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Gli istriani nei campi d'internamento della Prima guerra mondiale Background 1914-1918: In World War I, under the reign of the Austrian Dual Monarchy, a camp was built for war refugees and evacuated civilians. In 1915 in January 15.000 Polish refugees arrived from Galicia. In August many families from Friaul (northern Italy), especially from Ronchi, Sagrado and Monfalcone, were brought to the camp, by November the number of refugees had risen to 21.286. The camp consisted of a housing area with huts, a hospital and two schools - so it was an altogether completely independent settlement. In the camp of Wagna nearly 3.000 people died of cholera, typhoid fever and epidemic typhus, so an Italian graveyard was built. After the breakdown of the monarchy this camp became the settlement of Wagna. 1939: German authorities built another camp, which was used as a transit camp for Germans from the Bessarabian region in South Russia and Dombrudscha in Romania, as an education center for teachers and as a detention camp. 1944-1945: The "Roman caves" housed a bombproof armament factory which produced parts of airplanes and tanks for the German Armed Forces. Also the concentration camp in Aflenz was built as a branch of the camp in Mauthausen, where in one year 600 prisoners died. After World War II the existing huts were used as a camp for German refugees from former Yugoslavia and other south-eastern European countries. Later, the huts from the former camp were replaced by new houses in Föhrenbaumstraße. See: The History of Wagna In seguito allo scoppio del primo conflitto mondiale, e in particolar modo dopo l'adesione dell'Italia alla guerra a fianco dei Paesi dell'Intesa (24 maggio 1915), le alte sfere militari dell'Impero austro-ungarico decidono di far evacuare tutta la zona circostante la fortezza e il porto di militare di Pola. Si trattava dell'ampia area comprendente, tra le località maggiori e con i relativi territori: Pola, Dignano, Valle, Carnizza, Barbana, Sanvincenti, Canfanaro, Rovigno, Villa di Rovigno, Barbariga. L'Impero voleva assicurarsi libertà di manovra militare nell'Istria meridionale. Così decise di far evacuare la popolazione civile L'Istria rappresentava per l'Austria di allora una regione marginale dal punto di vista geografico, ma aveva un ruolo militare e strategico importante. Confinava con il Regno italiano, particolarmente infido agli occhi dell'Impero, a causa soprattutto della questione adriatica, continuamente risollevata in Istria dallo sviluppo negli ultimi cinquant'anni di un forte irredentismo, che l'Austria, favorendo l'elemento slavo della penisola, cercava di combattere e di soffocare con mezzi più o meno legali. Vienna aveva investito molto nella costruzione e nel riadattamento delle strutture difensive che puntellavano tutta la costa adriatica, concentrando, però, i suoi sforzi nell'alto Adriatico, nella parte meridionale dell'Istria. Pola, quindi, dal 1856 in poi, aveva subito una radicale metamorfosi, divenendo il maggior porto militare austro-ungarico, sede anche della Marina e dell'Arsenale, ottimamente protetto. Ciò non bastava e in quel maggio del 1915 l'Austria, per essere sicura di non vedersi tagliare le vie di rifornimento all'esercito e agli operai dell'Arsenale, e per garantirsi una maggiore libertà di manovra, decise di far evacuare la popolazione civile dell'Istria meridionale. Voleva evitare anche la possibile penetrazione di spie nemiche ed eventuali atti di sabotaggio, eseguiti in accordo con gli irredentisti ed i nazionalisti locali. Questa scelta, che poteva essere giustificata dal punto di vista strategico-militare, si rivelò gravida di conseguenze disastrose per la popolazione interessata: migliaia di istriani furono costretti a vivere per tre anni in condizioni quasi animalesche, lontani dalle loro terre, abbandonate alIa mercé dei soldati imperiali. E' impossibile indicare esattamente la data d'inizio dell'esodo forzato. C'è molta imprecisione in merito, sia per ciò che riguarda il tempo e il modo in cui venne dato l'ordine di sgombero ai cittadini istriani, sia per ciò che riguarda l'inizio delle partenze. (L'avviso portò ad una tremenda confusione, mista di incomprensione e di sorpresa; costrinse tutti a delle scelte immediate sul da farsi. La guerra entrava prepotentemente nelle case di ognuno senza bussare. E' certo, comunque, che le partenze si svolsero nel periodo compreso tra l'ultima decade di maggio e i primi giomi di giugno. Il viaggio, una vera e propria odissea, fu disastroso: nei vagoni-bestiame le persone vissero per giomi pigiati gli uni sugli altri, avendo a disposizione uno spazio vitale limitatissimo, senza acqua, ne pane, ne paglia per potersi riposare; senza la possibilitàt di scendere dal treno per sgranchirsi un po' le membra o per procurarsi del cibo: si rischiava di venir abbandonati nelle varie stazioni. I convogli attraversarono la Croazia, la Slovenia e l'Austria raggiungendo poi le varie localiàa ungare. Generalmente i treni arrivavano fino a Marburg (Maribor) in Slovenia e qui si dividevano o verso l'Austria o verso l'Ungheria e la Cecoslovacchia. La maggior parte degli istriani venue raccolta neIl'accampamento (lager) di Wagna. Gruppi di minor consistenza si trovavano anche a Gmund, Leibnitz, Steinklamm, Oberhollabrunn, Oberstinhenbrunn, Pottendorf, Kamensdorf, Napensdorf, Nulendorf, Innendorf, Gutendorf, Bruck an der Leitha, Retz; in Ungheria: Paks, Bonjihadi, Salka, Grund, Mocva, Kisvejka; ed ancora in Cecoslovacchia, Moravia e Boemia. I campi-profughi - o, meglio, le stazioni d'intemamento (Internierungstation), come appariva scritto a caratteri cubitali all'entrata dei campi - erano già pronti ad attendere i nuovi arrivati. Costituiti generalmente da baracche di legno, assunsero ben presto l'aspetto di vere e proprie "città di legno". Alcune di queste, vedi il campo di Wagna, presso Leibnitz (Stiria) in Austria, erano dotate di tutte quelle strutture ed infrastrutture necessarie e obbligatorie a permettere un'esistenza "normale": oltre alle baracche-abitazioni, c'erano le cucine, i bagni, gli edifici scolastici (asili infantili, scuole elementari, scuole di musica, collegio militare), lo spaccio, gli ospedali e gli ambulatori, la chiesa, la sala di lettura, le officine (per falegnami, fabbri, carpentieri, muratori, pittori, sarte e addette al confezionamento di calzature, ecc.). L'Austria aveva pensato proprio a tutto, con meticolosità e spirito di organizzazione. Occorre, però, fare attenzione e non lasciarsi andare alle facili conclusioni: c'era uno spazio abissale tra quelle che erano le intenzioni dell'amministrazione e quella che era la realtà dei campi, tra il progetto teorico, probabilmente funzionante nei primissimi tempi, e la prassi successiva. E' interessante notare come i testi di parte austrofila tendano ad accentuare l'ottima organizzazione e sistemazione dei profughi, ottenendo alla fine il risultato di evidenziare illato ironico, grottesco di tutte le azioni e disposizioni adottate dal Govemo, in quanto vogliono far vedere come le i. r. autorità abbiano agito, non solo in buona fede, ma anche nel rispetto delle leggi e dei diritti umani. Lontana dalle loro terre, da tutto ciò che era costato anni di lavoro e di sacrifici e che, forse, non avrebbe più rivisto o ritrovato integralmente, la gente istriana, profondamente attaccata alle sue radici e alle sue tradizioni, subì una frattura psicologica, sociale ed economica, che fu difficile rimarginare e che, ancor oggi, si riapre ogni qualvolta se ne riparla. A lato, testo originale della canzone popolare "Le fiole de Wagna" Una volta arrivati a destinazione, ultima stazione di quella estenuante via crucis, e sistemati nelle baracche, iniziava per gli sfollati un lungo periodo di indigenza e di sofferenza: la fame e la miseria dominavano sovrane, la morte infieriva sui più deboli e indifesi, il pensiero rivolto ai propri cari in guerra o alla casa abbandonata, la mancanza di libertà, l'ozio forzoso, l'insofferenza per una guerra non condivisa erano i pensieri ed i problemi che affannavano gli animi. Iniziava una specie di lotta per la sopravvivenza, per cui in ogni cosa, in ogni attvità della giomata si cercava di alleggerire il peso di un'esistenza fatta di stenti e di privazioni per condurre una vita, almeno all'apparenza, civile.
Attraverso la bibliografia e i documenti a disposizione, si è cercato di seguire il fenomeno dello sfollamento dei civili dal momento della loro partenza fino al loro rientro in patria (maggio 1915-autunno 1918). La ricerca si è soffermata particolarmente sulla descrizione della vita dei profughi all'intemo dei campi: il momento di sbandamento iniziale, I'organizzazione di tipo militare del campo, la ripresa della vita sociale, diventata poi routine quotidiana, i momenti di svago. Si ha quasi la sensazione che si siano creati dei mondi a sé, separati e uniti insieme, alla restante compagine monarchica. Ampio spazio è stato dedicato al campo profughi di Wagna e a quello di Pottendorf-Landegg. Di gran rilievo e soprattutto la prima località, che fu sia sede stabile di migliaia di galiziani prima, di istriani, di friulani e di trentini dopo, ma anche stazione provvisoria per centinaia di profughi politici, che dopo un più o meno lungo soggiomo stiriano, vennero internati in altre località. Nel corso della ricerca si e notato, con un certo rammarico, la scarsità di bibliografia esistente riguardante l'Istria in generale, ma in particolare il periodo precedente alla seconda guerra mondiale. Sono risultate molto utili le due edizioni successive dell'Almanacco del popolo. Strenna di Wagna, rispettivamente per il 1916 e per il 1917, pubblicate dalla luogotenenza di Graz, e l'opuscolo Fliichtlingslager-Wagna bei Leibnitz (Campo profughi - Wagna presso Leibnitz), stampato, invece, a Graz. Quest'ultimo ha fornito, in modo preciso e minuzioso, il processo di adattamento e di costruzione del campo in questione, nonché informazioni utili sull'organizzazione della vita dei profughi all'intemo del reticolato di ferro. L'almanacco, pur con le dovute attenzioni interpretative data l'ispirazione prettamente filoaustriaca del testo, aiuta a ricostruire gli aspetti sociali del soggiorno dei profughi a Wagna (organizzazione dell'istruzione, del sistema sanitario, delle occasioni di divertimento). Attraverso la lettura delle poesie e dei racconti, che le riempiono abbondantemente le pagine degli almanacchi, è stato possibile trarre una visione della creativita e, quindi, del modo di pensare, di sentire dei fuggiaschi. A conclusione dello studio, allo scopo di definire piu le realisticamente e precisamente l'esperienza degli sfollati istriani, è stato dedicato un paragrafo alle testimonianze orali e scritte. Si tratta in parte di interviste, frutto di tranquille chiacchierate con alcuni dignanesi, e "reduci" dal campo di Wagna, e in parte di cartoline postali del periodo in questione, riguardanti la corrispondenza tra alcuni membri di una famiglia, sempre dignanese, della quale alcuni erano internati a Wagna, altri erano stati reclutati nell'esercito e nella marina militare. Trattandosi di fonti orali, o comunque suscettibili di imprecisioni e di insicurezze, non sono state considerate come basi della ricerca. D'altra parte non si vuole neppure sminuirne il valore di testimonianze dirette di alcuni protagonisti, considerato il già accennato grosso problema della mancanza di bibliografia concernente l'argomento. Di notevole interesse, quindi, per crearsi un'idea di come realmente si susseguirono i fatti, per conoscere da vicino anche i personaggi secondari di un dramma mondiale e per suscitare curiosita ed interesse storico. Tratto da:
Vedere anche:
*(Sintesi della tesi di laurea in Storia contemporanea "La popolazione civile dell'Istria meridionale nei campi d'internamento austrici: 1915-1918" discussa presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Padova, a.a. 1997/98) |
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Wednesday, October 22, 2008 |