LA VALLE D'ARSA 

Villanova d'Arsa (Nosèlo) - Nova Vas

Questo paese, il cui nome farebbe supporre un'origine recente, è in realtà un antico insediamento risalente al basso impero romano quando qui soggiornavano ancora le milizie che cercavano di contenere le varie invasioni barbariche. I villici lo ricordano con il nome di Nosèlo. E' stata ritrovata, a testimonianza di questo antico abitato, una lapide sepolcrale con un'iscrizione risalente al tardo impero romano. La lunga e travagliata storia delle sue genti passa per tutto un millennio sotto la dura e spietata appartenenza ai signori feudali che nella Val d'Arsa avevano costituito le loro Signorìe.

Appartenne ai patriarchi d'Aquileia che l'infeudarono ai vescovi di Pola per passare poi, nel XIII secolo, sotta la contea di Pisino. Fin dal XIV secolo risulta appartenere ai signori di Wachsenstein o di Cosliacco, poi, nel 1529, diviso il vasto patrimonio terriero tra i loro eredi, Villanova fu sottomessa a Giorgio Nicolich, uno dei condomini del castello di Cosliacco. Quando do estinse la famiglia Nicolich, nei primi anni del 1600, il villaggio passò assieme a case, terre, uomini e bestiame, in proprietà di Attanasio Calotti, erede dei Nicolich e signore di Letai.

Durante i secoli XV e XVI il villaggio fu ripopolato con famiglie di origini rumene profughe dalla Dalmazia invasa dai Turchi; [this is but one of several theories], ancora oggi, pur slavizzati, i descendenti di tale populazione ricordano termini e parole dell'antico linguaggio. Come tutti i villaggi della Val d'Arsa, soggetti alla millennaria occupazione dei baroni tedeschi prima e degli arciduchi d'Austria poi, anche se inseriti nei possessi delle baronie private, gli abitanti di Villanova, poveri contadini e pastori analfabeti, dovettero subire ordini ed angherie di ogni sorta da parte dei loropadroni che, in quanto a civiltà e cultura, non si scostavano molto dai loro sudditi. Solo dopo la fine del feudalesimo, decredata dal governo austriaco a metà dell'Ottocento, i miseri insediamenti poterono svolgere attività autonome che, con il prosciugamento del malarico lago d'Arsa, avvenuto negli anni '30 di questo secolo da parte del governo italiano, produssero uno sviluppo dell'agricoltura. Durante la guerra detta degli Uscocchi, tra Austria e Veneziani, nel 1616, un gruppo di 70 mercenari corsi, che militavano nelle file dei Veneti, fiancheggiati da contadini di Albona, depredarono e misero a fuoco il paese, devastando anche il territorio circostante.

Durante l'ultima guerra mondiale Villanova d'Arsa subi ulteriori danni, non ancora risanati; le case semidistrutte non sono state ricostruite, anche perché parte della popolazione si è spostata altrove oppure è emigrata. II paese si presenta con qualche nuova piccola costruzione ma il senso di desolazione permane fra i ruderi coperti di rovi, dove pettirossi e scriccioli la fanno da padroni. Uniche note di vita sono i caldi colori gialli dei covoni di fieno fra il verde degli alberi degradanti verso i colori vivaci delle coltivazioni nella piana sottostante, divisa dal paese dal torrente Bogliuno, che serpeggia sotto le case poste nella parte più bassa del paese.

Le case del villaggio, singole e sparse su un lungo fronte della strada, in pieno sole, sono tutte in calcare nudo, grigio, ombreggiate soltanto da qualche albero secolare. Oltre il paese, in localita Carlovici, verso Jessenoviza, si trova una piccola chiesetta con un portichetto sorretto da colonne in rovere ed un piccolo campanile a vela sulla facciata. La chiesetta è dedicata allo Spirito Santo e, suI portale, un'iscrizione ricorda che fu ricostruita nel 1609 e ristrutturata nel 1793. All'interno si può osservare un interessante affresco con S. Giorgio e la Madonna, con iscrizioni latine attestanti che: "opus fecit magister Biaxio Raguxeo", del XVI secolo.

Dopo il riordino comunale del 1814, Villanova fece parte del comune di Chersano mentre la curazìa, con la filiale di Jessenoviza, fu aggregata alIa chiesa di Valdarsa. Villanova d'Arsa dista circa 1 km da Valdarsa in direziane est; la strada prosegue poi verso sud, sot to le costiere dei Caldiera, lungo il lato orientale della piana dell'Arsa.

Tratto da:

  • Dario Alberi. Istria - storia, arte, cultura. Edizioni LINT (Trieste, 1997), p. 999-1001. All copyrights reserved by the author and publisher. This book is available at Italian bookstores.

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Created: Friday, June 16, 2000; Last updated: Sunday, March 30, 2008
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