| GIROTURISTICO - 9 parole sulla città
- Leggende di Trieste - La Bora
Bora,
la signora di Trieste
Si
racconta che Bora sia in verità una strega che abita le caverne
carsiche. Nel periodo invernale, ama però uscire dal suo rifugio
e, assieme al figlioletto Borino, scagliarsi furiosamente su qualsiasi
cosa incontri. Gelida e violenta, si abbatte sulle persone, sulle automobili,
sulle finestre delle case, sugli alberi. Si è tentato di rinchiuderla
nel suo antro, ma ancora oggi, al sopraggiungere della stagione invernale,
sfoga la sua rabbia sulla città di Trieste.
…
La
Bora, in verità, era una ninfa che abitava i boschi del Carso. Soffiava
durante l'estate per portare refrigerio agli uomini che lavoravano questa
dura terra. Un giorno, però, giunsero da lontano degli uomini cattivi
che impiantarono di prepotenza le loro dimore sul suolo carsico. Fatalità
volle che proprio uno di questi burberi coloni uccise l'amato di Bora,
e la ninfa , per vendetta , si mise a soffiare gelida e con violenza. E'
così che divenne nemica degli uomini e da allora ogni inverno fa
sentire la sua fredda rabbia.
…
In
un tempo che non si riesce a ricordare, Vento scorrazzava per il mondo
con i propri figli. Tra di essi c'era anche la giovane Bora. Un giorno
l'allegra combriccola capitò in un verdeggiante altipiano che scendeva
ripido sul mare. Vento si distrasse un momento e subito Bora si allontanò
dal gruppo, per correre a divertirsi scombussolando tutte le povere nuvole
che abitavano quel pezzo di cielo. Affaticata dalla corsa scalmanata, entrò
in una grotta, dove aveva trovato rifugio da tutto quel trambusto il mitico
eroe Tergesteo.
Tergesteo era forte, bello e molto diverso dai suoi fratelli Venti,
dal Mare, dalla Terra e da tutto quello che fino a quel momento Bora aveva
visto e conosciuto, tant'é che se ne innamorò perdutamente.
L'Amore prese in mano le redini del gioco e i due vissero felici in quella
grotta sette splendidi giorni di passione.
Quando il Vento si accorse della scomparsa di Bora (ce ne volle del
tempo perché i figli erano tanti e tutti molto irrequieti) si precipitò
a cercarla. Cerca che ti cerca, chiese informazioni a tutti, al Mare, alla
Terra e al Cielo, finché un cirronembo particolarmente brontolone,
al quale Bora aveva fatto fin troppi dispetti, rivelò il nascondiglio
di Bora. Il Vento scovò i due innamorati e la sua rabbia fu tale
da uccidere il povero Tergesteo.
Vento intimò a Bora di riprendere il cammino con il resto del
gruppo, ma l'infelice amante si rifiutò categoricamente. Dal suo
volto scorrevano lacrime che si materializzavano in roccia e il suo dolore
era tanto che ormai l'altipiano ne era ricoperto.
Intervenne Madre Natura che convinse Vento a lasciare in pace Bora.
Ma la poveretta non cessava il suo pianto. Allora la Terra, preoccupato
per l'eccessiva presenza di tutte quelle pietre che incominciavano a rovinare
il paesaggio, concesse a Bora di regnare sul luogo della sua disperazione.
E il Cielo, per non essere da meno, con la complicità del sole e
delle nubi le concesse di rivivere ogni anno i suoi sette splendidi giorni
d'amore. Allora, e solo allora, Bora smise il suo pianto.
Le storie dei grandi amori finiti male commuovono sempre: la Terra
decise che dal sangue di Tergesteo nascesse il sommacco, che da quella
volta colora di rosso l'autunno carsico; il Mare diede ordine alle Onde
di lambire il corpo del povero innamorato coprendolo di conchiglie, di
stelle marine e di alghe verdi: Tergesteo si elevò alto verso il cielo diventando più
alto di tutte le altre colline. I primi uomini che si insediarono sulla
sua collina, vi costruirono un Castelliere con le lacrime di Bora divenute
pietre.
Ecco come Bora si consolò; e aspettando ogni anno i fatidici
giorni d'amore con il suo Tergesteo, divenne la Signora di Trieste. |
BORA CHI?
La Bora è il vento di Trieste, creato da un punto d'incontro
di due climi, il nordico e il mediterraneo. Come ogni vento, nasce per
spostamenti d'aria dovuti a differenze di pressione. Trieste è posta
all'estremità di un mare caldo che si prolunga nel continente, e
ha alle spalle un retroterra freddo. Gli sbalzi di temperatura e di pressione,
rompendo un equilibrio sempre instabile, determinano l'afflusso dal centro
Europa verso il mare di masse d'aria secca e umida.
La Bora è un vento basso (in quota non s'avverte) con direzione
costante: arriva da Nord-Est. A Trieste precipita attraverso il valico
di Postumia ed acquista forza nell'intrico delle costruzioni cittadine.
L'unico suo dato positivo è quello di purificare l'aria restituendo
alla città un cielo luminoso.
Ma quando soffia volano le tegole, ribalta a volte anche le automobili,
le navi rafforzano gli ormeggi per non venire trascinate al largo, si sollevano
le gonne delle mule, chi deve avventurarsi per le strade s'aggrappa
alle corde che vengono tirate nei punti più battuti.
La Bora si esprime con sibili lunghi e minacciosi che si chiamano refoli.
Negli inverni più rigidi i triestini dicono:
Tre giorni la nassi,
tre giorni la cressi, tre giorni la crepa,
sottolineando con un vecchio
proverbio la cadenza di un vento che soffia al ritmo di numeri perfetti.
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