Truffles
Fungi


La Luna

Ogni vero gentiluomo sa che quando si tratta di situazioni delicate il nome di una signora non si deve fare a nessun costo. E noi ci comporteremo così con la nostra dama che, come dice il racconto, in un lontano giorno, scoprì, per caso, nel bosco di Montona, un tubero magico, sognato, ma fino allora poco apprezzato nella zona, il provocante, seducente tartufo delle storie; la chiameremo "baronessa" e, in realtà, qui sono tutti d'accordo, lo era. Il racconto continua, asserendo che la baronessa fu colta dalla "luna" tra le braccia del tartufo; tutto il resto è storia di risolini per gli intenditori e solo di tanto in tanto, due giorni prima che la luna piena illumini le colline e le valli istriane, i più anziani si rammentano della baronessa e dei tempi in cui, a paragone con quello..mercantile odierno, l'ebbrezza d'amore di una volta era cento volte più forte...

"Chi mangia tartufi: vive da pascià" - ci faceva sapere quel giomo quando, per il freddo pungente, eravamo tutti preoccupati per la salute, Mario Kotiga, tartufaro di Kal, padre di tre figli, uomo nella cui casa era quasi palpabile l'atmosfera di serenità che solo le famiglie concordi conoscono. Pace. Sensibilità d'animo che rispetta la notte trascorsa nei boschi, a caccia di tartufi; come pure la loro portata innaffiata di vino bevibile come latte e inebriante come l'amore della baronessa. Noi, uomini televisivi, riandiamo con la mente ai "leggiadri baci di maggio", una delle più tenere storie rurali raccontate per il piccolo schermo. E dedicate all'agro che non teme il lavoro e sa godere totalmente, apertamente dei suoi frutti. Sia che si tratti di vino, che di salsicce con i crauti o di quel tartufo che ci solletica la fantasia e ci spinge a soddisfare la nostra curiosità. 

I tartufari

Mario Kotiga non ci ha respinto dalla fonte del suo sapere e della sua esperienza. Così siamo venuti a sapere che il tartufo, fungo sotterraneo vive in simbiosi con le piante. Sia che si tratti di querce, salici, pioppi o di aceri, il tartufo si trova intorno a essi! Se poi è una quercia antica o un vecchio pioppo, ci possono essere tartufi anche a 20 o 30 metri di distanza dai loro tronchi; un cerchio il cui diametro cresce di anno in anno, disegnato dai tuberi attorno alloro "mentore" silvestre. Affinché il tartufo sia gustoso e di buona qualità, prosegue a spiegarci Mario Kotiga, e importante che la primavera sia bagnata, umida (un fatto importante, più tardi, per un abbondante raccolto nei boschi); la qualità, poi, necessita anche di un inverno rigido. Di quelli che rendono la terra friabile, più generosa per la diffusione dei tartufi. Le inondazioni primaverili, le estati aride, le inondazioni autunnali sono fatali per la qualità del tartufo; il quale marcisce, si guasta anche per gli anni a venire. E ci vogliono due, tre e, forse, anche quattro anni di bel tempo continuo per restituirgli la prelibatezza d'un tempo, di quegli anni lontani quando la "nostra" baronessa uscì di senno al punto che l'eco della sua passione, per quanto fievole fosse, trova rispondenza, seppur sfumata, anche in questa storia. 

"I tartufi migliori sono quelli di ottobre. Quelli sono una delizia per i tartufari, caro mio" - riprende Mario e risponde alla domanda cosa ci sia di vero nelle dicerie che collocano il tartufo tra gli afrodisiaci - "e chi lo sa? Agli Italiani piace, alle donne piace, e piace perfino ai vermi..." - probabilmente deve valere qualcosa se tutto questo è vero. E mentre un segreto, quello della caccia notturna al tartufo con cani è torce elettriche che riempiono il bosco, ci viene svelato come semplice verità, ossia che cacciare di notte è solo questione di vantaggio e di abitudine, l'altro, ricco come la fantasia, non si rivela, e si lascia scorrere il racconto, piacevole al palato come la malvasia e inarrestabile come i sogni. 

Il tubero magico

Il tartufo maturo, c'insegna Mario Kotica, EMETTE davvero il suo odore e nessuno è in grado di sapere quando ciò avverrà. Se non lo prende il tartufaro o non lo scova il cane, il tartufo, questo fungo che pare giocare con gli uomini, RITIRA il suo odore come se non ci sia e mai ci fosse stato! Perciò i tartufari seguono con estrema attenzione quando e dove un tartufo compie l'emissione. "Si deve respirare con la natura" e, per venirlo a sapere, bisogna cogliere questo ritmo consueto che dura in tutto due ore, e bisogna essere in loco; ritmo necessario al tartufo quanto esso a noi, ai nostri racconti, alla nostra baronessa, alle nostre lune... 

E così scopriamo nuovamente, sempre nuovamente, quanti tesori racchiuda nel suo seno questa piccola penisola, l'Istria. La quale è un'area unica a1 mondo col tartufo, che poi lo trovi dappertutto (eccettuate le zone della terra rossa!). Cresce lungo le pendici del Monte Maggiore, nella valle di Vermo, presso Gallignana, Bogliuno, Piana di Bogliuno, si trova anche vicino a Draguccio, Rozzo, Piana di Rozzo ma, ovviamente, intorno a Montona e alle Terme di Santo Stefano sono situati i posti principali. O, per dirla con Mario Kotiga, "tutta la zona pullula di tartufi in ogni angolo..."

E osservate questo piccolo fungo sotterraneo, i terranova e i cani da riporto (o animali derivati da incrocio con setter; dicono che siano i migliori cani da tartufo) che lo cercano; e siete saturi e di "luna" e di storie. E quando davvero, come chiamata da una formula magica, la Luna fa capolino da una nube, un brivido vi avverte che la vostra baronessa ha bisogno di voi. E cos'a1tro potete fare se non correrle incontro, dovunque essa sia? E state certi che vi aspetta alla fine di questo cammino. Infatti, vi accompagnano il portentoso tartufo e la sua amante notturna, "La Luna"... 

In attesa della luna.

Tratto da:

  • Roman Latković (testo) & Ranko Dokmanović (fotografie), L'Istria delle Fate - a never-ending story (Titolo originale: Vilinska Istra: a never-ending story, traduzione di Valerio Zappia), Edizione Carli (Rijeka, 1994), p. 62-66. Courtesy of Mario Jelcic.

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Created: Tuesday, June 20, 2000; Last Updated: Wednesday, September 14, 2016
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