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Querce Querce: Roverella (Q. pubescens), Rovere (Q. petraea), Farnia (Q. robur), Cerro (Q. cerris), Leccio (Q. ilex), sono le più diffuse querce in istria e formano ancora, se presto non saranno distrutte dagli incendi, una bella parte dei nostri boschi. A Pola e principalmente nella zona di Veruda, cresce ancora la Quercus pseudosuber, una varietà molto interessante di quercia sempreverde e molto simile a quella da sughero, che addirittura da tanti è considerata tale. Le querce portano fiori maschili e femminili, fioriscono da aprile a giugno e fruttificano da settembre a ottobre. I frutti o meglio ghiande, torrefatti e macinati, sono un ottimo sostituto del caffè, non eccitante ed adatto per persone che non sopportano la caffeina. Ma in Istria non si usano o meglio non si usano più, forse per il ricordo degli anni tristi, quando non c' era il caffè e si ricorreva alle buone ghiande! Certamente la ghianda è stata un frutto che ha nutrito i nostri antenati nel periodo arboreo come lo dimostrano certi reperti archeologici. Ancora oggi si prepara il pane dalla farina delle ghiande, si mangiano arrostite o bollite come le castagne. Si ingrassano i maiali e con esse si sfamano molti animali del bosco. Il vero cognac viene fatto invecchiare solo nelle sue botti. L'importanza e l'impiego della quercia per le genti istriane li stanno a dimostrare anche i nome dialettali. Cosi nel dialetto veneto-giuliano ròvere e nell'istrioto ruvèr per Q. pubescens, Q. petraea e Q. robur, quest'ultima viene anche indicata come ròvere de palùde; in dialetto croato grm. Il frutto in veneto-giuliano ghianda, nell'istrioto a Dignano e Fasana jànda, a Valle jàndo a Rovigno giànda, in dialetto croato zelud. Il Q. cerris in veneto-giuliano è cerovàto , in istrioto a Dignano servàto, a Valle sarvàto; in dialetto croato cer . Il Q. ilex m veneto-giulano è èlise, m istrioto a Dignano e Rovigno lìso , a Valle lèso; in dialetto croato brsid. Infine non dimentichiamo che l'Istria era famosa per le sue querce e purtroppo a noi non è arrivato che il ricordo di grandi e lussure reggianti boschi che coprivano il suo suolo e di cui forse ultima traccia è rimasto il bosco di S. Marco di Montona, ora famoso sopprattutto per i suoi tartufi. Tratto da:
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This page compliments of Marisa Ciceran Created: Tuesday,
March 27, 2001;
Last updated: Sunday, December 31, 2006
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