LA LIBURNIA 

Fianona - Plomin

Quando si arriva a Punta Fianona, l'antico Capo Pax tecum, a metà della costa orientale dell'Istria, è doveroso fermarsi per ammirare lo splendore che si gode da questo belvedere. Per un'ottima ragione, in funzione del turismo e del traffico, la stretta curva della strada è stata allargata ed è stato ricavato un piazzale di sosta con annesso un motel.

"Pax tecum" è il nome con il quale, per secoli, gli Istriani chiamarono questa punta e trae origine dall'insegna di S. Marco posta sullo storico cippo confinario che, nella prima metà del '400, i Veneziani posero sul vicino promontorio di Fianona, chiamato anche punta del Gatto ed ora punta Masniak. Qui si trovava il confine che delimitava i territori istriani posti sotto la Serenissima e la contea austriaca di Pisino; ora, il cippo e l'insegna sono scomparsi.

Punta el Gatto (Masniak) - fotografato da Marisa Ciceran

Questo belvedere, che s'incontra scendendo la bella strada litoranea della Liburnia, verso Pola, è situato a 246 m sul livello del mare, sul costone Versag, ultima propaggine del gruppo del monte Sissol, alla fine della catena dei Caldiera. Da qui il panorama sul Quarnero è spettacolare, da questa altezza le navi che transitano attraverso la Bocca Grande, che divide il Golfo di Fiume dal canale della Faresina, sembrano barchette; di fronte si erge l'isola di Cherso e verso sud lo sguardo si perde nella vastità dell'Adriatico.

Ad ovest del belvedere, sotto il costone che precipita in mare, si apre lo stretto fiordo che dal mare si insinua fino a Porto Fianona, per 4 km, largo da 250 a 400 m, e che serpeggia fra le due costiere dirupate, tutta pietra calcarea, che s'innalzano quasi a picco sul mare per 350 m. Con il Canai di Leme ed il Canal d'Arsa, il Vallone di Fianona è tra le più interessanti vallate carsiche in Istria prevalentemente sommerse dal mare. Proprio sulla punta estrema, in riva al mare, i Romani avevano eretto un piccolo fortilizio, unito alla cittadina di Fianona da un sentiero riparato da una muraglia; da questo posto di guardia, i soldati controllavano l'entrata delle navi.

Fianona, il cui suffisso in "ona" è caratteristico dei luoghi abitati dalle popolazioni illiriche, è indiscutibilmente un nome antico. Il suo nome persistette anche in epoca romana, pur con la dizione Fianona e da questo derivò anche il Sinus Flanaticus, l'attuale canale fra Cherso e la costa Liburnica, ora canale della Faresina, dove il Quarnero si allarga, fino a Capo Promontore. Fianona conservò il suo nome anche in epoche successive e giunse fino a noi per ricordare che i suoi abitanti erano i Flanati, di origine liburnica.

Arrampicata pittorescamente su uno sperone del monte Copiza, che assieme al Cremaniac ed al Zubaz, fanno parte del fianco meridionale del massiccio calcareo del Sissol, Fianona fu, un tempo, sede di un antico castelliere abitato da una tribù veneto-illirica, ne sono prova le scoperte di resti dell'età del ferro, intorno al 1000 a.C. Il Marchesetti individuò ad oriente di Fianona altri quattro castellieri ed anche in vetta al Sissol ne esisteva uno, il più alto di tutta la Liburnia. Da Fianona passava, in quel tempo, una pista che lungo la costa conduceva a Nesazio, la capitale degli antichi Istri. Su questa traccia Vespasiano fece costruire la prosecuzione della via Flavia, da Pola a Fiume, superando i Caldiera per il passo di Prodol, sopra Cosliacco. Nel periodo anteriore alla dominazione romana, Fianona era una città abitata dai Liburni, l'antichissimo popolo illirico, e sembra che questa comunità sia rimasta isolata, con Albona, allorché la costa fu invasa dai Giapidi, di razza celtica, verso il V sec. a.C.

Quando Fianona cadde sotto il giogo romano, nel II secolo a. C, era una città fiorente perché importante già in epoca preistorica; era situata nello stesso luogo attuale, a 168 m sul mare. Aumentò la sua importanza sotto i Romani per il porto profondo e ben protetto dallo scirocco e dalla bora. Era servita, allora, dalla strada romana che da Trieste portava a Pola e che risaliva poi fino a Fianona. Durante l'epoca imperiale si sviluppò la città bassa, sul limite più profondo dell'insenatura ma dell'antico porto romano ora non rimane alcuna traccia.

Il palazzo comunale, detto la "Tura" (Torre).

Fianona è ricordata per la prima volta da Artemidoro di Efeso, nel 100 a.C. circa, e fu citata anche da Tolomeo e da Plinio. Nel 16 a.C. il confine della Decima Regione venne spostato all'Arsa e Fianona, con Albona, venne a far parte dell'Illirico. Confinava con Laurana e con Albona. I cittadini di Fianona, fino a tale anno, pur vivendo in territorio illirico, ebbero riconosciuto, per la loro affinità etnica, lo stato di "cives" romani, alla pari degli Istriani. Fu municipio già nel 12 a.C. ed in epoca imperiale questo fu fornito di "Jus Italicum". La città era retta da un "Curator rei pubblicae" e da un consiglio di decurioni; fu ascritta alla tribù Claudia per i legionari romani che qui si stabilirono, inviati dall'imperatore Claudio, nel I secolo, dopo la campagna britannica.

Sono molte le testimonianze, restituite nel tempo, della presenza romana a Fianona: un'ara in pietra calcarea dedicata a Vesta è il monumento più importante, conservato ora a Pola. Altre iscrizioni, tutte ritrovate nell'area portuale, sono dedicate alle varie divinità indigene quali Era, Iutossica, Ica, Iria, e Sentona, ma anche di Silvano e Giano, che erano venerati in Liburnia; la Minerva Flanatica fu una divinità per la quale gli abitanti ebbero un culto particolare. Il culto di Sentona fu molto intenso in questo territorio e l'ara rinvenuta sopra l'insenatura di Fianona è datata I e II secolo d.C. Pure Iria, assimilata a Venere, fu molto sentita in tutta l'area liburnica.

Dell'epoca imperiale altre lapidi ricordano le famiglie romane che si insediarono in questo luogo. Sopra il fornice del cunicolo da cui sgorga l'acqua della sorgente situata nelle vicinanze di Fianona era stata murata l'ara della dea Ica, protettrice della salute. Nel 173, Fianona venne staccata dalla Liburnia, assieme ad Albona, cui era appartenuta fino ad allora e fu aggregata all'Istria della quale fu parte integrante sia fisicamente che economicamente. AI tempo di Costantino, nel VI secolo, Fianona ebbe il massimo splendore ed il suo territorio si ingrandì fino a raggiungere la strada di Fiume. Un fatto storico angosciante, che portò alla cittadina una sinistra celebrità, successe nel 354, allorché a Fianona fu dapprima esiliato Costanzo Gallo Cesare [Constantius Gallus], fratello di Giuliano l'Apostata, e poi fatto uccidere per ordine del cugino, l'imperatore Costanzo. Sembra, secondo il De Franceschi, che Fianona sia stata distrutta dalle orde di Attila, nei V secolo, ma probabilmente fu travolta e devastata, tra il VI ed il VII secolo, dalle incursioni degli Avari e dei Vendi, gli antichi Sloveni; questa può essere la ragione per cui, nel VII secolo, l'Anonimo Ravennate non ha ricordato questa importante cittadina. Dei primi secoli del medioevo di Fianona non si hanno notizie e sicuramente non ebbe pace durante le sottomissioni ai regni di Odoacre e di Teodorico. I Bizantini, a metà del VI secolo conquistarono l'Istria e Fianona divenne una piccola base navale, governata da un "comes" alle dipendenze del "dux" ed un "tribunus" posto sotto il "magister militum". In quel periodo, tra il VII e VIII secolo, iniziò l'insediamento nelle campagne delle prime famiglie croate, con il consenso della corte di Bisanzio, mentre i nativi romanizzati si concentrarono nella città. Alla fine dell'VIII secolo, iniziata la parentesi feudale dei Carolingi, la città perdette l'autonomia municipale di cui godeva già sotto i Romani. Nel 960, torme di Slavi lambirono la città, devastando la costa ed il territorio; in quel tempo altri nuclei di Croati vennero ad occupare le zone desertiche del territorio montano.

Nel 1012, Enrico II di Sassonia confermò al patriarca di Aquileia il possesso del porto di Fianona con piena immunità; passò poi sotto il dominio temporale della chiesa d'Aquiìeia nel 1209, quando i patriarchi vennero nominati marchesi d'Istria. Il borgo, ridotto in miserevoli condizioni, ebbe allora una certa ripresa economica e potè riacquistare parte dell'antico prestigio quale centro marittimo. Fu occupato per un anno, nel 1295, dal conte di Gorizia e di Pisino Alberto II che approfittò di una fase di transizione nell'avvicendamento dei patriarchi aquileiesi. L'anno successivo il conte goriziano dovette restituire il castello al patriarca. La contea pisinese era, in quel tempo, al massimo del suo potere e Fianona, con Albona, formarono un'isola patriarchina circondata dai territori acquisiti dalla contea e controllata da castelli e fortilizi feudali. Nei 1338 il possesso feudale di Fianona risulta esser stato dei fratelli Fabiano e Bartolomeo, acquistato dal loro padre dal nobile Carse da Pisino. Nel 1368, il patriarca Marquardo di Randeck, cedette Fianona in feudo al suo fedele vassallo Launicha, podestà di Albona, con tutti i diritti giurisdizionali. Da allora Fianona dovette sottostare agli statuti della più grande vicina, per quanto riguardava i giudizi pubblici ed i delitti privati.

Nel 1381, l'ultimo anno della guerra di Chioggia, i Veneziani occuparono Fianona che però l'anno successivo, con la pace di Torino, venne restituita ai patriarchi. Nel XIV secolo, a Fianona era ancora in uso l'ordalia o giudizio di Dio, che avveniva in pubblico; si trattava di prendere un sassolino, con la mano, in fondo ad una caldaia d'acqua bollente e dopo tre giorni, per comprovare l'innocenza non dovevano esserci tracce di scottature. Nel 1420, a seguito della fine del dominio temporale in Istria dei patriarchi d'Aquileia, Fianona fu occupata dai Veneziani; ciò contrassegnò la ripresa totale dei traffici marittimi. Dopo l'avvento dei Veneziani, Fianona ebbe un lungo periodo di pace e di prosperità; nel contesto veneziano, giuridicamente dipese da Albona, con la quale ebbe qualche disputa confinaria nel 1435. Il podestà di Albona doveva essere presente a Fianona, ogni quindici giorni, per amministrare la giustizia. Le risorse locali consistevano allora nei prodotti agricoli, nella pesca e nell'allevamento del bestiame; la cacciagione, pure abbondante, era consumata da pochi. Fianona ed Albona, dopo la dedizione a Venezia formarono un marchesato a sé stante. Per gli accordi stabiliti con Venezia, Fianona inviò un contingente di uomini che partecipò alla battaglia di Lepanto, nel 1571.

Il 20 gennaio 1599, il giorno di S. Sebastiano, la città fu assalita da una banda di ottocento Uscocchi, reduci da un tentativo fallito di occupare Albona; la cittadina, sprovvista di adeguate difese e di soldati, fu presa e saccheggiata. Questi fuorusciti inalberarono la bandiera austriaca ed obbligarono i cittadini a giurare fedeltà all'Austria. Di tale fatto rimane il ricordo del sacrificio di Gaspare Collavani, il quale non volle acclamare l'arciduca Ferdinando di Graz e perciò fu scorticato vivo, seguendo la sorte del capitano Bragadin, dopo la resa di Famagosta. Il suo atto di eroismo fu cantato dall'albonese Giuseppina Martinuzzi, prima donna socialista nella storia del proletariato in Istria. Un successivo attacco della flotta veneta, per recuperare la città, non ebbe esito positivo per la preponderante potenza di fuoco dei cannoni del forte. Non sappiamo per certo quanto tempo gli Uscocchi rimasero a Fianona, ma nel 1613 i Veneziani sbarcarono a Fianona compiendo brutalità e rubando gli animali nei casolari circostanti alla cittadina. Riuscirono ad occupare ed a mettere a sacco il castello di Fianona nel 1614. I Veneziani, nel 1615, rinforzarono le truppe della città, ma nel 1617 il generale austriaco Don Baldassarre Maradas, con un reparto spagnolo conquistò Fianona. Finita la guerra tra Venezia e l'Austria, dopo la pace di Madrid del 1618, Fianona ritornò ai Veneziani e riprese a vivere. Nel 1619 il marchesato di Fianona e Albona fu affidato ad Antonio Tonetti e nel 1649 fu alienato al cavaliere Manzini di Albona, ai cui discendenti, nel 1786, fu concesso il titolo di marchesi.

Nel XVII secolo in questa città fiorì una certa cultura che impegnò le confraternite di S. Barbara, S. Giovanni, S. Stefano, S. Giorgio e della Madonna. Prese consistenza, in questo secolo, la manifattura delle "rasse di lana" che i paesani realizzavano lavando la lana nel piccolo lago posto in fondo al fiordo, alimentato dalla sorgente che sgorgava presso l'ingresso della città.

Dopo la fine della Repubblica di Venezia, Fianona passò all'Austria e nel 1800 fu annessa al nuovo circondario di Albona; con quest'ultima, Fianona fece parte nel 1814 del nuovo Circolo di Fiume e nel 1826 passò al Circolo di Pisino. Fianona, dopo l'occupazione veneziana del XV secolo, ebbe un notevole aumento della popolazione e fu costretta a moltiplicare le abitazioni dentro le mura cittadine. Si spiega perciò la struttura urbana del borgo; le strette case incassate una dentro l'altra, le strette viuzze, il labirinto dei vìcoli e dei cortili interni. Il console inglese a Trieste, Richard Burton, durante una sua visita nell'800, la definì un'orribile cittadina, simile ad un nido di pirati e di contrabbandieri; infatti lo era.

Sono conservate ancora in parte le mura del XIII e XIV secolo ed il successivo sistema di fortificazioni del XVI e XVII secolo; in questo periodo le mura che circondavano la cittadina erano dotate di artiglieria.

In mezzo al paese spicca il campanile della chiesa dedicata alla Beata Vergine Maria. Riferisce il Tommasini, nella prima metà del'600, che nella chiesa di Fianona, si cantava il Vespro, un giorno in croato ed un giorno in latino; racconta inoltre che diverse reliquie erano allora conservate in questa bella chiesa, quali un braccio di S. Barbara ed uno di S. Simone, inoltre era conservata una costola di una compagna di S. Orsola. La chiesa della Beata Vergine, conosciuta anche come la chiesa della Maddalena, è situata dietro il portico dell'entrata alla città; è una costruzione rettangolare, originariamente gotica, poi modificata, di media grandezza, appoggiata su un terrapieno sostenuto da un muraglione. Il campanile a torre, romanico, alla sua destra, porta quattro piccole guglie agli angoli della base quadrata della bassa cuspide; le colonne centrali delle bifore in calcare del campanile sono ornate di mascheroni che formano la base delle piccole volte. La chiesa fu costruita nel 1483 e contiene un altare rinascimentale in legno scolpito e policromo, di arte locale, del XVII secolo mentre un'altra notevole opera rinascimentale sono gli stalli del coro. La chiesa della Beata Vergine fu chiesa parrocchiale, un tempo chiamata 'Templum" come si rileva dalle incisioni sul vecchio portone laterale d'ingresso e sul quale sono incise anche le tavole di Mosè riportanti i numeri latini. La Collegiata di Fianona, composta da quattro canonici, nel '500 dipendeva dall'arcidiaconato di Albona facente parte della diocesi di Pola;sia la chiesa che il campanile mostrano gli anni trascorsi da quando cessò ogni manutenzione. Sulla facciata orientale della chiesa, vicino al portone d'entrata, sono incastonate due bellissime iscrizioni su pietra del XV secolo, con gli stemmi delle illustri famiglie a cui sono dedicate.

Sul piazzale che si presenta di fronte all'entrata del borgo, antistante la chiesa, sotto la "tura" si trova l'antica Loggia del XVII secolo, ora disastrata e con il solaio demolito; questo porticato si trova alla destra dell'apertura nella quale esisteva l'originaria porta della città.

All'interno, aperto a tutti, senza portone sull'ampio arco d'entrata, si trova il Lapidario, con una serie di parti di sculture in pietra calcarea ed iscrizioni romane appese al muro interno, riportanti le famiglie degli Aquilli e dei Rabilli. Sul fianco esterno sinistro del portico, all'interno della scomparsa porta della città, una scala in pietra sale alla sala superiore. Sulla facciata esterna del portico, verso il piazzale, nel 1929, venne commemorato il sacrificio di Gaspare Collavani con la posa di un leone di S. Marco ed una tavola dedicatoria; entrambi ora non esistono più.Entrando nel centro del borgo, si superano due arcate poste sopra la stradina; su queste spiccano vecchi stemmi gentilizi. La cittadina è disastrata e la situazione ripete quella di tanti altri vecchi abitati istriani. I segni evidenti del degrado e dell'abbandono del vecchio centro di Fianona si notano soprattutto nelle preziose costruzioni di alcuni palazzi patrizi dei secoli XVI e XVII, ricchi ancora di elementi decorativi, di archi datati, sormontati da stemmi e figure. Oltrepassato il borgo si arriva sulle mura meridionali che sporgono sul Vallone, volte verso sud. Su un bastione sostenuto da queste mura, si trova, anch'essa in condizioni di degrado, la chiesetta romanico-gotica di S. Giorgio il Vecchio o dei Marinai, detta anche di S. Zorzi, costruita nel 1474. Sul piccolo sagrato erboso si trovano ancora i resti del cippo in calcare sul quale veniva fissata Tasta del gonfalone veneto. Fu ricostruita ed allungata nel 1525. È un edificio rettangolare con l'abside inscritta con volta a botte. Fu la prima parrocchiale di Fianona, dipendente dal decanato di Albona, poi divenne l'edificio di culto della congregazione dei marinai e dei pescatori del luogo. Ebbe proprio capitolo fino al 1840.

Dal sagrato, una bella vista spazia su tutta la parte interna del Vallone e sulla sottile lingua turchina delle acque. La chiesetta, con un campanile a torre, ha il battistero alla sinistra, ornato di una finestra in pietra traforata; sul lato meridionale è murato un bassorilievo paleocristiano riportante una figura togata con insegna. Su questa facciata si trovava la Lastra di Fianona, uno dei monumenti glagolitici più antichi del-l'Istria. All'interno contiene un caratteristico altare tetto da un antico capitello. È interessante la primitiva scultura sulla pietra d'imposta che sopporta l'arco trionfale e che raffigura due esseri umani con grandi teste e grandi mani. In cima allo snello ed elegante campanile la loggia campanaria si apre con una bifora per lato. Sul capitello, posto sopra la colonnina della bifora che guarda verso oriente, è scolpita l'aquila austriaca bicipite.

L'emigrazione della popolazione nel secondo dopoguerra e l'abbandono dei più giovani che si sono spostati nella vicina Vosilici e nel Porto Fianona, hanno reso forse irreversibile la scomparsa della vecchia Fianona, malinconicamente contrastante con la vitale cittadina dei tempi antichi. Il sagrato della chiesa dei Marinai o di S. Giorgio, un tempo era il cimitero del paese; ora questo è stato realizzato nella vicina frazione di S. Giovanni un tempo chiamata Lubròn a circa 1 km sulla strada per Vosilici. Il nuovo cimitero è sorto dove un tempo esisteva l'antico monastero di S. Francesco; la chiesa del camposanto è dedicata a S. Giovanni.

Nella parte più interna del fiordo, che s'insinua dal mare per una profondità di circa 4 km, quattro case e un magazzino formano Porto Fianona, un luogo in cui, ancora all'epoca romana, si trovava la città bassa di Fianona, che fu distrutta in seguito alle invasioni barbariche. È ora un porticciolo di poca importanza dove sbocca l'acqua che deriva dalla conduttura sotterranea che incanala gli scoli del prosciugato lago d'Arsa e dove sostano barche e motoscafi.

Naturalmente qui sono stati recuperati vari reperti di epoca romana anche se dell'antico porto non rimane traccia, probabilmente sepolto dai sedimenti che si sono accumulati nei secoli. Gli scavi archeologici eseguiti nel 1925 nei pressi del porto rivelarono frammenti dì statue, pezzi di bella architettura e parecchie iscrizioni votive e sepolcrali, oltre a bolli di tegole e lucerne. Furono scavate anche tombe romane i cui resti si trovano ora al Museo di Parenzo. Lungo la strada che sale verso Chersano, non lontano da dove sorgeva la chiesetta medioevale di S. Vito e Modesto ora distrutta, furono trovate delle murature e tratti di mosaico di epoca romana. Di questo luogo esiste testimonianza anche nella leggenda: si narra che Costantino il Grande, nel 324, ordinò di lasciar andare alla deriva una nave con le spoglie di S. Nicèforo; questa nave entrò in Porto Fianona e la salma fu traslata su un cavallo libero che galloppò fino a Pèdena dove si fermò. In questo sito fu eretta la chiesa della nuova diocesi in onore di questo santo e nacque così il vescovato di Pèdena.

Nella piccola piana di Porto Fianona, da anni funziona una centrale termoelettrica che usa il carbon fossile estratto nella Val Carpano ricco però di zolfo; ciò costituisce un problema per la centrale e si è resa necessaria la costruzione di una ciminiera alta circa 200 m per disperdere in alto i fumi della combustione, i quali tuttavia sono ancora inquinanti in quanto l'impianto manca di adeguati e costosi filtri. Infatti negli ultimi anni si è notata la nascita di bovini ed ovini malformati o degenerati. [Nota bene!] La banchina del porto fu costruita nel 1936; ciò favorì l'imbarco della bauxite che già negli anni '20 veniva trasportata con barconi e navi alle industrie italiane. Nel 1925 un trenino collegava il porto dì Fianona a S. Domenica d'Albona dove si trovano le cave. Nel porto di Fianona faceva scalo, fino all'inizio dell'ultima guerra, una flottapeschereccia d'altura, un'attività di antica tradizione fianonense.

Qui sbocca anche il torrente Bissàz, nella parte meridionale del Vallone, che raccoglie le acque della valle di Stermazio e del versante occidentale della Ripenda, situata sotto il monte Sopra Cossi, l'altura prospicente Fianona. Vicino a Porto Fianona, oltre il canale, si trova la località Clavàr con un paio di casette a m 20 di quota, vicino ad una sorgente; qui esisteva un antico cenobio con la chiesetta di S. Elisabetta in Visitazione che era chiamato convento di Tarso o volgarmente detto di Clavàr; era dipendente dalla chiesa della Beata Vergine di Fianona. Apparteneva agli Eremitani di San Paolo che reggevano anche il convento della Madonna del Lago di Cepich; esistono ancora le murature esterne dell'eremo. Come risulta da un documento, il monastero esisteva prima del 1471 e fu poi trascurato causa l'ignoranza e l'estrema miseria del clero locale, tanto che nel 1606 contava un solo eremita. Venne chiuso definitivamente dall'imperatore Giuseppe II.

Anche a Clavar, nel 1928, furono ritrovati resti d'epoca romana. Allo sbocco della galleria che convoglia le acque della Piana dell'Arsa sono fissati una scritta romana su pietra ed un frammento architettonico reperiti in questa località. Ad occidente di Clavar, oltre il torrente Bissàz, si trovavano ancora, fino a qualche decennio or sono le rovine della chiesetta di S. Matteo.

Tratto da:

  • Dario Alberi. Istria - storia, arte, cultura. Edizioni LINT (Trieste, 1997), p. 267-276. All copyrights reserved by the author and publisher. This book is generally available at Italian bookstores.


Main Menu


This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Wednesday, September 06, 2006; Last updated: Monday, June 30, 2008
Copyright © 1998 IstriaNet.org, USA