Tratto da: http://www.trieste.com/giroturistico/9parole/leggende/la_bora.html


GIROTURISTICO - 9 parole sulla città - Leggende di Trieste - La Bora

Particolare della Venere del BotticelliBora, la signora di Trieste

Si racconta che Bora sia in verità una strega che abita le caverne carsiche. Nel periodo invernale, ama però uscire dal suo rifugio e, assieme al figlioletto Borino, scagliarsi furiosamente su qualsiasi cosa incontri. Gelida e violenta, si abbatte sulle persone, sulle automobili, sulle finestre delle case, sugli alberi. Si è tentato di rinchiuderla nel suo antro, ma ancora oggi, al sopraggiungere della stagione invernale, sfoga la sua rabbia sulla città di Trieste.

La Bora, in verità, era una ninfa che abitava i boschi del Carso. Soffiava durante l'estate per portare refrigerio agli uomini che lavoravano questa dura terra. Un giorno, però, giunsero da lontano degli uomini cattivi che impiantarono di prepotenza le loro dimore sul suolo carsico. Fatalità volle che proprio uno di questi burberi coloni uccise l'amato di Bora, e la ninfa , per vendetta , si mise a soffiare gelida e con violenza. E' così che divenne nemica degli uomini e da allora ogni inverno fa sentire la sua fredda rabbia.

In un tempo che non si riesce a ricordare, Vento scorrazzava per il mondo con i propri figli. Tra di essi c'era anche la giovane Bora. Un giorno l'allegra combriccola capitò in un verdeggiante altipiano che scendeva ripido sul mare. Vento si distrasse un momento e subito Bora si allontanò dal gruppo, per correre a divertirsi scombussolando tutte le povere nuvole che abitavano quel pezzo di cielo. Affaticata dalla corsa scalmanata, entrò in una grotta, dove aveva trovato rifugio da tutto quel trambusto il mitico eroe Tergesteo.

Tergesteo era forte, bello e molto diverso dai suoi fratelli Venti, dal Mare, dalla Terra e da tutto quello che fino a quel momento Bora aveva visto e conosciuto, tant'é che se ne innamorò perdutamente. L'Amore prese in mano le redini del gioco e i due vissero felici in quella grotta sette splendidi giorni di passione.

Quando il Vento si accorse della scomparsa di Bora (ce ne volle del tempo perché i figli erano tanti e tutti molto irrequieti) si precipitò a cercarla. Cerca che ti cerca, chiese informazioni a tutti, al Mare, alla Terra e al Cielo, finché un cirronembo particolarmente brontolone, al quale Bora aveva fatto fin troppi dispetti, rivelò il nascondiglio di Bora. Il Vento scovò i due innamorati e la sua rabbia fu tale da uccidere il povero Tergesteo.

Vento intimò a Bora di riprendere il cammino con il resto del gruppo, ma l'infelice amante si rifiutò categoricamente. Dal suo volto scorrevano lacrime che si materializzavano in roccia e il suo dolore era tanto che ormai l'altipiano ne era ricoperto.

Intervenne Madre Natura che convinse Vento a lasciare in pace Bora. Ma la poveretta non cessava il suo pianto. Allora la Terra, preoccupato per l'eccessiva presenza di tutte quelle pietre che incominciavano a rovinare il paesaggio, concesse a Bora di regnare sul luogo della sua disperazione. E il Cielo, per non essere da meno, con la complicità del sole e delle nubi le concesse di rivivere ogni anno i suoi sette splendidi giorni d'amore. Allora, e solo allora, Bora smise il suo pianto.

Le storie dei grandi amori finiti male commuovono sempre: la Terra decise che dal sangue di Tergesteo nascesse il sommacco, che da quella volta colora di rosso l'autunno carsico; il Mare diede ordine alle Onde di lambire il corpo del povero innamorato coprendolo di conchiglie, di stelle marine e di alghe verdi: Tergesteo si elevò alto verso il cielo diventando più alto di tutte le altre colline. I primi uomini che si insediarono sulla sua collina, vi costruirono un Castelliere con le lacrime di Bora divenute pietre.

Ecco come Bora si consolò; e aspettando ogni anno i fatidici giorni d'amore con il suo Tergesteo, divenne la Signora di Trieste. 

BORA CHI?

La Bora è il vento di Trieste, creato da un punto d'incontro di due climi, il nordico e il mediterraneo. Come ogni vento, nasce per spostamenti d'aria dovuti a differenze di pressione. Trieste è posta all'estremità di un mare caldo che si prolunga nel continente, e ha alle spalle un retroterra freddo. Gli sbalzi di temperatura e di pressione, rompendo un equilibrio sempre instabile, determinano l'afflusso dal centro Europa verso il mare di masse d'aria secca e umida.

La Bora è un vento basso (in quota non s'avverte) con direzione costante: arriva da Nord-Est. A Trieste precipita attraverso il valico di Postumia ed acquista forza nell'intrico delle costruzioni cittadine.

L'unico suo dato positivo è quello di purificare l'aria restituendo alla città un cielo luminoso.

Ma quando soffia volano le tegole, ribalta a volte anche le automobili, le navi rafforzano gli ormeggi per non venire trascinate al largo, si sollevano le gonne delle mule, chi deve avventurarsi per le strade s'aggrappa alle corde che vengono tirate nei punti più battuti.

La Bora si esprime con sibili lunghi e minacciosi che si chiamano refoli. Negli inverni più rigidi i triestini dicono: 

Tre giorni la nassi, tre giorni la cressi, tre giorni la crepa,

sottolineando con un vecchio proverbio la cadenza di un vento che soffia al ritmo di numeri perfetti. 

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