Placito del Risano - 804 A.D.
History


Un momento della cerimonia svoltasi in Provincia e il dipinto di Croatto.

Il restauro del "Placito del Risano" di Croatto

È stato ufficialmente riaperto in questi giorni il "Salotto" di Palazzo Galatti, alla presenza del Presidente della Provincia di Trieste, Fabio Scoccimarro e dell'intera Giunta provinciale, dopo qualche mese di chiusura necessaria per favorire il restauro della tela del Pittore Bruno Croatto, Il Placito del Risano.

Il restauro, operato in tempi record e con un'ottima dovizia nella cura dei più piccoli particolari dalla dott.ssa Alessandra Doratti, si era reso necessario dopo anni di esposizione della tela che appariva ormai privata della lucentezza originaria e rischiava di rimanere definitivamente rovinata. Ecco perchè è stata effettuata una meticolosa ripulitura ed un ripristino delle cadute e delle mancanze, a completamento di un restauro estetico ma soprattutto conservativo. Infine la tela è stata dotata di una cornice che ne valorizza il contenuto e le imponenti dimensioni (287x423 cm) e di un telaio che permette, nel caso ce ne fosse bisogno, anche lo spostamento dell'intero dipinto dalla sede originaria.

"L'opera - spiega Daniela Mugittu nel volume dedicato a Bruno Croatto - è stata realizzata in un anno e mezzo di lavoro e reca la data "Roma 1934-35". Fu destinata alla parete centrale della Sala Maggiore di Palazzo Galatti, sede della Provincia di Trieste".

II dipinto raffigura uno dei momenti più salienti della storia medievale del nostro territorio: Il Placito del Risano.

Nel 788, dopo un nuovo breve periodo bizantino durato solo 14 anni, l'Istria passò definitivamente a Carlo Magno che la dette in "governo" al Duca Giovanni. Dopo otto secoli di sistema municipale romano, che concedeva ampie autonomie e notevoli libertà  alle amministrazioni locali, la regione vide introdotto il sistema feudale. L'Istria venne divisa in distretti con a capo dei "centarcbi" nominati dal Duca, in sostituzione dei magister militum; i Comuni perdettero la loro autonomia, i cittadini la loro libertà, diventando tutti subordinati al Duca. Tutte le terre dei comuni vennero infeudate dal Duca stesso che instaurò così un governo personale, assolutistico. Le popolazioni istriane però, abituate da secoli alla libertà, all'autogoverno, mal tolleravano tale stato di cose.

I rappresentanti dei comuni, richiamandosi ai precedenti sistemi bizantini, decisero di ricorrere all'Imperatore e chiesero la mediazione del Patriarca di Grado, Fortunato, vescovo di Trieste, succeduto nel frattempo nell'autorità  al Metropolita d'Aquileia, perchè l'Imperatore stesso inviasse i suoi rappresentanti per sentire le ragioni degli Istriani: "si nobis succurit dominus Carolus Imperator, possumus evadere, sin autem melius est nobis mori quam vivere".

Ebbe così luogo nell'804 una riunione generale dei rappresentanti delle città  istriane: Pola, Parenzo, Capodistria, Cittanova, Pedena; delle "Castella": Muggia, Pirano, Umago, Rovigno, Albona, Montona, Pinguente; dei giudici, del popolo, dei vescovi, del Patriarca di Grado e dello stesso Duca Giovanni, sotto la presidenza dei messi imperiali: Prete Izzone, Conte Aione e Cadolao, Conte della Gran Marca Orientale (che comprendeva il territorio dalla Drava alla Dalmazia, Istria compresa, creata da C. Magno l'anno precedente), ai quali gli Istriani, dichiarandosi, già  allora, "parentes" dei Veneti dell'Estuario, presentarono le proprie rimostranze ponendo sotto pubblica accusa il Duca Giovanni.

La riunione, o assemblea, è conosciuta come "Placito del Risano" perchè si svolse appunto presso il fiume omonimo, (all'epoca Riziano), vicino a Capodistria, ed è ricordata come espressione del coraggio civico e della fierezza delle genti istriane e come uno dei più insigni documenti della storia medioevale non solo dell'Istria ma dell'Italia tutta.

Lo storico Giovanni Mayer lo considera come il più prezioso documento della storia costituzionale italiana fino al IX secolo. Al Duca vennero rimproverate "in sua peccata et nostra perditione" malversazioni, angherie, soprusi di vario genere, la soppressione delle libertà  civiche ed individuali: "liberos bomines nos non babere permittit" nonchè la cessione a slavi di terre confiscate ai Comuni: "in super slavos super terras nostrae posuit".

Nel dipingere questa scena storica Croatto si è documentato perchè, volendo operare correttamente in modo filologico, ha frequentato la Biblioteca Nazionale di Roma dove consulta una serie di volumi relativi alle fogge dell'età  carolingia. Può così ricostruire nei minimi dettagli l'apparato fastoso ed austero della cerimonia. Ogni personaggio è studiato; ogni figura è frutto di una lunga serie di iniziali schizzi e di disegni più accurati; ogni volto è un ritratto, una galleria di fisionomie scelte fra gli amici romani e fra di esse spiccano senz'altro a destra, compreso nel gruppo dei vescovi e prelati, il ritratto del professor Vanni, che qualche anno prima, nel 1931, sarebbe stato effigiato nella sua veste di medico e, a sinistra nel gruppo dei rappresentanti di Trieste, l'autoritratto.

Tratto da:

  • Arcipelago Adriatico, Notizie, 28 marzo 2003  - http://www.arcipelagoadriatico.it/sommario.php?id=00804&sel=NOTIZIE&mese=03&anno=2003

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Created: Tuesday, July 15, 2008; Updated Sunday, December 30, 2012
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