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Frutta e Noci
Flora
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Le castagne
[Da Abbazia a Punta Pax Tecum]

Nelle giornate d'autunno, i crinali del Monte Maggiore, ancora pregni degli umori dell'estate, vivono una stagione di incontri. La raccolta delle castagne è un invito a salire a gruppi, un omaggio alla tradizione. Tutta la fascia del Lauranese, infatti, è da sempre conosciuta per le sue castagne grosse e dolci, che resistono tutto l'inverno.

Oggi purtroppo le piante stanno deperendo a causa di una malattia, il cosiddetto «cancro del castagno», ma anche per l'incuria. Il sotto bosco cresce senza limiti soffocando piante stupende, alcune delle quali con oltre cinquecento anni di storia: ci vogliono quattro uomini per poterne abbracciare il tronco.

Per raccogliere le castagne si usano delle pertiche per staccare i ricci dalle piante. Ancora chiusi, i ricci vengono raccolti in mucchi che si coprono con foglie e rami. Così protette dall'umidità della montagna, le castagne non si seccano e si conservano a lungo fragranti. Terminata la raccolta, tutto ciò che rimane a terra può finire nel tascapane dei passanti occasionali, senza il timore di scatenare l'ira di qualche proprietario.

I «dvori»

I «dvori» erano i capannoni-deposito, con il tetto di paglia, che venivano usati in montagna per custodire le castagne, soprattutto quelle raccolte in prossimità della vetta, da dove era gravoso scendere con i sacchi caricati sulle spalle. Purtroppo oggi anche i «dvori» sono scomparsi.

Cos'è che lega con tanta forza la gente del Quarnero alla montagna? Provate a salire dalla costa verso il Monte Maggiore e troverete facilmente la risposta. Il Monte Maggiore rende la costa abbaziana un unicum: la difende dal cattivo tempo, dalle temperature troppo rigide d'inverno e mantiene d'estate l'aria frizzante. In poche ore (dipende dall'esperienza e dalla forma fisica di ciascuno) si può raggiungere la sua vetta, attraversando boschi rigogliosi, anche di castagni.

Le strade che portano alla montagna sono molte. Si può partire da Abbazia, Icici, Ica, Laurana, Medea, Moschiena. I sentieri sono facili da individuare anche per un principiante che però - come suggeriscono gli alpinisti - sarebbe meglio cominciasse a percorrere i sentieri a ritroso, partendo cioè dalla vetta. E la cosa è molto semplice, visto che ci sono gli autobus di linea che raggiungono la sella, poco sotto la vetta. Da qui ci si può inoltrare nei boschi e prendere la via del mare con scorci di paesaggio stupendi che s'aprono sul Golfo del Quarnero e sulla città di Fiume. Ogni tanto si incontra un rudere: sono le vecchie case estive dei pastori, ora abbandonate.

Una volta il Monte Maggiore era coltivato anche a modesta altezza. L'aria in montagna è freschissima, il passo è a 950 metri, e da quassù il mare è di un azzurro intenso e invitante. Dalla montagna scende anche un torrente, Banica, che, quando c'è abbastanza acqua, forma una cascatella che rinfresca il bosco tutto attorno. Chi scende da Apriano verso Abbazia, a un certo punto incrocia una scalinata, o almeno ciò che rimane di una passeggiata tutta in salita che un tempo si snodava in un tunnel freschissimo di vegetazione e che partiva subito alle spalle di uno dei più rinomati alberghi abbaziani, l'attuale Palace Hotel. L'intero cammino dura un'ora e quindici minuti circa.

Un'altra passeggiata famosa ad Abbazia è la «Zora», voluta addirittura da una testa coronata, Re Carol di Romania, che stanziò cinquemila ducati per la sua costruzione: essa corre parallela alla costa ad alcune centinaia di metri d'altezza sul mare. Altre strade ancora scendono dal Monte Maggiore verso l'lstria e offrono uno spettacolo altrettanto affascinante, ma questa è un'altra storia...

Sei giorni di Trasversale

Non c'è alpinista fiumano di una certa esperienza che, nella sua carriera, non vanti la «Sei giorni di Trasversale Fiumana»: un percorso tra Laurana e Crikvenica, alla conquista delle cime più belle della zona. Si tratta di un itinerario molto interessante che si può percorrere anche per gradi: vale a dire conquistando, di volta in volta, anche a distanza di tempo, le varie mete stabilite dal tragitto.

La Società degli Alpinisti di Fiume ha stampato anche un opuscolo che descrive l'intero percorso, indica i punti fondamentali, illustra le particolarità della fauna e flora locali per permettere una migliore conoscenza del territorio e, di conseguenza, una presa di contatto diretta con una realtà molto bella. La partenza avviene da Laurana. Da qui si raggiunge il Monte Maggiore dalla cui sommità lo sguardo spazia sull'intera penisola. La passeggiata prosegue verso il Planik (fino alla vetta, posta a 1273 metri s.l.m.) e il rifugio alpino sul Lisina dove è anche possibile pernottare; oppure si può fare ritorno nell'Abbaziano per rimettersi in marcia il giorno seguente.

Dal Lisina si raggiunge Castua, la cittadina turrita alle spalle di Fiume, che conserva intatte le testimonianze del suo passato di castello medievale. Si sale verso il villaggio di Studena e ci si avvia verso le montagne che fanno da corona al Quarnero: Obruc (la cui vetta si trova a 1377 metri s.l.m.), il rifugio alpino Hahlici, Spilja (una grotta a 980 metri s.l.m.), indi si prosegue per il Crni Vrh (1336 metri) fino ad arrivare al rifugio alpino sul Platak (1111 metri) dove si può pernottare. Le mete successive saranno le cime più alte: lo Snjeznik (1506 metri) e il Risnjak (1528 metri) nell'omonimo Parco in cui si trovano vari esemplari protetti di flora e fauna. Altra vetta il Tuhobic (1428) da dove si raggiunge Fuzine, località situata sull'omonimo lago, nel cuore del Gorski Kotar, dove i ristoratori offrono la specialità del luogo: le cosce di rana. Da qui comincia il percorso verso Crikvenica: con il Visevica (1428 metri), il Zadarski V rh (1185 metri), e il Medvedak (1027 metri), per poi scendere a Grizane e da lì verso il mare di Crikvenica. È un itinerario molto interessante soprattutto per gli amanti della montagna: una sfida per gli alpinisti ma anche un'idea per chi volesse trascorrere una vacanza alternativa.

A tavola

Con i primi freddi, nel Lauranese si spande il profumo delle caldarroste. Nelle case, negli alberghi e in altri punti di ristoro si preparano i dolci a base di castagne. Ricette vecchie e nuove si intrecciano in una incredibile fantasia di forme e di sapori. Confezionare un dolce a base di castagne non è difficile, è la preparazione dell'ingrediente base che mette un po' in crisi. Le castagne infatti vanno prima private della scorza, poi cotte in acqua bollente con l'immancabile aggiunta di foglie di alloro (che in questa zona abbondano) che contribuiscono ad esaltarne il sapore. Una volta raffreddate, si privano della pellicina che le ricopre e si riducono in poltiglia. A questo punto sono pronte per passare nelle mani del pasticciere...

Curiosità

Ai tempi dell'Austria, quando la nobiltà si riuniva sulle rive del Quarnero per la villeggiatura, si permetteva a chiunque del luogo di «adottare» un albero di castagne. La famiglia che decideva di assumersi questo impegno diventava proprietaria della pianta fintanto che questa era in grado di donare i suoi frutti. Ciò significa che per mantenere la proprietà dell'albero era indispensabile riservargli la massima cura, difenderlo, seguirne la crescita. Solitamente si trattava di alberi che si trovavano sul territorio del demanio statale. I proprietari potevano lasciarlo in dote ai propri discendenti, di padre in figlio. Anche quando lo Stato vendeva un terreno con dei castagni, gli alberi continuavano ad essere considerati proprietà di chi ne aveva assunta precedentemente la cura.

Una volta le donne del Lauranese si misuravano in una gara curiosa: far durare le castagne fino alla mietitura. Dopo averle lasciate nei boschi, le portavano a casa all'arrivo della bella stagione per immergerle in casse di sabbia mantenuta umida. La cosa, tuttavia, non sempre riusciva, ma le più tenaci ce la facevano.

C'era una volta una pastorella che volle salire sulla montagna troppo presto, ingannata dal precoce fruttificare del comiolo. Gli spiriti cattivi, resiforti dal freddo, stavano in agguato. Disturbati dalla presenza della fanciulla e del suo gregge, scatenarono una tremenda tempesta. Le pecorelle caddero una ad una, e nulla potè' la disperazione della fanciulla che, per ultima, chiuse gli occhi per sempre. Da allora, ogni donna lauranese che salga la montagna, scaglia grosse pietre nel burrone che costeggia la strada, affinchè' gli spiriti non si azzardino ad uscire a seminare nuove disgrazie. È una leggenda triste ma significativa, in quanto testimonia un rapporto possibile soltanto con qualcosa di estremamente vivo, con un cuore palpitante: la montagna appunto. Il nome Poklon deriverebbe dal fatto che le genti istriane che in agosto si recavano in pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Tersatto, percorrendo la strada Giuseppina, superato il passo e scorgendo improvvisamente il golfo, le isole e in lontananza il Colle di Tersatto, s'inginocchiassero. Nella lingua slava «poklon» significa proprio «inginocchiarsi».

Tratto da:

  • Rosanna T. Giuricin & Stefano De Franceschi, Mangiamoci L'Istria, MGS Press (Trieste, 2001), p 19-22.
  • Images - various brochure sources.

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Saturday, October 19, 2002; Last Updated: Wednesday, October 22, 2008
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