Placito del Risano - 804 A.D.
History


Notes on Placito del Risano

Between the 6th and 9th centuries Europe underwent a period of instability caused by the migration of nations. In the Slovenian Littoral, Byzantine and Frankish rule had alternated. It was while the Franks were in power that the Lombards and Slavs arrived in the area. They settled in the hinterland and through the Frankish authorities introduced a new feudal social order which contrasted with the Byzantine administration of towns based on ancient tradition. In administrative and military matters the towns were governed by a tribune who was subordinate to the numerus in Trieste charged with governing the border area of Byzantine possessions in Istria. Along with Trieste, Koper played a key role in the Byzantine defence against the Avars, the Lombards and the Slavs.

The document of the Rižana (Risano) assembly, which was summoned to the Rižina (Risano) valley in 804 AD, is important because of the information it provides about the settlement of the Slavs in this area and because it describes the complex Byzantine administration and the penetration of the Franks into the area via the introduction of a strict new feudal system which was resisted by the Istrian population. The Franks wanted to use the assembly to pacify the dissatisfied population and at the same time to create conditions for driving the Byzantines out of the northern Adriatic region. The document is preserved by the National Archives in Venice. (Codex Trevisaneus, ff. 21-25).

Full text: Placito del Risano (Latin and Italiano)

Commenti di Pietro Kandler (dal Codice diplomatico Istriano)

Documento importantissimo di questa svolta è il "Placito del Risano" (804), dal quale emerge un quadro molto significativo delle articolazioni sociali e etniche in un'epoca caratterizzata da grandi e repentini mutamenti.

Questi i fatti. I messi dell'imperatore (Carlo Magno) convocano un "Placito" (assemblea, parlamento) nella pianura del fiume Risano (Rizan - adesso Slovenia). Ai rappresentanti dei municipi di Trieste e di altri centri istriani, i messi confermano il diritto di mantenere le vecchie consuetudini amministrative di origine romana, minacciate dal duca franco (Duca) Giovanni. In questo frangente si levano anche proteste contro l'introduzione di coloni slavi nella campagna Istriana, che era stata favorita in ogni modo dalle autorità franche.

Dietro questo "placito", tante volte citato dagli storici, vi è una situazione politica e sociale molto significativa. Sul banco degli accusati non vi è solo il duca Giovanni, rappresentante in loco del potere franco, ma anche molti ecclesiastici divenuti potenti possidenti terrieri, nonché strumenti della politica carolingia, tesa a feudalizzare tutti i rapporti di proprietà privata al pari dei rapporti pubblici. Contro questo mutamento di equilibri che si sta delineando insorgono i possidenti Istriani, più ligi al dominio bizantino ed impoveriti dall'interruzione dei rapporti marittimi e commerciali. Usando le parole di Cusin, "l'adunanza del Risano è il documento più prezioso del nostro alto medioevo. Esso ci mostra la società romano-bizantina nel suo estremo tramonto, ormai preda della feudalità franca a cui si son legati gli esponenti ecclesiastici. Dopo l'episodio del Risano, infatti, un fitto velo si stende sulla nostra regione e per molto tempo le fonti permangono mute".

L'originale documento è a Venezia.


Da http://www.storicamente.org/05_studi_ricerche/02antolini_link3.htm:

Si tratta della trascrizione di una sorta di processo verbale, che si tenne nell’anno 804, e che venne intentato dal patriziato istriano al duca Giovanni, rappresentante della corte carolingia in Istria, ed al clero locale per il modo in cui essi avevano inteso applicare il feudalesimo nella regione a danno delle proprietà, delle autonomie e delle prerogative della nobiltà e dei municipi. Fu una sorta di assemblea degli “stati generali” dell’Istria, a cui si pervenne grazie alla mediazione del patriarca di Grado, Fortunato, e che si tenne sui campi del Risano, un altipiano situato nei pressi di Capodistria. A tale assemblea parteciparono i magistrati delle città della regione ed una delegazione di cittadini rappresentativi della classe dei maiores, eletti dalle assemblee del popolo. Al duca ed ai vescovi istriani, tra l’altro, venivano rimproverate l’usurpazione delle terre della nobiltà e delle municipalità locali e l’utilizzo di personale slavo nella coltura delle terre.

La questione, merita qualche approfondimento e qualche precisazione.

Il documento riporta alcune delle recriminazioni degli Istriani contro il nobile carolingio, legate al tema dell’immigrazione: «Ha insediato sulle nostre terre», si lamentavano del duca gli Istriani, «degli Slavi pagani, che se le arano, le sarchiano, vi tagliano il foraggio, vi pascolano il bestiame pagando l’affitto a lui». E ancora, più avanti: «per tre anni abbiamo dovuto dare le decime che prima davamo alla Chiesa, a quei dannati Schiavi pagani, che per colpa di Giovanni e per nostra dannazione, si sono insediati sulle terre della Chiesa, e del popolo».

In questi passi risulta evidente l’ostilità nei confronti dei nuovi arrivati, stigmatizzati come pagani. Ma ancora di più si può cogliere l’irritazione nei confronti del duca, colpevole di avere affidato ad altri le terre degli Istriani, in modo da potere realizzare i suoi profitti. Per comprendere l’ostilità degli Istriani, bisognerebbe forse tenere conto anche del fattore bellico e del recente ricordo delle aggressioni e invasioni al seguito di Avari e Longobardi.

Il duca non cercava di sfuggire alle accuse e la sua risposta ai nobili istriani suona come una proposta di cui nessuno conosce quale fosse l’esito:

gli Slavi di cui mi parlate – ribatteva – andiamo un po’ a vedere dove risiedono. E se non vi fanno danni, siano liberi di restare o di andarsene dove vogliono; se, invece, vi fanno danni ai boschi, ai campi, ai vigneti, o dovunque sia, mandiamoli via; oppure, se lo preferite, mandiamoli a lavorare le terre incolte, dove possano stare senza fare danni e possano rendersi utili come tutti gli altri [1].

Sia Benussi che De Franceschi ritenevano certo, in quanto logico, che gli Istriani, liberi di decidere, avessero scelto di allontanare ospiti tanto malevisti e pericolosi. In tale modo, sostenevano, si sarebbe provato che non ci sarebbero stati Slavi in Istria, se non per brevissimi periodi di tempo, prima dell’anno mille. L’ostilità degli abitanti, interpretata come un indice di scarsa familiarità, avrebbe anche provato che gli Slavi importati dal duca Giovanni sarebbero stati tra i primi a stanziarsi nella regione.

In realtà, si tratta di una conclusione rispetto alla quale non esistono evidenze storiche.

Da un punto di vista prettamente logico è altrettanto possibile che, in qualità di possidenti, o di rappresentanti di municipi dotati di terre da coltivare, i patrizi convenuti potessero ritenere conveniente la possibilità di mandare gli Slavi del duca Giovanni a «coltivare le terre incolte».

Da altri passi del documento, risulta che i nobili istriani usassero tenere presso di sé schiavi e liberti, per coltivare le terre, servire in casa e comporre milizie di tipo privato. È plausibile, date la contiguità tra le comunità etniche, il ruolo di Pola nel commercio degli schiavi e le vicende belliche, che di questi schiavi alcuni fossero Slavi, o comunque pagani, e che l’ostilità manifestata nel documento fosse espressione di interessi economico-sociali, oltre che religiosi.

Si rimane comunque nel campo delle congetture. Il documento apre una serie di possibilità e di filoni di ricerca, ma non offre alcuna risposta definitiva al problema.

[1] A. Petranovic, A. Margetic, Il Placito del Risano, «Atti del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno», 8 (1983-84), 56, 77.


Gli slavi in Istria fra la fine del VI e l'inizio del IX Secolo

 Janez PERŠIČ, Facoltà di Filosofia, Ljubljana

 Da quando esiste l’interesse per la storia dei popoli e dei loro confini, esistono anche le interferenze delle ideologie nazionaliste. Spesso esse influenzarono gli storici e gli altri esperti, indirizzandone le ricerche. Anche oggi il mondo della ricerca storica non ne è immune. I meno esposti sono sicuramente i ricercatori seri, i più soggetti a contenere testi di storia “ideologici” sono invece i libri di testo e i lavori di pubblicisti e dilettanti, come ad esempio i fautori della teoria “veneta” sull’origine degli sloveni.

Per quel che riguarda l’arrivo degli sloveni nella loro patria attuale, va detto che esso fu per le popolazioni autoctone celtico-romane molto più grave delle precedenti migrazioni di Goti e Longobardi. Gli sloveni assimilarono, scacciarono o massacrarono la popolazione precedente, distrussero o lasciarono andare in rovina le loro città e le loro chiese. In Friuli, il limes longobardo impedì l’ulteriore avanzata di Slavi ed Avari verso occidente, in Istria questa funzione fu svolta dalle città fortificate, soprattutto lungo la costa.

La vecchia letteratura storica italiana e, soprattutto, istriana (Benussi, Tamaro, ecc) ha cercato di sminuire l’influenza slava in Istria prima dell’arrivo di Valacchi e di altri profughi, scampati ai Turchi nel XV e XVI secolo. D’altro canto la storia slovena ha lanciato la teoria relativa all’arrivo di sloveni e croati già nell’alto medioevo.

Il Placito del Risano (804) è un documento estremamente interessante sulla società e la storia economica di quel periodo. In questo contesto va visto anche l’insediamento slavo dell’Istria e l’opposizione dagli abitanti autoctoni.

Si trattò indubbiamente di un periodo di grandi cambiamenti, fra i quali quello dei confini etnici era sicuramente il meno evidente. In conclusione un monito: lo storico convinto di essere un soldato del proprio popolo, cessa di essere uno storico.

Omembre slovanov V Istri od konca 6. Do zacetka 9. Stoletja

 Janez PERŠIČ, Filozofska fakulteta, Ljubljana

 Že odkar vlada zanimanje za zgodovino narodov in njihovih meja, se v te zadeve pogosto vmešava tudi nacionalistična ideologija. Dostikrat je le-ta  vplivala na zgodovinarje in druge strokovnjake do te mere, da so svoje raziskave usmerjali v skladu z njenimi zahtevami. Zgodovinopisje še dandanes ni imuno pred temi pojavi, tudi v razvitem svetu ne. Manj so jim izpostavljeni resni znanstveniki, bolj pa je ideološko pisanje zgodovine opazno v šolskih učbenikih, publicistiki in pri amaterjih, kakršni so med Slovenci tako imenovani venetologi.

Glede prihoda slovenskih prednikov v novo domovino lahko rečemo, da je bil mnogo bolj usoden za romano-keltske staroselce, kot so bile prejšnje migracije Gotov in Langobardov. Slovani so staroselce asimilirali, izgnali ali masakrirali, uničili ali pustili propasti pa so tudi njihova mesta in cerkve. Obrambo pred nadaljnjim prodiranjem Slovanov in Avarov proti  zahodu je na robu Furlanije vzdrževal langobardski limes, v Istri  pa obzidana mesta predvsem ob morju.

Starejše italijansko, predvsem istrsko zgodovinopisje (Benussi, Tamaro idr.) je skušalo poudariti nepomembni delež in vpliv Slovanov v Istri vse do prihoda Vlahov in drugih beguncev pred Turki v 15. in 16. stoletju. Na drugi strani je slovensko zgodovinopisje ustvarjalo raztegljive fraze o zgodnjesrednjeveški naselitvi Slovencev in Hrvatov v novi domovini.

Zapis Rižanskega placita (804) je izjemno zanimiv dokument o družbeni in gospopodarski zgodovini tistega obdobja. V tem kontekstu je treba gledati tudi priseljevanje Slovanov v Istro in nasprotovanje staroselcev temu pojavu.

Vsekakor je bil to čas velikih sprememb, med katerimi je bila sprememba etnične meje še najmanj izrazita. Zavedajmo se: zgodovinar, ki misli, da je vojak svojega naroda, ni več zgodovinar.


Annales: Annali del Litorale capodistriano e delle regioni vicine, 1, 1991, p.p. 59-68

Il documento del Placito del Risano - dilemmi e contraversie nella storiografia locale e straniera

Salvator ŽITKO
Direttore del Museo regionale di Capodistria
66000 Koper, Kidričeva 19, Slovenija

Riassunto

Il documento del Placito del Risano è una delle fonti più importanti per lo studio delle condizioni sociali, amministrative, economiche e politiche dell'Istria nel periodo di transizione tra il sistema bizantino e quello franco. Vi risaltano le grandi differenze esistenti tra l'amministrazione bizantina e quella franca, tra i municipi urbani ed il sistema feudale introdotto dai Franchi in tutta l'Istria. Per quanto riguarda la storia nazionale l'importanza di questo documento sta soprattutto nel fatto che si accenna esplicitamente all'insediamento e alla presenza degli Slavi nel retroterra delle città latine dell'Istria.

Del documento si sono conservate soltanto le trascrizioni: tra le copie più usate dagli studiosi quella del Codice Trevisano che si conserva nell'Archivio di Stato di Venezia. Tra i commenti e le edizioni più note vanno segnalate quelle di G. R. Carli, P. Kandler, R. Udina, R. Cessi e ultimamente quella di Mario E. A. Zetto. Tra gli storici sloveni il primo a pubblicare, tradurre e commentare il Placito è stato F. Kos nell'opera "Gradivo za zgodovino Slovencev v srednjem veku II" (Materiali per la storia degli Sloveni nel medioevo, II) (1906), tra i croati negli ultimi anni una trascrizione riveduta e corretta con la traduzione in lingua italiana è stata curata da A. Petranović e A. Margetić mentre un commento molto approfondito è stato proposto da L. Margetić.

La collocazione storica del Placito precisa in primo luogo lo sviluppo sociale e politico dell'Istria dall'introduzione del sistema amministrativo bizantino nel VI secolo sino al suo crollo sul finire dell' VIII secolo, quando il dominio sulla penisola istriana venne assunto dai Franchi.

Annales: Annali del Litorale capodistriano e delle regioni vicine, 1, 1991, p.p. 59-68

Publications and Interpretations of the Document of the Placitum Risiano in Slovene and Foreign Histiography

Salvator ZITKO
Regional Museum of Koper
SI-6000 Koper, Kidriceva 19

Summary

The document of the Placitum of Riziano is one of the most important records of the social, administrative, economic and political situation in Istria during the transition from the Byzantine to the Frankish system. It points out the large differences between the Byzantine and Frankish administration, between urban municipia and the feudal system that the Franks had been promulgating throughout Istria since the 8th century. Its significance for Slovene national history lies primarily in the explicit mention of the settlement and continual presence of the Slovene population in the hinterland ofRoman cities of Istria.

The document has only been preserved in later transcripts; the one that is most often used by experts is the transcript from the Codex Trevisanus, which is stored in the National Archives in Venice, Italy. According to experts this is the oldest of the transcripts and the one that most faithfully reproduces the original notary writings of the Placitum of Riziano from 804.

Among the renowned publications and commentaries related to thus document, G. R. Carli and his work "On Italic Antiquities" (Delle antichità italiche, IV, Milan 1788/91) should be mentioned; in the 19th century the document was published in its entirety by P. Kandler in the "Diplomatic Codex of Istria" (Codice diplomatico istriano, Triest 1853/64), with an extensive commentary, while an earlier transcript appeared in the work "Historical News of Pola" (Notizie storiche di Pola, Parenzo 1876). Kandler thus published both transcripts from the Codex Trevisanus, though in certain points they differ quite considerably from one another. Subsequent publications ofthe document appeared in the works of Abel-Simson (1883), R. Udine (1932), C. Manaresi (1955) and Mario E. A. Zetto (1989).

The first Slovene historian to publish, translate and comment on the text was F. Kos in his "Material for the History ofthe Slovenes in the Middle Ages II" (Gradivo

Suggested bibliography (from http://www.arcipelagoadriatico.it/)

  • ACTA HISTRIAE II, Prispevki o Rižanskem placitu, Istri in Furlaniji/ Contributi sul placito del Risano, l'Istria ed il Friuli, Koper-Capodistria 1994.
  • BENUSSI, Nel Medioevo. Pagine di storia istriana, Parenzo 1897.
  • BENUSSI, L'Istria nei suoi due millenni di storia, Trieste 1924 (ristampa 1997).
  • G. CAPRIN, L'Istria nobilissima, 2 voll., Trieste 1905-1907, (ristampa 1968).
  • C. DE FRANCESCHI, Saggi e considerazioni sull'Istria nell'alto Medioevo, in Atti e Memorie della Società Istriana di archeologia e storia patria, nuova serie, voll. XVI, Venezia 1968.
  • L. MARGETIC, Histrica et Adriatica. Raccolta di saggi storico-giuridici e storici, Collana degli Atti, n. 6, Centro di ricerche storiche-Rovigno, Trieste-Rovigno 1983.
  • L. MORTEANI, Notizie storiche della città di Pirano, Trieste 1886 (ristampa 1984).
  • L. MORTEANI, Isola ed i suoi statuti, Parenzo 1888.
  • L. MORTEANI, Storia di Montona, Trieste 1895.
  • M. PAVAN, La X Regio Venetia et Histria e la provincia Dalmatia dall'età romana all'età bizantina, in Atti e Memorie della Società Dalmata di Storia Patria, vol. XII, 1987, ora anche in M. PAVAN, Dall'Adriatico al Danubio, Padova 1991.
  • A. PETRANOVIC-A. MARGETIC, Il placito del Risano, in Atti del Centro di ricerche storiche-Rovigno, vol. XIV, Trieste-Rovigno 1983-1984.
  • F. SEMI, Capris, Justinopolis, Capodistria, Trieste 1975.
  • G. DE VERGOTTINI, Lineamenti storici della costituzione politica dell'Istria durante il Medio Evo, Trieste 1974.

Sources:

  • Text (English) - http://piran97.literal.si/eng/ob_srecanju/dediscina_primorja/index.html-l2 & http://piran97.literal.si/eng/ob_srecanju/dediscina_primorja/rizanska_placita.html-l2
  • ANNALES 1/'91, Listina Rižanskega placita - dileme in nasprotja domačega in tujega zgodovinopisja - http://www.zrs-kp.si/Zaloznistvo/annales/Anali01/POV008.HTM
  • Painting - Immagine: disegno del "Monte Spacà" - http://web.tiscali.it/chiaranat/storiats/immagini/Immagini%20CAP%201/c1-p4-i2%20quadro%20del%20Placito%20de%20Risano.htm
  • Bibliography - http://www.arcipelagoadriatico.it/storist_med14.htm
  • http://www.slo-istra.com/koper/zrs/skofija-1400/janez-presic.doc

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Created: Sunday, February 03, 2002; Updated Sunday, December 30, 2012
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