LA VALLE D'ARSA |
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Briani - Brdo (Nota: Questa pagina include il testo di Dario Alberi più altri.) Birdo o Berdo, italianizzato in Briani e adesso chiamato Brdo, non è un paese ma un territorio la cui case sono sparpagliate sui poggi e sui limiti dei canali torrentizi dei monti marno-arenacei di cui questo territorio è composto. Prima della conquista romana, il territorio fu insediamento celtico della tribù dei Secussi. Qui fu ritrovata un'ara votiva dedicata a Hera, una divinità del culto dell'illirica Sentona. Superata l'epoca relativamente calma del periodo romano e bizantino, Berdo fu una delle località che pervenne, per donazione, alla chiesa d'Aquileia che, a sua volta, la passò ai vescovi di Pèdena che vi mantennero la giurisdizione ecclesiastica fino alla soppressione delle dioresi, nel XVIII secolo.
Nel 1267 i Capodistriani, con i Piranesi e gli Isolani, si ribellarono ai patriarchi e, alleati al conte di Gorizia e di Pisino Alberto II, in una incursione nei territori patriarchini della Val d'Arsa distrussero il paese. Allora il paese era fortificato e portava il nome di Castelverdo. Verso il 1400 Berdo fu acquistato dai signori di Cosliacco, probabilmente da Filippo di Guteneck. Rimase feudo della signoria di Wachsenstein o di Cosliacco fino al 1529 allorché gli eredi dei Moyses, i Barbo ed i Nicolich, si divisero i beni terrieri. A Castellano Barbo fu assegnato, per sorteggio, oltre ad altre proprietà, anche il territorio di Berdo. Elisabetta, erede di questa famiglia, rimasta vedova, sposò nei primi anni del 1600 Antonio de Leo, patrizio triestino, che acquisì in tal modo i beni della dote della moglie, tra i quali anche la tenuta di Berdo. Il de Leo costruì in quell'epoca il palazzotto, di cui ora si vedono le rovine, sulla spianata del colle. Non si conosce il modo ma, essendo morto il figlio Francesco nella guerra d'Ungheria senza lasciare eredi, nel 1621, quasi tutti i beni dei de Leo passarono alla famiglia Bagni, oriundi senesi. Pier Francesco Bagni si stabilì a Berdo con la famiglia e nel 1635, morte la moglie e la figlia, probabilmente di peste, che in quegli anni devastava tutta l'Istria, fece costruire il sepolcro che oggi si vede nella chiesa di S. Giorgio. Dopo la pestilenza, i Bagni accolsero elementi rumeni, ma forse già sotto i Waschsenstein tali famiglie romaniche si sarebbero insediate nel territorio. Ancora oggi, pur slavizzati, i discendenti istro-rumeni ricordano l'antica lingua e conservano nell'ambito domestico antiche tradizioni. |
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Dopo la pestilenza, i Bagni accolsero elementi rumeni, ma forse già sotto i Waschsenstein tali famiglie romaniche si sarebbero insediate nel territorio. Ancora oggi, pur slavizzati, i discendenti istro-rumeni ricordano l'antica lingua e conservano nell'ambito domestico antiche tradizioni. |
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La famiglia Bagni si estinse nel 1700 circa con l'ultima erede che sposò il nobile Cipriani di Cormons. I Cipriani rimasero proprietari del territorio per un periodo non precisato. Alla fine del 1900 l'ultimo discendente, che aveva costruito una casa dietro il palazzo del de Leo, faceva il calzolaio4. Dopo il 1914, con la restaura austriaca, Berdo passò e fu parte del Comune di Chersano. Le frazioni sono Stancovici, Pezzulici, Peras, Gelovizza e Gorigna: la maggior parte di questi nomi sono derivati dalle prime famiglie che vi si insediarono3. Una volta era pieno di strilli e pianti di fanciulli, oggi invece vi abitano soltanto due persone. Molti discendenti degli Istroromeni, cosiddetti Vlahi, sebbene dispersi per il mondo, non hanno dimenticato le loro origini. |
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ll campanile di Berdo alto 35 metri, domina i dintorni dell'ex lago di Cepich. Spunta come un faro fra la boscaglia che copre i versanti marnosi declinanti dolcemente vero le Melache, quella grande distesa prativa, coltivata a foraggio, posta nell'estremità settentrionale della piana dell'Arsa, a sud dei paesi di Susnieviza (italianizzato a Valdarsa, ora Susnjevica) e Nòselo (italianizzato a Villanova, ora Nova Vas). Lo si localizza sempre passando lungo la strada principale che unisce Chersano a Vragna ma arrivarci non è così semplice. Non esiste alcuna segnalazione della stretta stradina asfaltata, dove a stento possono incrociare due automobili, che sale improvvisamente tagliando perpendicolarmente la strada principale e che si trova a 1600 m a sud del bivio per Susnieviza. Questa stradina sale per circa due chilometri lungo il versante, passando per le case di Costerciani, fiancheggiando ed aggirando burroni e calanchi visto che è una zona fortemente incisa da rii contigui l'uno all'altro. Il fondo asfaltato termina fra le case abbandonate di Stancovici e si prosegue su uno sterrato fino ad una cappella posta vicino ad un bivio. Si deve prendere la deviazione che sale a sinistra della cappella di Serafino (Zarco) Tercovich, che è tenuta bene, con un grazioso altarino. |
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Proseguendo sulla destra si arriva invece sul monte Sansovischie. Superato infine l'ultimo tornante si arriva in un spiazzo verdeggiante in cima al colle, dove si trova l'abitato di Berdo o Briani. Dai 242 m di altezza del colle, il panorama spazia su tutta la vallata, una vista d'assieme molto bella che, nelle giornate limpide, offre un'armonia di colori molto suggestiva formata dai movimenti e dalle ombre dei rilievi.
Attraverso le bifore del campaniletto si distingue ancora la piccola campana, nell'interno disadorno un piccolo altare attende da tempo che qualcuno lo utilizzi. La costruzione rettangolare è bisognosa di un decoroso restauro, è illuminata da due finestre laterali ad arco e, sul portale d'ingresso, non vi è alcuna data od iscrizione ma dal suo aspetto si può ritenere che risalga al XVI o XVII secolo. |
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Dal sagrato della chiesetta di S. Elena si apre lo spiazzo erboso della spianata del colle, dal quale nasce il torrente Blatina, affluente del Possert. Guardando la spianata dalla chiesa di S. Elena, a sinistra si vedono quattro casette a schiera , di fronte il grande, isolato campanile ed a destra i resti di un palazzotto. Sulla spianata, di fronte alla linea delle case basse in cui ora abitano solo due persone anziane [Pezulich, fratello e sorella], si vedono i resti del palazzotto dei Cipriani con i contorni delle finestre in pietra calcarea, ad un piano, sopra le quali occhieggiano grandi fori rotondi. Sulla facciata, una larga scalinata serviva a raggiungere il piano rialzato dal piano di campagna. Questa costruzione era l'antica casa dei de Leo, già semidiroccata nell'Ottocento e che poi fu riadattata a casa parrocchiale. Durante l'ultima guerra [nel 1945], i Tedeschi la diedero alle fiamme e distruggero tutti i documenti contenuti lì dei diversi paesi vicini.
In mezzo allo spiazzo c'è un'altra cappella che contiene un crocifisso a grandezza naturale. Tra la cappella ed il campanile, frondeggiano un grande rovere ed un enorme olmo, alto quasi quanto il campanile, 35 m. Questo è costruito con massi d'arenaria, la torre e la cuspide sono a base ottagonale e, sopra il portoncino d'accesso, c'é l'iscrizione1: ERECTA A FUNDAMENTIS SUB PAROCHO GEORGIO PEZULICH A.D. 1782 |
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A sud del campanile, a qualche decina di metri, posta in posizione più bassa rispetto alla spianata del colle, si trova la chiesa parrocchiale di Berdo al centro del cimitero e dedicata a S. Giorgio, ristrutturata nel 1718 sulle murature della chiesa più antica del XVI secolo. Sul muro esterno si legge: HOC OPUS CAPELLAE BERDENSIUM PIETATA FACTUM EST ANNO DOMINI 1718
La parrocchia si nomina già nell' XI secolo. L'attuale Chiesa costruita nel 1622 sul posto della vecchia chiesa è stata radicalmente restaurata verso la fine del XIX secolo, nel 1895. Sull'altare maggiore si trovano le statue di S. Michele, S. Giorgio e SS. Pietro e Paolo, sugli altari laterali invece le pale della Beata Vergine Maria e di S. Antonio di Padova, e di San Giuseppe. |
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Ai piedi dell'opposto altare, cioé quello di S. Giuseppe, leggiamo sulla lapide: SUPPAN FRATES ET ANDREAS PEZZULICH SE EREBUSEQUE SUIS 1745 Davanti all'altare di S. Antonio, la pietra tombale con l'epigrafe: SEPULCRUM HOC FIERI POSUIT FAMILIA LIUBICH DI GROMICO A.D. 1725 Sull'altare di S. Antonio é l'iscrizione: BONIFACUS CHECHOTO PRAESUL CONSECRAVIT HOC ALTARE ATONII PATAVINI XMA TERTIA IUNII La centrale lapide é la più importante, fregiata dallo stemma dei Bagni: un'aquila eretta sul cocuzzolo di un monte con le ali spiegate sormontata da una stella a sei raggi con l'iscrizione: D.O.M. Testimonio ne è la ben conservata Chiesa di S. Giorgio e il cimitero locale. Qui dei vivi meglio di tutto parlano i morti. Note di Marisa Ciceran:
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This page compliments of Marisa Ciceran
Created: Tuesday, November 20, 2001; Last updated:
Friday, June 20, 2008
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