Reprinted from: http://www.papagenonline.it/ed_mess1.asp?id=495

Deutsch

ERBARIO DI ROVIGNO E AMARI CON LE ERBE
Otello Fabris

Nellantico convento dei francescani il volume arrivato da padova nel 1756

Andate in pace, la Messa terminata": con queste parole il rituale liturgico romano vuole che il celebrante congedi i suoi fedeli. Ma per Padre Giobbe, Job Mikoli, non finisce qui, perch soggiunge, invitante: "Se qualcuno vuole passare per il nostro refettorio, offriamo volentieri un bicchierino".

"Offriamo" un eufemismo, poich in realt la grande chiesa e tutto il convento dei Francescani di Rovigno sono affidati a questo unico piccolo frate, perennemente sorridente. Il refettorio, una suggestione arcana: padre Giobbe vi stappa la sua bottiglia di ratafi di marasche, che cola denso nei bicchierini, spandendo intensi profumi. Rosso brunastro, ha il colore del sangue. Sensazione dannunziana. Assaggiando a Zara l'analogo liquore dei Luxardo, il Vate lo battezz subito con il nome di "Sangue Morlacco".

E' quasi mezzogiorno ; il profumo intenso di marasche e di spezie sollecita spasmodicamente i succhi gastrici, ma la suggestione del posto non ti lascia andar via. Padre Giobbe ha qualcosa di prezioso da far vedere: il Tesoro Ecclesiale dei Francescani Rovignesi. Ed in questo, qualche cosa di sorprendente: un grosso erbario, realizzato nel 1756 da frate Francesco da Campolongo con " diligenza et applicazione" su ordine del suo superiore , frate Giangerolamo da Castelfranco, responsabile dell ' Infermeria dei Frati Minori Riformati dell'Ospizio di San Nicol Persiano a Padova.

Questa bella raccolta di trecento pianticelle e fiori venne intitolata "Erbario al Naturale, overo Raccolta di molte Ramificazioni di Piante de Vegetabili". Come mai questo erbario a Rovigno? Tra le braccia di un frate se ne fugg da Padova, un brutto giorno, abbandonando frettolosamente lo Scaffale P, fila 9 , n 4 della biblioteca del convento di San Nicol, per veleggiare verso Rovigno . Napoleone stava invadendo i territori della terraferma veneta . Navi cariche di frati e di monache partirono da Venezia alle volte dell'Istria e della Dalmazia, nella speranza che Napoleone venisse fermato.

I fuggiaschi si portarono al seguito quanto poterono, suppellettili , libri ed opere d'arte. Ora, a Padova, non esiste pi neppure l'Ospizio di San Nicol. Testimone di questi eventi rimasto questo Erbario, che di mano in mano arrivato ottimamente fino a frate Giobbe, assieme a piccole e grandiose testimonianze della passata civilt veneta che costituiscono il "Tesoro Ecclesiale dei Francescani Rovignesi". Un secondo volume attira l'attenzione: un interessantissimo "Erbario marino del territorio rovignese" raccolto nel 1887 da frate Antonio Zaratin da Rovigno.
Questi erbari avevano la funzione di sussidio per il riconoscimento delle piante medicinali usate nell'infermeria a scopo terapeutico. Nessun libro a stampa avrebbe potuto essere pi preciso. Le cure erboristiche e l'utilizzo dei vegetali per ottenere anche sciroppi e liquori pi o meno medicinali hanno costituito sempre un'appassionata attivit per frati e monaci. Si deve soprattutto a loro la sopravvivenza di queste pratiche. Per i Francescani una tradizione iniziata fin dalla fondazione dell'Ordine. Fra i primissimi compagni del Poverello d'Assisi c'era un alchimista, frate Elia da Cortona, il quale si preoccup di divulgare tra i compagni la sua scienza, che talvolta fuoriusciva dalle mura dei conventi.

Come accadde per il Maraschino, che veniva preparato gi dal XVI secolo dai Domenicani di Zara e successivamente da diverse distillerie, come la Maraska e la Luxardo. Un posto non trascurabile, tra questi liquori monacali, ha l'Orahovac, equivalente al nocino veneto. Anni addietro un Benedettino me ne regal una bottiglia prodotta in monastero, spiegandomi con fierezza che la ricetta era stata "fregata" ai Francescani nel '400 .

Chiss se c' una relazione tra i Francescani, a Rovigno dal 1696, e la visibile presenza, nel territorio, di una diffusa cultura erboristica e liquoristica? Chi viaggia verso la citt, scendendo dai monti istriani verso il mare, viene accolto da una pittoresca sequela di banchetti di venditori di grappe aromatizzate alle erbe ed alla frutta. Nello splendido centro storico della "Perla d'Istria" una distilleria prepara un liquore d'erbe caratteristico ed apprezzato dagli amatori: la Pelinkov, un amaro brunastro composto da un infuso di una miriade di erbe aromatiche e medicinali. Sono esattamente 53, ma tra esse spicca la presenza dell' Artemisia Absinthium, amara ed intensamente aromatica.
A questa tradizione appartiene anche la Travarica, un distillato di vinacce aromatizzato con alcune erbe istriane che gli danno un debole color giallo verdolino: la stupefacente Salvia, la Melissa ed ancora Assenzio. Quest'erba, la preferita dai "poeti maledetti" parigini, entra ancora assieme ad altre 19 nel Vlahovac, un amaro usato come aperitivo.

Liquori suggestivi, creati nel tentativo di imprigionare le impareggiabili fragranze delle erbe istriane e le loro recondite energie. Queste pianticelle, tanto pi soffrono la mancanza di acqua e persino di terra, tanto pi reagiscono, sprigionando aromi che solo qui possono essere cos intensi. La loro linfa, sotto la sferza del cocente sole istriano, gi per s stessa un distillato.


Main Menu