarla "romualdi" (nome scientifico completo: Laemostenus (└ntisphodrus) cavicola romualdi MULLER, 1905) (vedi figura).

La zona in esame venne dunque ad arricchirsi ufficialmente di questa nuova, esclusiva presenza.

Laemostenus (└ntisphodrus) cavicola romualdi M▄LL. {Coýeoptera Carabidae, Sphodrini) della caverna di San Romualdo nel Canai di Leme (Istria): una coppia che si contende un lombrico. Il maschio Ŕ riconoscibile per i tarsi delle zampe anteriori pi¨ larghi: servono come ventose per aderire al torace liscio della femmina durante l'accoppiamento. E una caratteristica presente nella maggior parte dei Carabidi

Il maschio di L. cavicola romualdi disegnato Ŕ uno degli esemplari della collezione Miiller, conservata presso il Museo civico di Storia Naturale di Trieste, (disegno: A. Colla, 1997)

Nonostante da allora A. cavicola sia stato trovato anche in altre grotte dell'Istria occidentale, le precedenti considerazioni rimangono sostanzialmente valide. Infatti, ulteriori esemplari di A. cavicola romualdi [77 image; 78] sentirerebbero solo quelli di alcune grotte presso Canfanaro (Kanfanar), localitÓ posta lungo la continuazione ideale del Canai di Leme e distante pochi chilometri dalla caverna di San Romualdo. In tutti gli altri casi si tratta di forme giÓ differenziate, che per ora ci dobbiamo accontentare di definire pi¨ o meno "affini" a romualdi. Non Ŕ da escludere che alcune di queste possano rivelarsi ad uno studio pi¨ approfondito sottospecie non solo distinte da romualdi, ma altrettanto meritevoli di un nome.

Per quanto a livello sottospecifýco, la scoperta di A. cavicela romualdi Ŕ degna di nota, testimoniando il giÓ discusso isolamento di questa popolazione animale cosý localizzata ed un differenziamento in atto, passi importanti verso la formazione di una nuova specie. A. cavýcola romualdi convive con un Coleottero Pselafide di appena 1,7 mm, denominato Bryaxis crepsensis hýstrus AGAZZI, 1961. Anch'esso risulta endemico dell'Istria e venne trovato per la prima volta da MŘller proprio nella grotta in questione, nel maggio 1905. Questo Pselafide Ŕ per˛ meno legato all'ambiente cavernicolo ed Ŕ un po' meno localizzato, essendo stato trovato pure vagliando muschi e terriccio presso Cittanova (Novigrad) e sul M. Maggiore (Ucka).

La presenza di questi endemismi contribuisce a valorizzare non solo la caverna dove entrambi sono stati scoperti, ma l'Istria intera e la regione del Canai di teme in particolare, patrimonio naturalistico da conservare il pi¨ possibile integro per le generazioni future.

Andrea Colla

Bibliografia essenziale:

  • BERTARELLI L.V., BOEGAN E., 1926; "Duemila Grotte", Touring Club Italiano, Milano, pagg. 240, 394.
  • CASALE Achille, 1988: Revisione degli Sphodrýna (Co/eoptera Carabidac, Sphodrini).  Monografia V. Musco Regionale di Scienze Naturali, Torino, 706 - 720.
  • MAGISTRETTI M., 1965. "Fauna d'Italia: Coleoptera Cicindelýdae, Carabidae". Ed. Caldcrini, Bologna, pag. 439.
  • M▄LLER G., 1926: '7 Coleotteri della Venezia Giulia". Parte I: Adephaga. Trieste, pag. 240.
  • M▄LLER G., 1947: "I Pselafidi cavernicoli del Carso adrýatico settentrionale". Boll. Soc. Adriat di Se. Nat. Voi. XLITI, Trieste, 7-16.
  • PRETNER E., 1973: "Fauna coleopterologica subterranea croutiae". Carsus iugoslaviae, 8/6. Jugoslavenska akademija znanosti i umjctnosti, Zagrcb, 124 - 125, 175. 189.

Desidero ringraziare il dr. G. Alberti per il prestito dell'esemplare di Antisphodrus canicola romualdý utilizzato per il disegno, conservato nella collezione Muller presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste.

Tratto da:

  • La foresta de Leme e La Draga, Istituto Regionale per la Cultura Istriana, Associazione Sportiva e Culturale dei Corpi Forestali del Friuli-Venezia Giulia, Edizioni "Italo Svevo" (Trieste, 1999)

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Created: Saturday, December 11, 2004; Last updated: Wednesday, February 11, 2015
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