Gastronomy
line_gbg68.gif (1697 bytes)

Il pane dell'infanzia

La testa affollata di notizie quotidiane, di novita' e di incertezze, stanco delle esperienze mie e di quelle altrui, mi fermai una sera in un villaggio di fronte a una vista talmente usuale e familiare che, fino ad allora, non aveva mai afferrato la mia attenzione, ma che in quel momento fermo' letteralmente i miei passi: ero davanti a un forno di pietra, rannicchiato nel canto di un cortile deserto. C'era qualcosa dell'innocenza primordiale che sopravviveva incontaminata in quel simulacro. Nella bocca vuota del forno si intravedeva una cenere antica. Intorno nessuno.

Il vento indifferente spingeva nuvolette bianche sull'orizzonte lontano e la pesante ombra di un gelso centenario giaceva su un terzo del cortile.

Il forno se ne stava inutile e spaesato in disparte, come un caro vecchino, immemore e ignaro, sconcertato dal vortice delle nostre disavventure quotodiane. Di fronte a quella semplice architettura, modesta, discreta e per secoli indispensabile, si fermarono non soltanto i miei passi e lo sguardo inquieto, ma - in quel momento - anche il tempo.

Osservavo quel manufatto cosi' poco appariscente, la mente sgombra di pensieri, senza piani ne' proposito alcuno, ma con la percezione acuta che da quella bocca espirasse l'alito della mia infanzia, dell'infanzia del mondo.

Davanti ai miei occhi risorsero vive, palpitanti, reali mani, svelte e agili nella semplicita' del loro lavoro funzionale, mani mosse dalla gioia e dalla fatica di vivere.

I secoli sembravano affastellarsi, i ponti spingersi oltre i tempi dei nonni e dei bisnonni, oltre Dobrila e Vlačić'-Flaccio, oltre i glagolitici e Cirillo e Metodio, perfino oltre i marmi e i lauri romani, piu' indietro, piu' lontano: fino alle insegne bibliche nel deserto del Sinai, fino ai geroglifici egizi e alle pitture delle piramidi, fino agli albori dell'umanita'.

Pane. Alimento composto da infiniti chicchi di grano, fantastico interminabile mosaico e simbolo dell'unita' del genere umano, dal mistero dell'ultima cena di Cristo a suggello dell'unita' spirituale della Chiesa.

Un'ondata di brividi mi percorse la pelle: era il venticello che respirava facendo stormire la ramosa fronda li' vicino o il presagio di valori eterni, il cui fremito riverberasse all'improvviso, nella genuinita' di quell'attimo, come il cielo in una scheggia di specchio, come l'infinito in una goccia di rugiada, come l'anima umana nella lacrima di un bambi - no? Rivissero nei miei occhi i secoli, dall'oblio riaffiorarono antiche immagini, splendenti di una nuova, malinconica bellezza.

Source:  Andre Mohorovičić & Daniel Načinović, Istria - Terra Magica, "Laurana" (Zagreb, 1994).

"Dai, presto, vien a impastar 'sto pan e a coverserlo, che no ghe scampi l'anima!" - la voce della vecchietta avvertiva dalla finestra la nuora che il pane le si stava ammosciando.

Io scalciavo la palla nel cortile e sapevo a memoria quello che sarebbe seguito: dapprima la giovane donna si sarebbe allontanata frettolosamente dal forno acceso, attorno al quale l'aria tremolava come durante le calure estive, avrebbe salito leggera i gradini fino al ballatoio e, entrando in casa, accesa in volto e con le maniche rimboccate, da cui baluginava il biancore delle braccia forti non soleggiate, si sarebbe chinata sulla madia e con gioco straordinario, una specie di lotta con l'impasto attaccaticcio, infervorata e sollecita, avrebbe schiacciato la massa farinosa, come se con quel lungo monotono esercizio delle mani, con la forza delle sue pressioni e il rivoltolamento della pasta inerte, avesse potuto effettivamente impedire che l'anima le scappasse. Strofinando poi sul legno la pasta l'avrebbe ridotta, svelta e abile, in pagnotte e, sollevandole come pargoli, le avrebbe allineate sulla tavola infarinata.

Si apriva a quel punto la porta del ballatoio e la donna appariva trionfante in cima alla scala, la tavola con la sfilza di pagnotte davanti a se. Scendeva cauta i gradini dirigendosi verso il forno rovente, attraverso il cortile, sia che il sole splendesse sulle piastre consunte, sia che la pioggia battente riempisse di pozzanghere giallognole il suolo, sia che, infine, la neve non spazzata scricchiolasse minacciosa sotto i suoi passi.

Piu' o meno nello stesso tempo si sarebbe aperto il cancello del cortile e sarebbe entrata, riguardosa, recando una tavola con le pagnotte coperte, la "santola", una vicina da cui dovevo spesso accorrere, interrompendo il gioco, per avvertirla di spicciarsi a portare il pane, perche' lei non aveva un forno suo.

Dopo aver fatto rimbalzare la palla sui muretti del cortile, sul portone, sul ballatoio o il piu' in alto possibile verso il cielo azzurro senza una sola nuvoletta, mi arrestavo e, palleggiando sul posto, sbirciavo verso il forno il cui chiusino aperto sbiancava per il calore, mentre le donne rapide trasferivano i pani dalle tavole alla pala di ferro e infilavano premurose le pagnotte crude nella volta cava del forno.

Attirando i tizzoni ardenti verso l'apertura, mentre le scintille zampillavano attorno alle loro teste, dalle quali erano inavvertitamente scivolati i fazzoletti, e la vampa rovente le investiva sulle guance e sulla fronte sudata, con movimenti collaudati, le due donne si soccorrevano nelle operazioni pratiche davanti al forno aperto, affìdando il lavoro delle loro mani all'effetto miracoloso del calore che affluiva dall'interno, e da questa primordiale collaborazione tra l'uomo e il fuoco, da questa alleanza fra abilita' ed elementi, si creava cio' che nella nostra infanzia era la cosa piu' gustosa al mondo: il pane caldo, appena cotto, croccante sotto i denti e dai cui tozzi, che dovevamo trasferire impazienti da un palmo all'altro per farli raffreddare almeno un po', turbinava un vapore fragrante e che noi mangiavamo con grande appetito, senza badare agli avvertimenti della vecchietta, appoggiata sul davanzale, che si ostinava a redarguirci:

"Spete' che el fìnissi de fumar! Ve brusere' i budei!"

Il profumo intenso del pane cotto invadeva le nostre narici frementi, mentre le donne passavano portando ognuna sulla sua tavola i pani ricoperti con un telo. La fragranza calda, impareggiabile, strisciava dietro di loro e restava poi a dondolarsi al venticello nel cortile. Momenti di festa per i bambini di campagna. Il pallone giaceva abbandonato, tutti accorrevano pronti al richiamo: "Ti vol pan caldo?"

I pani cotti seminascosti sulla tavola sottile: una festa per gli occhi e per il palato. Una mano grinzosa porge il tozzo caldo. All'intorno le pietre sono abbaglianti alla luce infuocata del sole. La donna continua a camminare col pane davanti a se. Un gatto le saltella dietro con le vibrisse all'erta. Sul ballatoio la porta viene chiusa. La palla di plastica e' volata lontano, oltre il muro del cortile.

 ...A un tratto tutto incomincio' a spegnersi, fermarsi, stringersi; ogni cosa rientro' nel suo involucro opaco, come la pellicola di un film terminato. Solo il forno se ne resto' indifferente davanti a me, solitario e muto nell'angolo del cortile deserto, gia' avvolto dall'ombra fredda della sera. Avvertii alla radice della lingua un gusto di cenere, estate e ricordi. La fragranza del pane caldo sembrava assumere un potere sovrannaturale. Al di sopra delle fronde scure delle querce si udirono provenire dall'orizzonte i rintocchi dell'Avemaria, mentre attraverso i rami sontuosi del gelso apparve ad oriente il brillio di Venere. Era il periodo pasquale e in chiesa si stava leggendo di due discepoli che, sul fìnire del giorno, camminavano con il Maestro risorto in un villaggio sperduto; si raccontava come durante tutto il viaggio non avessero potuto riconoscerlo e come, sedutisi a tavola, lo riconoscessero quando "spezza il pane". 

Tratto da:

  • Antun Milovan (testo) e Eduard Strenja (fotografie), "Il pane nostro quotidiano" (traduzione dal croato da Elis Barbalich-Geromella), Jurina i Franina, rivista di varia cultura istriana, n. 50, primarvera 1992, p. 88-89.

Vedete anche:

  • Architecture - Rural - Ovens

Gastronomy | Main Menu


This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Thursday, September 21, 2000; Last Updated:Thursday, September 21, 2000
Copyright © 1998 IstriaNet.org, USA