LA VALLE D'ARSA 
Iessenoviza - Jesenovik [Sucodru]

Superata Villanova d'Arsa, andando verso sud lungo la sponda orientale della piana del'Arsa, tra gli abitati di Carlovici e Soldatici, due piccole frazioni agricole situate alla base dei Caldiera, si sviluppa la costiera di Su Codru, una lunga pendice boscosa che scende dolcemente dalla più ripida Comustuna, il versante occidentale del monte Bodai, chiamato Brgud dai Croati.Alla base di Su Codru si trova l'abitato di Iessenoviza, chiamata anche Iessenovice, Iessenovo e Jesenovik. Le carte dell'Istituto geografico italiano, scala di 25.000, portano il nome di Suriani di Su Codru ma generalmente gli Istriani lo conoscono con il nome di Jessenòviza. Su Codru, una definizione rumena, equivale a bosco montano. Le case di questo villaggio, poche e sparse, sono situate su prati e pascoli ricavati dai terreni calcarei spietrati nel corso dei secoli e sui quali, ancora oggi, greggi di pecore vagano assieme agli ultimi asini istriani rimasti. Il paese in sé stesso non offre nulla di particolare, le rare case ripetono i temi di Villanova e di Valdarsa salvo qualche inserimento di nuove costruzioni. Il paese fu ripopolato nei secoli XV e XVI da famiglie ru-mene i cui discendenti, slavizzati, ricordano ancora qualche espressione della lingua della loro terra d'origine.

Questa frazione della vai d'Arsa è un villaggio di antichissima origine; i numerosi ritrovamenti di epoca romana del II secolo d.C. fanno ritenere che fosse sede di qualche colonia romana o quantomeno un accampamento militare.

Sul muro di una casa di Su Codru o Jessenòviza fu ritrovata un'ara romana, dedicata alla "Mater magna deorum"; questa lapide si trovava nell'antica chiesetta di S. Andrea, ora diroccata, posta sotto le case di Carlovich. L'ara è ora al museo di Pola. Un'altra importante piccola ara, ora scomparsa e consacrata ad "Iria Venus", una divinità indigena confusa con la Venere romana, fu ritrovata sempre nell'area della chiesetta di S. Andrea. Fortunatamente il museo di Parenzo conserva il calco dell'iscrizione; ciò dimostra che nel II secolo d.C. sia il culto della Mater deorum sia quello di Iria erano ancora celebrati in Istria.

Dopo i secoli bui delle invasioni barbariche, il territorio fu acquisito dai feudatari locali per cui, alla fine del XIV secolo, risulta essere possesso dei Wachsenstein, signori di Cosfiacco. Precedentemente però la Val d'Arsa appartenne ai patriarchi d'Aquileia e, con un documento del 1367, il patriarca Marquardo investì il nobile Doimo di S. Vito di Fiume del feudo di Jessenòviza, allora chiamata Iascìnbih, con l'obbligo di restituzione alla chiesa aquileiese dopo la morte del proprietario su richiesta dgli eredi. Allorché nel 1529 i Barbo ed i Nicolich, signori di Cosliacco, si divisero le proprietà terriere, Jessenòviza rimase in proprietà ai Barbo.

Nel 1616, durante la guerra degli Uscocchi, fra Austriaci e Veneziani, il villaggio subì un assalto da parte di 300 contadini di Albona appoggiati da 70 merce-nari Corsi, pagati dai Veneziani, ed in tale occasione il paese fu depredato e dato alle fiamme. Alla fine del conflitto, la popolazione morlacca del paese che contava 30 famiglie, fu ridotta a due terzi per cui nel 1622 giunsero nel villaggio altre 12 famiglie provenienti dall'Albania guidate dal capo Paolo Zuccola.

Dopo Jessenòviza, verso sud, il versante occidentale dei Caldiera si spinge sopra la piana dell'Arsa con un notevole avanzamento della massa calcarea, per cui le pendici sovrastanti la strada che continua a sud sono molto più ripide, talvolta a picco con grandi balze e strapiombi. Da questa massa emerge uno spuntone bianco di nudo calcare, sotto il quale si staglia la chiesa di S. Quirino con il caratteristico campanile a vela. Da questa chiesa, filiale di Villanova, con il sagrato trasformato in cimitero circondato da un basso mu-retto a secco, posta a 120 m d'altezza rispetto al fondovalle, si ha la più bella vista su tutta la piana dell'Arsa, dove un tempo c'era il lago. La cappella di S. Quirino è ad aula unica quadrangolare con due absidi semicircolari inscritte.

Il piccolo edificio, con il portale ad arco sostenuto da una copia di colonne monolitiche con capitelli cubici, datato 1507, è visibile dalla strada e lo si raggiunge salendo per uno sterrato che parte a sud di Jessenòviza ed attraversa la deserta frazione di Latòvi. La salita, che invita ad una passeggiata, continua oltre la chiesa ricalcando probabilmente le orme dell'antica strada consolare romana che, ancora nel VII secolo, conduceva da Castua, attraverso Apriano e lungo le alture di Moschiena e Laurana, fino alla Val d'Arsa uscen-do presso la chiesa di S. Quirino. Qui si vedono i resti, nascosti sotto cumuli di macerie, di un antico paese medioevale di cui si è perso il nome e che i contadini narrano esser stato bruciato da nemici scesi da questa strada che proseguiva poi per Albona e Pola. Il De Franceschi ritenne trattarsi del Deviuni accennato dal Domenico Zavoreo distrutto durante le invasioni avaro-slave del VII secolo.

Tratto da:

  • Dario Alberi. Istria - storia, arte, cultura. Edizioni LINT (Trieste, 1997), p. 945-948. All copyrights reserved by the author and publisher. This book is available at Italian bookstores.

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Created: Tuesday, Novembr 23, 2005; Last updated: Saturday, March 29, 2008
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