Flora



Gli uomini che hanno fatto la storia della flora istriana
Una carrellata degli studiosi che hanno contribuito  alla letteratua botanica locale
di Claudio Pericin

Quando si intraprendono indagini suI corso della storia della letteratura botanica con riferimento all'Istria, anche per risalire alle persone che hanno contribuito a far conoscere la vegetazione locale, il pensiero si ferma su Johann Hieronymus Zanichelli (1662-1729) pietra miliare per la flora istriana. L'omonimo latino di flora, "Flora", viene usato in letteratura botanica appunto per indicare anche la descrizione del complesso delle piante spontanee, naturalizzate o largamente coltivate in un dato territorio. Si tratta qui del territorio dell'Istria di forma triangolare con la base da S. Servolo a Volosca ed il vertice alla punta di Promontore (Alberi, 1997).

Già nel 1560 si cita la flora dell'Istria, anche se con pochi esemplari, nei "Commentarii a Dioscoride" del famoso botanico e medico Pier Andrea Mattioli (1500-1577) di Siena, illustrati poi dal Morpurgo (1930). Nel 1650 Johann Bauhin (1541-1613), rinomato botanico di Basilea, determina il Samolus Valerandi ed entra cosl nella storia della botanica istriana (Freyn, 1877). Il vescovo di Cittanova Giacomo Filippo Tommasini (1597-1655), nativo di Padova, ci lascia in eredita un prezioso manoscritto (1644-1655) che De Simon (1991) recentemente ricupera e valorizza scientificamente, dove sono indicate per la prima volta le piante medicinali della nostra regione, dette allora "semplici". Si tratta di quei medicamenti che provenivano direttamente dalla natura e che spesso erano le sole medicine di cui si disponeva. "In verbis, in herbis, in lapidibus" in parole, in erbe, in minerali, dice Cagliostro (1743-1795), famoso negromante e guaritore, sta il mio potere curativo! Ed anche il vescovo Tommasini avrà pensato alle cure del corpo, e non solo a quelle dello spirito, compilando il suo elenco delle piante medicinali, ma ahimè senza lasciarci la possibilità di ritrovarle, omettendo il luogo di provenienza.

Nel 1722 troviamo in Istria Zanichelli, farmacista e botanico veneziano di origine modenese, che per primo cerca di enumerare tutte le piante che trova a Capodistria, Isola, Pirano, Umago, Parenzo, Rovigno, Fasana, Isole Brioni, Pola, Veruda, Medolino, Rabaz, e non per ultimo il Monte Maggiore. Così l'opera dello Zanichelli (1730), che esce postuma, si presenta già come qualcosa di ben diverso da un semplice, per quanto importante elenco di piante.

Anche il noto botanico e medico bretone Balthasar Racquet (1739-1815), professore a Lubiana / Laibach / Ljubljana di medicina e chirurgia, descrive alcune specie nuove per l'Istria (1782). Nell'Arena a Pola battezza la Carlina polae, che purtroppo scompare, e sul Monte Maggiore la Carlina utzka, che in seguito non fu ritrovata (Freyer, 1839) che nei dintomi di S. Antonio di Capodistria (Tommasini & Biasoletto, 1837) e Pisino (Giacich, 1844; Pericin, 1992).

A questo incoraggiante inizio dello studio botanico in Istria sopravviene negli anni successivi un periodo di inaridimento dovuto soprattutto alle pessime condizioni del viaggiare ed al diffuso brigantaggio (Pericin, in pubbl., Dignano 1997 ). Quasi un secolo dopo Zanichelli riprendono con nuovo entusiasmo gli studi floristici in Istria grazie anche all'impulso ed alla personalità eccezionale di Bartolomeo Biasoletto (1793-1858), che riesce ad attirare l'interesse di monarchi, valenti studiosi e personaggi illustri.


Bartolomeo Biasoletto [by Rex Vaughan for VirtualTourist.com -
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Parmacistae botanico di Dignano, "sua patria" come amava precisare, figlio di contadini, educato dai frati locali, compie gli studi di farmacia a Vienna, esercita la professione a Trieste nella farmacia dell'Orso nero che in seguito diventa sua proprietà e nel 1823 a Padova ottiene il titolo di dottore in filosofia.

A Trieste nel 1828 istituisce il primo orto botanico della città, punto di richiamo per gli studiosi di allora. Da qui intraprende vari viaggi floristici in Istria ed i resoconti vengono pubblicati sia da Biasoletto (1827, 1828, 1829, 1841), Tommasini e Biasoletto (1837) o dai suoi accompagnatori come nel caso del conte Caspar von Sternberg (1826) e del von Rochstetter (1827). Molte delle sue scoperte botaniche Biasoletto le trasmette sia a Bertoloni (1775-1869) che a Koch (1771-1849), che le usano per la compilazione delle loro Florae (1833-1862; 1837-1838).

In queste ripetute e ben pianificate perlustrazioni della penisola, nascono così le basi per una geografia botanica dell'Istria, che si intensifica con l'amico e collaboratore Muzio de Tommasini (1794-1879) di Trieste, podestà dell'omonima città e studioso della vegetazione istro-illirica. II traguardo: la Flora completa dellitorale. Il destino purtroppo non l'ha voluto!

Al grande Muzio de Tommasini, il pili completo conoscitore della nostra flora in assoluto, vengono dedicate molte specie vegetali (Pignatti Wikus, 1980) in segno di amicizia e venerazione, dai maggiori botanici del tempo. Lui stesso dedica l'affascinante Pedicularis friederici-augusti (1839) del Monte Taiano, al re Federico Augusto di Sassonia. Così ancora prima della fine del XIX secolo il quadro storico della flora dell'Istria si va successivamente completando con le opere di valorosi cultori della scienza "amabile". La letteratura botanica che il Marchesetti (1895, 1931 opera postuma) raccoglie particolarmente per l'area nordoccidentale come il Rossi (1930) per quella nordorientale ed il Freyn (1877) per quella meridionale e impressionante per il grande numero di lavori che comprende.

Josef Freyn (1845-1903) ingegnere e botanico di Praga, arriva in Istria per la costruzione della ferrovia Pola-Canfanaro-Rovigno e contemporaneamente, sacrificando tutto il suo tempo libero, si immerge nello studio della flora locale, in particolare della flora del sud dell'Istria con Pola suo epicentro. II risultato è una validissima opera floristica (1877) che annovera 1086 specie tra cui primeggia il trifolio con 31 specie.

Carlo de Marchesetti (1850-1926) di Trieste, brillante botanico, laureato in medicina, pupillo prezioso del de Tommasini, ci lascia una completa Flora di Trieste (1896-1897) che abbraccia la parte nordoccidentale della nostra penisola arricchita dalle Florule di S. Caterina pres so Rovigno (1875), Isola (1879) e Parenzo (1890).

Interessante e l'elenco di specie istriane che Marchesetti inserisce nella Flora della sua città, aventi come limite settentrionale di diffusione il territorio di Trieste. A Eduard Pospichal (1838- 1905) boemo, professore di scienze naturali al ginnasio di Trieste, va il grande merito di esser riuscito a compilare un'imponente opera floristica (1897- 1899) dove troviamo inclusa principalmente la parte interna dell'Istria, dal nord ai fiumi Arsa e Quieto.

II XIX secolo si conclude gloriosamente con le opere di questi tre ultimi grandi botanici, che nell'insieme, ognuno nella propria bottega, sono riusciti a completare a grandi linee la Flora dell'Istria. Doveroso e per questo secolo aggiungere ancora i pregevoli lavori di Antonio Loser (1842-1878) di Capodistria, che ancora studente pubblica un catalogo che in seguito completa nel territorio natio (1860, 1864) dove cita 1173 specie, di Attilio Stefani professore presso la scuola reale di Pirano, per la sua importante opera floristica di quest'area (1895) e di Matteo Calegari studioso della flora di Parenzo (1897, 1903). Stefani è inoltre anche il primo botanico ad annotare i nomi dialettali delle piante, di cui ho pututo approfittare inserendoli nel mio manoscritto "I Fiori dell'Istria" (Pericin, 1996/16, 1997/19).

Inizia così il XX secolo con opere di rifinitura e cesellatura. Dragutin Hirz (1853-1921) scrittore croato e botanico, ripercorre la parte orientale dell'Istria ed in particolare la zona del Monte Maggiore, espandendo le conoscenze floristiche con nuove specie (1914, 1915). Lujo Adamovic (1864-1935) nasce a Rovigno per caso, viene allevato a Ragusa/Dubrovnik, e diviene prima direttore del giardino botanico di Belgrado e poi professore di geografia botanica a Vienna.

Nei suoi lavori trova nell'Istria particolare interesse soffermandosi tuttavia con più intensità sulla flora della costa liburnica (tra il 1915, il 1929 e il 1933). Particolarmente belle ed attuali le sue fotografie a colori del Monte Maggiore, validissimo documento sto- rico e di confronto con lo stato attuale. August Ginzberger (1873-1940) viennese, professore universitario e direttore del giardino botanico dell'università di Vienna perfeziona sempre più la descrizione del manto vegetale del Monte Maggiore (1917) durante anni di intensericerche, accumulando una grande quantità di materiale che si conserva a Vienna. L'intento del Ginzberger era di compilare una monografia esauriente di questo monte, che purtroppo non riesce a portare a termine. Simbolo per antonomasia della flora dell'Istria, il Monte Maggiore, oggi come ieri continua ad esercitare una forza ammaliatrice sugli amanti della botanica. Ne sono testimoni le numerosissime pubblicazioni e citazioni che tro- viamo quasi in ogni articolo di cui si parla della vegetazione dell'Istria.

Non manca di includerlo nel territorio di Fiume anche la signora Smith (1878) che il de Tommasini (1870) chiama "la sacerdotessa" della flora liburnica. Ho scoperto recentemente su questo massivo "sacro per la flora dell'Istria" e sono perplesso e timoroso nel segnalarle, alcune specie nuove di cui non ho trovato riscontro nella letteratura da me controllata. Penso alIa Paeonia mascula, bellissimo fiore grande e vistoso, che è impossibile non notare e alla Clematis alpina, ben visibile lungo la strada che porta alIa cima (Pericin, in pubbl.).

Ma ritorniamo alla storia della flora, scavalchiamo la prima guerra mondiale e l'immediato dopoguerra che denotano una forte discesa della ricerca floristica in Istria. Carlo Zirnich (1885-1978), nativo di Pirano, sta già ingrandendo il suo ricco erbario con molti esemplari che raccoglie in Istria (Mezzena, 1986). Giorgio Cufodontis segnala due specie nuove (1931) e Norino Benacchio da alle stampe la flora di Rovigno (1939), integrando anche questo territorio botanicamente trascurato. Arriva la seconda guerra mondiale con una nuova stasi nella ricerca.

Saranno gli atenei di Zagabria/Zagreb e Lubiana/Ljubljana che lentamente riprenderanno nel dopoguerra gli studi botanici in Istria con indirizzi prevalentemente fitogeografici e fitosociologici. Si coniano nuove associazioni vegetali che offrono ampio materiale di discussione e d'interesse. Dall'università di Zagabria compaiono i lavori di Stjepan Horvatic (1944, 1949, 1963), Milan Anic (1945,1958), Stjepan Bertovic (1975), Josip Kovacevic (1966), Nedeljka Segulja (1967, 1970), Ljudevit Iljijanic (1970), Ivan Sugar & Ivo Trinajstic (1970), Trinajstic & Sugar (1976). Ancora Sugar (1984) discute precedenti studi e presenta nuove zone fitogeografiche per l'Istria bianca. Dall'ateneo di Lubiana, l'infaticabile studioso del1'Istria slovena Tone Wraber (1973, 1975) comunica nuovi ritrovamenti, da Monaco di Baviera/Munchen e Lubiana Gerhard Benl & Ernest Mayer (1975) segnalano l'Erythronium dens-canis dal massivo del Monte Maggiore come nuova entità, senza notare che era già stato elencato prima dal Giacich (Pericin, 1992). Da Maribor Mitja Kaligaric (1987, 1990, 1991) indica nuovi ritrovamenti e si occupa della diffusione delle orchidee neIl'Istria slovena.

Ci sono segnalazioni di nuovi ritrovamenti pure dall'Austria con Helmut Melzer (1983, 1987). All'ateneo di Trieste lavorano personalità eccezionali quali i Professori Sandro Pignatti e successivamente Livio Poldini che riescono a realizzare il primo la "Flora d'Italia" (1982) ed il secondo 1"'Atlante corologico delle piante vascolari nel Friuli-Venezia Giulia" (1991). Il Pignatti include nella sua opera le specie che confinano con l'Italia, come il Poldini il territorio dell'Istria che fa parte dello stato italiano. Ancora da questo ateneo eccellenti lavori di Poldini (1980, 1989), un esauriente catalogo floristico di Fabrizio Martini (1987) sull'endemismo nel Friuli e Venezia-Giulia ed altre pubblicazioni con segnalazioni di specie nuove per l'Istria (Martini & Poldini, 1990).

Anche da Pola segnalazioni floristiche da Claudio Pericin (1992, 1997 in pubbl.). Tra le mie ultime indicazioni per la flora istriana, ci sono alcune entità nuove per l'Istria ed addirittura nuove per la flora croata o non riportate dal Domac (1994), come I'Heracium cernagorae o le specie esotiche riuscite ad integrarsi come il Citrus trifoliata, la Phacelia tanacetifolia, la Photinia serrulata e ultimamente il Taxodium distichum. Altri miei lavori sul manto vegetale istriano sono apparsi nella rivista Jurina i Franina (1992, 1993, 1994, 1994/1995) e uno presentato a Buie in occasione delle festivita della Madonna della Misericordia (in pubbl., Buie 1997).

Concludendo questa passeggiata storica nella letteratura botanica, non mi resta che augurarmi di poter aver dato a grandi linee un quadro riassuntivo sull'evolversi delle conoscenze floristiche in Istria, anche se non mi è stato possibile ricordare tutti i numerosissimi autori che si sono occupati di questo argomento. Per supplire a questa carenza o cercato soprattutto di citare autori con il maggior numero di riferimenti bibliografici. Con piacere noto che l'interesse floristico viene condiviso da sempre più persone che si lasciano prendere dall'ebbrezza della ricerca del nuovo che l'Istria può ancora offrire. Sul Glas Istre del 28 marzo 1997 ho trovato un trafiletto dove viene menzionato il ritrovamento a Promontore di due nuove entità per l'Istria, il Convolvulus lineatus e l' Anthemis tomentosa da parte dell'Ateneo di Zagabria. Mi auguro che la salvaguardia dell'ambiente trovi sempre più validi difensori, che vengano statuite leggi per la tutela delle specie rare o in via di estinzione e che si arrivi anche alla autorestrizione nella raccolta delle piante spontanee da parte di chi va per campi, prati e boschi. Mi sembra qui doveroso ripetere l'appello (Dignano, 1997 in pubbl.) di salvare gli stagni e la loro fragile flora dall'incuria generale in cui si trovano. Facendo così conserveremo l'identità dell'ambiente ed il nostro patrimonio naturale.

Termino con le sagge parole di Virgilio, latino cantore delle Bucoliche (IX, 50): "Carpent tua poma nepotes", i nipoti raccoglieranno le tue mele!

Tratto da:

  • December 1997 - Le Ricerche, Bolletino del Centro di Ricerche Storiche Rovigno, anno VII (Dicember 1997), n. 20, p. 12-15.

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Created: Monday, September 11, 2000. Last updated:Friday March 11, 2016
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