| Cognomi di Pirano Genealogia |
| Vidali
Vidali è uno degli antichi cognomi piranesi, risalente al nome Vitale, documentato a Pirano dalla seconda metà del secolo XII. Infatti, nel 1205 (Chart. Pir. I, p.77), Costantino di Revolto di Pirano, presentatosi come giurato a Ferrara, davanti ai vescovi Uguccione ferrarese e Domenico di Chioggia, riferisce di aver veduto dare sempre da tutti gli abitanti la decima dell'olio alla chiesa di Pirano, e questo da ben 55 anni addietro, cosa che ha visto fare ogni anno da allora. Egli racconta che è uso di Pirano, eleggere annualmente due persone, una da parte del clero e una dal popolo, per raccogliere un decimo dell'olio, e che essi lo distribuiscono per illuminare le chiese, o lo vendono, e con il ricavato comprano stoffe e libri, e altri addobbi per la chiesa di Pirano. Egli stesso ha versato la sua decima, e anzi assieme al diacono Vitale (cum Vitali diacono) ai tempi del vescovo dì Trieste Guarnardo (= Bernardo), raccolse senza interruzione per dieci anni le decime dell'olio da tutti i produttori piranesi dell'olio, a favore della chiesa di Pirano. Ciò si svolse presumibilmente a cominciare dal 1150, ossia Costantino di Revolto (il cui fratello Odorlico di Ripaldo, nella sua deposizione del 14/12/1201 menziona i sette vescovi di Trieste e Capodistria dal 1134 al 1201) riscosse le decime olearie col suddetto diacono piranese Vitale negli anni che vanno dal 1150 in poi, in quanto Bernardo fu vescovo di Trieste fra il 1149 e il 1186. Il personale Vitale non è infrequente a Pirano nei documenti del Duecento. Cosicché, il 10/3/1201 avvertiamo un Vitalis Lupus e un altro Vitale Lupo (o Lupi) figlio di Giovanni e Maria l'1/6/1291 e l'11/6/1291, un Vitalis domini Otonis (Vitale del signor Ottone) nel 1264, scritto Vitale Otonis il 16/8/1289, e ancora un Vitale magistri Ursi scrivano ipsius poste (Vitale scrivano di posta figlio di mastro Orso) il 28/1/1269. Non c'è dubbio tuttavia, che la più antica testimonianza, o comunque una delle più antiche in Istria del nome Vitale, sia quella del documento 14/1/932 (CDI), ove scorgiamo cinque cittadini capodistriani chiamati Vitale, tra i quali un Vitalis Caput (o Capud) ossia Vitale di Capodistria. Da ricordare inoltre, sempre a Capodistria, il 25/1/1177 una Avundancia filia Vitalis presbiteri - Abbondanza figlia di prete Vitale, da identificarsi col Vitalis Dabundantia (cioè Vitale avente una figlia di nome Abbondanza, per distinguerlo da altri omonimi) presente a Muggia nell'ottobre 1202 (CDI). Analogamente il Ve. Conzarosa a Trieste il 26/10/1202, è il Vitalis Folarose di Gasello di Capodistria dell'aprile 1203, fratello o parente dello Iohannes Conça Rosa capodistriano del 6/8/1205 (Chart. Pir.I, p.84). Tra i Vitale che verifichiamo a Trieste il 26/10/1202 (CDI), su un totale di 346 persone, spicca un Vitalem de Bilissima - Vitale figlio di Bellissima (il cui fratello è Al. de Beliça sive Belissima - Almerico di Bellizza o Bellissima), che troviamo a Pirano come Vitalis de Bellissima il 20/5/1212, e di nuovo a Trieste il 7/4/1216 e il 19/3/1226. Come già dicemmo parlando dei Goina, in 15 documenti del Chartularium Pirane I, che vanno dal 1258 al 1289, incontriamo un Facina Vitalis ossia Facina Vidali. In realtà, il 25/2/1258 egli compare come Facina domini Vitalis de Pirano - Facina (figlio) del signor Vitale di Pirano. Da un terzo documento del 10/11/1263 apprendiamo che il padre di Facina - Vitale - è defunto, poichè leggiamo Facina condam Vitalis - Facina del fu Vitale. Il cognome risulta definitivamente formato nel quinto documento del 24/12/1268, in cui vediamo Facina Vitalis. Facina Vidali ebbe tre figli: Enrico Goina, Giovanni e Gualtiero, denominati pure Goina - dal secondo nome ipocoristico ripetitivo del fratello maggiore Enrico - inteso come cognome fin dal 4/3/1238. Dei tre figli di Facina, l'unico ad aver prole fu Gualtiero, di cui derivano tutti i Goina piranesi, i quali perciò in pratica discendono da un Vidali. Il capostipite effettivo dei Vidali di Pirano invece, è un fratello di Facina - Giovanni - il quale si presenta come Iohannes de Vitalo Episcopi - Giovanni di Vitale Episcopo - nel docomento del 22/2/1231 (Chart. Pir. I, p.106), in cui Giovanni Bonvino (=Bonin) e altri rappresentanti del Comune di Pirano, concludono una convenzione di buona vicinanza e di reciproca difesa con Bertoldo patriarca d'Aquileia. Il titolo "Episcopo" assegnato qui a Giovanni di Vitale, non tragga in inganno. Non si tratta dell'alta carica e dignità religiosa, ma di una carica civile medioevale: l'Episcopo era un magistrato con funzione di ispettore. Giovanni di Vitale (ricordato come Iohannes Vitale il 15/7/1291) ebbe ben sette figli, cinque maschi e due femmine, dalla moglie Bona. Di costei domina Bona uxor condam Iohannis Vitalis (donna Bona moglie del fu Giovanni Vidali) - abbiamo il testamento datato 28/1/1272, ove fra i testi appare anche il cognato Facina Vidali, e in cui compaiono i nomi dei figli, i quali sono: Adalgerio, primogenito ed esecutore testamentario, Armelenda, Beatrice, Domenico, Gerolo, Enrico e Rizzotto. E' interessante constatare dal citato testamento, che i Vidali, tra l'altro, possedevano una propria peschiera (la cui metà fu poi venduta al pievano e al Capitolo di San Giorgio), indicata come piscara de Caila, e in un documento successivo (31/1/1285) piscara de Cala o piscaria Calle; luogo chiamato in altro documento più tardo, del 27/2/1343, paludem Callis Nigre, che si identifica senza ombra dì dubbio con l'odierna Ca' Negra, ai piedi della costiera del Carso. Per di più, i Vidali avevano terreni e vigne alle Fontanelle, in Valdepreti (=Valle di Dapretto), a Paderno, e terra cum pastenato cioè terra con coltivazioni a San Lorenzo, tra le attuali Portorose e Santa Lucia. Da segnalare il fatto che, una delle due figlie di Giovanni e Bona Vidali - Armelenda - il 17/12/1301 si trovò al centro di una controversia col Comune, in merito all'androna situata davanti alla sua casa con sbocco sotto il volto di San Giacomo, sub voltu sancti Iacobi. Fu stabilito che l'androna fosse di libero accesso a tutti, e in cambio il Comune di Pirano concesse ad Armelenda un pezzo di terra posto dietro la sua casa, con libera facoltà di coltivarla o di edificarvi sopra, purchè l'eventuale costruzione non fosse addossata al muro di un edificio del Comune stesso. La vertenza, com'era d'uso di allora, era stata messa ai voti cum bosolis ed balotis, e ai 64 consiglieri presenti nel Palazzo del Comune in quel momento, erano state distribuite sexagintaquator ballote, con le quali essi avevano espresso la deliberazione testé descritta con 54 voti favorevoli, 9 contrari e 1 astenuto. In origine, a Pirano l'elezione d'ogni nuovo consigliere doveva seguire da parte del Consiglio (massimo organo deliberativo della città) con votazi-rie mediante schede, ad brevia. Più tardi, analogamente a Venezia, questo procedimento fu sostituito da quello così detto ad bussolos et ballotas - con bossoli ovvero urne e ballotte cioè palline. In un'urna, che poteva essere anche un semplice cappello, si introduceva un numero di palline corrispondente a quello dei consiglieri presenti, e fra le stesse tante palline dorate quanti erano i nuovi consiglieri da eleggersi. Chi levava una pallina d'oro eleggeva un consigliere. Pure diverse altre questioni, tra le quali quelle in cui erano coinvolte proprietà del Comune, venivano risolte col sistema delle "ballotte", termine la cui più antica attestazione della regione è appunto quella del sunnominato documento piranese del 17/12/1301 (Chart. Pir. II, p.31). La sorella di Armelenda - Beatrice - sposò Apollonio Apollonio, cui diede i figli Rizzotto, Bonifacio, e Istria, la quale 1'1/6/1282 contrasse matrimonio col fiorentino Lapo Peroni. Da ricordare che, Adalgerio Vidali e Anoe Apollonio, furono mandati come ambasciatori a Venezia il 18/1/1283 per trattare la dedizione di Pirano alla Repubblica, dedizione che venne accettata il 23 gennaio e compilata il 26. In precedenza, nel 1273, Adalgerius de Vitalo era stato uno dei 78 membri del Consiglio di Pirano, che divisi in due fazioni (la filopatriarchina e quella a favore di Venezia) erano corsi alle armi combattendosi fra loro. Dopo l'intervento armato dei capodistriani accorsi a Pirano a sedare i tumulti, i capi dei due partiti elessero lo stesso Adalgerio quale uno dei tre consoli di Pirano che assieme a tre ambasciatori di Capodistria condussero la riconciliazione dei piranesi. In quell'occasione, uno dei due figli di Adalgerio - Enrico - fu uno dei sette giovani ostaggi piranesi che vennero inviati a Capodistria a garanzia del rispetto dei patti. Abbiamo pure notizia che l'altro figlio di Adalgerio - Vitale - nel 1328 commerciava in animali. Il cognome piranese Vidali è pertanto un patronimico ossia deriva dal nome del padre di Facina e Giovanni - Vitale - personale che continua il "cognomen" (ad esempio nella formula onomastica "Marcus Tullius Cicero" - Marco Tullio Cicerone, "Cicero" era il "cognomen" cioè il soprannome) e poi "signum" (secondo nome) augurale di età imperiale "Vitalis" dalla parola latina "vitalis" che dà, che ha la vita, pieno di vita, che vivrà bene, a lungo, riferito in ambienti cristiani, alla vita eterna, alla salvezza spirituale. Il nome si è affermato in Italia per il prestigio e il culto di numerosissimi santi e martiri, soprattutto in Emilia-Romagna: San Vitale di Bologna e San Vitale martire del II secolo a Ravenna (28 aprile), il più venerato nella penisola. La preminenza dei Vidali nella vita politico-sociale di Pirano viene comprovata da un documento del 5/7/1333 (Chart. Pir.II, p.188), dove su un totale di 79 consiglieri piranesi ben 7 sono dei Vidali, e cioè Gherius Vitalis de Vitali, Henricus Vitalis, Henricus Carotti Vitalis, Fagina Candii Vitalis e Marquardus Vitalis. Costui di solito lo cogliamo nelle carte come Marquardus de Vitalis de Pirano (per esempio nel documento del 28/2/1338), ad eccezione di una volta, il 23/2/1327, quando lo individuiamo nella forma Marcoardo de Vidal de Pirano, che è la prima attestazione volgare del cognome, oltrechè sottinteso del nome. Una seconda documentazione dialettale del nome è del 4/9/1382, data in cui rileviamo a Pirano un Vidal de Mingulin detto Piter. Da un precedente atto dell'8/7/1342, notiamo che il padre di Vidal si chiama Mengolino (=Domenichino) Giovanni al completo. Invero leggiamo Mengolino Iohannis de Piter. Il cognome Pitteri si estinse a Pirano nel corso dell'Ottocento. Riesaminando i Vidali del documento 5/7/1333, vediamo che Gerio ovvero Adalgerio e Gualtiero sono figli di Vitale, il commerciante del 1328 a sua volta figlio di Adalgerio, di cui osserviamo anche l'altro figlio Enrico, il quale fu uno dei quattro giudici compilatori degli Statuti di Pirano del 1332. Allo stesso tempo uno dei 12 Sapienti fu Marquardo, non sappiamo se figlio, nipote, o cugino di Enrico. E Rizzotto fu uno dei 12 Sapienti negli Statuti del 1358, approvati il 3 aprile di quell'anno alla presenza di quattro giudici, uno dei quali Giovanni figlio di ser Rizzotto. Tra i Vidali statutarii, registriamo infine un Antonio del fu Zarotto Vidal nel Libro delle Correzioni del 10/3/1416. Bisogna rammentare che, il 4/1/1349, il Comune di Pirano comprò da Iohannes condam Vitalis Vitali" (Giovanni del fu Vitale Vidali) un orto che era stato destinato a cimitero durante la peste dell'estate del 1348. La terribile pestilenza del 1348, descritta maestrevolmente dal Boccaccio nel Decamerone, che durò parecchi mesi a Venezia e sterminò tre quinti della popolazione, desolò anche la provincia dell'Istria, e Pirano stessa ne fu orribilmente colpita. Essa dovette provvedere al seppellimento dei morti col comperare tre orti - uno di proprietà del suddetto Vidali e gli altri due di Matteo Del Senno e di una certa Galilea vedova di Facina Gironi - perchè il sacrato di S.Giorgio era insufficiente a contenere la grande quantità di cadaveri. E' questa l'origine del cosiddetto "cimitero vecchio" (detto all'inizio "cimiterius sancti Georgii" - cimitero di San Giorgio), la cui entrata si apriva verso il duomo, rivolta a tramontana. Lo spazio era un pendio piuttosto ripido, chiuso ai due lati da una muraglia, meno il lato che forma il ciglione di monte sotto cui c'è la spiaggia. Di sotto aveva un rastrello, nel punto in cui oggidì finisce la Carrara Grande. Riprendendo il discorso sull'importanza dei Vidali a Pirano, dal Liber Conciliorum del 1561-62 accertiamo che essi erano rappresentati nel Maggior Consiglio di Pirano (formato da 124 consiglieri), da sette membri adulti appartenenti a sei rami di famiglia, ossia dal medesimo numero (7) già appurato nel documento 5/7/1333. Le famiglie Petronio, Apollonio, Dapretto, Vidali, Pettener e Colomban, le quali da sole avevano più di 2/3 di membri del Maggior Consiglio, dominavano di fatto la vita politica di Pirano. Queste famiglie venivano appoggiate dai Venier, Del Senno, de Castro, Trani, e alle volte dai Dardi e Foia. L'11/9/1792 la famiglia Vidale era una delle 14 famiglie che componevano ancora il Consiglio della terra di Pirano, costituito in principio da 48 famiglie nobili. Ritornando alla forma originaria volgare del cognome - Vidal - essa perdurò a Pirano praticamente fino al secolo scorso. Una serie di ducali del secolo XV riguardano permessi e concessioni di esportazione di vino ed olio e l'importazione di legname e frumento, le quali sebbene ci dimostrino una speciale deferenza della Repubblica verso Pirano, ci fanno però conoscere la rigorosa sorveglianza che essa esercitava sul mare, inceppando qualsiasi attività degli altri luoghi con continue formalità e monopoli. Nella più importante ducale di questo genere, del 1487, constatiamo la presenza a Venezia nel 1481 del fidel et prudente cittadin Pellegrin Vidal, ambasciator della fidelissima comunità di Piran. Continuando, il 2/2/1549 riscontriamo un Henricus filius qm. Nicolai de Vidal (Enrico figlio del fu Nicolò Vidal), il 23/5/157 un Messer Piero Vidal al presente zudese della terra di Pirano, un Messer Zuane Vidal Sinicho della terra e un Messer Antonio Vidal ragionato de' sali della spettabile Comunità di Pirano". Tra i detti Vidali, il Pietro (forse fratello dell'Enrico del 2/2/1549, in quanto pure lui figlio di un fu Nicolò) e il Giovanni (figlio del fu Pellegrino) del 23/5/1579, sono due dei sette Vidali membri del Consiglio di Pirano nel 1561-62. Ancora, un Missier Giacomo Vidal era guardiaboschi il 30/3/1592, come prendiamo visione nel Libro delle Correzioni degli Statuti di Pirano, Capitolo 81°, p.67. Fra i proprietari piranesi di saline nel 1594, rinveniamo anche la famiglia Vidal, una cui componente era Marieta Vidalla. E tra i 508 Capi di Famiglie Popolari di Pirano esistenti il 15/8/1792, rintracciamo quattro Vidal: Bortolamio e Pietro figli del fu Antonio, Nicolò del fu Almerigo, e Zuane del fu Bortolamio. Il cognome piranese Vidal, per naturale adeguamento grafico con terminazione in -i dei cognomi dell'Italia settentrionale, divenne Vidali a metà dell'Ottocento, così come Lugnan e Predonzan diventarono rispettivamente Lugnani e Predonzani. Nel 1945 vivevano nel comune di Pirano una quarantina di famiglie Vidali, concentrate per lo più in paese, eccetto una famiglia abitante alla Costa, una a Cellola, una a Lonzano, una a Paderno, e una a Sicciole. Vi erano ancora altre famiglie Vidali in Istria, specie nelle zone di Capodistria, Albona e Fianona, di cui però ignoriamo la precisa origine, a parte una famiglia Vidali di Isola che era piranese. Ne consegue quindi, che buona parte dei Vidali di Trieste sono piranesi di nascita o di ceppo, almeno 40 su 70 utenti, laddove i Vidal (13 utenti) sono originari da Buie, e i Vitali (7 utenti) da Parenzo. Tra le famiglie piranesi Vidali fuori Trieste, ne registriamo una a Venezia, due a Padova e due a Milano. Origine:
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Wednesday March 07, 2007 |