Ovis
Fauna
line_gbg68.gif (1697 bytes)

L'agnello
[Da Faresina a Lussingrande]

L'agnello è solo uno dei prodotti di qualità che, come tanti altri, appartiene alla storia della penisola istriana e delle sue isole. Ricordano gli anziani che una volta, prima della Pasqua, dalle isole del Quarnero partivano i barconi carichi di agnelli la cui macellazione avveniva lungo il percorso che li avrebbe portati verso il mercato di Trieste. Si tratta di rapporti che il tempo, e soprattutto la storia, hanno poi ridimensionato e che oggi rappresentano una nuova mèta per l'economia e la realtà sociale del territorio, con delle importanti novità riguardanti anche la promozione in loco di questi prodotti.

Cherso è un mondo ovattato, dove per anni, in gran silenzio, si è tramandata una storia fatta di tradizione, di lavoro, di cultura e di speranze. Ora, questi valori escono allo scoperto, così come la promozione dei prodotti tipici, quali l'agnello, la cui qualità permette un'offerta veramente eccezionale. Si tratta dell'agnello tipico dell'isola che nessun incrocio, anche con razze pregiate nel mondo, è riuscito a soppiantare. Una delle sue caratteristiche è lo zoccolo: adatto alle condizioni del terreno calcareo. Un altro fattore molto importante sono i pascoli: su Cherso si trovano la maggior parte delle erbe aromatiche tipiche del Mediterraneo.

L'interesse a fare conoscere questo prodotto al vasto pubblico, però, non ha quale scopo l'esportazione. L'agnello, infatti - affermano gli operatori turistici, ma anche le autorità locali - va mangiato sull'isola, attorniati da tutte quelle meraviglie che la rendono unica, da vivere in ogni istante, anche attraverso la sua offerta gastronomica.

La lunga tradizione isolana permette inoltre di esibire una vasta gamma di piatti diversi. Si tratta di ricette tipiche dell'antica cucina locale. Si parte dagli antipasti a base di prosciutto di pecora, molto saporito e magro, al fegato con polenta, alla trippa e alla coratella. l primi piatti poi sono una particolarità: tra tutti si distingue il «brodo di castrato», il cui sapore delicato è in grado di soddisfare anche i palati più esigenti. Col sugo d'agnello si condiscono generosamente pasta e gnocchi, mentre il sugo con le erbe aromatiche si adopera per esaltare al massimo il sapore delle carni. E per finire, l'agnello arrosto, un trionfo di bontà.

Quando soffia il vento di Bora, il pulviscolo d'acqua salmastra raggiunge i pascoli delle isole di Lussino e Cherso. La salvia, il rosmarino selvatico e le altre erbe aromatiche che crescono sulla roccia carsica si riempiono di sapori e di profumi. Ecco perche le carni di pecore ed agnelli sono così saporite.

Oltre che sulle isole maggiori (Cherso, Lussino e Veglia) le greggi pascolano anche su Unie (1200 capi circa), I'isolotto non lontano da Sansego. L'isola ha una superficie complessiva di soli 18 chilometri quadrati, con un fertile bassopiano coltivato a uliveti e viti. Le aree destinate a pascolo coprono all'incirca 400 ettari. Grazie al rinato interesse per l'allevamento, la situazione demografica ad Unie sta notevolmente migliorando, ed attualmente sull'isola vivono circa 120 persone, il che ha consentito anche la riapertua della scuola frequentata da una trentina di giovani scolari.

Pasqua istriana

«Pe' I'voveto benedeto ogni logo devi essi neto». 

Cominciavano così, con le grandi pulizie, le festività della primavera, che in Istria si svolgevano secondo antichi riti, sia sacri che profani. E soprattutto si cantava: ogni festa, ogni ricorrenza era scandita da un repertorio canoro particolare. 

La sacralità dei giorni di Pasqua era vissuta intensamente da tutta la comunità, si respirava nell'aria. Si cominciava con la Domenica delle Palme. A Montona o a Visinada, per esempio, a Messa Grande tutti i contadini salivano al paese con fasci di olivo intrecciati a ghirlandette o a croci. Venivano a gruppi, con ceri colorati e legati con nastri dai colori vivaci. Portavano anche mazzi di rosmarino e di lauro, ed erano tutti vestiti a festa. I ragazzi con i rami di ulivo si divertivano a svuotare I'acquasantiera spruzzando tutta la gente che si trovava nel loro raggio. 

Un altro momento di grande fascino era la «Quarant'ore». Capodistria, Isola, Pirano, Dignano ma anche altre località possedevano dei bellissimi altari barocchi in legno, che venivano montati sopra le esistenti strutture fisse di marmo. Per l'occasione erano pieni di candele. I fedeli, a turno, si alternavano nell'adorazione. Il canto scandiva ogni rito; ad ogni salmo si spegneva una candela del grande candelabro posto al centro del presbiterio. l giovani, armati di raganelle e di lunghe bacchette di nocciolo, aspettavano che tutte le candele fossero spente per poi dare il via al «terremoto» che si svolgeva nel buio più totale. In quei giorni i contadini non aravano ne zappavano: per non disturbare il sonno del Redentore, e per non fargli male, smuovendo la terra. E si digiunava. 

Le donne di casa intanto, però, impastavano e cuocevano i dolci per la festa, e nelle campagne si macellavano gli agnelli pasquali che, ricoperti di spezie, sarebbero finiti arrostiti nel forno o sullo spiedo.

La storia di Miki

A Orlez (piccolo paesino situato proprio al centro dell'isola di Cherso) se chiedete di Walter, vi risponderanno senz'altro: «Chi, il poeta?». Non stupitevi. Che i versi sgorghino spontanei in questo angolo di paradiso non è certo un caso. Qui la natura stessa è poesia. La sua dolcezza e la sua crudeltà. Fatevi perciò indicare dove abita, ed andate a trovarlo. Poco lontano da casa sua, sopra a strapiombi e a rocce sferzate dalla violenza della Bora, potrete vedere volare alti i grifoni: gli ultimi esemplari dell'avvoltoio tipico di Cherso.

Sull'isola ci sono ancora una cinquantina di coppie, tutte protette. Walter ne conosce storia ed abitudini. I grifoni vivono in comunità. Anche i loro voli avvengono secondo rituali precisi. Quando un avvoltoio avvista la preda chiama a raccolta tutti gli altri ed insieme scendono a banchettare, ma solo dopo che i corvi hanno terminato il loro pasto. Gli avvoltoi si cibano solo di animali morti, non aggrediscono le pecore. Raggiunta la carcassa ognuno stacca un pezzo di carne e si apparta per consumare il cibo.

Oltre che poeta Walter è un ingegnere.

«Sono figlio di pastori e mi interessa tutto ciò che appartiene a quest'isola. Ecco perche mi sono occupato anche dei grifoni: è un modo per vivere intensamente, con autentica passione, questa realtà che mi circonda».

La presenza del grifone è legata a quella della pecora. Oggi sull'isola ci sono trentamila capi. In questa realtà l'avvoltoio svolge una funzione molto importante: quando una pecora s'ammala e muore, il grifone, cibandosi dei suoi resti, scongiura il diffondersi di epidemie.

Ma negli ultimi decenni il numero dei grifoni era diminuito: di pari passo con quello delle pecore - dicono i pastori - ma anche a causa dell'inquinamento delle aree circostanti (non dimentichiamoci che Fiume, con il suo porto, le industrie chimiche e le raffinerie, è vicinissima alle isole del Quarnero). Ora, tuttavia, si sta cercando di mantenere in vita questi enormi uccelli, i quali hanno una apertura alare che può superare i tre metri, e sono gli unici esemplari della loro specie in quest'area.

Per quanto concerne l'Europa, solo in Spagna (ed oggi, grazie ad un intelligente Progetto di recupero, anche in provincia di Udine, a Forgaria) vivono altre famiglie di questi avvoltoi. Per questo motivo, anche l'Istituto Ornitologico di Zagabria da un po' di tempo ha iniziato ad occuparsi della salvaguardia di questi rapaci. Ma, come nelle migliori fiabe, tutto ha avuto inizio per caso...

Tempo fa un pescatore avvistò in mare un avvoltoio. Succede spesso che i piccoli non riescano a superare il primo volo. Sono molto pesanti e quindi, per spiegare le ali, devono riuscire a sfruttare le correnti d'aria che si formano tra la riva scoscesa ed il mare. Come dei deltaplani si affidano all'aria. Il piccolo non era riuscito nel suo intento, si era avvinato troppo all'acqua e vi era precipitato. Il pescatore andò a chiamare il signor Toni, l'unico cacciatore di Orlez, il quale accorse immediatamente e se lo portò a casa. È a questo punto che entrano in scena gli ornitologi di Zagabria, i quali, incuriositi da questa notizia, giunsero ben presto ad Orlez. Da questo contatto nacque l'idea dell'osservatorio.

Per qualche anno Miki ha fatto parte della vita di Toni e di Orlez. Era un'attrazione per tutti coloro che visitavano Cherso. Si lasciava ammirare spalancando le lunghe ali ed esibiva con fierezza il suo collare candido. Ora non c'è più. Ma la gente del posto continua a raccontare la sua storia ai viandanti, brindando con un calice di vino bianco ai tavoli dell'osteria.

Un laboratorio per il futuro

«Sviluppo sostenuto» delle isole del Quarnero. È una frase di nuovo conio che indica tutta una serie di progetti atti a mantenere intatti delicati ecosistemi.

Cherso e Lussino, per le loro peculiarità, rientrano in uno di questi progetti che ha portato alla creazione di un Centro per la salvaguardia delle isole. Il Centro è stato fondato nel 1987 su iniziativa dell'Unesco, tramite l'Istituto per l'economia di Zagabria. Il suo preciso compito è di influire sullo sviluppo di attività in armonia con l'ambiente: un turismo contenuto, il recupero dell'artigianato, l'arricchimento del patrimonio ittico, l'ampliamento della coltura dell'ulivo.

Come sede del Centro è stata scelta Lussino, una delle isole più sviluppate dell'intero mare Adriatico (nel 1987 era al quarto posto in Croazia per reddito pro capite). Gravitano inoltre su quest'area le piccole isole di Unie e Sansego, interessate da un lento degrado dovuto all'emigrazione ed all'abbandono. Grazie a questa iniziativa quest'area è diventata rappresentativa di tutte le isole dell'Adriatico, un osservatorio privilegiato, quindi, e di conseguenza un laboratorio per il futuro.

Nel 1990 inoltre, la Banca Mondiale si è fatta avanti per finanziare un progetto di management per le isole. E da ultimo Lussino e Cherso sono state poste al centro di un progetto pilota, in quest'area europea, per il rilancio dei prodotti tipici con marchio di garanzia: e l'agnello rientra nella lista.

Uno dei progetti più importanti riguardanti le isole è la loro costituzione in «Riserva di biosfera». Si tratta di un concetto nuovo e molto interessante, un concetto che solo parzialmente si può paragonare a quello dei classici parchi naturali, in quanto, in questo caso, la tutela viene estesa a tutto ciò che caratterizza il territorio e lo rende particolare, inclusa la presenza dell'uomo, gli insediamenti, le colture ed anche le riserve ornitologiche dei grifoni. Non manca naturalmente il parco marino, situato sulla punta meridionale dell'isola di Sansego, dove si possono ammirare fra le altre cose le evoluzioni e i giochi dei delfini.

Curiosità

Delle trecento erbe officinali che appartengono all'area mediterranea, a Cherso ne sono state rinvenute e catalogate più di duecento. È una specie di parco botanico. Anche per questo gli ovini che pascolano così vicini al mare e brucano mentuccia, origano selvatico, salvia ed altre piante ancora, hanno una carne molto saporita. La medicina popolare non ha mai attecchito a Cherso, e non a caso la popolazione dell'isola continua ad avere tanta reverenza per la locale farmacia dove oggi opera unfarmacista che per i suoi studi ha ottenuto il titolo di «scienziato».

Nello Statuto chersino, sin dai tempi più antichi, la tutela sanitaria era tenuta in gran conto e la farmacia era il luogo deputato per le alchimie della salute. Nel 1300 il Capitano di Ossero aveva invitato due testimoni a Cherso, dov'era in cura, per fare testamento. È la prima prova scritta dell'esistenza, sull'isola, di un luogo di cura dove si preparavano rimedi per le varie malattie.

Nella cronaca del Municipio del 1492 si legge della nomina di una commissione di verifica dell'operato dello speziale in seguito ad una denuncia di alcolismo. Una volta, poi, il medico non poteva essere originario del posto per poter mantenere un rapporto equidistante con i pazienti. Veniva riconfermato ogni anno o rimosso a seconda delle sue capacità. Stesso trattamento veniva riservato allo speziale. La farmacia di Cherso ha cinquecento anni di storia, durante i quali una parte da protagonista l'hanno avuta proprio le erbe officinali delle isole. Di tanta storia oggi sono rimasti, a testimonianza di un sì glorioso passato, gli elisir a base di santonina, di salvia e di alloro. Ma sull'isola crescono anche l'elicriso dalmatico, che veniva usato per mantenere intatte nel tempo le fragranze di diversi profumi, ed il piretro, un repellente naturale per gli insetti. Sono tutte ulteriori potenzialità per una «diversa» economia.

Tratto da:

  • Rosanna T. Giuricin & Stefano De Franceschi, Mangiamoci L'Istria, MGS Press (Trieste, 2001), p 10-13. Courtesy of Romano (Ron) Ruzic.

Main Menu


This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Friday, October 18, 2002; Last Updated: Friday, May 28, 2010
Copyright © 1998 IstriaNet.org, USA