Dario Alberi
Relevant Non-Istrians


 

Morto a 72 anni il geometra e imprenditore triestino autore di una celebre guida

Dario Alberi, «ricostruì» anche l’Istria

Aveva in programma un’altra impresa: sulla Dalmazia 

TRIESTE - Dario Alberi, spentosi in questi giorni a Trieste, era un costruttore in tutti i sensi. Nella sua vita ha voluto sempre «costruire» qualcosa. Fosse un edificio, un viaggio o un’opera letteraria. Nato settantadue anni fa a Trieste, Alberi era un geometra e imprenditore molto noto, specializzato nel campo della pittura e della decorazione di interni. Un’arte che aveva appreso seguendo le orme del padre Narciso, assieme al quale - negli anni Sessanta e Settanta - aveva ristrutturato chiese e palazzi storici di mezza Trieste e della regione (dal Castello di Miramare a Villa Manin di Passariano), ma anche nel resto d’Italia e all’estero. Con le sue maestranze aveva contribuito, per esempio, riportare all’antico splendore vari palazzi sul Canal Grande di Venezia, poi aveva lavorato a Verona, a Londra, a Parigi (nella villa del miliardario Kashoggi).

Dopo un’intensa vita di lavoro, aveva passato le redini dell’impresa al figlio, dedicandosi finalmente a quel che più gli piaceva: viaggiare, soprattutto in Istria e in Dalmazia, le sue mete preferite, attraversate in lungo e in largo, in tutte le stagioni, prima in barca e poi con il suo camper. E, ovunque si fermasse, anche davanti a una chiesetta su un colle o a quattro case di pietra in riva al mare, tirava fuori la macchina fotografica e il suo block notes per «rubare» le immagini, le informazioni, l’atmosfera del posto. E, tornato a casa da ogni viaggio, partendo da quegli appunti, da quegli schizzi e da quelle fotografie, incominciava una ricerca paziente, anzi una «ricostruzione», vera e propria. Che partiva dalle vicende storiche, dai nomi dei luoghi, perfino dagli aneddoti, collegando pazientemente tutte le tessere, come in un mosaico, fino a ridar vita a questo affascinante «atlante dell’anima».

La sua casa di Duino era in realtà una splendida villa disegnata da un amico, l’architetto Boico. Una villa «ecologica», costruita sulla punta a sinistra del porticciolo, tra le rocce che scendono al mare. Quasi nascosta in mezzo al verde, sovrastata dai pini marittimi. Una villa in armonia con la natura, con una terrazza che sembrava la prua di una nave, protesa sul mare. Un comodo approdo per la sua barca a vela, di cui però - confessava - dopo tanto navigare lungo le coste dell’Istria e tra le isole della Dalmazia si era alla fine stufato, preferendole un camper ben attrezzato, con cui affrontare anche le strade sterrate dell’interno della penisola istriana e giù giù fino a Cherso, Veglia, Lussino e oltre.

Tutto il materiale che aveva raccolto (testi e immagini accuratamente catalogati), assieme i tanti libri rari e antichi che arricchivano nella sua biblioteca, era stato ordinato in una serie di «quaderni», che un giorno sarebbero potuti diventare libro. E così è stato, infatti, tre anni fa [no, cinque anni fa], quando la Lint ha pubblicato uno splendido compatto volume, intitolato «Istria», che ai lettori (non solo istriani) ha riservato innumerevoli sorprese, svelando aspetti inediti, perfino «minuti», dei propri paesi o di quelli dei propri avi. Con una pignoleria affatto deliziosa, da geometra, quel era Alberi.

Sembrava impossibile, eppure nel suo libro c’era tutta l’Istria dalla A alla X. Oltre millecinquecento paesi, borgatelle e frazioni. Più di 500 cartine e altrettanti disegni. Nessuna fotografia. E in appendice un ampio utile glossario con i nomi delle località in sloveno, croato e italiano.

Rifacendosi alla geologia, Dario Alberi (ma il nonno muggesano si chiamava Auber, poi italianizzato nel 1925) aveva diviso la penisola in tre zone: l’Istria bianca - dominata dal calcare, l’Istria verde - regno della marna - e l’Istria rossa, dal colore inconfondibile della terra che va da Cittanova a Parenzo, da Albona a Pola.

A chi gli chiedeva che cosa lo avesse spinto a un lavoro di ricerca durato oltre sette anni, Dario Alberi con un sorriso rispondeva: «Potrei dire che me l’ha ordinato il medico: ”Basta auto, alla tua età: vai a piedi!”, mi disse quando andai in pensione. Così sono andato a camminare, con la mia compagna e il cane. In Istria. E ho incominciato ad appassionarmi alla sua storia». Divertendosi molto, diceva. E solo in seguito gli balenò l’idea di raccogliere questa esperienza in un libro, partendo da un’unica considerazione: «Tener vivo il ricordo dell’Istria. Perchè - diceva - per l’Italia l’Istria non è esistita per cinquant’anni; per la Jugoslavia neppure: le pubblicazioni parlavano solo di monumenti partigiani. E in libreria non si trovava nulla».

Dopo la sua Istria, Dario Alberi aveva pianificato una nuova impresa, dedicando tutto il suo interesse alla Dalmazia. «Sarà un’altra avventura - diceva, con l’entusiasmo di un ragazzino - perchè anche della Dalmazia si trova niente in libreria. E in tre o quattro anni potrei riempire il vuoto. Forse ho già trovato lo sponsor: Ottavio Missoni». Peccato che non abbia avuto il tempo di portare a termine quest’ultimo lavoro.

Renzo Sanson

Tratto da:

  • http://www.ilpiccolo.quotidianiespresso.it/ilpiccolo/arch_15/trieste/sh01/albe.html Copyright Editoriale Il Piccolo S.p.A

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Created: Wednesday, May 15, 2002; Last updated: Wednesday, June 04, 2008
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