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Panorama Mondadori |
21 giugno 2002 |
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Ritratto della cuoca italiana più famosa nel
mondo Vorrebbe organizzare una cena di pace all'Onu. Organizza tour gastronomici. Per gli americani è una star. Ritratto della cuoca italiana più famosa nel mondo. di Benedetta Pignatelli Ricette per la pace. Voglio mettere insieme donne-chef palestinesi e israeliane, a cucinare i rispettivi piatti per poi servirli al tavolo delle trattative. Non a Washington, ma in campo neutro, a New York, alle Nazioni Unite. Il cibo è un collante e un agente subliminale, forse potrebbe influenzare i partiti all'opera». Parole speranzose di Lidia Bastianich, 54enne da Pola, proprietaria di cinque ristoranti, tre a New York (Felidia, Esca e Becco), uno a Pittsburgh (Lidia's) e uno a Kansas City (Lidia's), che generano tra i 15 e i 20 milioni di dollari annui. Volto di Lidia's Italian American Kitchen e Lidia's Italian Table, 91 puntate di show tv in onda su 200 canali che coprono America, Australia, Giappone e Canada. Autrice di La cucina di Lidia, Lidia's Italian American Kitchen e Lidia's Italian Table e delle appetitose salse Lidia's flavors of Italy; animatrice del sito da 45mila contatti mensili www.lidiasitaly.com e dell'azienda agricola Bastianich, che da Buttrio, cuore dell'area doc dei Colli Orientali, produce Tocai Friulano Plus e Vespa a rotta di collo; fondatrice di Esperienze italiane travel, agenzia che organizza 12-15 spedizioni annue in Italia, circuito cibo-vino-arte per clienti de luxe. Prossima tappa: «Rome: tastes and treasures» tra visita alla Cappella Sistina e ricco pasto da Checchino, per i possessori di American Express Centurion, la cosiddetta «carta nera». E, infine, preziosa pedina Unifem (United Nations development fund for women), costola dell'Unicef con mandato di promuovere il benessere economico-sociale delle donne, soprattutto nel Terzo Mondo. Fondazione per la quale ha partorito l'idea dell'incrocio culinario palestino-israeliano. Al curriculum torrenziale da Martha Stewart istriana, Bastianich ha aggiunto di recente il premio James Beard Foundation, oscar culinario, come miglior chef d'America. Dal suo osservatorio Bastianich, che è emigrata in America nel 1971 (epilogo di un percorso iniziato con la fuga notturna del padre dall'Istria già jugoslava, braccato da cani e cecchini di frontiera), commenta trend, ruoli, templi e ricorsi del cibo odierno. Partendo dall'orgia di «comfort food» (cibi rassicuranti come polpettone, patate, carne, pizza) dilagati dopo l'11 settembre. «È vero, le azioni del comfort food sono salite, ho notato anche un ritorno al ristorante come luogo di convivio, non solo come terreno neutro dove chiudere affari. E lo scialo degli anni del boom è finito». Nuovo trend sulle tavole americane è la scoperta della verdura: «Asparagi, finocchio, cicoria selvatica, radicchio zuccherino. Forse finalmente riuscirò a ribaltare il credo Usa per cui il dollaro paga la proteina, ovvero l'americano paga per la carne, il contorno lo considera terra di nessuno. Mentre il menu italiano è più equilibrato». Bastianich approva anche il filone «raw food», quello dei cibi crudi, organici e vegetariani, che contengono enzimi e nutrienti (assenti nei cibi cotti). E sottoscrive le pietanze «spericolate», come occhi di agnello, testicoli di toro, cuore di cobra e coda di maiale, riportati in auge da chef come Anthony Bourdain nel suo A Cook's Tour sul canale Food Network. «Se si utilizzassero tutti gli organi degli animali, se ne ucciderebbero molti di meno. Il mio menu offre trippa, fegato, cervello. Ma gli americani apprezzano poco, per loro il cibo deve arrivare in tavola “depurato”: pollo disossato, scampi senza guscio, carne senza cartilagine. Così si perdono i sapori». Le puntate in Italia di Bastianich, sei-sette l'anno, portano nuovi innesti: «Ho scoperto la pasta Calamari (a forma di rondi di calamari) da Blasut in Friuli, è già in menu». Applaude il ritorno alla cucina regionale in corso in Italia: «Era ora che si andasse oltre la Toscana, che ormai aveva preso i connotati di nazione più che di regione». Bastianich ha notato anche una virata nel pianeta dieta, non più negazione ma sostituzione, profeta Howard Shapiro, autore di Picture Perfect Weight Loss (Rodale Editore), che spiega come una tazza e un quarto di zuppa di fagioli neri valga 100 calorie, quanto una sola polpetta. Teorema da dimenticare nei templi del cibo celestiale secondo Bastianich: «French Laundry a Yountville, California, è tra i migliori ristoranti d'America, tecnica francese, prodotti americani, influenza italiana, chef Thomas Keller. Da non perdere: l'anatra Petaluma. A San Francisco c'è il vietnamita The Slanted Door. A New York mi piace Gramercy Tavern, chef Tom Colicchio. Tra gli italiani: Delfina a San Francisco, Valentino a Santa Monica, California, chef Piero Selvaggio. E Al Forno a Providence, Rhode Island, famoso per la pizza alla griglia». |
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